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Dopo le ottime critiche ricevute ai festival di Venezia e Toronto, arriva nei nostri cinema il bel film italiano Pa-ra-da, sui bambini randagi di Bucarest. A presentarlo a Roma sono giunti il regista Marco Pontecorvo e l'acrobata Miloud Oukili.
Passaggi indubbiamente forti illuminano il racconto e immagini concrete scavano sotto la nostra pelle, ma la sensazione guardando il nuovo film dei fratelli Dardenne è quella di trovarci di fronte a un'opera di transizione.
Presentato nel cuore del quartiere multietnico del Pigneto a Roma il piccolo ma già pluripremiato film italo-senegalese che racconta la storia un po' vera e un po' romanzata di un'integrazione difficile ma riuscita.
E' rimasto poco dell'universo di Star Wars in questo film animato: narrativamente siamo vicini alla nuova trilogia, con una scrittura ulteriormente semplificata e resa adatta a un pubblico di giovanissimi.
Al Pacino e Robert De Niro a Roma insieme al regista Jon Avnet presentano Sfida senza regole - Righteous Kill, la nuova attesissima pellicola che li vede protagonisti fianco a fianco a 13 anni da Heat - La Sfida.
Davvero sorprendente la prestazione del comico di Seattle, Rainn Wilson, capace di alternare battute taglienti a riuscitissime gag di natura più fisica, sfoderando poi alla batteria un campionario davvero accattivante di movenze ritmate e stralunata mimica facciale.
Nuri Bilge Ceylan opera una decisa, ma coerente svolta nel suo cinema. La narrazione si fa più complessa, alle impressioni si sostituisce una storia forte, per un potente dramma familiare premiato per la regia al Festival di Cannes.
Un prodotto concepito per i più piccoli, lontano anni luce dalla vivacità di colore e dal tratto degli ultramoderni kolossal animati di Hollywood.
Arriva nelle nostre sale il film vincitore del premio per la miglior sceneggiatura all'ultimo Festival di Cannes. Per presentarlo alla stampa italiana sono giunti a Roma i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne.
Partendo dal bestseller scandalo di Zhou Wei Hui, il regista tedesco Berengar Pfahl confeziona un prodotto patinato e modaiolo, in cui a dominare è lo splendido corpo di Bai Ling.
Almeno per la prima parte della pellicola la regia di Peter Berg ha la stessa verve del suo eroe e sa mettere l'elevato budget della pellicola al servizio della costruzione di un personaggio impudente, incontenibile e spigoloso.
Il Maestro dell'animazione a cui dobbiamo capolavori come Ghost in the Shell ingigantisce, come altri suoi colleghi nipponici in direzioni differenti, i limiti del cinema disegnato e non tanto verso una sempre più estrema elaborazione grafica.
Dopo una partenza un po' in sordina, la 65. Mostra del cinema regala una grande emozione e un trionfo meritato a Darren Aronofsky e al suo The Wrestler, che vede protagonista il rinato Mickey Rourke.
A poche ore dall'annuncio dei vincitori secondo la giuria, la redazione di Movieplayer.it elegge il meglio - e il peggio - di questa edizione 2008 della Mostra del Cinema di Venezia.
The Wrestler non è una pellicola celebrativa dedicata a uno sport, ma un ritratto di un uomo sconfitto dalla vita che cerca una possibilità di riscatto provando a fare l'unica cosa che gli riesce.
la profondità tematica e l'ampio respiro che il regista imprime alla narrazione non bastano a far dimenticare i difetti del film, primo tra tutti il desiderio di colmare ogni lacuna con un ampio didascalismo.
La scelta di sposare un tema forte come quello bellico con uno stile visivo potente e un montaggio palpitante fanno si che la Bigelow realizzi una pellicola che deflagra di fronte allo sguardo attonito dello spettatore.
Faticoso e rarefatto ma in grado di offrire momenti di grande cinema nonostante i suoi 140 minuti di narrazione, Gabbla si presenta allo spettatore come un'esperienza estenuante, quasi ipnotizzante.
Esplode finalmente il cinema, che con L'autre, in concorso a Venezia 65, regala alcune tra le immagini e le suggestioni più potenti vissute quest'anno in Mostra.
Colpisce duro il film di Aronofsky, che ha incontrato, affiancato dal suo protagonista e dalla soave Evan Rachel Wood, la stampa accreditata al Lido.
Quello di Demme è un realismo che tende a immergere lo spettatore nell'universo dei personaggi, in ciò che provano e negli intrecci che li collegano in un racconto corale che trova in Robert Altman un maestro prezioso a cui ispirarsi.
Regista e cast incontrano la stampa in occasione della presentazione al Lido del film, che ha avuto una ricezione piuttosto varia.
Nuit de chien è un'opera profondamente e coraggiosamente fuori da ogni canone tradizionale, spiazzante ed enfatica, disperata e criptica sull'(auto)distruzione del genere umano, un racconto oscuro e paranoico costruito intorno all'uomo e ai suoi conflitti.
Divertente e a tratti geniale, il film colleziona una serie di quadretti esilaranti, che ritraggono con sapienza le relazioni interpersonali.
