Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
L'ultimo spensierato sussulto prima della Seconda Guerra Mondiale, con un capolavoro della sophisticated comedy che si fa beffe del comunismo e delle debolezze umane.
Un lungo passo a due nel delirio tra uno squilibrato travestito da barbagianni e un'intrepida eroina. Piume finte d'uccello e cadaveri dissezionati nel ruolo di protagonisti non richiesti, aprono il sipario su un'orripilante messinscena della follia. Deliria è uno dei migliori horror all'italiana di sempre.
Fellowes dirige con diligenza, senza particolari mancanze ma anche senza alcun guizzo illuminante, affidandosi a un cast eccezionale e a una scrittura attenta, profonda e sensibile.
Sembene, il nome più importante del cinema africano moderno, fa del suo nuovo film un intenso manifesto femminista, scegliendo di denunciare e condannare duramente la Salindé, uno dei rituali più crudeli della sua società.
Carlo Verdone si è lasciato coinvolgere dall'analisi dei rapporti sociali, dimenticando per un attimo quei personaggi che lo hanno reso famoso, per incontrare il suo giovane alter-ego Silvio Muccino, in possesso della follia e instabilità dei ventenni.
Come tanti horror adolescenziali, potrebbe anche essere un film simpatico se non fosse che manca parecchio di originalità, attinge a piene mani da capolavori del passato, puntando così a colpire solo un pubblico di giovani horror-fan.
Un'opera che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, l'impasse creativo di Dario Argento, e dà ad esso un triste, ma innegabile, marchio di irreversibilità.
Musikanten è una sorta di biopic incentrato sugli ultimi anni di vita di Beethoven, anni duri a causa dei problemi di salute e dell'inasprimento caratteriale del maestro, il tutto inserito in una cornice contemporanea
Il film procede sulla base di un equilibrio perfetto e convincente tra la creazione di un mondo fantasioso e comicamente paradossale e la parodia post-moderna, compiuta attraverso un reticolo di citazioni.
The Weather Man indaga intrusivamente e profondamente, con una sensibilità che verrebbe da definire europea ma con un gusto estetico decisamente americano, il percorso di una figura archetipica, evitando così le trappole del pietismo e la banalità dell'immedesimazione con la figura umana di un personaggio pubblico. E fa centro!
Proof si presenta come un dramma di stampo tradizionale che forse soffre un po' di mancanza di personalità a livello registico, ma tutto sommato è un film riuscito e piacevole da vedere.
Il tentativo di mettere in scena una commedia kitsch e sottotestuale, fatta di ellissi, gesti e situazioni improbabili e svincolata dall'ammiccamento facile e godereccio, mostra fin dalle prime battute la corda, finendo per divenire controproducente.
La personalissima battaglia di un bambino difficile e della sua mamma putativa in un sistema che si ritiene in grado di poter risolvere ed esaurire i sentimenti a colpi di commi e articoli.
Metti un buon soggetto di genere, buoni registi, dei bravi, giovani e volenterosi attori, una coraggiosa casa di distribuzione e un investimento minimo, senza troppi rischi per nessuno, ed ecco un film piccolo ma ottimo.
Rubini costruisce una pellicola di rara capacità visiva ed espressiva, mescolando sapientemente elementi diegetici ed extradiegetici, unendo una capacità di costruire lo spazio dell'inquadratura, con un'azzeccatissima scelta del contrappunto musicale, che contribuisce ad una notevole densità dell'immagine.
Il grandissimo bagaglio di aspettative derivato dal passato cinematografico dell'ex pupillo di Lamberto Bava e Dario Argento si scioglie come neve al sole dopo i primi dieci minuti della pellicola.
Un horror adulto che ha il coraggio di non piacere a qualsiasi tipo di pubblico, come la più classica storia di paura americana contemporanea.
Incapace di affrancarsi da qualsivoglia cliché rappresentativo Candy racconta, attraverso l'abusata circolarità della narrazione, una storia davvero già vista troppe volte per appassionare.
Utopia sci-fi declinata, come nelle migliori tradizioni, in distopia, dove l'essenza dell'essere umano è messa in pericolo dalla sua stessa arroganza e sete di potere, Aeon Flux non sfigura in un filone che comprende Elektra e Catwoman, ma non riesce comunque a sollevarsi da solchi narrativi e contenutistici già in qualche modo tracciati all'interno del genere.
Discesa negli inferi di una periferia sudafricana, limbo infernale di una società complessa, e breve tratto di strada con un piccolo gangster, tra crudeltà, compassione e fragilità
Sidney Lumet torna al cinema con Prova a incastrarmi - Find Me Guilty, un poco riuscito mix tra processuale e commedia.
'Requiem', di Hans-Christian Schmid, riesce a raccontare la storia con freddezza e misura, senza sfociare in eccessi
Mascherato dietro l'etichetta del thriller psicologico, 'Comedy of Power' è un verboso e poco equilibrato atto di accusa alle infinite vie che il potere ha di rigenerarsi e di prosperare nella corruzione.
Rodrigo Moreno riesce, soprattutto nella prima parte, a farci toccare con mano la vita della guardia del corpo, le sue infinite attese, i silenzi, i frammenti di conversazione carpiti nei brevi momenti in cui la sua vita entra a far parte di quella piu importante e densa di cui si trova marginalmente a far parte.
