Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Il film si basa sull'opera teatrale 'Chiacchiere e sangue' dello stesso Costantini, e del suo ambiente d'origine mantiene la struttura narrativa e forse risente troppo di questo forte legame con il teatro, risultando a tratti troppo statico.
Un esordio registico di sorprendente qualità e di grande intrattenimento a cui si può imputare solo un po' di indecisione nelle scelte drammaturgiche.
Un film che fa rabbrividire e colpisce allo stomaco per la crudeltà e l'assurdità delle storie che racconta e che commuove per la sensibilità con le quali le racconta. Un gioiello cinematografico da non lasciarsi scappare.
Uomo-natura: la potente antinomia su cui si fonda la poetica dreyeriana.
Il piccolo film 'Cielo e Terra' di Luca Mazzieri, verrà distribuito in dieci copie circa nelle sale.
Partendo dal controverso tema della semilibertà carceraria, il regista Valerio Jalongo dirige un melodramma a sfondo sociale, che offre una serie di considerazioni sulla libertà in genere, e sulla capacità dell'individuo di usufruirne.
Ripercorrendo, alla lontana, la struttura concettuale di Il sapore della vittoria, in cui l'istituzione della prima squadra interrazziale del paese si caricava di ovvie valenze sociali e politiche nella Virginia del 1971, Coach Carter è un film che, pur ritagliandosi un posto nel filone del cinema sportivo, si dimostra maggiormente interessato a uno spessore civile e alle dinamiche umane che si instaurano tra il protagonista indiscusso del film, un carismatico e convincente Samuel L. Jackson, e i suoi giocatori
L'ispirazione è geniale e riesce nell'intento di sfruttare la vena ironica per raccontare l'ossessione religiosa che ci coinvolge, che causa guerre e paci, che innalza verso l'infinito o fa sprofondare nell'inferno.
Dopo la presentazione, a Roma, del notevole "Sulla mia pelle", il regista Valerio Jalongo, i co-sceneggiatori Gualtiero Rosella e Diego De Silva e il produttore Rosario Rinaldo hanno svelato retroscena e traversie produttive del film.
Il destino di due vecchi amici è scritto nel vento. Quel vento, insieme alle foglie, spazzerà via le certezze di una vita grazie all'aiuto di due donne dal carattere opposto. E grazie all'inimitabile tocco mèlo di Douglas Sirk.
La trilogia del nuovo millennio deve fare i conti (in positivo e in negativo) con ciò che è già stato, al di là del suo andamento armonico.
Dopo Hotel Paura e la prima serie di Distretto di Polizia, tornano a lavorare insieme Renato De Maria e Isabella Ferrari, per raccontare la storia di una donna che ritrova la voglia di vivere tra le lenzuola dei letti dei suoi amanti.
De Maria muove la sua donna tra le trasparenti architetture iper-moderne di palazzi e centri commerciali e fa in modo che il suo sguardo più intimo sul mondo debba attraversare i cristalli dei finestrini di un'automobile.
L'ultimo film di Luca Mazzieri, il primo da "solista", si presenta come atto d'accusa contro tutte le guerre. Ma ci si scandalizza non tanto per granate o proiettili, quanto per una messa in scena approssimativa e arruffata
Osteggiato dalle alte gerarchie naziste, proibito in Italia dal Fascismo e avversato in molte parti d'Europa, All'ovest niente di nuovo ha assunto da subito il ruolo di pellicola scomoda e provocatoria. Anche in madrepatria.
La morte arriva in un istante. Un attimo che può essere quello segnato da un battito d'ali di una farfalla o da un colpo di fucile sparato da un cecchino nemico. E l'ora dell'ultima marcia è ormai giunta...
Con questa commedia brillante, tratta da un romanzo di W. Somerset Maugham, l'ungherese Istvàn Szabo ribadisce la sua idea di un cinema principalmente di attori, che fa dell'insistenza sui volti e dell'uso diffuso dei primi piani la sua cifra stilistica principale.
E' la violenza dei fatti e delle immagini (livide all'inverosimile) che conquista la scena, sottolineata da una musica scarna fatta di bassi che esplode quando meno ce l'aspettiamo.
L'Angelo azzurro, ovvero l'inizio del mito. Marlene Dietrich, qui al suo primo grande film, diventa grazie a Sternberg una delle icone cinematografiche più idolatrate di tutti i tempi.
La Hollywood in cui George Lucas ha mosso i suoi primi passi da regista/produttore/autore era un mondo completamente diverso da quello odierno, dal punto di vista cinematografico. Erano gli anni in cui grandi autori di oggi si stavano affacciando al mondo del cinema, portando nelle sale opere che sarebbero state un punto di riferimento per molti negli anni successivi.
Gli ultimi echi dell'espressionismo si avvertono nel progressivo decadimento morale del vecchio Professor Rath e nella perfetta incarnazione del male, in un'ottica misogina e decadente, da parte dell'immortale Lola Lola.
Potrebbe apparire pretestuosa, l'idea di base di questo "Uncut - Member Only", una provocazione "underground" attentamente studiata: ma bastano pochi minuti di visione per rendersi conto della riuscita narrativa e della notevole ricerca stilistica che c'è dietro al film.
Salvatores continua ad esplorare il linguaggio del cinema di genere con un film che funziona sotto il profilo della regia, ma che lascia molti dubbi per ciò che concerne una sceneggiatura debole nella caratterizzazione dei personaggi e assolutamente prevedibile nello sviluppo delle situazioni.
Uno sguardo alla rassegna Open Roads: New Italian Cinema, dedicata al Nuovo Cinema Italiano e organizzata dalla Film Society of Lincoln Center con A.I.P. Film Italia in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di New York.
