Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Dopo 15 anni di assenza, Dito Montiel torna nella grande mela, a riscoprire affetti che credeva di aver perduto per sempre, e lo racconta in questa opera prima, frizzante e sincera.
David Lynch smantella la sua cittadina simbolo mattone dopo mattone, distruggendo un mito televisivo e celebrando la morte di Laura Palmer come quella di un'eroina d'altri tempi. Con i tratti più sperimentali del suo cinema presenti sempre in primo piano.
Silvana Zancolò firma un thriller psichedelico con un tocco noir e un retrogusto che, se assaporato bene, ricorda un Dario Argento prima maniera.
Fellini costruisce una sorta di documentario del bizzarro costituito da diversi episodi, ognuno dei quali riporta la sua estetica del fare e il suo amore per questa città che ha visto maturare il suo genio.
Quello del tandem Jeunet e Caro era un cinema anarchico e inusuale, caratterizzato da uno stile cartoonesco e retrò; fortemente voglioso di non somigliare a nulla.
L'idea di base, non originalissima, non è che un pretesto per creare un vero e proprio balletto senza sosta di personaggi-caricature, che marcano di prepotenza la scena.
Una soundtrack Anni '60-'70 per il film di Scorsese 'The Departed', con brani di Rolling Stones e Pink Floyd e un tema principale con sonorità folk suonato dai Dropkick Murphys.
La ricerca di un'altra identità in un'altra città assume i contorni del grande romanzo di formazione.
La prima serie di Heimat, nata per la televisione e sconfinata al cinema, dimostra con la sua sola esistenza il rapporto tra romanzo e cinema.
Il velo dipinto è un film ben confezionato, ma quasi mai esente da una generale sensazione di freddezza: non si avvertono sussulti di reale emozione, forse per la (non voluta) distanza che lo script pone tra i protagonisti e lo spettatore.
Si viene catapultati in un universo che definire eccentrico è poco, una sorta di mondo parallelo, pieno di stravaganze e personaggi tra il buffo e il grottesco pieni di psicosi, il tutto sempre accompagnato dalla giusta dose di sarcasmo ed ironia.
Scrivimi una canzone si offre come un lavoro discontinuo, a tratti irritante e a tratti divertente, accompagnato da una gradevole colonna sonora in perfetto stile eighties.
Saturno contro è un'opera che aspira a raccontare con sincerità un microcosmo felice, ma quando riesce nello scopo lo fa soprattutto grazie agli ottimi interpreti e alle emozioni evocate dall'alchimia tra dolci movimenti di macchina e canzoni cariche di ombre e colore.
L'obiettivo di tenacious D e il destino del rock non è il realismo, né la credibilità. È il voler coinvolgere il pubblico, lo spettatore, farlo entrare nello spirito del film. Ed in questo, le due aspiranti rockstar riescono alla perfezione.
La politica, il sesso, il blues e il rock, il ruolo della donna nella società, e ancora l'ideologia, il passato, il presente e il futuro, tutti elementi inseriti in un film che non spiega il mondo ma affonda la mdp come fossero unghie e denti nelle contraddizioni sociali.
Alpha Dog agghiaccia per la naturalezza con cui la macchina da presa immortala amplessi nel bagno di una villa, mentre fuori echeggiano note di una festa in piscina, per poi passare al silenzio del deserto riempito dagli spari di un mitragliatore.
Signore e signori, ecco uno spettacolo veramente raccapricciante! John "Zio Tibia" Carpenter e il suo compare Tobe Hooper ci richiudono all'interno del cinema più destabilizzante degli ultimi decenni. Con un'aggressività giocosa, un occhio ironico e qualche capello di troppo...
Un film essenziale, schietto e convincente, incentrato su un personaggio femminile di grande forza e indipendenza (bravissima Yu Nan) e su una vicenda familiare di immediato impatto.
Ispirato ad una novella di Balzac, il dramma di Rivette non scorre in maniera fluida, ma è appesantito da una regia lenta e datata e da un'interpretazione poco spontanea.
L'approccio lascia intravedere l'intento ironico e dissacrante del romanzo di Elizabeth Taylor senza abbracciarlo, così Angel si trasforma in quello che avrebbe dovuto criticare, ovvero in un mediocre romanzo d'appendice.
'Lost in Beijing' concentra l'attenzione sui personaggi, trasmettendo un senso di oppressione e, allo stesso tempo, smarrimento, che rende lo spettatore partecipe della loro situazione e di cosa voglia dire vivere in una metropoli come Pechino.
