Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Le rose del deserto mostra un regista poco lucido nelle modulazioni drammaturgiche, indeciso su quando prendere una strada piuttosto che un'altra e deciso di conseguenza a aggrapparsi al suo sentire e vedere a tutti i costi.
Il racconto procede in maniera lineare senza banalità e riesce a catturare l'attenzione dello spettatore anche grazie ad un equilibrato alternarsi tra fasi comiche e momenti più introspettivi.
Una pellicola tecnicamente impeccabile, questo Happy Feet, che però fatica, a differenza di altri film simili, ad essere goduto appieno anche dalle fasce di età più alte.
Un film su cui aleggia una piattezza da TV movie della vigilia di Natale, una convenzionalità di forma e contenuto che annoia e irrita, lasciando il vuoto laddove ci si proponeva, teoricamente, di riempire di contenuto una vicenda universalmente nota.
Il maestro francese Alain Resnais ci regala un divertissement piccolo e colorato, dalla consistenza lieve e delicata della neve che cade.
Manifesto della controcultura giovanile di fine anni sessanta e inizio anni settanta, Cinque pezzi facili rivisita con rigore e partecipazione la parabola del 'Figliol prodigo'.
Tra cielo e terra Robert Altman racchiude la città e ce la consegna, senza orpelli e senza concessioni alle convenzioni del narrare artefatto, ma con l'efficacia unica della naturalezza del suo cinema.
Si è lasciati poi liberi di vagare nello Shortbus, di lasciarsi penetrare lentamente, tra una risata e un colpo ben assestato nello stomaco, prima di un finale che spalanca la bocca e ci soffia dentro tutta la bellezza che resta del mondo
Una 'puntatona' di Ai confini della realtà con venature horror, il tutto impreziosito dalla cinetica regia di un William Friedkin in grande spolvero.
Poco più di un'ora per comporre un puzzle densissimo, ricco di tantissime foto sul set e di un'intervista fiume al regista che si trasforma progressivamente in un violentissimo attacco alla società capitalista e ai suoi strumenti di dominio culturale.
Il punto di vista di Ofelia, simbolo dell'infanzia violata e del futuro negato, è centrale in una narrazione equilibrata e sempre in bilico tra la feroce realtà del fascismo e l'immaginario (?) mondo del labirinto.
Aldo, Giovanni e Giacomo per l'annuale corsa agli incassi natalizi optano per la cinematografizzazione del loro ultimo spettacolo teatrale. Grande successo a teatro ma poco divertimento al cinema.
Con alcuni problemi di scrittura e di regia, 'Super Nacho' non è un film del tutto riuscito, nonostante il carisma e la presenza scenica del suo protagonista, Jack Black.
La visionarietà che qui si vuole rappresentare è mal raggiunta: troppi stili differenti che confondono e non creano unità nello stile del film che, in tal modo, si trasforma in un gran pasticcio.
Una commedia che non rende onore né alla carriera del regista Ivan Reitman, né a quella dello sceneggiatore dei Simpson Don Payne, né tantomeno a quella della musa di Tarantino.
Grazie alla scelta degli attori giusti, la commedia scorre leggera su temi difficili senza mai diventare noiosa; un po' buonista forse, ma mai patetica.
Spaventi prevedibili e preconfezionati, topoi del genere ormai stantii e incapaci di suscitare il minimo interesse uniti ad un'iconografia e un'estetica della paura riproposte in modo stanco e asettico.
Una favola moderna e fortemente attuale, capace d'incantare per la bellezza e la purezza delle immagini, e al tempo stesso in grado di suscitare profonde e quanto mai attuali riflessioni.
Il film di Eastwood è una destrutturazione radicale di quella che è considerata tutt'ora un'icona - la foto di Rosenthal - e di un Sistema che l'ha fatta propria e modellata a piacimento per i propri interessi.
Una colorata commedia che nulla aggiunge al filone in cui si inscrive, ma che può contare su un cast di tutto rispetto: l'ennesimo film fatto di tormentoni e scene sceme ad hoc.
Girato a basso budget e con uno stile da documentario-verità con camera a spalla, Borat unisce l'irresistibile comicità della slapstick comedy alla travolgente satira politica senza censura.
L'aspetto più evidente e sensazionale di 'Ultimatum alla Terra' è quanto il messaggio del film sia ancora oggi attuale ed efficace, anche ad oltre cinquanta anni di distanza.
Alatriste, tenuto insieme da una struttura narrativa estremamente labile, manca di coesione e di ritmo, e si trascina per quasi due ore e mezza di straziante abulia cinematografica
'Ricky Bobby' ha un approccio parodistico al genere delle corse d'auto e cerca di creare con scarso successo una buona amalgama tra situazioni comiche e sequenze di corsa.
Un film altamente sconsigliabile se non a spettatori estremamente raffinati e molto pazienti che vogliano provare a rintracciare qualche sprazzo di buon cinema in mezzo a un magma melenso e pretenzioso.
