Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Invece di darsi in un percorso lineare, Lynch procede per libera associazione di idee, immagini e suoni, riconducibili in parte alla logica primaria e ai processi di condensazione e spostamento tipici del sogno.
Sebbene sia sorretto da situazioni e linee narrative propriamente non originali, Arthur e il popolo dei Minimei merita se non altro attenzione per l'abilità tecnica mostrata nel fondere in un unico universo visivo ed emozionale il live action con l'animazione.
'Segretario particolare' va controcorrente, affrontando con durezza e senza molte pretese il mondo degli anziani e le loro problematiche: la malattia, la solitudine, la malinconia.
L'amore non va in vacanza presenta tutte le caratteristiche del più classico film di Natale made in Usa: grande cast, un tocco di ironia, molto buonismo e un pizzico di malinconia.
Il carattere dei musicisti, fragile e forte in uno, perché dominato dal temperamento artistico ma sconvolto dall'approccio al reale, non poteva essere descritto da altri che da un musicista stesso.
Una volta svelato il mistero - e, a dirla tutta, non è che ci volesse poi molto - il film inizia a perdere colpi finendo per esaurire la sua capacità di catturare l'attenzione dello spettatore.
Se l'impressione, di fronte a 'Miss Potter', è quella di trovarsi di fronte a un film "piccolo", ciò che va lodato è la capacità di Noonan di mantenere il tutto in equilibrio tra l'obiettività della biopic e i toni fiabeschi che contraddistinguono gran parte della vicenda.
Avati riesce a costruire una sceneggiatura che ha il suo punto di forza nella sapiente alternanza di toni, che virano continuamente dalla commedia al dramma e viceversa.
Consigliato a quanti non abbiano mai smesso di credere nella forza dei propri sogni e a tutti quelli che, nonostante le circostanze a volte non siano delle più favorevoli, fanno di tutto per realizzarli.
Le considerazioni metalinguistiche e le ipotesi filosofiche lasciano spazio sufficiente a una semplicissima e immediata storia d'amore che convince grazie all'ottima chimica tra Ferrell e Gyllenhaal.
Step Up è un perfetto baluardo dell'era in cui viviamo. Una fotocopia di un passato i cui tratti sono poco marcati, perfettamente confezionata, lucida e plastificata.
Immersi nei colori e nei suoni caldi del rhythm & blues, Condon ci riporta nella Detroit di fine anni '60, con una regia che privilegia i movimenti coreografici dei protagonisti, ricalcando le inquadrature dei grandi show televisivi di un tempo.
Il film di Caria descrive con ironia, intelligenza e rispetto una città che può essere realmente compresa solo vivendola dal di dentro.
Il punto di forza ma anche la debolezza del film è il suo procedere in maniera lineare, il suo accompagnare lo spettatore passo passso nel racconto e il suo essere tremendamente scontato.
Nonostante gli sforzi profferti e l'innegabile enfasi messa nella sua realizzazione, il film resta uno spettacolo per adolescenti - troppo prevedibile la sceneggiatura e superficiale l'approccio al razzismo.
Tratto dal libro di Vittorino Andreoli, l'ultimo film di Renato Pozzetto mette in scena un cliché dopo l'altro, accumulando situazioni e concetti di dominio pubblico fino alla saturazione del già visto.
Blood Diamond è un discreto action-movie, che si concentra su scene di battaglia e di guerra, centrando però solo a metà quegli obiettivi di denuncia socio-politici che si era prefissato.
Felix il coniglietto è simbolo e di un progetto di solidarietà a favore della campagna mondiale di raccolta fondi dell' UNICEF per i bambini orfani a causa dell'AIDS. Non sono sufficenti gli intenti però...
Le stanze che i personaggi abitano e attraversano sono piene di vita, e i paesaggi dell'immaginazione come le oppressive mura della realtà riflettono la delicata Babele creativa che risiede nell'interessantissima testa di Michel Gondry.
Quattro storie per narrare, ancora una volta, il sentimento più rappresentato (e abusato) al cinema: sfortunatamente, però, la consistenza è la stessa della canzone di Gigi D'Alessio che Volo e la Bobulova ascoltano in uno degli episodi.
Il primo film yankee di Muccino sposa passivamente il mito del sogno americano: volontarismo e desiderio di eccellere come unici motori di una società che non riesce a comunicare ed a istaurare rapporti e legami.
Animali antropomorfi che ballano, si innamorano e soffrono? Sa di già visto? Non è il caso di Barnyard, film che mescola sapientemente i ritmi del musical ed una forte morale edificante.
Rocky Balboa è la celebrazione di un simbolo attraverso la messa in scena del suo funerale. Stallone congeda il suo alter-ego attraverso il suo rifiuto a arrendersi, ma allo stesso tempo delinea la sua fine evidenziando la tragica inattualità del suo personaggio-uomo-divo.
Nel film di Zhang Yuan manca proprio quella 'guerra' evocata nel titolo, manca lo spirito ribelle insito in ogni bambino. Manca la forza di osare.
