Lee Cronin – La Mummia, recensione: un horror che non ha paura di essere estremo

Il regista azzera ogni venatura romantica da una delle figure cinematografiche più citate, costruendo un'opera oscura in cui l'esagerazione scenica trova forza nella traccia mystery. Funziona.

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Lee Cronin ha un'idea di cinema talmente radicata e preponderante che, a ragione, ha scelto di sottolineare la propria firma fin dal titolo ufficiale. Una scelta che accomuna pochissimi registi - in questo caso, autori -, consci di indirizzare lo spettatore verso una visione il più possibile originale. E non era facile "svecchiare" un brand orrorifico come quello della mummia che, nel corso degli anni, è stato spesso rivisto e declinato secondo forme e linguaggi diversi.

Lee Cronin La Mummia Frame
Lee Cronin - La Mummia: una scena inquietante

Ma bisogno dirlo subito: Lee Cronin - La Mummia (sì, questo è il titolo completo) si differenzia di netto rispetto ai predecessori, ragionando sull'effetto esplosivo di una violenza intrinseca nel gore e nello splatter, controllando tuttavia un'esagerazione scenica funzionale alla storia - con una nota di merito al production designer Nick Bassett.

Lee Cronin - La mummia, la trama: che fine ha fatto Katie?

Altro spunto notevole, il plot principale. Chi ha detto che, nel cinema d'intrattenimento, la trama è secondaria? Anzi. Lee Cronin, che ha firmato la sceneggiatura, cerca una chiara coerenza rispetto al soggetto, puntellando il genere horror con il mistery e, non ultimo, con un credibile dramma famigliare.

Senza rivelar troppo, e sciogliendo le bende poco a poco (passateci il paragone!), al centro del film c'è l'intricato caso che ruota attorno al scomparsa della piccola Katie Cannon (Natalie Grace), rapita a Il Cairo mentre giocava in giardino. Otto anni dopo, ritroviamo la famiglia Cannon (Jack Reynor, Laia Costa) trasferitasi nel New Mexico. All'improvviso, dall'Egitto, arriva l'assurda notizia: Katie è stata ritrovata - più o meno - viva. Dove? Ovvio: in un sarcofago.

Niente romanticismo, solo horror

Dunque, Lee Cronin - La mummia sfrutta al meglio una demoniaca e millenaria possessione per parlare di crisi famigliare, di predisposizione affettiva, di ostinata ricerca della verità. Nel farlo, il regista, riprende i canoni estremi dell'ottimo La casa - Il risveglio del Male pianificando un'operazione cinematografica di grande impatto, dosata per essere apprezzata nella sua forma assoluta: un thriller che non ha paura di osare, spingendosi oltre il disgusto e oltre la carne. Tanto che la traccia investigativa è anche la migliore e la più suggestiva, tenendo ben legato l'intero film.

Cronin, aiutato dalla musica di Stephen McKeon e dalla doppia narrazione sospesa tra il New Mexico e l'Egitto (dove troviamo la detective di May Calamawy, splendido personaggio che, in poche scene, contribuisce a sottolineare una sana conflittualità emotiva), asciuga ogni barlume di romanticismo dal leggendario personaggio, cinematograficamente nato nel 1932 grazie al capolavoro di Karl Freund.

Un film ricco di dettagli

Rifacendosi alla messa in scena anni Novanta e ai grandi classici de genere - uno su tutti, L'esorcista - e rimpinzando il film di dettagli altroché banali (impossibile non apprezzare il poster di Babe, maialino coraggioso!), l'autore sposta la struttura avanti e indietro, generando un ricercato "fastidio" e una scenografica "ripugnanza", amplificando l'orrore senza mai darlo per scontato. Distanziandosi dall'horror arthouse, Lee Cronin - La Mummia si riavvicina a una tangibile dimensione spaventosa, mostrando rispetto per il marchio ma, intanto, rinnovandone l'identità. Mica male.

Conclusioni

Estremo, a volte rivoltante, inquietante e oscuro. Lee Cronin - La mummia è un horror che funziona perché riesce a tenere ben salde le diverse tracce narrative, puntando a un'esagerazione scenica che si regge grazie alla storia e al cast. Dietro, un'idea ben precisa di cinema, capace di essere al contempo derivativo quanto originale. E la citazione a Babe è tanto nascosta quanto raffinata.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Ricco di dettagli.
  • La tensione, ben gestita.
  • La traccia mystery.
  • Scenografia funzionale alla storia.

Cosa non va

  • A volte, lo scherma horror manca di una vera originalità.