Tanto erotismo e poca parodia per il film di David Leland, un calderone piccante pieno di scenette che lasciano poco spazio all'immaginazione.
La regista di Strange Days e Point Break porta alla Mostra una pellicola dura che farà discutere. Ad accompagnarla gli interpreti del film e lo sceneggiatore, ex reporter di guerra, Mark Boal.
Il festival di Venezia ricorda attraverso il cinema la musica italiana: dall'opera di Puccini al musicarello anni '60 di Modugno, al mitico Yuppi Du di Celentano.
Il regista americano e l'attrice de Il diavolo veste Prada hanno incontrato la stampa per parlare di Rachel Getting Married, in cui lei interpreta una ex-tossicodipendente.
Film prolisso, banale e facilone, The Air I Breathe illude con un discreto inizio, salvo poi crollare precipitosamente ben prima della metà.
Aleksey German jr. gira in un campo dove non sono ammessi i colori, dove il cielo è sempre grigio e minaccioso e a predominare è il bianco, quasi a voler scolorire i contorni per sottolineare una situazione che impedisce le differenze.
L'affascinante protagonista di V per Vendetta, nonché Regina Amidala nella saga Star Wars, esordisce alla regia con il corto Eve, presentato in anteprima al festival di Venezia.
Il regista e l'attore hanno incontrato la stampa al Lido per parlare di Birdwatchers - La terra degli uomini rossi, una delle pellicole più acclamate di questa edizione della Mostra.
Finalmente il cinema italiano raccoglie i frutti dell'impegno seminato negli ultimi dieci anni, ma senza smettere di soffrire per problemi, difficoltà e qualche polemica.
Pranzo di Ferragosto è un minuscolo gioiello di comicità, un revival a tinte forti che celebra la grande commedia all'italiana e che pone con grande onestà e senza pietismi uno guardo intelligente, schietto e pieno di tenerezza sulla vecchiaia.
L'intento di Puccini e la fanciulla non è tanto quello di realizzare l'ennesima pellicola autobiografica su un musicista, quanto la volontà di far luce sulle cause del suicidio della cameriera Doria Manfredi.
I tanti temi che Milk sembra destinato a toccare e le questioni messe in gioco vengono presto sciupate da una narrazione paradossalmente ostruita dal grande fascino delle immagini.
Bello e importante, il film usa un linguaggio cinematografico scarno e minimalista, con poche concessioni all'abbellimento, per narrare il dramma della tribù dei Guarani-Kiowà, uno dei tanti gruppi indios del Sudamerica a grave rischio di estinzione.
Abbiamo intervistato il più grande, il più simpatico e il meno diplomatico dei maestri del nostro Cinema che con il suo cortometraggio sul rione Monti di Roma e con la sua straordinaria vivacità ha portato una ventata di allegria nella Mostra affollata di seriose star internazionali.
A quarant'anni dal '68, la Mostra celebra attraverso illustri testimonianze il ricordo di un'edizione della Mostra dove la rivolta e la ribellione hanno fatto da protagoniste.
Tante risate in sala e negli incontri con la stampa, il più delle volte figlie di una comicità non voluta da registi, sceneggiatori, divi e falsi divi.
Naderi gira in un digitale povero con una fotografia che tende alla sottrazione, spegnendo i colori e affidandosi alla luce naturale, per scavare un solco profondo attorno ai protagonisti.
La storia gioca troppo in fretta le sue carte migliori occupando il resto del tempo a sviluppare il contorno tirando in ballo faziose dinamiche belliche e improbabili romanticherie da attempato teleromanzo.
Le ferventi aspettative per il cinema italiano a Venezia, fomentate dalla selezione fortemente nostrana dei film festivalieri e dal successo di Gomorra e Il divo al festival di Cannes, sono state prima profondamente deluse e poi riacciuffate per i capelli.
Miyazaki ha una capacità sbalorditiva nel creare universi fantastici eppure plausibili, riuscendo sempre a proporre personaggi indimenticabili.
Coraggioso, trasgressivo, eccessivo e a tratti disturbante, Vinyan è un viaggio intimista del regista e dei protagonisti in una dimensione che va oltre il cinema, in una cultura in cui la morte è considerata la continuazione naturale della vita.
Conflitti generazionali, amori contrastati, passioni travolgenti, sensi di colpa brucianti, nascita e morte, passato e presente si intrecciano e spesso viaggiano parallelamente nel film che segna il debutto alla regia di Guillermo Arriaga.
Ozpetek lavora con impegno e, a tratti, quella stessa passione che permeava le sue opere precedenti si fa tangibile, eppure più di una volta il meccanismo si inceppa.
Il regista di origine turca è in competizione al Lido con il film tratto dal bestseller di Melania Mazzucco. L'accoglienza degli addetti ai lavori, però, non è stata esattamente entusiastica.
Il film di Schroeder è curatissimo in ogni particolare scenografico, di una precisione quasi maniacale per quel che riguarda le ambientazioni, i costumi e i dettagli cerimoniali delle rappresentazioni delle geishe, e fino ad un certo punto anche molto coinvolgente.
Manie di protagonismo, crisi nervose, geniali picchi creativi misti a isteria, passione, impagabile ironia e un amore viscerale per il bello: Valentino si racconta in uno speciale documentario.