Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Ossessionato dalla fine del mondo ed ancorato ad un misticismo metafisico privo di qualsiasi spessore ed interesse, Southland Tales è piuttosto l'involontario racconto dell'assenza di una progettualità intellettuale
Il divertissement landisiano coglie nel segno, e grazie alla professionalità del suo autore riesce a intrattenere con stile e mestiere.
Una versione in celluloide molto fedele al romanzo di Dan Brown ma priva di passione e di ritmo, che non riesce ad avvincere quanto il racconto da cui è tratta.
Vivace, sognante e divertente per una quattordicenne, Aquamarine può essere comunque sopportato da un pubblico adulto, e per film di questo tipo si può considerare già un risultato apprezzabile.
Almodóvar torna a colorare con Volver un mondo di donne straordinarie, e come sempre il suo sguardo è penetrante ma eccezionalmente lusinghiero nei confronti dell'altra metà dell'universo.
L'operazione "4-4-2" riesce soprattutto nelle intenzioni, mettendo in luce come il "gioco più bello del mondo" sia universale, esente da razzismi e da classismi, e foriero di emozioni vere e primordiali.
Free Zone è già tutto se stesso in questi primi minuti di musica e pianosequenza. Per questo abbiamo scelto di parlarvi solo di questo: delle piccole cose sono metafora delle cose grandi.
In questo 'Una top model nel mio letto', Veber punta innanzitutto a intrattenere, a offrire al pubblico una commedia vivace, dal ritmo incalzante e dalle situazioni potenzialmente "esplosive": un risultato, in definitiva, raggiunto senza troppi affanni.
Poco o nulla da rilevare nè nello svolgimento piatto e prevedibile della trama, nè dal punto di vista delle interpretazioni, nè tantomeno per l'impianto tecnico/visivo: un film da dimenticare.
C'è qualcosa di innegabilmente nuovo o rinnovato nell'estetica della violenza che permea il film di Rob Zombie, rendendolo sporco e malsano come nient'altro possa capitare di vedere attualmente.
Un caldo e appassionato affresco storico che, se riletto in chiave metaforica, lascia trasparire la realtà odierna; ricorda molti momenti della vita politica italiana quando ci si batteva per un Paese diverso.
Il film di Benadhj non convince perché manca di un pathos emotivo che travolga, resta ingrigito dal grigiore che racconta e non fa mai esplodere i suoi personaggi.
Bubble racconta di solitudine ed emarginazione, dell'instabilità mentale da esse alimentata, che cova dentro di noi e che si scatena a volte, per via di banalissimi detonatori esistenziali.
In contrasto con una fotografia grigia e dalle luminosità naturali e con le vicende spesso drammatiche che interessano i protagonisti, 'Una cosa chiamata felicità' è un inno alla speranza mai morta.
Tra l'amore e la morte c'è di mezzo una guerra da combattere con un Napoleone d'assassinare. In fin dei conti si tratta di danzare con se stessi e con i malumori di coppia. Come sempre nel cinema di Woody Allen.
Il mondo è un'illusione creata dalle forme e dai colori che l'uomo manipola a sua immagine e somiglianza. E questa illusione non può essere riprodotta tecnologicamente se non distruggendo la stessa natura umana. Un moderno romanzo per immagini firmato Wim Wenders.
La macchina da presa s'inchioda su cadaveri e ferite, anche solo suggerite, con la stessa accuratezza con la quale racconta dettagli architettonici e controluce da premi fotografici. Regia scarna su dialoghi essenziali, a evidenziare emozioni che travolgono il quotidiano e conducono a morte certa i protagonisti
Ichi the killer è un film complesso e di non facile digeribilità; la chiave ironica e il disturbante iperrealismo con cui ci viene raccontata questa storia regala un'indagine di estrema acutezza sulle possibili sfaccettature della natura umana.
Semplicità è una parola che si avverte quasi la necessità di ripetere continuamente parlando di questo film, espressione che non va però confusa con banalità o monotonia, che al contrario non sono accostabili al lavoro di Yamashita Nobuhiro.
Film garbato ma deciso allo stesso tempo, che coniuga ottimamente le tematiche e la sensibilità di un certo cinema extra-europeo con i tempi e i ritmi dei canoni del nostro occidente ormai assuefatto alla quasi sincopatura di sequenze e battute.
Sangue è un guazzabuglio di idee più o meno riuscite, un'opera scomoda su argomenti tabù che non trovano quasi mai voce nei circuiti tradizionali che ha il merito di parlare un linguaggio altro rispetto al solito.
'I tuoi, i miei e i nostri' è una commedia del tutto innocua, con un umorismo principalmente visivo e farsesco che suscita ben poche risate e raramente si eleva dalla piattezza del già visto.
Non ci sono colpi di genio nel film di Rossi Stuart, ma è un film sincero, spigoloso, non indulgente, emblematico di un certo malessere della nostra società, e, soprattutto, costruito su un perfetto equilibrio di toni che ci evita quei fastidiosi scivoloni nel dolore melodrammatico autocompiaciuto.
Un film che pur con alcuni evidenti problemi cinematografici, stupisce per la mescolanza di registri da commedia, dramma e giallo ma soprattutto per la sfrontatezza e l'efficacia con le quali mette in scena una storia che è (fin troppo) chiaramente metaforica di un paese che viene sconvolto dagli avvenimenti che sta vivendo.
