Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un film piatto e faticoso, che non sfrutta appieno tutte le proprie potenzialità.
Un percorso di crescita dai tratti pericolosi ed inquietanti, raccontato in un film scritto male e girato peggio.
Il film di Betty Thomas è stucchevole, irreale e falso, ma terribilmente patinato al punto da potersi permettere tutto.
Dal regista de 'Il tagliaerbe' un thriller che ha la pretesa di mettere insieme le atmosfere malsane di Seven e Hostel, ma con risultati mediocri.
Scott Frank, sceneggiatore di grande talento, debutta con successo come regista, raccontando con i canoni di un film d'azione un dramma psicologico, riuscendo ad appassionare e divertire.
Questo quinto episodio delle avventure del maghetto Potter funziona decisamente meglio del precedente: i difetti non mancano, ma la cupezza e l'epicità della vicenda sono rese con sufficiente forza cinematografica.
'Primeval' riesce a prendere il peggio di tutti i suoi predecessori, illustri o meno che siano, ed è quindi un film di cui non si sentiva l'esigenza, anche solo a volerlo considerare come mero passatempo estivo.
Realizzato sotto forma di documentario, nasce dall'improvvisazione di troup e cast, fortemente voluta dalla Isitt, che riesce a trasmettere una naturalezza indiscutibile.
Spietato come poche volte si è visto, il film spara a zero sul bigottismo e la mentalità combattiva della provincia del nord Italia, con particolare enfasi sulla tradizione e il retaggio di un paese nel quale ancora si parla l'occitano.
Stepping vuole tradurre per il pubblico bianco una manifestazione culturale moderna come il ballo di strada e lo fa nella maniera più semplice e banale possibile.
L'esordio in terra statunitense dei fratelli Pang si traduce in un film di sconcertante pochezza: una sceneggiatura incredibilmente esile si somma a una messa in scena scolastica e incapace di suscitare vera paura.
Annunciato come anello di rottura negli schemi obsoleti dei film di guerra, anche in questo caso il film di Tony Bill disattende le aspettative, ripercorrendo le tappe classiche di queste pellicole.
Le somiglianze con il film di Spielberg sono diverse, ma Castellari gioca con lo spettatore inserendo elementi nuovi in grado di far passare in secondo piano alcuni dialoghi francamente ingenui.
I momenti divertenti non mancano, ma questo film non riesce a sollevarsi da quel terreno su cui giace pesantemente e porta con sé una serie di ingenuità che, di certo, non giovano al risultato finale.
Una incredibile potenza visiva e sonora e un cast eccelso ma anche una struttura narrativa trita e ritrita per il film presentato in anteprima a Taormina.
Esce il secondo capitolo della trilogia Goal, produzione inglese incentrata sul mondo del calcio vissuto ai massimi livelli. Product placement, storia fragile e molto David Beckham per un film che conferma la difficoltà di filmare il calcio.
Programmatico (nonché sciocco) nella messa in scena e nell'incedere narrativo, Hostel 2 è più che didascalico nella rappresentazione dei simboli e dei temi che ambisce a trattare. Con l'aggravante che il trattato è assai ovvio.
La Puenzo sceglie toni da thriller emozionale per raccontare il diverso universo di Alex e l'ansia di una famiglia impantanata in un problema gonfiato dalla paura del giudizio altrui.
Come era facile aspettarsi, tutto è diventato più adulto, non solo le quattro tartarughe, e, nonostante non manchino abbondanti strizzatine d'occhio al pubblico dei più piccoli, il film sembra voler stuzzicare i fan di vecchia data.
Curioso mix di generi per una commedia mai realmente buffa né capace di commuovere, con personaggi che ondeggiano fra stanze da letto e saloni opulenti in abiti mai al di sotto del migliaio di euro, sospesi fra l'avidità e il vero amore.
La trama riprende personaggi e situazioni classiche di molti racconti gotici ottocenteschi, ma Ferroni sposta la storia negli anni settanta, esperimento riuscito e non a caso realizzato in contemporanea a nuovi film Hammer ambientati in età moderna.
Una storia vera raccontata da Stefano Incerti con viscerale passione e profondo coinvolgimento emotivo, attraverso il cuore e la mente turbati di un ragazzo fragile che ha pagato il prezzo dell'anticonformismo con la pazzia e la morte.
Il trattare con approssimazione i dettagli biografici non è il maggior difetto di una sceneggiatura nebulosa, prevedibile e infarcita di ampollose banalità nei dialoghi, cui si accompagna una regia maldestra che appesantisce la narrazione di sterili orpelli e di espedienti goffi e scriteriati.
L'Italia non deve aver poi fatto così bene al regista polacco se, imbambolato dalla bellezza accecante di una Sicilia perennemente baciata dal sole, finisce col perdere presto le redini di un racconto che arriva claudicante al finale senza aver praticamente detto nulla.
Il ritorno dei fantastici 4 è un film semplicistico e banalotto, che non rende merito ad una saga a fumetti dai molti spunti interessanti, seppur rivolta ad un target popolare.
Anziché mostrare, il regista suggerisce e crea stati d'animo, spingendo sul dramma psicologico dei personaggi, scaraventati in un incubo ad occhi aperti che ne disseminerà di vittime il percorso.
