Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Mira Nair torna a parlare dell'India, torna a invitarci a visitare la sua casa e la sua anima, torna a raccontarci quel profondo senso della famiglia che aveva caratterizzato il delizioso Monsoon Wedding del 2001.
Anche tralasciando le evidenti somiglianze con tanti altri film, non si può che definire questo primo film di animazione digitale prodotto dalla Sony Pictures un passo indietro rispetto ai risultati dei colleghi più blasonati.
Il difetto più evidente di 'Uno su due' è la mancanza di coraggio in fase di sceneggiatura, la scelta di restare in superficie, evitando di affondare i colpi.
Il film di Erdem riesce ad essere delicato anche quando racconta episodi brutali, sa farsi perdonare le poche cadute di stile, la ricerca puntuale dell'inquadratura ad effetto e l'eccessiva lunghezza.
N (Io e Napoleone) riesce ad avere due anime, quella di un interessante quadro storico e quella di una riuscita commedia, ma rimane troppo in superficie per poter essere considerato un film di spessore.
Giardini in autunno, film autoriale dall'umorismo mordace e grottesco, ci propone una riflessione sul reale valore del'avere e dell'esercitare il potere
Accanto allo sguardo su queste Little Italy americane (che si apprestano però ad essere fagocitate da Chinatown) Gagliardi inserisce, con rispettoso umorismo, il tema della labilità del successo.
Non basta lo sguardo anticonvenzionale di Shainberg a fare di Fur quello che avrebbe voluto essere, ovvero fastidioso e indimenticabile come i freak di Diane Arbus.
'Monster House' è un buon film per ragazzi, frutto dell'ottima miscela di ingredienti amalgamata da Gil Kenan ed adatto a tutta la famiglia nonostante qualche sequenza un po' più cupa.
Girato con un linguaggio veloce, Born Into Brothels non è un documentario che mira ad analizzare un fenomeno sociale, ma un tentativo di documentazione di uno sforzo pratico e immediato per aiutare il prossimo con i mezzi a disposizione di ognuno.
Per Woody Allen un passo indietro rispetto a Match Point. Scoop è un film che non si accende mai e scorre via senza mai essere sgradevole o particolarmente noioso, senza enfasi o ammiccamenti, ma anche senza sussulti.
Il lirismo delle immagini della Mehta non distoglie dalla tragedia di una situazione vergognosa che ha più colpe.
'A est di Bucarest' si propone come una delle commedie più originali ed intelligenti viste negli ultimi anni e ci ricorda che certe volte la verità non è che una questione di punti di vista.
Una commedia divertente e brillante che, come altri prodotti cinematografici simili Made in Usa, parte con l'acceleratore inserito - ritmo incalzante e battute a fulmicotone - per poi seguire un andamento molto più convenzionale.
Principesse/prostitute, in un film che affronta, senza andare troppo per il sottile, i legami sociali e affettivi di un mondo borderline.
Ispirato all'omonimo romanzo di William Wharton, Birdy non può essere considerato un film sul Vietnam, quanto piuttosto una grande storia di amicizia.
Un tema principale tra i più belli ascoltati negli ultimi anni e la solita abilità compositiva di James Newton Howard fanno della colonna sonora di Lady in the water una delle migliori del 2006.
Kevin Smith non ha volto il suo sguardo solo al presente o al futuro, ma ha fatto tesoro del passato. Perché il tempo passa, ma il passato non lo si può cancellare.
Una commedia divertente nella prima parte, che finisce col rivelarsi nella seconda un aggiornamento molto poco riuscito di La vita è meravigliosa di Frank Capra.
Shyamalan abbandona parzialmente i suoi "finali a sorpresa" e incanala la solita indagine sulle paure umane in una dimensione fiabesca e prettamente fantasy.
Il sogno e la realtà s'inseguono fino a confondersi in percorsi meta-onirici. Ecco la firma del regista che gira in pochi mesi una pellicola pienamente surrealista in cui i personaggi si interfacciano senza un apparente nesso logico né una continuità d'evento.
Snakes on a Plane è un perfetto prodotto da cassetta che farà la gioia dei nostalgici del drive-in.
Baciami piccina è un film che viaggia sui binari rassicuranti di stereotipi all'italiana, mostrando il fianco a incongruenze e imprecisioni. Ci offre però un finale dolente e necessario
Non è originalità che dobbiamo attenderci da 'Ant Bully', ma non possiamo negare l'appeal che il film può avere nei confronti del pubblico più giovane.
La storia, il film, il cuore sono tutti in un unico incredibile personaggio, Jean-Baptiste Grenouille, e nel suo errare nel mondo sconosciuto ed in conoscibile se non attraverso gli odori.
Sviluppi fin troppo prevedibili che la sceneggiatura dell'esordiente Gatins intreccia didascalicamente, e che solo la recitazione sofferta e partecipe della Fanning riesce a rendere più digeribili.
