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A Viareggio viene presentato il film del pittore /regista Tofanelli; presenti lo stesso tofanelli, i due attori protagonisti e il direttore della fotografia.
Il film sgancia piccole bombe che colpiscono prima al cuore che allo stomaco, rendendo bene tutte le violenze subite dal personaggio principale senza però indugiare sulla voyerismo gratuito e facendo crescere man mano l'indignazione dello spettatore.
Una fotografia splendida per l'ennesimo coacervo di clichè, spesso tipici dei prodotti italiani, vertenti sull'incontro fra una donna bella e elegante e l'uomo scorbutico ma sotto sotto tanto affascinante.
L'episodio conclusivo della saga più famosa della storia del cinema approda sulla Croisette, accolto con assoluto entusiasmo; George Lucas, accompagnato dal cast, racconta la sua avventura in conferenza stampa.
Un film privo di ammiccamenti o mitizzazioni che esprime in mnaiera naturale la tragicità della violenza e della prevaricazione sistematica come sistema cardine di un modo di vivere.
Giornata calda in tutti i sensi quella di oggi al festival di Cannes. In mattinata tutti gli occhi puntati sull`evento più altisonante tra i fuori in concorso: l`ultimo episodio della saga Star Wars, il conclusivo La vendetta dei Sith
Film evento della stagione e del 58° Festival di Cannes, questo Star Wars Ep. III mostra diversi difetti di sceneggiatura e regia, ma, facendo leva su temi e personaggi cari agli appassionati, riesce ad appassionare e non deludere.
Se l'idea di sottrarre qualsiasi elemento di spettacolarizzazione allo stereotipo del rocker disagiato e maledetto sulla carta poteva rivelarsi vincente, nella sostanza ci troviamo di fronte ad un film che cade nella stereotipizzazione opposta e che non si capisce mai dove voglia andare a parare.
Il regista newyorkese - accompagnato da Johansson, Rhys-Meyers e Mortimer - ha incontrato i cronisti dopo la presentazione fuori concorso del suo ultimo lavoro.
Uno dei film più allegorici sull'America ai tempi della guerra vietnamita. Il capostipite di una saga destinata a riscuotere un successo planetario a livello cinematografico e a consacrare Romero nell'Olimpo dei maestri del brivido.
La più violenta e sanguinaria opera di George Romero a metà strada tra l'analisi critica e spietata della società dei consumi e la condanna feroce e secca della policy americana.
Robin Williams ancora una volta nei panni problematici del personaggio ombroso al limite della psicopatia in questa pellicola appartenente a pieno titolo alla fantascienza "seria", quella che da sempre riflette sulle grandi questioni dell'esistenza.
I primi maestri approdano sulla Croisette: la seconda giornata di festival è in nome di Woody Allen, Kim Ki-Duk e Gus Van Sant.
La famiglia Huston con questo film diventa una famiglia veramente vincente, e il cinema d'avventura diventa il depositario di un'opera che spalancherà orizzonti dorati a tutti gli Indiana Jones a venire...
Il percorso umano, quasi dantesco, di tre avventurieri cercatori d'oro e, per questo, costretti a lottare, omericamente, con le avversità della natura, con la spietatezza dei banditi e con loro stessi.
Il regista e gli attori principali hanno incontrato la stampa accreditata sulla Croisette.
Un film che non risparmia niente e nessuno, che non fa prigionieri, distruttivo al limite del nichilismo. E (per e nonostante questo) un film divertentissimo.
Undici milioni di euro per portare sul grande schermo la storia di Modigliani: è la sfida di una produzione allargata a sei paesi che finanzia l'ambizioso secondo lungometraggio che il regista scozzese ha presentato a Roma.
La totale mancanza di profondità è il difetto più grande di un film che è il trionfo di sempreverdi cliché.
Cinema fatto di sguardi, di dilatazione dell'unità di tempo e di momenti di forte intensità emotiva, alimentato da un'esigenza realistico-sociale un po' ostentata e tipicamente italiana, il film conferma pregi e difetti della produzione del regista.
Fin dal prologo il regista ci avverte che quello a cui stiamo per assistere è un film che non contempla la speranza: ce lo dicono le immagini di una donna che si nasconde terrorizzata dal suo stesso figlio, ce lo dice la musica, e ce lo dice il titolo.
McCarthy, attore al suo esordio dietro la macchina da presa, realizza un film di disarmante semplicità nella sua forma ma di non indifferente complessità riguardo i contenuti che veicola.
Vivace incontro con la stampa per la presentazione del nuovo film di Marco Tullio Giordana, in uscita il 12 maggio, tre giorni prima della sua presentazione in concorso a Cannes.
I tempi lunghi, la musica scarna, i fiumi di birra e alcool, strutturano un film sincopato, con un climax ascendente di tensione che segue le regole chabroliane.
Il regista David Carreras si inserisce con questo "Hypnos" nel solco della nuova, fortunata stagione del thriller/horror spagnolo: il risultato, purtroppo, è la riproposizione di quelli che già sono diventati cliché, unita a uno script debole e a una regia scolastica e senza personalità.