Hanson racconta in modo vivace ed estremamente accurato il mondo del poker, i suoi giocatori sfrontati, le puntate altissime, il rischio e la furbizia, il calcolo geniale delle probabilità e la giostra di sguardi e interpretazione delle espressioni.
Quello che Argento sembra dimenticare è che il pubblico (specie nell'horror o nel thriller) deve in qualche modo affezionarsi, se non identificarsi, con un personaggio, lezione riscontrabile nel cinema di genere che il regista ha contribuito a creare.
La regista ci indirizza lo sguardo nelle parentesi di una Milano da inghiottire, una città statica abitata da ombre: donne sole, in perenne attesa dietro le finestre chiuse delle proprie case, malinconicamente vuote di respiri che non siano il proprio.
La visione irriverente del film è un lungo sberleffo ai superficiali, esteso poi a volo d'uccello ad una società che agisce senza comprendere realmente l'essenza della sue azioni.
David Ayer esordisce alla regia con un un film personale e vagamente autobiografico dimostrando, però, evidenti limiti dietro la macchina da presa. Ci pensa Bale con la sua impressionante interpretazione a salvare il film.
Non sono più soldi e gioielli a muovere le azioni di Ocean e compagni, ma il desiderio di vendicare l'ingiustizia subita da un amico; tuttavia il meccanismo, oliatissimo, è sostanzialmente lo stesso dei due precedenti episodi.
'I Robinson' è un prodotto di buon livello nel suo campo, sicuramente più appetibile di altri lavori recenti che portavano il marchio del colosso americano dell'animazione e che ci lascia la speranza di vedere presto nuovi capolavori firmati Disney.
Un horror scritto in maniera diligente in cui la figura del vampiro classico emerge con i suoi tratti principali: la bara, lo scantinato al riparo dalla luce del sole, l'aiutante che tanto ricorda i maggiordomi dei film Hammer e una certa galanteria.
Un film d'impegno civile che commemora un personaggio fondamentale per l'Italia, un uomo che rappresenta l'orgoglio, la forza e la coerenza di tutti coloro che hanno vissuto il dramma del terrorismo brigatista, tema purtroppo dolorosamente attuale.
Uno dei film più belli di Umberto Lenzi, che testimonia un periodo incredibile del cinema italiano, fatto di grandi tecnici e grandi registi spesso troppo sottovalutati.
Un film 'diverso' e, forse, un precursore dimenticato, in cui, al contrario di quanto accade in tanti 'thriller all'italiana', non ci sono scene violente e tutto il dramma si svolge per lo più a livello psicologico.
La verbosità del film toglie efficacia alle immagine, perché finisce con lo srotolarsi in una filosofia sempre più spicciola che logora la bontà del discorso.
E' un bisogno di svegliare o risvegliare il proprio corpo, travestito da languido amore tardo-adolescenziale, quello messo in scena in Cardiofitness, una storia raccontata da un punto di vista femminile che non vuole rinunciare al miraggio del grande amore.
Splendide ambientazioni e begli interpreti per l'ennesimo horror di stagione, girato tra le spiagge di Ubatuba e le caverne sommerse di Lencois, il film rielabora il concetto di viaggio, traducendolo da visita di piacere a percorso emotivo e quindi, crescita personale.
Tutti gli elementi del cinema di Kusturica ritornano anche in questa pellicola e questo causa l'emergere di situazioni forse già viste, ma non per questo meno divertenti o avvincenti.
La pellicola con cui Leone riuscì a plasmare e rivoluzionare il western, mostrandoci un mondo dominato dalla legge del più forte, dove la violenza è all'ordine del giorno e gli eroi sono assassini come gli altri.
Architetture interne ed esterne, fisiche ed interiori che si fanno esplicita ma non per questo banale metafora di quanto stia accadendo nella società cinese, con le sue perdite d'identità, la sua tensione al futuro che è spesso lacerante per il passato e per l'intimo.
Una sorta di riflessione morale sui nostri tempi e sulla nostra società, spesso molto divertente e folle, ed anche molto più visivo e vario dei precedenti 'Il declino dell'impero americano' e 'Le invasioni barbariche'.
'The History Boys' per le sue qualità, la brillantezza e vivacità dei dialoghi e la freschezza con cui affronta la storia e i temi che racconta, rappresenta un ottimo spaccato di un periodo e di un ambiente.
'Secret Sunshine' è un film bellissimo, che sa essere duro e delicato allo stesso tempo, muovendosi con grazia tra commedia, romanticismo e melodramma
'Smiley Face' rimarrà probabilmente un caso isolato e misterioso nella filmografia di Araki: non c'è traccia infatti dei temi cari al regista, ma solo una lunga sequenza di momenti divertenti.
Il film, disegnato con uno stile minimalista ed elegante ma non per questo povero di dettagli, ha come punto di forza soprattutto una sceneggiatura divertente e di grande intelligenza ed originalità.
Girato in digitale, il film di Marco Carlucci prova a fare il punto della situazione disperata dell'Italia politica, ma finisce col naufragare in uno sterile qualunquismo che nel finale diventa addirittura autocelebrativo.
Non manca nulla in questo epilogo pirotecnico: dal duello sull'albero maestro agli arrembaggi con le sartie, passando per la regina dei pirati e la dea del mare, ogni dettaglio mira a soddisfare gli appassionati del genere e qualunque sognatore.