Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Gli estremi del titolo sono, in primis, le tre parti dell'Estremo Oriente da cui provengono i registi che hanno partecipato al progetto: Takashi Miike, Fruit Chan e Park Chan-wook.
La cura dei dettagli prevale sulla storia, e la sensazione di già visto affiora in molti momenti.
Va a indagare nel cuore nero del mondo dello spettacolo, il nuovo film di Atom Egoyan: False verità è un noir che mostra l'ovvio, ma sempre efficace, contrasto tra il pubblico e il privato delle star, tra l'apparenza luminosa dello star system e il suo lato oscuro.
Alessandro Siani non cede alla tentazione di interpretare sè stesso, ma ha l'umiltà di mettersi al servizio del film e della storia, riuscendo a renderla autentica nonostante la semplicità (o forse banalità) eccessiva.
Il film si va a collocare nella tradizione estetico-tematico-formale della commedia nera inglese, e che anzi fa di quella tradizione il suo primo e principale punto di riferimento.
Sembra essere la saturazione visiva la principale carta giocata da questo Running, film d'azione "alla moda" diretto da Wayne Kramer: una caratteristica che stordisce all'inizio, ma che poi viene rapidamente a noia.
L'argomento avrebbe richiesto un'audacia maggiore, ma i Larrieu sono decisi a raccontare una storia volgare cercando di non farla passare per tale.
Il nuovo film con il duo televisivo ' Luca & Paolo' pecca di presunzione, cercando di percorrere strade diverse senza portarne a temine nessuna, rivelandosi infine un ibrido con poco da dire
'Tristano e Isotta' spreca molte delle frecce al proprio arco finendo per essere una via di mezzo tra un film d'avventura e un melodramma storico, la dimensione mitica del racconto persa tra le nebbie inglesi.
Zathura è un film gradevole, divertente e tecnicamente ben realizzato che, sebbene non offra nulla di nuovo al genere sci-fi, sa mantenere il giusto ritmo e il necessario impatto emotivo per tutta la durata della pellicola, risultando un prodotto credibile e godibile non solo per i bambini.
Un film dall'aspetto curatissimo che, grazie anche ad un'intelligente sceneggiatura, riesce a dare ai giovani protagonisti e alla loro vicenda un buon spessore.
Donaldson racconta con uno stile assolutamente classico, non solo la storia del suo personaggio, ma soprattutto la sua America e cioè quella filtrata dall'immaginazione sognate di un regista australiano che non rinuncia ad elogiarne il suo mito fondativo.
Quel che manca al remake di 'Fog' è l'atmosfera che rendeva il film di Carpenter suggestivo, sinistro ed avvincente: un dettaglio fondamentale che fa la differenza tra una vera ghost story ed un inutile videoclip da grande schermo.
Terkel miscela - in modo esasperato ed estremo - situazioni ascrivibili al dramma scolatisco e atmosfere proprie dell'horror-thriller, cariche di venature splatter e cinico-sarcastiche, nella migliore tradizione impartita da Simpsons e South Park
Impeccabile per regia, sceneggiatura e interpretazioni, Inside Man travalica il genere e si fa riflessione su realtà e finzione, su apparenza e sostanza. Sul racconto e sul raccontare in senso ampio.
Miike tira i nodi al pettine di una nostra contemporaneità bacata e sanguinante. E nel mettere in scena un americano stanco che torna su un'isola giapponese alla ricerca di una sua vecchia fiamma, taglia i ponti con tutti, da una parte all'altra dell'oceano.
Bukowski ispira, nel bene e nel male, una pellicola di indagine nel mondo sotterraneo dell'american's dream, che non sfrutta appieno le sue potenzialità, pur offrendoci un Matt Dillon in stato di grazia.
Offre un discreto spettacolo, questo 'Solo due ore', supportato dall'indubbia perizia tecnica di un regista come Donner; ci si chiede però se nel 2006 ci sia ancora la necessità di un action movie identico a decine di altri.
Suggestivo nella messa in scena, grazie anche alla dura bellezza dei luoghi in cui è ambientato, emozionante per le situazioni rappresentate e coinvolgente per le emozioni che riesce a trasmettere, '8 amici da salvare' è sicuramente ben riuscito ed efficace.
Una delicata commedia di formazione. Un gustoso tuffo nel mondo della disco music anni '70. L'occasione di vedere un film con protagonisti afroamericani che non rubano, non spacciano crack e non dicono mai "motherfucker".
Film che sublima la categoria del brutto per assurgere ad uno status del tutto autonomo, Basic Instinct 2 rappresenta, all'inverso per la Stone, quello che il ritratto rappresentava per Dorian Gray.
Moll costruisce un'inquietante storia imperfetta, un sofisticato thriller psicologico tanto rigoroso dal punto di vista formale, quanto acrobatico in termini di sceneggiatura.
Groning si ostina a volerci offrire quest'illusione di realtà pura (ma il montaggio e i succitati primi piani ci mettono un niente a spezzarla), ci fa entrare nel monastero, ma non dentro i suoi abitanti.
Un progetto televisivo che ci dà l'occasione giusta per riflettere sul "nuovo" corso del cinema argentiano. Che comincia a non piacerci più.