Un film che è insieme realista e metaforico, rassicurante e fastidioso, ricco di un'ambizione che, pur imperfetta, è rara da trovare oggi nel cinema italiano.
Una (falsa) commedia, che cela un robusto realismo dietro a una regia semplicistica e un impianto patinato tipicamente hollywoodiano.
Il cinema di Martinelli è un cinema di voli intellettuali strombazzati ai quattro venti e di pratiche basse sul campo: si respira una brutta aria di dilettantismo, specie sotto il profilo della post-produzione.
L'esperienza accumulata da Kenneth Branagh nei suoi precedenti lavori si pone qui al servizio dello straordinario capolavoro di Mozart trasformando un'opera fitta di simbologie massoniche e complesse allegorie in un entusiasmante affresco antimilitarista.
Il 'Grande freddo' declinato all'austriaca ondeggia tra la nostalgia e lo psicologismo, senza commovere né appassionare.
Han e Shen si muovono nella nebbia come fantasmi che esplorano un universo sconosciuto, ma è solo l'acqua della diga che ha cancellato le cose note lasciando un paesaggio solitario e desolato da riscoprire con uno sguardo nuovo.
Nel bene e nel male Aronofsky conferma la sua immagine di regista coraggioso, visionario e controcorrente, capace di passare da momenti di sublime bellezza a soluzioni di desolante banalità.
Ambientato in una zona della costa di Tokyo ormai abbandonata, in cui i resti del passato sono ancora visibili malgrado il loro progressivo scomparire dietro una fagocitante modernità, Retribution trova proprio in questa scenografia l'epicentro dei propri significati.
Emanuele Crialese torna al cinema con un alito caldo di purezza assoluta, un'opera sospesa di "transizione", di contatti, di sensazioni vergini.
Aiutato dai suoi protagonisti, ma un po' meno dalla sua sceneggiatura, Laurence Malkin gestisce con sicurezza la parte meno dinamica del film, ambientata in un unico ambiente con soli quattro personaggi, mantenendo un discreto livello di tensione.
Belle Toujours conquista il cuore di chi ama il cinema, perché è un atto sincero di un uomo, De Oliveira, che continua a stupire, parlando d'amore.
Pulse risulta essere niente più di un pop-corn horror come tanti, neanche tra i peggiori, forse, ma lontanissimo dall'intelligente, colta visione del genere data dall'originale Kairo, caposaldo del J-Horror diretto da Kiyoshi Kurosawa.
Dotato di quella valenza universale che lo Studio Ghibli riesce da sempre a imprimere alle sue produzioni, Gedo Senki è un'opera che si mantiene legata all'eredità di Miyazaki padre per lo spunto ecologista.
Estevez al cervello accompagna il cuore e riesce a raccontare un evento centrale della storia politica americana con un umanesimo sorprendente, andando oltre il suo specifico e tragico significato.
La sceneggiatura - senz'altro consapevolmente - rimane superficiale: la volontà di non andare a fondo dei problemi e delle personalità in ballo impedisce allo spettatore di affezionarsi ai personaggi e simpatizzare con loro.
Il film sprofonda ben presto nelle sabbie mobili della prevedibilità e del colpo di scena telefonato, mentre le scene che dovrebbero risultare più spiazzanti e disturbanti sfociano nell'umorismo involontario.
Una pellicola importante che dirige finalmente lo sguardo del nostro cinema su realtà altre che facciamo così fatica a comprendere.
Nonostante la considerevole durata di due ore e mezza, il film raramente mostra delle fasi di stanca, anzi, intrattiene e fa sorridere grazie al tocco leggero del regista e per il buon lavoro di scrittura.
Cuarón riesce a tenere le fila del discorso con sicurezza mescolando fantascienza e action movie a temi di carattere universale.
Tsai Ming Liang torna nella sua Malesia, fotografa l'inesistenza degli immigrati e dei vagabondi che popolano i non-luoghi di una città immobile, pone i corpi in orizzontale, vicini, per dar conto della distanza incolmabile che li divide.
Si parte dagli ebrei uccisi a tradimento nei Paesi Bassi, per mettere in moto uno spettacolare thriller che ribolle e travolge tutto, non fermandosi di fronte a niente, infischiandosene anche di rischiare alcuni eccessi un pò spregiudicati.
La morte di Diana è un evento ancora vivo in tutti quelli che l'hanno vissuto: Frears sa dosare bene gli elementi e gestire quell'emozione che ancora oggi sa suscitare il ricordo.
Un delirio surreale di suggestioni dove il senso di temporalità si frantuma e la distinzione tra realtà ed onirico finisce col sublimarsi in un caleidoscopio saturo di colori, suoni e volti.
Lo stato più caldo per Hawke è quello dell'infanzia, quello di un'illusione che crescendo non si riesce ad abbandonare ma che finirà col mostrare la propria glacialità