Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
North Country procede su una strada già battuta da mille altri titoli ma lo fa con rigore e decoro almeno per la prima ora: la regia della Caro non manca di sensibilità ed è supportata dall'eccellente cast.
Un film che vorrebbe essere umanamente toccante e offrire riflessioni sulla nostra storia bellica ma che scivola via senza lasciare traccia - tranne forse un po' di amarezza in chi si aspettava qualcosa di diverso.
Una appassionata inchiesta, solida e documentata, che ripercorre in modo serrato le battaglie dei giudici Falcone e Borsellino, vittime della mafia nel 1992.
Malone avrebbe potuto premere ancora di più il pedale del terrore e dello splatter, mostrato assai poco, ma quasi sempre suggerito, non senza un certo gusto per le belle immagini, la pellicola mantiene alto il livello della suspence fino alla fine e qualche sobbalzo dalla sedia ce lo fa fare
Non poteva certo mancare la messa in scena di una casa stregata in questo polittico di racconti dell'orrore. Peccato che le buone premesse di questo episodio vengano spesso facilmente a dissolversi nei circa cinquanta minuti di durata del film
L'amore e l'attrazione nel film di Harper sono dati, non richiedono didascalie eccessive, né ginnastiche corporali. Usciamo, incontriamo qualcuno ed improvvisamente la nostra vita muta, qualunque sia la direzione di questo cambiamento.
Coscarelli sa mantenere viva l'attenzione per tutta la durata del suo mediometraggio e costruisce una vicenda che più che sul lato horrorifico colpisce su quello psicologico e metatestuale. L'impatto con quel determinato tipo di scene che prevedono eccessi di violenza, crudeltà e spargimenti di sangue sono limitati.
Poca originalità, qualche incoerenza, sprazzi di noia, ma soprattutto niente horror: sicuramente migliore come regista che come sceneggiatore, Garris cerca inutilmente di imprimere vivacità a un prodotto che, più che aromatico come il cioccolato, sembra avere il sapore inconsistente dell'acqua.
Azzeccato ritorno sullo schermo di Claudio Bisio, che insieme ad un intraprendente esordio di Sigon alla regia e alla straordinaria (in tutti i sensi) partecipazione di Ernest Borgnine, confeziona uno spaghetti-noir incisivo e gradevole
Dietro una trama ingarbugliata e priva di fascino, si nasconde una riflessione, più o meno lucida, ma troppo spesso risolta con uno sterile scambio di battute, su tutta una serie di temi che vanno dalla disillusione degli ideali alla religione come moda, dal cinismo degli sgambetti politici al diritto all'eutanasia.
Nel suo secondo film della quadrilogia del viaggio, il regista accumula esperienza, affinando la regia, acuendo ed enfatizzando i sentimenti, che appaiono più marcati rispetto al precedente Marrakech Express
"Non bastano tutti cammelli del deserto per comprarti un amico" Con questa frase che già in sé rivela il significato e l'essenza stessa del film, si apre Marrakech Express, il primo lungometraggio della quadrilogia del viaggio di Gabriele Salvatores
Film-scandalo di Cannes 2005, questa seconda opera del messicano Carlos Reygadas si contraddistingue per la pura e programmatica volontà di provocare: questo intento toglie forza alla narrazione, e rende il film niente più che un vuoto esercizio di stile.
Interessantissima variazione sul tema "coppia borghese in crisi con arrivo di incomodo terzo estraneo a metterli mette di fronte alla loro essenza", The Door in the Floor mette in scena la rappresentazione, vissuta e messa in scena dagli stessi protagonisti, di un'indefinibile malattia dei sentimenti.
'Bambi II', a dispetto del titolo originale, non è un seguito del lungometraggio del 1942, ma un'estensione dello stesso: non c'è un'evoluzione della storia, ma un ampliamento di alcune situazioni.
Volendo perdonare le pecche della sceneggiatura, resta intatto il genio di Jane Austen, e il fascino di una storia d'amore che non ha bisogno di manipolare i sentimenti dello spettatore per coinvolgere perché ha autenticità, intelligenza e spessore da vendere.
Lontano da oramai troppo tempo dagli schermi delle nostre sale, con Cigarette Burns John Carpenter ha regalato un piccolo gioiello a quanti erano in crisi d'astinenza dal suo cinema.
Bertrand Blier mette in scena una prorompente e disinibita Monica Bellucci, in una commedia dolceamara alquanto insolita per i canoni del cinema francese.
L'infanzia e i pericoli che la minacciano rappresentano un'ossessione per il regista spagnolo Jaume Balaguerò che, come dimostrano anche le sue due precedenti pellicole, ha intrapreso un percorso di esplorazione delle molteplici forme attraverso cui il male si può scatenare contro di essa.
Una delle testimonianze più significative del risveglio cinematografico spagnolo, con la sua originalità sia dal punto di vista registico che da quello della storia in sé, che promuove l'esordiente Balaguerò come un regista da tenere d'occhio.
Jim Carrey continua ad alternare pellicole più autoriali e di spessore ad altre in cui prevale il gusto scanzonato ed anarchico degli esordi: qui il soggetto viene da un vecchio film del 1977, ma il risultato è invero piuttosto anonimo.
Sotto il sole delle Bahamas, le avventure di quattro amici alla ricerca di tesori sommersi che finiscono per ritrovarsi alle prese con pericolosi trafficanti di droga. Un film balneare che insegue la complessità ma trova solo confusione.
Quasi impeccabile dal punto di vista strutturale e formale quindi, Munich dimostra però tutta la sua importanza nell'analisi dei temi che tratta.
