Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Un ottimo esordio, questo dello statunitense Jacob Aaron Estes, che tratta con taglio realistico e senza compiacimenti un tema inflazionato, e a forte rischio retorica, come quello dell'adolescenza e del bullismo.
Breve sguardo sul percorso di un regista per molti versi paradigmatico del cinema italiano contemporaneo.
Ci si chiede come possa un pubblico di giovanissimi, identificarsi nella protagonista: un concentrato di finta e stucchevole ingenuità e di altrettante finte crisi isteriche che nello sforzo di convincere lo spettatore risulta solo irritante.
Nel complesso il film è una piacevole sorpresa di questo inizio stagione. Non resterà nella storia come pietra miliare del cinema, ma per molti suoi spettatori sarà un piacevole ricordo.
Molto evitabile rumore per l'ultima pseudoriflessione sulla vita da parte dell'acclamato Michael Bay.
In conclusione poca sostanza e poco divertimento, consigliato solo se si è in astinenza da commedia sdolcinata e banale dopo i tanti horror estivi o se si è interessati ai duetti, a tratti anche piacevoli, della coppia Mac-Kutcher.
Il destino che divide questi due giovani, palesemente (?) fatti l'uno per l'altra, dovrebbe affliggerci, e l'altalena degli incontri e delle separazioni vorrebbe indurci a fare il tifo per questa unione, ma è forse ozioso, a questo punto, dire che l'unica aspirazione dello spettatore è che il film finisca il prima possibile.
Ennesimo remake di uno dei più celebri film di quel che è considerato il periodo d'oro dell'horror; il film di Douglas ne riprende fiaccamente il plot originale, e lo ripropone in una versione riveduta, ma non corretta.
Grazie alla buona tecnica, un'originale commistione di bi e tridimensionalità, animazione semplice e coloratissimi disegni estremamente cartoonistici, , ai simpatici personaggi e alle divertenti gag, Madagascar è destinato a divertire i suoi spettatori e a soddisfare quelli meno esigenti, ma i gravi difetti sul piano della sceneggiatura non possono che renderlo un film incompiuto.
Doppie impressioni tra Fotografia e Cinematografia nella mostra locarnese del maestro romano.
Proiettato il 12 agosto nell'ambito della retrospettiva su Orson Welles 'Filming Othello', dedicata ad una delle più belle trasposizioni shakespeariane di sempre.
Una storia, come praticamente tutte quelle del Welles regista, che dipinge con agili plan e inquietanti campi lunghi la parabola discendente di un grand'uomo, di una grande famiglia, che cade in rovina per non essere riuscita ad adattarsi ad un mondo che cambiava.
Note dal Workshop locarnese con Oja Kodar e Gary Graver.
Il 10 e l'11 di agosto si sono tenuti altri incontri e proiezioni dedicati all'opera dell'autore di Quarto potere; presenti anche la sua compagna e collaboratrice Oja Kodar e il suo direttore della fotografia Gary Graver.
Non c'è dubbio che Émond sappia bene cos'è il linguaggio cinematografico, e sa come dimostrarlo. La Neuvaine è decisamente il più bel film in concorso a Locarno visto finora.
Sospeso tra la science fiction di Terminator (richiamato fin dallo spunto iniziale), quella di Matrix e quella spielberghiana, arriva dal Giappone un ibrido godibile dal punto di vista dell'intrattenimento, ma sostanzialmente mancante di spessore.
Non c'è molto da dire su questo film: non è ironico, non è nemmeno graffiante, non è divertente.
Presentato a Locarno anche questo complesso e affascinante documentario dedicato da Welles alla Spagna.
Un altro dialogo locarnese tra cinema e architettura: due grandi, Vittorio Storaro e Mario Botta, parlano del ruolo della luce.
La giornata dell'8 agosto 2005 è stata dedicata al lavoro fatto dal regista sulla tragedia del Bardo di Stratford-upon-Avon dedicata alla vecchiaia.
Quando i cadaveri non bastano, ci sono due mostri sacri del cinema horror a provvedere. Insieme a Robert Wise che firma, così, il suo primo vero film da regista.
Presentati durante il Festival altri rari e interessanti episodi della carriera del genio del Wisconsin.
Ci sono incontri che segnano una vita. Incontri che non si potranno più dimenticare. E ci sono ricordi da sognare o, eventualmente, da inseguire. Il gioco della memoria secondo Resnais.
Molto bello il modo di dipingere la provincia americana: squadrata, silenziosa, sempre simile a se stessa, ma piena di sogni di gloria.
Mirrormask è un film che promette moltissimo, fin dal primo istante. Certo questa magnifica e abbagliante forma fa nascere qualche dubbio sulla tenuta della sostanza.
Il film di Tim Story si propone da subito attento all'estetica e i toni da fumetto, con un'operazione più simile a quella affrontata da Sam Raimi per il suo Spider-man che a all'impronta realistica che Christopher Nolan ha voluto, e saputo, dare al suo Batman Begins.