A visione terminata, resta da chiedersi che senso avesse produrre questo seguito, interrogarsi inutilmente sul perchè si continuino a produrre opere di così basso livello e tale piattezza.
Scott è un accentratore nel suo approccio alla regia: un autore che ha una chiara, limpida visione dell'opera che sta realizzando, che ha la capacità tecnica di intervenire e controllare molti aspetti del prodotto creativo e cerca quindi di dare la sua impronta di autore estensivamente a tutta l'opera.
Non è tanto l'alternanza, a volte poco bilanciata, di elementi drammatici ed ironici a dare un senso di incompiutezza al lavoro, ma le diverse cadute di stile e l'insicurezza nel mettere in scena alcune situazioni che avrebbe richiesto una mano più ferma ed esperta.
Nell'ambito della presentazione viareggina della commedia firmata dal duo Miniero/Genovese, il cast si è concesso in conferenza stampa alla platea dei cronisti.
Il regista coreano è stato a Roma per la presentazione alla stampa della sua acclamata pellicola, e ha risposto alle donade dei cronisti.
Oscillando tra il dramma familiare e il giallo psicologico, il film non riesce a trovare una propria identità e finisce col risultare una parodia del cinema thriller di quarta serie.
Il regista e la protagonista ci parlano di questa piccola opera prima che brilla per originalità, ponendosi decisamente sopra la media dei film italiani visti recentemente al cinema.
Le speranze del cinema italiano passano per il talento di un nome nuovo, Stefano Pasetto, che, dopo una serie di corti e documentari, debutta al lungometraggio con questo Tartarughe sul dorso, opera prima di rara bellezza.
Stage Beauty offre anche alcuni spunti di riflessione interessanti sulla recitazione, sulla sua connaturata artificiosità, sulla natura illusoria e profondamente codificata della verità scenica, sul lavoro dell'attore sul suo corpo come strumento di una tecnica.
Un'edizione, questa del 2005 del Far East di Udine, in cui la quantità delle proposte ha superato complessivamente la qualità, complice il chiudersi su sé stesse di alcune realtà come quella coreana: nonostante questo, gli ottimi film non sono mancati, e l'organizzazione è stata come sempre impeccabile.
Film complesso, ambiguo ed avvincente, Old Boy rientra in quell'esiguo numero di pellicole moderne che lasciano decisamente il segno, fornendo l'ennesima conferma del talento del quarantunenne regista coreano.
Il film, un'opera leggera e spensierata, non è certo per chi cerca opere pregne di significato, ma è comunque divertente da vedere, perché utilizza al meglio i clichè della commedia romantica senza però tralasciare momenti di originalità.
Durante la recente edizione di Europacinema, la regista scendinava ha partecipato ad un interssantissimo incontro nell'ambito delle 'Lezioni di cinema' viareggine.
Opera godibile per gli appassionati del genere, Legend appare in realtà la meno riuscita tra le pellicole dirette da Ridley Scott.
Quella che precede il celebre finale è una storia decisamente piacevole, narrata con buon ritmo anche se senza troppa sostanza.
Non mancano le caratteristiche necessarie per realizzare un filmone epico al passo con i tempi, ma la sceneggiatura debole e interpretazioni poco convincenti ne fanno uno spettacolo poco entusiasmante e spesso noioso.
Il risultato più interessante di quest'operazione è un'Osaka ritratta come una metropoli labirintica, esotica e misteriosa, sospesa tra il buio inquietante di vicoli e parcheggi coperti e le stordenti luminescenze al neon che la accendono.
Il regista Angelo Longoni, accompagnato dai due protagonisti, Laura Morante e Alessio Boni, ci parla del suo nuovo film.
Ottimo esordio alla regia per Gu Changwei, in passato apprezzato direttore della fotografia, con una pellicola elegante e intensa.
Autentica sorpresa della selezione del Far East 2005, Someone Special è una commedia romantica coreana assolutamente deliziosa con una regia equilibrata e coinvolgente, una sceneggiatura decisamente riuscita e dei momenti di autentico divertimento alternati a parentesi di intensa riflessione.
Un curioso e riuscito esempio di cinema "borderline" giapponese, che unisce alla saturazione visiva una sceneggiatura che affronta con intelligenza alcuni temi chiave della società nipponica contemporanea.
Il film ha indubbiamentre una sua densità contenutistica, nonché un certo fascino visivo ipnotico. Allo stesso tempo, però, soffre di una sorta di profondità che si intuisce ma non si coglie, generando una sensazione di scoramento ineluttabile
A ventiquattro ore dalla conclusione della giornata che il Far East ha dedicato al cinema horror, l'evento, seppur apparentemente rappresentativo, e con dei paletti, solo dello stato d'arte dell'horror orientale, ci fornisce lo spunto per un'istantanea riflessione sul genere, per quanto breve e solo accennata.
Niente di nuovo e interessante se non quella vena romantica che, rilassati sul divano con qualche genere di conforto, ci risulta inoffensivamente gradevole.
Pur avendo il pregio di non crogiolarsi nella retorica il film di Munzi si sofferma solo sulla superficie del fenomeno dell'immigrazione nel nostro paese, senza approfondire le tematiche trattate.