Gli Stone sono la classica famiglia da commedia americana di costume: buoni senza essere degli angeli, comici senza paura del ridicolo, imperfetti ma fondamentalmente sicuri di sé come famiglia, ritrovati nella loro tipica casa dal décor tradizionalmente pacchiano raccolgono le fila del discorso e, annualmente, fanno il punto della situazione.
Banale la messa in scena, insopportabile il solito "montaggio paura", inascoltabile la traccia sonora, assolutamente ridicola la sceneggiatura che annaspa paurosamente prima di una conclusione dalla pretestuosità quasi inammissibile.
La rivisitazione del mito della bella e la bestia vive in King Kong tra momenti terrificanti, geniali intuizioni tecniche e un senso di magnificazione dell'avventura. Elementi questi che fanno del film un momento indimenticabile nella storia del cinema.
Il sesso è da sempre una delle fissazioni di Woody Allen, così come la psicanalisi, il jazz, l'ebraismo e New York.
Se i limiti cinematografici del film sono tanti, segnanti ma forse perdonabili, sono quelli etico-morali ad affossare definitivamente questa pellicola più che trascurabile.
Se il personaggio di Malick, come il suo film, è circondato da mistero, ciò che è invece chiaro e manifesto all'occhio interessato è il potere evocativo del suo cinema.
Raramente nell'ultimo decennio le opere di Woody Allen sono state così "cinematografiche" o hanno potuto godere di una direzione degli attori così attenta o di una struttura narrativa così bilanciata.
40 anni vergine è più di quel che sembra: il sesso è visto con una naturalezza e una tenerezza che sono anni luce dalla malizia e dalla volgarità maschilista che troppo spesso caratterizza questo genere.
Perseguendo le unità aristoteliche di luogo e di tempo, Settembre rappresenta un interessante tentativo di contaminazione tra cinema e teatro, che contiene riferimenti sia filmici che letterari.
Sono i due ottimi protagonisti del film il motore esclusivo che traina la pellicola, più che il soggetto. Ma è un motore dagli elevati cavalli che permette al film di Frears di affrancarsi da alcune evidenti banalità e scontatezze e di mantenersi sempre su un discreto livello di godibilità.
Il film del regista ungherese si pone su molteplici piani di lettura, rendendone difficile un giudizio univoco e pacificante, ma non mostrando cedimenti al passare del tempo
La smisurata eloquenza di Fritz Lang e le idee di Thea von Harbou consentono a Metropolis di raggiungere l'apice assoluto nell'arte (non solo cinematografica) d'inizio Novecento.
Saw 2 rimane un giochino, niente di più. Ma è un giochino truculento e funzionale che non paga eccessivamente l'inevitabile pretestuosità di un sequel non previsto, migliorando con intelligenza le numerose pecche presenti nel precedente: la recitazione e la scrittura dei dialoghi in modo particolare.
Proprio quando la piccola Eliza sta per raggiungere la finale nazionale, la sua famiglia sembra cedere di schianto alle tensioni e all'incomunicabilità. Toccherà a lei, con la sua abilità nell'uso delle parole, tentare di ricomporre l'unità perduta.
La zona morta è uno dei più riusciti romanzi di Stephen King, autore plurisaccheggiato da cinema e televisione. Cronenberg ne realizza un film penetrante e ipnotico, meno personale e immediatamente riconoscibile, ma sicuramente affascinante da riscoprire
Posto come pretesto narrativo una presunta veridicità del film 'Il laureato', Rob Reiner costruisce una commedia patinata e poco credibile, che trae i suoi unici spunti d'interesse da un cast ottimamente assortito.
Il mondo di Videodrome è un universo instabile e terrificante, un circo catodico programmato per soggiogare le menti dei milioni di telespettatori americani, o solamente per condurli alla follia.
Nelle intenzioni, una rivisitazione in chiave moderna della fiaba sempreverde di Collodi. Nei fatti, un film che ammicca ai bambini di oggi, barattando pagine di alta letteratura con le nuove tecnologie
Quarto potere desta ammirazione, meraviglia e quella sorta di stordimento che sempre si prova al cospetto delle opere d'arte di cui si avverte che sanno comunicare ed esprimere persino al di là dell'esprimibile.
In un periodo florido per il fantasy cinematografico, il regista di Shrek porta sullo schermo il primo libro del ciclo di C.S. Lewis: risultato positivo per un film solido e godibile nonostante le due ore e venti di durata.
Pieraccioni si evolve (in meglio) per questa nuova strenna natalizia, pur conservando tutti i suoi clichè di sempre
Un'opera sicuramente valida, in grado di stupire ed emozionare, che raramente annoia nel vero senso del termine, ma che è purtroppo infarcita di tanti piccoli difetti, per quanto tutti figli dell'amore del regista per il suo soggetto.
207 minuti suddivisi in due DVD, della durata rispettiva di 2 ore e di un'ora e mezza. Questo è No direction Home: più di un semplice documentario o del rockumentary già sperimentato con L'ultimo valzer, un'opera musical-cinematografica travolgente e intensa che racconta Robert Allen Zimmerman universalmente conosciuto come Bob Dylan.
Mancano le grandi emozioni, un coinvolgimento emotivo che avrebbe potuto rendere questa pellicola qualcosa di più che una splendido affresco da ammirare in maniera distaccata.
Cronenberg si insinua tra le pieghe della fantascienza colta New Wave utilizzandone le convenzioni per perseguire una poetica, come in altri casi, assolutamente personale.
Attualmente ci sono pochi esempi di poetica cinematografica coerente nell'espressione e nei contenuti. Cronenberg, al contrario, si manifesta.
Il folgorante esordio di Ridley Scott, debitore eterno di Spielberg e di Kubrick.