Nonostante la trama del film di Valeska Grisebach sia accattivante, è il modo in cui è raccontata a diluire l'attenzione dello spettatore.
Capote è una pellicola di grande impatto che racconta un uomo dal carattere complesso e contraddittorio, trascinata dalla straripante bravura di un protagonista che aderisce quasi "mimeticamente" al personaggio.
Nonostante un soggetto non originalissimo, questo 'Stay - Nel labirinto della mente' gioca con intelligenza con il mescolarsi progressivo di realtà e allucinazione, fino a un finale sorprendente e toccante.
Mendes investe questo capitale in una narrativa vigorosa, stratificata e densa che fa di Jarhead un'esperienza non semplice, ma sicuramente appagante e stimolante.
Dopo un intrigante incipit e il kubrickiano viaggio in nave dai notevoli accenti grotteschi, ci si chiede infatti dove Ratanaruang voglia portare la sua spaesata vittima degli eventi e la curiosità si trasforma progressivamente in frustazione.
Equilibrato nelle scelte narrative, 'The Road to Guantanamo' racconta con coraggio, forza e senza inutili eccessi il viaggio drammatico dei quattro protagonisti dalla cattura fino alla prigionia nel campo di Guantanamo.
Nonostante l'ironia sobria ed alcuni tocchi di poesia, il film di Burman risulta appesantito dal dilungarsi di alcune situazioni.
Per Rafi Pitts la stagione fredda non solo accentua il senso di inadeguatezza e di emarginazione del protagonista del film, ma sembra quasi esserne la causa principale.
Film giovanilistico, che ricalca la tradizione del genere, aggiungendo poche novità, ma risultando, in fin dei conti, gradevole per chi non pone troppe pretese su una commedia disimpegnata
Inutilmente prolisso e realizzato in modo scadente, il film di Glasner racconta la dolorosa storia di un uomo profondamente malato.
The Promise è un polpettone fantasy e videoludico, girato coi piedi, che raggiunge l'apice del cattivo gusto per le scelte sonore e per un abuso grottesco del digitale, mai così dilettantistico in un film di tale confezione.
'V per Vendetta' è un buon adattamento per la DC Comics e per Moore, dopo la grossa delusione di 'La leggenda degli uomini straordinari' e il discreto 'La vera storia di Jack lo squartatore'.
Il film ha spunti interessati, nave, oltre ad avere il vantaggio di non scadere quasi mai nella retorica spicciola per raccontare un tema, quale quello della diversità, che non è facile affrontare.
Con Grbavica, Jasmila Zbanic porta sul grande schermo la storia di una madre e sua figlia ma anche il dolore silenzioso delle ferite di Sarajevo.
Breakfast on Pluto è un film divertente ed emozionante, magistralmente intepretato da un Cillian Murphy estremamente credibile in un ruolo ad alto rischio.
Grazie ad una sceneggiatura particolarmente brillante ed una regia perfino esaltatante, A Prairie Home Companion risulta estremamente piacevole soprattutto nelle sue straordinarie trovate comiche e nelle trascinanti canzoni.
Ironia, equilibrio e poesia in The Elementary Particles, il film ispirato al romanzo omonimo di Houellebecq, e presentato in anteprima al Festival di Berlino.
Se volete spiegazioni, statene lontani, ora e per sempre. Miike proceda in una maniera estranea al resto dei cineasti, riuscendo nel miracolo di non trasformare mai in maniera la particolarità del suo vedere.
Presentato nella sezione dei film in concorso al Festival di Berlino, il film di Michael Glawogger è un surreale e divertente intreccio in bilico tra dramma e black humour.
Non semplicemente un thriller dall'architettura narrativa complessa ed affascinante, Syriana è anche, e soprattutto, un film politico, un film di denuncia, un film scandalo.
A Soap, film di debutto di Pernille Fischer Christensen, è costruita come la soap opera che la protagonista ama guardare, ma risulta un esperimento solo parzialmente riuscito.
Un film che, a dispetto di un tema importante come l'autismo, manca di profondità e coraggio, ma si limita a essere un prodotto piacevole e nulla di più.
C'è un quesito fondamentale che aleggia attorno a entrambi gli episodi di questa horror action: perché vampiri e licantropi, invece di usare i loro poteri, la loro forza sovrumana, preferiscono massacrarsi a colpi di armi automatiche?
Ha sicuramente una sua specifica importanza, questo esordio alla regia di Tommy Lee Jones, e non solo per la qualità intrinseca dell'opera: "Le tre sepolture", infatti, riassume in sé decenni di cinema americano, restando comunque ancorato alla realtà per temi ed estetica.
Transamerica non è un film sul transessualismo e non è un film sull'omosessualità. E' la storia di due outsider che ambiscono ciò a cui tutti aspiriamo, coinvolti in un viaggio che li renderà completi e pronti a conquistarsi il proprio pezzo di felicità.
Il film di Dunmore è teatrale, dal primo momento all'ultimo, è esplicito in ogni suo attimo, e questa carica rischia di appesantire le sequenze, che talvolta sono farraginose e poco scorrevoli.