Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un film appassionante e a suo modo commovente, che non cerca di indurre lacrime scontate, portatore di una sofferta e struggente nuova consapevolezza che lascia senza parole.
Etica o estetica, un film furbetto e astutamente strutturato su un tema scottante o un monumento teorico su cosa siano diventate l'immagine e l'iconografia nella contemporaneità?
Un vero e proprio film ecologico, con una natura che entra prepotentemente nello schermo e sembra volerlo abbattere per accompagnare alla forza dell'amore quel senso di libertà che solo un mondo incontaminato baciato dal vento può dare.
L'opera d'esordio del regista Tony Gilroy è un legal thriller a metà tra Erin Brocovich e John Grisham con protagonista un George Clooney ancora più bravo del solito nei panni di un avvocato specializzato nel ripulire la fedina penale dei suoi assistiti.
Tra i film più appaluditi e amati di questa edizione di Venezia, Sleuth di Kenneth Branagh esibisce una regia poliedrica, dialoghi al vetriolo e due fenomenali interpretazioni.
Siamo certi che Franchi realizzerà film migliori, ma per il momento ci basta questo per riconfermargli tutta la nostra ammirazione, per il coraggio e il tentativo di allargare i nostri orizzonti.
La geniale intuizione di Balabanov è nel registro utilizzato per raccontare vicende strazianti di uomini vittime di un sistema spietato: un umorismo nero che stempera una disturbante, insensata sequela di eventi.
Un'esplosione purificatrice, uno sfogo esplicito, un suicidio creativo in effetti, per poter ripartire definitivamente da zero.
Binder si riscatta immortalando piacevolmente i colori, i suoni, le canzoni, i volti di una New York irrimediabilmente ferita, in cui la solidarietà è l'unico conforto possibile.
Tra i tanti meriti di Ang Lee c'è un'incredibile capacità nel dirigere gli attori, sempre pronto com'è a cogliere l'attimo, l'espressione fugace, la fragilità e la forza dei suoi protagonisti, anche se il suo compito è facilitato da un cast semplicemente straordinario.
Niente fucili nel film di Lafleur, ma neppure sensazioni degne d'essere anche solo percepite, solo la messa in scena di un vuoto destinato a non lasciare tracce.
Horror derivativo e senza idee, tutto basato su una "pornografia" dello sguardo, il film di Joffé è il frutto marcio della nuova ondata gore degli ultimi anni.
Grandi attori a sostenere i più giovani interpreti, un finale nelle mani di una sempre ammirevole Vanessa Redgrave, ma un secondo tempo troppo fiacco per mantenere viva l'attenzione.
Rec supera intelligentemente i limiti della struttura ondivaga e sfilacciata legata alla ricerca dell'image-verité e, dimostrando di aver imparato la lezione, abbina il look sporco del reportage a una sceneggiatura strutturata con grande perizia.
Nonostante alcune pecche e ingenuità di scrittura, l'esordio di Gabriele Albanesi funziona più che bene, nella sua programmatica riscoperta di un universo "di genere" mai dimenticato dal nostro cinema.
'Blob, fluido mortale' è uno di quei cult movies della fantascienza americana degli anni '50 che tematizzano, privandola però di una forma, la subdola invisibilità del pericolo comunista della Guerra Fredda.
Il grande senso geometrico del cinema di Kubrick diventa insieme di scatti futuristici di una realtà irreale, non certo per la violenza in essa insita, ma per il contesto in cui la stessa è rappresentata. E per il modo spudoratamente intellettuale con cui Kubrick l'affronta.
L'esperienza prettamente televisiva del regista Kwapis ha consentito non solo di mutuarne alcuni interpreti, ma di conferire quella giusta sfumatura di leggerezza da sit-com che non ha guastato alla fluidità di una commedia altrimenti banalotta.
Una trama essenziale, punteggiata da dialoghi scarni recitati in una miscela di lingue che si intreccia a sottolineare la scarsa rilevanza delle parole in 'Transylvania', in cui è la musica ad essere protagonista ed a fornire l'ossatura che sostiene la narrazione.
L'approccio di Nispel alla storia, la sua intenzione di concentrarsi sulla rappresentazione grafica delle battaglie, sull'enfasi data alla violenza ed alla fisicità dell'azione risulta fallimentare non tanto per l'eccessiva violenza della messa in scena, ma per la resa caotica della stessa.
Il ritmo infernale favorito dallo schizofrenico montaggio, la scrittura dei personaggi, i toni demenziali e le continue gag fanno di Hot Fuzz una perfetta macchina da intrattenimento.
Una diligenza che sfreccia lungo la Monument Valley cerca di portare in salvo un carico di disperati. In fuga dagli Apaches e dall'ipocrisia borghese. La vera estetica del vecchio West è tutta nelle Ombre rosse che si stagliano su un momento epocale della storia occidentale.
Una Suora cattiva cattiva torna dal passato emergendo dalle acque. Per vendicarsi. Il debuttante Luis de la Madrid, che come montatore è un vero talento, smonta, goccia dopo goccia, la Nuova Ondata dell'Horror Spagnolo...
Hanno deliziato le infanzie di molti attuali adulti con le loro roboanti e catastrofiche evoluzioni. Ma i mostri giganti non torneranno. Perché il Kaiju di 'The host' non è come loro. Esso sfodera un pessimismo radicale estremo che disintegra l'entertainment di fondo.
La privazione, la ricerca, la sete di vendetta e il riscatto. Sentieri selvaggi è un film a più tappe, tutte costrette all'interno di quella lente d'ingrandimento chiamata vecchio west. Che ingigantisce le frustrazioni interiori di un individuo e di una società in procinto di "abbracciare" cambiamenti epocali.