Il film è popolato di personaggi che appaiono e scompaiono senza un motivo, né reale né apparente, e tutti, perfino i protagonisti!, compiono azioni superflue e inspiegabili.
A Locarno si è tenuta una interessante conferenza sul rapporto tra cinema e architettura; protagonisti il maestro tedesco e l'architetto Massimiliano Fuksas
La retrospettiva su Welles è stata aperta da Quarto potere, il film più famoso del regista americano.
Il 5 agosto la retrospettiva su Welles è proseguita con L'orgoglio degli Amberson, adattamento della novella di Booth Tarkington, forse uno dei lungometraggi più belli del regista.
Abbiamo tirato le somme di questi ultimi dodici mesi elencando e commentando i film più visti in Italia della stagione appena trascorsa, ma anche le opere più nascoste ma reputate imperdibili dalla redazione di Movieplayer.it.
Un film che a tratti scorre piacevolmente, quando non decide di dilungarsi su inquadrature e dialoghi inutili, ma non ha molto più della forma di un prodotto per la televisione.
L'opera di Cronenberg non si limita a osservare, seppure attentamente, la superficie del reale ma, altresì, tende a incunearsi nelle sinuosità e nelle increspature del dato ontologico, a scoprire e inventare nuove parentele tra ciò che, alla vista comune, appare discreto.
Si fa pienamente comprensibile - e apprezzabile - che, per un film così diverso, eppure così organico al complesso della sua opera, Cronenberg abbia compiuto scelte stilistiche in qualche misura inopinate, rispetto a quelle che eravamo soliti ammirare.
Il triplo premio Oscar, presidente della giuria per l'edizione in corso del Festival di Locarno, parla della sua arte.
Al momento di dare spessore al suo intreccio, di concretizzare l'inquietudine instillata nello spettatore, il film prenda una piega inaspettata sì, ma anche fallimentare.
L'ormai terzultimo film di To coniuga ottimamente esigenze di botteghino e spinte autoriali, con un messaggio sui media che va ad integrarsi perfettamente con le scelte di regia e montaggio adottate.
Star musicali, ma anche di elevata qualità, ed in Collateral serviva un commento che evidenziasse la dinamicità delle scene. Operazione riuscita in pieno.
Un film da vedere per divertirsi e comprendere quanto, alcune volte, rifare un film, mantenendo un finale identico, significhi crearne uno nuovo, figlio dei tempi in cui è girato.
Tratto dal videogioco del 1992, Alone in the Dark è un film chiassoso, con una struttura frammentaria e un'estetica che si discosta dall'atmosfera suggestiva del gioco originale.
L'esotismo non sempre offre spensierate vacanze e paesaggi mozzafiato. Se intendete lavorare in quei posti, pensateci bene prima di incamminarvi lungo un sentiero sconosciuto...
L'età può invecchiarci e l'unica cosa che ci resta è qualche ricordo, qualche sogno nel sogno. Senza saper distinguere gli uni dagli altri. C'era una volta (e ci sarà sempre) il capolavoro di Sergio Leone.
Nell'ultima fatica di Spielberg le musiche sono totalmente al servizio delle immagini e mai protagoniste, a differenza degli effetti sonori, che acquisiscono in questo contesto un'importanza pari, se non superiore, a quella dei dialoghi.
La vendetta è un piatto che va consumato freddo, ma con un contorno ricco di minacce, provocazioni e violenze da degustare lentamente prima del fatale dessert servito sulle rive di un fiume in piena.
Tanti attori in lizza per i due ruoli 'maschili'. Memorabili incomprensioni tra Billy Wilder e Marilyn Monroe. A qualcuno piace caldo è il titolo più appropriato per una delle commedie più incandescenti di sempre.
Il Craven che non t'aspetteresti: l'abile artigiano degli effetti speciali si trasforma, infatti, in un ??" quasi - rigoroso documentarista, riesumando, forse, lo sguardo imparziale e indagatore di certo horror degli anni Settanta.
A qualcuno piace caldo è la commedia principe (o principessa) del travestitismo e degli equivoci a tutto spiano, dove neanche la battuta conclusiva concede un attimo di respiro.
Sulla scia del fortunato "Buena Vista Social Club", film con cui Wim Wenders (ri)portò alla luce la scena musicale cubana, il regista German Kral, suo allievo, realizza oggi la prosecuzione ideale di quel film.
La scrittura è essenziale ma intelligente, sottile ed eloquente: è vero che è facile emozionarsi per un bambino che soffre, e sogna, e ama, ma è anche vero che Dear Frankie riesce a commuovere nonostante premesse poco plausibili e con un ammirevole rigore.
Un noir interessante, anche se narrativamente imperfetto, che occhieggia alla blaxploitation traendo spunto da un romanzo di David Goines, autore "di strada" popolarissimo nei ghetti neri.