Cappelli, ennesimo regista esordiente allo sbaraglio in questo zoppicante inizio di stagione cinematografica, tenta un'analisi scherzosa, ma troppo frettolosa, delle contraddizioni della nostra società.
Film che ha disturbato la classe politica italiana in tempi di lotte operaie, colpisce ancora oggi per la lucidità con la quale descrive l'alienazione del lavoro in fabbrica e le miserie umane che da esso derivano e lo abitano.
Un thriller fantastico noioso e soporifero, con un plot esile e una regia senza spunti, che non prova neanche ad approfondire i temi (l'eutanasia, l'accanimento terapeutico, i limiti morali della scienza) dai quali prende le mosse.
Col suo continuo ricordarci che un bambino dovrebbe avere sempre il diritto di andare a scuola, Salvatore sembra più uno spot-fiume del Ministero dell'Istruzione che una favola educativa con morale importante.
'A casa nostra' è uno dei peggiori film visti alla prima Festa del Cinema di Roma. Inconcludente e sgrammaticato, oltre piagato da una sceneggiatura improponibile.
Freundlich si ispira dichiaratamente al maestro Woody Allen, ma si dimostra un pessimo allievo, dotando il suo script di un rapporto personaggi-città che non trova mai un incastro perfetto.
Il film di Christian Volckman ripropone stereotipi e motivi tra sci-fi e noir con un'estetica notevole seppur derivativa.
Questo Playing the Victim rappresenta un curioso esempio di cinema russo che vuole staccarsi dai tipici stereotipi di quella cinematografia: un'operazione viziata, però, da un'impostazione visiva spesso forzatamente 'sperimentale'.
Trapero ci parla dell'impossibilità di accettare il lutto ed affrontare le colpe e i fantasmi del passato, e lo fa con un film freddo, quasi statico, ma estremamente comunicativo.
Una storia dura, narrata con sorprendente naturalezza, grazie allo straordinario Tommo, ma anche grazie al resto del cast e al piglio registico di Meadows, immediato, viscerale, sincero.
Parole e luoghi vengonodalla memoria di Primo Levi, ma le immagini sono quelle della realtà dell'Europa dell'Est di oggi, con le rovine e la polvere lasciata dal crollo dei regimi comunisti, e di quella occidentale, ugualmente vuota e disillusa.
Vivace e divertente, 'La gang del bosco' non è solo una frammentaria sequenza di situazioni comiche, ma ha anche una struttura narrativa solida, seppur semplice, che lo rende un ottimo prodotto d'intrattenimento.
Il film scorre veloce e piacevole su due binari, quello degli adulti e quello dei ragazzi; due mondi che, pur presi dai loro problemi, guardano uno verso l'altro, con nostalgia e ammirazione.
Peccato che la bravura della Rappoport non basti fare eccellere anche la pellicola, che naufraga proprio in quello che dovrebbe essere il suo punto di forza: l'atmosfera e la struttura narrativa da thriller.
A Scanner Darkly ripropone il lavoro di Philip K. Dick in maniera più che fedele, ancorandosi ad esso senza cercare di suggerire qualcosa di più.
Vite perse, ritrovate e rimesse in gioco per raccontare che la vita è un fiume in piena che travolge e stravolge chi tenta di opporvisi.
Nonostante la lodevole cura con cui tratteggia i suoi personaggi, Le voyage en Arménie annega, sin dal principio, in un didascalismo piuttosto marcato, al limite della pedagogia antropoligicamente corretta.
Il grande regista cinese torna a raccontare con passione e tensione l'attualità del suo paese, servendosi di un toccante rapporto tra padre e figlio
La levità con la quale la narrazione scorre fluida accosta lo spettatore a problematiche dolorose, attraverso le esperienze di un gruppo di bambini dei quali, dopo poche sequenze, dimentichiamo la condizione.
La scrittura di Angelini è matura e riesce con efficacia a descrivere quello che si cela nelle fredde prigioni dell'odio e della solitudine.
Un susseguirsi di trovate comiche irresistibili fanno facilmente dimenticare i pur tanti difetti della struttura filmica.
Denso di tutti i suoi dogmi, dalla metropoli che schiaccia l'uomo, alla morte come inscindibile elemento di vita, il nuovo film di Tsukamoto approccia la realtà passando per l'onirico, in una singolare miscellanea di psicanalisi e memorie d'infanzia.
Linklater trascina lo spettatore nella sua corrente di immagini ricchissime di idee e dettagli, ma allo stesso tempo sempre funzionali al racconto e, in un certo senso, fuse con esso
'Grido' non è solo l'auto-biopic surreale di Pippo Delbono. E' qualcosa di più: sono appassionate dichiarazioni d'amore in forma di cinema.
Molti dei pregi di questo ottimo film risiedono nel soggetto originale di Infernal Affairs, ma le novità introdotte in fase di sceneggiatura, le ottime interpretazioni e il tocco personale del regista rendono l'operazione comunque decisamente riuscita.