Non ci si aspetta grande spessore da uno spensierato e adrenalinico divertissement estivo, ma in questo caso sono proprio gli escamotage narrativi che sono strutturati in maniera approssimativa e si finisce per annegare nel tedio.
Ibrido tra un dramma adolescenziale ed un episodio di 'Ai confini della realtà', 'The Invisible' ha il suo principale punto debole in una sceneggiatura che fallisce nel fondere gli elementi soprannaturali con il dramma reale dei protagonisti.
Un film diretto in maniera mediocre, sceneggiato senza grande inventiva (e con un paio di autentici tonfi), e per di più pervaso da un intento moralizzatore che suona falso e anche vagamente sessista.
La sempre attenta e onnipresente regia di Lang dissemina tutto la pellicola di copiose indicazioni che lo spettatore prenderà in considerazione solo in seguito, scoprendo che fin dall' inizio il regista è stato generoso nell' offrire indizi metonimici e chiavi di lettura.
A fronte di un soggetto innegabilmente stantio, resta un film abbastanza inconsistente ma tecnicamente ben realizzato, fluido e dinamico nel suo risolversi, e costellato di graziose trovate grafiche e di gag di bassa lega che faranno impazzire i più piccoli.
Intolerance fu uno dei primi colossali insuccessi commerciali dell'industria cinematografica, ma anche un punto di riferimento imprescindibile per capire l'essenza del cinema delle origini.
Parabola allegorica che sceglie il mondo animale per parlare di temi dalla portata universale, il film di Gisaburo Sugii pecca senz'altro nella durata, sicuramente un po' eccessiva, ma merita senz'altro una visita per la capacità, tutta nipponica, di realizzare un lungometraggio di animazione adatto a ogni età.
'Il cane pompiere' è il tipico rappresentante delle produzioni per famiglie e svolge il suo compito tra pregi e difetti senza eccedere nè nei primi nè negli ultimi.
Nonostante una struttura narrativa slegata e frammentaria, 'Idiocracy' non è un film malriuscito e risulta efficace sia nel suo ruolo di semplice commedia che nel suo intento satirico più ampio.
Chi ama il cinema d'azione, le arti marziali, insomma i film in cui si parla pochissimo ma in cui tutti se le danno di santa ragione, non disdegnerà affatto questa pellicola dalle poche pretese.
Giocando unicamente sugli interni e su dialoghi molto ricchi, Bergman contrappone due tipi diversi di silenzi, quello di Dio (come sempre fonte di sfiducia e di dubbio) e quello dell'uomo (fonte di incomprensione e rottura), utilizzando uno stile meno simbolico del solito ma più ricco esteticamente.
Presunto film di formazione che vorrebbe narrare di un momento fondamentale nella vita di un ragazzo ebreo e invece racconta solo i soliti luoghi comuni sui difficili rapporti paterni e sul confronto tra visioni di mondo differenti.
Poliziotto senza paura non si può forse definire un poliziottesco classico, ma è senza dubbio un ottimo lavoro e la vena ironica che scorre lungo la durata del film è una piacevole sorpresa.
La pellicola che ha consacrato il mito Clint Eastwood anche nel campo registico, è quella che, più di altre, ha favorito la rinascita del western come genere classico. Decretandone al contempo la fine per scadenza naturale dei termini.
Maial Zombie è un film che ha solo funzione di intrattenimento fine a se stesso, un film demenziale e irriverente sia nei confronti del genere horror che in quello delle commedie studentesche.
Scene divertenti sì, ma basate soprattutto su i soliti stereotipi e cliché gay, sfortunatamente fin troppo reiterati in film e commedie di questo genere, alla ricerca di una facile risata forse più scontata che originale.
Con ampio ritardo rispetto agli Stati Uniti arriva sui nostri schermi uno dei campioni d'incassi della stagione cinematografica USA, Blades of glory, commedia demenziale ambientata nel mondo del pattinaggio artistico.
Un film collettivo di giovani registi sull'Italia e sugli italiani. Sette episodi raccontano il vuoto che caratterizza i nostri tempi, afflitti dai reality show tra una crisi e la successiva.
Rapida come un videoclip, la pellicola è un turbinare di sequenze montate a velocità vertiginosa, tra rocamboleschi inseguimenti in auto e sparatorie in stile Hong Kong movie.
Lo sguardo meccanico di Ciprì è pietrificato; le parole di Maresco, invece, mobili e fastidiose come zanzare infaticabili amiche di borgata su un bianco e nero contemporaneo e un colore glorificazione di un passato celebre da celebrare.
Un mescolio di diversi generi e impronte autoriali, non perfettamente amalgamati fra loro, ma che comunque compongono un quadro armonico e ben strutturato.
Un film con cui Jet Li ambisce a realizzare l'opera definitiva sulle arti marziali cinesi: un progetto ambizioso che si traduce in una pellicola intensa e importante.
Linklater riesce a dimostrarsi autore soprattutto nell'imperfezione e dirige un lavoro a basso budget, sincero e sporco, dove il bianco innaturale dell'interno della fabbrica si contrappone al rosso del sangue dei buoi macellati.
Attorno a un doppio filo conduttore, uno più superficiale, l'altro più interiore, il film si sviluppa con una discreta dose di ritmo, trovando i suoi momenti migliori nella parte centrale in cui suspense e azione lavorano bene.
Cucurnia si muove con discreta disinvoltura negli spazi tipici della metropoli, ma la sensazione è più quella di un compito svolto in maniera appena dignitosa che di una regia particolarmente ispirata.