Abrams ha realizzato un film fortemente personale, persino (da certi punti di vista) autoriale, e lì dove la sua mano ed il suo stile sono più evidenti ecco che il film vive i suoi momenti migliori.
L'esordio di Park Gwang-hyun ha vinto il Far East ed è stato un grande successo in patria: un risultato che premia l'afflato poetico e la grande carica emozionale che permeano il film, contemporaneamente credibile e fiabesco senza essere mai retorico.
Un prodotto che si stacca da un concetto di cinema stagnante, in una stagione fortunata e vitale che sembra, incrociando le dita, dare nuova linfa alla nostra boccheggiante industria di celluloide.
Un'improbabile storia di riscatto umano e sociale dai bassifondi di Manhattan fino ai lucidi parquets delle sale da ballo. Curioso mix dalla trama classica ma dall'ambientazione e dallo stile particolari, che però stenta a decollare.
Un'originale e affascinante riflessione sulla fede e sula riflessione, ma è nell'humor nero graffiante e dissacrante che risiede la vera forza del film di Jensen.
Un boccheggiante ritratto di giovani che sognano di cambiare il mondo, anche se ormai sanno già di aver perduto.
Bassetti vorrebbe affondare nel sociale, porne in evidenza le contraddizioni, ma si limita a farci un giro in superficie, procedendo per coppie oppositive: ricchi/poveri, monologhi/silenzi, genitori sbagliati/figli ribelli, razzisti estremisti/tolleranti caritatevoli.
Un film visivamente bello , con due protagonisti belli, e una bella storia d'amore. Ma Arturo Bandini non abita qui.
Una linea retta e prevedibile, al di fuori degli schemi tradizionali, che non convince proprio per quel suo aspetto sperimentale che si compiace dell'utilizzo della macchina da presa allo scopo unico di non produrre emozioni.
Un thriller estremamente banale e prevedibile tanto nel soggetto quanto nello sviluppo, con situazioni che non potranno non evocare, anche negli spettatori meno attenti, sensazioni di deja vu.
Superando l'ovvio sottotesto del rapporto tra tradizione e rinnovamento nella società cinese, il film di Jin Yaqin si regge su un equilibrio encomiabile e non scade mai nel patetico, quanto meno in un minimalismo eccessivo.
Nonostante la buona recitazione di tutti gli interpreti, la sostanziale coerenza narrativa e la regia attenta e sempre in equilibrio tra i vari registri affrontati, il film suona spesso manierato e poco autentico.
Tra i migliori film presenti nella Competition del Festival di Berlino 2006, 'Isabella' ha ottenuto un meritato Orso d'Argento per la miglior musica, ma non si è contraddistinto solo per la colonna sonora.
Un film che quindi si muove sul confine tra thriller e horror, attento a bilanciare le atmosfere e tecnicamente di buona fattura: la regia offre gli spaventi che ci si può aspettare nella prima parte, e tiene la tensione alta nella seconda.
Il film si avvale di una struttura molto classica, è supportato da una narrazione attenta e abilmente in grado di gestire i momenti di maggiore partecipazione emotiva.
Ben confezionato, ma freddo e poco coraggioso, 'Rischio a due' risulta una visione piacevole, nonostante non lasci molto allo spettatore.
Il cattivo uso del digitale rappresenta uno dei più gravi problemi del film, poichè la sensazione di "costruito" finisce per impedire anche una fruizione ottimale delle molte sequenze d'azione, dando la sensazione di assistere a un videogioco giocato da qualcun altro.
I film da prendere in giro non mancano e anche l'esilissimo plot che viene creato ha una sua originalità; quello che viene a mancare sono proprio le occasioni per far ridere.
Byambasuren Davaa dipinge la storia con poesia e potenza visiva, avvalendosi di un'ottima fotografia che rende giustizia alle affascinanti pianure della Mongolia.
I presupposti per un successo annunciato ci sono tutti: i valori dell'amicizia e della famiglia, i problemi che coinvolgono l'ambiente, il rischio di estinzione di alcune specie, e tanta tanta ironia.
La regista si muove tra i giovanissimi ballerini con destrezza mentre esplode la danza ed è brava a coglierne i pensieri più intimi con una delicatezza esemplare
Il Silent movie di Mel Brooks è un viaggio nostalgico ed esilarante lungo il viale del tramonto del cinema moderno. Con i mezzi del cinema muto, i grandi attori del presente e i continui fuochi d'artificio di gags d'altri tempi.
Una trasposizione che non riesce a trasmettere quell'umanità e quella drammaticità che hanno fatto di Rent un musical tanto speciale e tanto amato.
Un grido di allarme potente e rabbioso, evocativo ed onirico sull'inferno di una quotidianità nulla, irraccontabile ed irraggiungibile.
Per quanto sia stato nelle intenzioni dei creatori realizzare un prodotto diverso dai lungometraggi d'animazione internazionali, il film di Camillo Teti e Victor Rambaldi si presenta lontano ancora anni luce dagli esiti raggiunti da diversi studi di animazione inglesi, giapponesi, francesi e americani.
'Se solo fosse vero' è una commedia che, pur sfociando nel soprannaturale, si presenta come la più classica tra le storie d'amore, gradevole ma non troppo.