La rivincita dei trentenni ancora legati al cordone ombelicale, in un quadro ipocrita e pretestuoso della middle class americana
Steve Martin resta uno dei volti più "plastici" della commedia statunitense, ma l'anonimità della regia e una sceneggiatura troppo esile fanno mancare un reale collante in grado di unire una serie di gag tutte uguali.
Moretti ci mette dell'autobiografico, ma lo fa con sobrietà e classe, disseminando il percorso esistenziale del protagonista di sottolineature di rara struggenza e sincerità, riuscendo perfino a commuovere senza cadere nella retorica o nella banalità.
Wong sembra aver fatto tesoro dell'esperienza di Final Destination 2, e quindi rispetto al suo precedente film si è positivamente alzato il tasso di splatter, nonché di ironia.
Un cocktail esplosivo, a metà strada tra la commedia sofisticata e quella svitata, tra i film di Lubitsch e quelli di Cukor. Il riso si mescola ad una profonda attività d'interpretazione in una pellicola che può essere letta a vari livelli senza che per questo perda vitalità.
La seconda sfida di Hitchcock nei confronti delle tecniche e delle leggi che il cinema impone ai registi; è un tentativo, più che ben riuscito, di fuggire dai dogmi limitanti della tradizione hollywoodiana per sperimentare un cinema puro.
Un film profondamente imperfetto, lontano dall'immagine che ne avevano sia regista che produttore; fallisce nella scelta di sembrare britannico a tutti i costi.
Capolavoro indiscusso del cinema di tutti i tempi, è un film che costringe alla riflessione e alla totale rivalutazione delle certezze più intime; un film che mette in crisi ogni preconcetto, ogni acritica visione della vita.
La fama de Il cameraman ha seguito le alterne fortune del suo mattatore, Buster Keaton che, con il sonoro cominciò a perdere importanza tanto da esser via via dimenticato.
Diciannove anni dopo Io ti salverò, Hitchcock rispolvera la tematica psicologica, anche se, in questa pellicola, in maniera molto più complessa.
Più che una caccia al ladro è una caccia allo scapolo; alla suspense poliziesca si sostituisce una suspense sentimentale. La glaciale bellezza di Grace Kelly diventa veicolo di suspense, una suspense che si tinge di un inaspettato erotismo.
"Notorious è la quintessenza di Hitchcock, è rimasto straordinariamente moderno, dopo vent'anni. Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica; è un modello di come dovrebbe essere costruita una sceneggiatura"(F. Truffaut)
Il giudizio severo di Truffaut su questo film ne dimentica l'importanza di nella carriera del maestro. E' a partire da questo film, non certo un capolavoro, che prenderà forma il modello di donna algida, protagonista fissa dei film della maturità.
Il sospetto è la prima parabola di Hitchcock sull'amore e il sospetto, le due forze perennemente in contrasto nel cinema del maestro.
Nonostante la prevedibilità dello script, l'elegante regia di John McNaughton contribuisce a creare una confezione piuttosto suggestiva, soprattutto nella prima parte del film.
Divertente horror-parodia su un camionista assassino ed un maniaco autostoppista. Un vero e proprio duello tra leggende metropolitane che scuote continuamente i ruoli di vittima e carnefice; chi vincera?
Non è solo uno dei film più apprezzati, ma è anche il primo che ha dato adito a interpretazioni sessuali. Compaiono le bionde, per la prima volta: il modello di bellezza perfetta che giungerà a compimento grazie a Grace Kelly e a Tippi Hedren. E l'ossessione comincia.
Terzo episodio della serie Masters of Horror, Dance of the Dead di Tobe Hooper si avvale di una messa in scena suggestiva e di immagini forti, che non mancano di suscitare disagio nello spettatore.
Nonostante alcuni limiti, il film di Dante si rivela corrosivo e diretto, nella sua denuncia contro l'attuale governo americano, ma anche emozionante e commovente.
Sick girl, almeno in tutta la sua prima parte, assume i tratti della commedia mordace. E ci presenta un personaggio femminile insolito per un genere, quello dell'horror, che tende a volte a prendersi spesso troppo sul serio.
Robert Altman monta una farsa strepitosa che fa leva sul diffuso sentimento di rigetto di gran parte del popolo americano nei confronti della guerra del Vietnam e sceglie di puntare il dito sul passato per andare a colpire il presente.
Ha un tocco leggero, divertito e quasi mai compiaciuto, l'esordio alla regia di Franco Nero, immerso nel sole di un paesino della Calabria tra le note del blues che unisce i destini dei suoi due protagonisti.
La recente "riscoperta" del musical da parte di Hollywood prosegue con questo The Producers, che ben media tra l'umorismo sopra le righe di Mel Brooks e l'estetica dei classici del genere.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova conosce la tranquillità che lascia e non sa che il terrore è dietro l'angolo. Il secondo film di Wes Craven bissa, con la solita cattiveria e con un tocco di barbarie in più, la foga sperimentale del precedente L'ultima casa a sinistra.
Nel suo tripudio di spari-mostri-esplosioni-zombi, Doom rappresenta un più che discreto esempio di cinema d'evasione, che si concede anche di più in termini di crudezza ed emoglobina rispetto alla media dei prodotti analoghi.
Besson fallisce clamorosamente, forse abbacinato dalla splendida Rie Rasmussen, forse preso dall'ansia di dire troppe cose tutte insieme.