Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
In 'The Great Raid', il regista John Dahl concede ben poco all'aspetto visivo/spettacolare dell'azione, mettendo in piedi un film asciutto e preciso nella riproduzione della realtà.
Kyashan è un prodotto dignitoso e senza dubbio interessante, eccessivo e confuso per alcuni aspetti, ma riuscito per molti altri.
La regia, sostanzialmente priva di personalità, si allinea alle necessità della pellicola e, soprattutto, al servizio delle gag che abbondano dall'inizio alla fine.
Il regista ha preso probabilmente troppo sul serio sé stesso ed il suo film, si è fatto cogliere dall'ansia di dimostrare, ha varcato il confine che separa una positiva ostentazione dalla pedanteria
Gunn gioca col genere e le più svariate citazioni abbattendo su una placida provincia americana tutto lo spirito dissacratore e indipendente del cinema con cui ha iniziato e quello degli anni Ottanta che l'ha cresciuto.
Uno splendido film di un esordiente ventiseienne, che mescola con sapienza e solidità la miglior tradizione del noir francese e il classicismo della scuola russa
Nonostante il film sia carico di tutti gli archetipi della ghost story orientale è diretto dai giovani registi thailandesi Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom con mano sicura ed eleganza, e si sviluppa come un thriller intriso di spaventosi risvolti soprannaturali.
Il connubio tra cinema politico e fantastico è potenzialmente intrigante sulla carta quanto sfilacciato nei risultati. Ne esce fuori un film in fin dei conti piuttosto banale e indeciso tra due strade
Il punto di forza del film di West è sicuramente la scenografia di John Gary Steele, che offre un suggestivo scenario da incubo prima ancora che l'incubo inizi.
Non basta la funzionante alchimia tra la Hayek e la Cruz per poter reggere l'intero peso di un film poco originale ed imperfetto.
Uomini come statue e monumenti, mescolati in testimonianze viventi, con ironici fermo-immagine che li rendono documenti di loro stessi. Un ritratto della società industriale, dimenticata dietro pile di libri e megabyte. Da vedere assolutamente.
Inseritasi nel solco delle parodie alla Scary Movie, questa commediola romantica (?) brilla per la sua pochezza e per l'incredibile senso di noia trasmesso nonostante l'ora e mezza scarsa di durata.
Il secondo capitolo della 'trilogia del lutto' di Ozon è un poetico e doloroso epilogo raccontato senza eccessi, ma con intensità e ricchezza di sfumature narrative.
'Il Custode', nonostante i grossi difetti che ne affliggono soprattutto il finale, resta un prodotto nel complesso interessante per il suo tentativo di allontanarsi dalle recenti tendenze del genere horror.
Un film che desidera esplorare il genere romantic comedy in tutte le sue sfaccettature, che si fa amare per la leggerezza del tocco ma ha la presunzione di mantenere con il metronomo i ritmi comici fino alla fine.
Un film che vorrebbe essere una riflessione sulla crisi di coppia e sul sospetto come elemento perturbatore di una relazione, ma finisce per trasformarsi, suo malgrado, in un Vanilla Sky in versione autoriale e irrisolta.
Keanu Reeves e Sandra Bullock in una commedia romantica dal sapore paranormale che stenta a decollare.
The Sentinel è un film che parla ancora un linguaggio fatto di uomini duri e puri, eroi retorici intrappolati in un cinema dal senso dello spettacolo ridicolo, incauto e pacchiano; un po' triste e dal fiato cortissimo.
...Siamo venuti per assistere all'ennesima traspozione cinematografica di un videogame. Invece, grazie a Christophe Gans, nei nostri sogni senza fine continueremo a vedere quella città...
Nella storia di Tim Treadwell, nel suo tentativo di salvare la compagna mentre il grizzly lo sta divorando, il cineasta tedesco opera una toccante riflessione per immagini sulla natura come metafora del travaglio dell'uomo, lacerato da una guerra interiore dove dubbi e fantasmi non conoscono tregua.
C'è poco, davvero poco, in questo nuovo film di Kurt Wimmer, pasticcio fantascientifico tutto incentrato sull'azione roboante e sulle forme in bella vista della protagonista Milla Jovovich.
Al suo secondo film, l'iraniano Mohammad Rasoulof adatta per il cinema una sua piece teatrale, dimostrando una notevole maturità nel raccontare con equilibrio un'originale storia "di mezzo" che non è soltanto allegoria della sua società, ma riesce a catturare il momento di passaggio dell'intera società odierna.
Verso il sud guarda all'orrore meno esplicito ma forse più crudele, operato da gente che crede di fare del bene, mentre invece produce atrocità esclusivamente standone al di fuori.
Intelligente ed emozionante, 'Harry, ti presento Sally' segue i binari della commedia romantica, riuscendone ad evitare le banalità ed analizzando con intelligenza il rapporto uomo/donna.
Thriller opaco, che schiera un pezzo da novanta del gotha degli attori come Demi Moore, ma che passa, anche promozionalmente, sottotono, per l'approssimazione degli elementi che cerca di mettere in gioco
Con il solito e feroce taglio semi-documentaristico, Werner Herzog imprime alla triste storia del vagabondo Bruno risvolti parossistici che sfoceranno in un finale tra i più disperati della storia del cinema.