Il film di Patrick Stettner si fa ricordare soprattutto per averci restituito un Robin Williams in versione "drammatica" su buoni livelli, e per un'idea tanto potenzialmente intrigante quanto mal sfruttata.
Misera la sceneggiatura, giocata tutta sull'eroe umano e sulla contrapposizione "vecchia gloria"-"giovane leone", che alla seconda ora trascorsa fra piscine gelate e tempeste in mare aperto sfinirebbe chiunque.
Una commedia amara o un dramma comico; di sicuro un ritratto sognante dello struggente male di esistere, di chi sopravvive giorno per giorno mentre dovrebbe avere un'opportunità.
Guggenheim racconta l'impegno dell'ex vicepresidente USA nell'ambito della ricerca sulla situazione drammatica del clima del nostro pianeta.
Comunichiamo tramite Internet per sentirci soli insieme agli altri. Il continuo overload di (in)utili informazioni ci costringerà un giorno non lontano a sigillare le nostre stanze con nastro adesivo rosso. E per sempre la morte sarà (una nuova) eterna solitudine...
Martin Campbell sembra aver pensato formalmente a Casino Royale più come ad un contemporaneo action-spionistico che come ad un film dell'agente segreto britannico.
Von Trier ragiona sui rapporti umani, creando un microcosmo lavorativo simile ad una grande famiglia, in cui però, dietro un'apparente solidarietà, si celano egoismo ed arrivismo.
Apocalypto è un film d'avventura di buona fattura nobilitato da un'ottima regia che si inserisce nella scia sangue, sudore, muscoli e fango inaugurata da 'Braveheart'.
Uno dei più dolci e imperdibili saggi sull'infanzia e sull'umanità, un film in grado di minare ogni minima certezza del proprio costrutto per sostituirvi il proprio punto di vista. Un film vivo. Puro. Sincero.
Quello di Dreyer è un mesto, austero canto rivolto all'uomo, alle sue concrete aspirazioni di felicità e alle sue verità scavate nella carne, quella medesima carne sacrificata nel fuoco del rogo per compiacere i sovrumani precetti d'una divinità sorda.
Per infrangere i tabù della solitudine Kaurismäki deve assorbire ogni elemento romantico e rendere la vicenda asettica e quasi impersonale.
Un tipico esempio di 'cinema adolescenziale' dove il racconto di avventure di ragazzi è un mezzo per criticare gli adulti.
Un film totalmente sbagliato, questo Eragon, che copre le mancanze di regia e sceneggiatura adagiandosi sullo sfarzo dei mezzi, e su un suppposto quanto forzato senso di epicità.
Nella tagline è racchiuso tutto il senso di un film che riesce ad assommare alla perfezione la natura del cinema come mezzo d'intrattenimento da un lato e come veicolo di riflessioni dall'altra.
Se, da un lato, Pambianco sembra davvero saperci fare con la cinepresa (digitale), il problema sorge una di fronte ad una sceneggiatura risibile, di un'approssimazione davvero singolare.
I campioni dell'animazione inglese e il principale concorrent americano alla Disney si uniscono per dare vita ad un interessante esperimento di animazione
Kurosawa dirige il suo primo film a colori tentando di dare nuovo significato alla parola umanità attraverso la descrizione di un universo semplice e disperato.
Meno stilisticamente pulito di Trono di sangue e più vicino alla ruvida sincerità di I sette samurai, La sfida del samurai è diretto senza il minimo protagonismo per il regista e con una costante ricerca dell'invisibilità che è esemplare.
'Commediasexi' è un prodotto gradevole se non proprio esilarante, senz'altro superiore alla media delle commedie sguaiate accanto a cui si colloca.
Denzel Washington incarna di nuovo l'eroe senza macchia e la sua solidità interpretativa avvince tanto dal voler fortemente che siano possibili tali metodi investigativi, ma soprattutto, accendere la voglia di credere ancora in un'alternativa.
Meglio dire addio a forti sentimenti senza sperare in sconvolgimenti emotivi ed abbandonarsi ad una patinata commediola buonista, in cui il cattivo torna buono e rinuncia a cifre milionarie in cambio di una solare squattrinata francesina.
Come spesso succede nei film dei fratelli Vanzina molteplici ed espliciti sono i riferimenti alla commedia italiana ed ai grandi duetti comici della storia del nostro cinema.
Pur non facendo gridare al capolavoro, questo prequel resta comunque un prodotto che merita un'occhiata da parte dell'appassionato, sospeso com'è tra consapevole omaggio e tentativo, non sempre riuscito, di svecchiamento dei temi del modello originale.
Steven Zaillian ha messo al centro del suo discorso cinematografico i personaggi e le loro molteplici sfaccettature focalizzando la sua attenzione sul loro lato umano e psicologico.
Gerard Pires tenta di realizzare un Top Gun francese, ma va anche oltre il suo modello per banalità e valori maschilisti da quattro soldi.
L'opera terza di Emmanuel Mouret è, per sua stessa ammissione, una "fantasia amorosa", in cui il tema del triangolo donna-uomo-donna viene affrontato nel modo lieve e fresco della classica commedia 'per una sera in tranquillità' e poco più.