Sfruttando al meglio le qualità recitative di Maggie Cheung, Assayas costruisce un film che attraversa differenti stati d'animo e diversi luoghi in un viaggio di espiazione sempre in bilico fra disperazione e speranza.
Strutturato - in maniera fin troppo evidente - sul gioco di specchi e di riflessi tra coppie gemellari, La maschera di cera, prodotto da Joel Silver e Robert Zemeckis, si ispira all'omonimo film del 1953.
Erano molti, gli occhi puntati su questo nuovo lavoro di Stephen Chow, visto il successo internazionale riscosso dal precedente "Shaolin Soccer": un'attesa che è stata pienamente ripagata, con un film che è probabilmente il capolavoro del regista.
Un film lontano quindi dalla obsoleta impostazione naturalista del documentario classico, che si avvale dei meccanismi drammaturgici della fiction per raccontare una vicenda che ha un preciso sviluppo, con un inizio, un centro e una fine.
Tutto superficiale, accennato, risaputo: il film, più che un omaggio al genere musical o un'indagine sul mondo degli adolescenti "out" statunitensi, sembra essere la versione cinematografica di Amici di Maria De Filippi.
Ancora oggi che il porno è divenuto un'industria miliardaria e alla luce del sole, Gola profonda rimane un film ammantato di un'aurea mitica, un'icona, un simbolo forte e importantissimo.
Film affascinante, avvincente e convincente per la sua forma e per il suo contenuto; ma anche una delle migliori opere che dimostrano e svelavano nuove e enormi potenzialità offerte dall'ibridazione cinema-fumetto e alle loro reciproche influenze.
Un film che, se curato dal punto di vista della sceneggiatura, avrebbe potuto non farvi guardare mai più con serenità ad un segnale televisivo disturbato, ma che finisce per naufragare completamente a causa delle troppe scelte narrative prevedibili e di una costruzione della tensione incredibilmente inefficace.
Primavera sempre più calda per quanto riguarda le uscite italiane. Dopo le frequenti uscite del periodo di molti film nazionali di basso profilo distributivo e dell'ambizioso film di Daniele Vicari, e stato infatti presentato a Roma anche il nuovo film di Gabriele Salvatores.
Arriva questa settimana nelle sale italiane il fortunato documentario realizzato da Byambasuren Davaa e Luigi Falorni come film di fine corso alla Scuola di Cinema di Monaco che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo ed è arrivato a un passo dall'Oscar.
Presentato a sopresa in concorso, Sin City è uno dei film più attesi dell'anno, ma a Canne ha deluso gli addetti ai lavori.
Dopo molti giorni in cui la qualità della selezione si è mostrata decisamente altalenante, le eccellenti pellicole viste nelle ultime ventiquattro ore, forniscono a caldo una sensazione molto diversa del festival di quest'anno.
Accolto con favore dal pubblico della Semaine de la Critique al Festival del cinema di Cannes, Daniele Vicari torna in Italia per presentare la sua seconda opera.
Vicari gioca a fare l'autore testando le sue capacità di regista, eliminando la parola a favore delle immagini, ma, imbambolato dall'alienante fascino del territorio del Gran Sasso, si dimentica completamente della storia.
Ci si diverte, ma si resta anche con l'amaro in bocca per il buonismo profuso a piene mani in una sceneggiatura che, con la sua idea di partenza, avrebbe potuto dare adito a risultati narrativamente interessanti se solo si fosse osato un po' di più.
Il mito di Star Wars è rimasto del tutto intatto dopo quasi tre decenni di distanza, nonostante l'incredibile e continuata sovraesposizione, nonostante i prequel certamente non riuscitissimi, nonostante i continui tentativi di parodia ed emulazione
Il ritorno dello Jedi è sempre stato percepito come il punto debole della vecchia trilogia, ma visto oggi acquista un senso nell'ottica dell'intera saga, chiudendo un cerchio ideale formato dai sei film nel loro complesso.
E' molto più di un film, quello a cui Lucas dava vita nel lontano 1977, anche molto più di una saga che sarebbe entrata nella storia del cinema: le coordinate stesse dell'intrattenimento cinematografico venivano ridefinite, in un periodo in cui Hollywood si stava rinnovando profondamente.
E' una storia di inevitabile violenza, a metà strada tra il noir e il western crepuscolare quella che dividerà il pubblico nel giudizio sul nuovo film di David Cronenberg.
L'ex giovane ribelle del cinema americano torna a Cannes con la storia di un attempato seduttore che scopre di avere un figlio.
In concorso a Cannes anche il secondo episodio della trilogia dedicata agli Stati Uniti di LArs Von Trier, già vincitore della Palma d'Oro con Dancer in the Dark.
Questa ricchissima edizione del Festival di Cannes è anche scenario del ritorno di David Cronenberg, che presenta A History of Violence, un thriller tratto da un graphic novel.
Un film in grado di raccogliere i frutti di quanto precedentemente seminato e sfruttare al meglio ogni elemento, sia esso narrativo/introspettivo o puramente estetico/effettistico, senza scadere mai nel banale o già visto
Dieci minuti di applausi a Cannes per un film decisamente affascinante ma anche molto complesso, ricco di simbolismi di ardua decodifica e di scene sessualmente molto esplicite.
In contemporanea con l`uscita nelle sale italiane, è stato presentato alla stampa presente a Cannes il nuovo film di Gus Van Sant, ispirato a Kurt Cobain e al suo misterioso suicidio.
David Ballerini ha presentato a Viareggio il suo film incentrato sulla figura del martire irlandese Bobby Sands.