'The Shaggy Dog' ruota intorno al personaggio di Tim Allen e la comicità scaturita dal suo comportarsi da cane, quindi se non trovate divertente questo elemento chiave del film, potete pure lasciar perdere la visione.
L'adesione di 'The Squid and the Whale' a quel composito e affascinante corpus denominabile nuovo cinema indipendente americano è totale, ma non asfissiante e di assoluto riguardo sono i risultati.
Tanovic gioca a fare l'autore, traducendo in immagini una storia non sua. Ne viene fuori qualche forzatura poetica di troppo, un eccesso di melò che Kieslowski avrebbe saputo smussare se ne avesse avuto il tempo, una storia senza ritmo che resta sempre gelida, priva di un'atmosfera avvolgente, quella che le carrellate circolari e le inquadrature dall'alto vorrebbero affannosamente costruire.
Le poche idee nuove apportate da Moore allo script originale sono anche efficaci ma sin dagli inizi appare evidente che il regista ha difficoltà a calibrare la tensione nelle scene più drammatiche.
Toni lievi, quasi favolistici, per la ricerca della felicità attraverso gli occhi di una moderna Biancaneve che incanta chiunque con la sua grazia. Ma l'effetto è stucchevole e Jessica a tratti irritante, tutta occhioni e sorrisi.
Antonio, guerriero di Dio racconta la figura di un Santo impetuoso, un uomo che alterna sorrisi e prediche quando non vere e proprie arringhe, ma soprattutto è un film che lascia una piccola speranza nell'umanità quando si esce dalla sala.
American Dreamz, prima e più che essere il nuovo Quinto potere, tenta lo sguardo antropologico su un reale che ormai è esattamente come lo aspettiamo; però infine scarta verso un'epigrafe che è sorprendente nel suo proporsi come lapide, anche in termini letterali.
Esce 'My father', sofferto racconto dell'unico incontro tra il dottor Mengele, carnefice dei campi di sterminio nazisti, rifugiatosi in Brasile, e il suo unico figlio, Hermann
Con il solito stile rigoroso, secco e scevro da facili sensazionalismi, il regista inglese tratteggia un ritratto sofferto di quei rivoluzionari irlandesi che, dopo il primo trattato di pace, decisero di non deporre le armi anche a costo di rivolgerle contro amici e parenti.
Ha un "passo" lento, rilassato ma sicuro, questo 10 canoe: si prende tutto il tempo per dire quello che ha da dire, così come la storia che il vecchio Minygululu racconta al confuso Dayindi vuole il suo tempo per essere raccontata.
Non sempre riuscitissimo, ma quantomeno inventivo, originale e coraggioso, 'Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti' segna il debutto su grande schermo di un studio di animazioni, la Kanbar, che sarà bene tenere d'occhio per il futuro
Parte male, questo The Breed, con i peggiori auspici per una pellicola di genere, per poi risollevarsi in parte grazie a un buon senso del ritmo e a una discreta padronanza tecnica.
Né un isolato momento di cattiveria con protagonista Richard Dreyfuss, né la simpatica faccia da schiaffi di Josh Lucas servono a tenere a galla un film con troppe falle.
Il primo episodio del J-Horror Theatre ci porta all'interno di un ospedale dove un virus sconosciuto miete vittime. Questa volta, però, lo spettatore resta immune da qualsiasi "infezione"...
Un eccezionale documentario dal sapore onirico che saccheggia l'animo umano e penetra la natura, tacendone i segreti, ma restituendoci tutta la sua meraviglia.
L'immaginario anni '80 sul quale si adagia il film è un trionfo di girelle, Cioè, poster dei Duran Duran e telenovele a go go, elementi evocativi che caratterizzano un'epoca, ma che non bastano però a fare un film interessante
Utilizzando sapientemente la grammatica cinematografica e radicalizzando le istanze documentariste, United 93 rifiuta la spettacolarizzazione, supera la retorica e giunge a una sintesi complessiva di grande forza e lucidità.
Election 2 si libera di ogni confine narrativo e estetico, travalica i confini del noir per raccontare il presente, fornendo un'istantanea nerissima della Cina moderna, senza però mai cadere nelle reti anguste del cinema politico.
'L'amico di famiglia' di quei film che si affacciano su questa arte raramente, magari con casualità e di solito senza progettualità, ma ne ridefiniscono alcuni confini linguistici e quindi interpretativi
Quel che di positivo c'è in questo film è lo sfruttare due storyline che provengono direttamente dal mondo a fumetti degli X-Men non solo assai interessanti ma anche molto moderne.
Mediocre prova di lungometraggio animato, troppo legato al format dell'animazione televisiva. Contenuti dilatati su un minutaggio più elevato, senza la forza narrativa per giustificare l'operazione.
Per comprendere la pochezza del film della Coppola si potrebbe discutere la scelta di partenza del film, il soggetto stesso quindi, che si situa con poca lucidità tra la banale agiografia post-moderna e l'affresco storico.
I limiti del cinema di Iñárritu non sono sufficienti a screditare un film che riesce a raccontarsi con un respiro ed una ricchezza visiva indubbiamente importanti.
Al di là di tutte le esagerazioni che ogni manifesto queer porta sempre con sé, Hedwig parla il linguaggio semplice delle emozioni, quelle che accompagnano la ricerca di sé stessi e dell'amore, della completezza.