'Yella' mostra tutti i suoi limiti nella ricerca forzata di una complessità narrativa che già due anni fa in 'Gespenster', seppur in maniera minore, l'autore aveva dimostrato di non saper gestire.
Un film che nei suoi momenti migliori è una banale e inconcludente denuncia di una situazione terribilmente seria e che avrebbe richiesto ben altro approccio.
'Desert Dream' è un film inutilmente prolisso, che non favorisce l'empatia nei confronti dei tre personaggi principali.
MacDonald è certamente abile nel lavorare sulla tensione, ma si dimostra molto meno capace nel rendere tutte le sfaccettature dei suoi personaggi.
Un intenso mix tra dramma e commedia, dal ritmo elevatissimo, che tra una risata e un plot twist parla in maniera diretta di giornalismo e divismo ai giorni d'oggi.
Il dramma raccontato da Cedar è un'opera matura e sorprendente che sa essere spaventosa e claustrofobica nelle scene degli attacchi nemici ma anche emozionante e intimista nelle scene più corali .
Se l'idea è coraggiosa, la sceneggiatura non è sempre solida e credibile, ma è costellata di perle di humour e di momenti toccanti, e tanto basta a fare di Irina Palm, nel complesso, una pellicola deliziosa e sorprendente.
Facendo largo uso di immagini al computer, Snyder è riuscito a riprodurre in '300' lo stesso feeling e la stessa potenza delle tavole di Frank Miller.
'El Otro' si pone il problema del tempo e dell'uso che ne facciamo nella nostra vita, ma anche un film sulle responsabilità e sulla consapevolezza di queste ultime.
Si completa il dittico della guerra di Eastwood, con un film diverso da Flags of our fathers ma figlio della stessa passione e dello stesso corpus narrativo
Apnea, opera prima benedetta da Moretti, affronta, con un taglio particolare e deciso, la scomoda tematica dello sfruttamento del lavoro, di un certo, deviato, modo di fare impresa in Italia
In 'Notte prima degli esami - Oggi' messa tra parentesi quella forte amicizia che aveva fatto inginocchiare per solidarietà tutti insieme i protagonisti nel primo film, c'è spazio solo per l'inconsistenza dei nostri giorni.
Pretendere un'opera strutturalmente complessa, che possa parlare di temi adulti come quelli trattati da questo film, da un 25enne è forse davvero un pò troppo.
Il film di Techiné, ambientato nel periodo in cui l'AIDS iniziò a mietere vittime, è a tratti un po' didascalico, ma emozionante e ben interpretato.
Una donna viene messa al mondo solo per vendicare la sua famiglia. Un melodramma sotto forma di film d'azione che ha saputo meravigliare ed ispirare anche Tarantino per Kill Bill.
Diario di uno scandalo si dimostra una rivelazione assolutamente inaspettata, un dramma sentito e equilibrato che racconta un noto fatto di cronaca con intensità e senza ipocrisia, tenendosi ben distante dalla retorica e dagli intenti pedagogici
Un cinema sospeso nel tempo che non deve rispondere a nessuna regola, ma semplicemente emozionare e stupire, scena dopo scena, per la sua straordinaria bellezza e sensibilità.
Pur essendo tecnicamente superiore a 'Private', il secondo lavoro di Saverio Costanza limita a questo aspetto le note positive, ma amplifica quelle negative che già erano percepibili nel lavoro d'esordio.
L'estrema semplicità dello script, il suo essere terribilmente didascalico e prevedibile, non permette al film di decollare, ma lo condanna inevatibilmente al limbo della sufficienza.
Nonostante il contesto storico in cui si svolge il film di Ruzowitzky non siano privi di interesse, 'The Counterfeiters' non riesce a coinvolgere pienamente ed è sviluppato in modo da non lasciare nessuna traccia di sè nello spettatore.
'Two Days in Paris' è un film piacevole e divertente, ben interpretato e discretamente scritto e diretto, in cui si ride tanto e di gusto, soprattutto in una vivace prima parte, ma non esente da difetti, soprattutto dovuti all'inesperienza dell'autrice.
Molti dei difetti del film sono imputabili soprattutto alla regia di De Niro: partendo da questo interessante script ma con alle spalle un regista di maggiore esperienza si poteva e si doveva fare molto di più.
Il film di Cao Hamburger è un dramma raccontato con equilibrio e stemperato da tochi di ironia e dolcezza.
'I'm a Cyborg, but That's OK' è forse meno profondo ed articolato di quanto potessero essere i suoi lavori precedenti dal punto di vista della struttura e della trama, ma sicuramente visivamente complesso e ricchissimo.
Un'iconografia che si rifà così apertamente al passato non è l'ideale per avvicinare le giovani generazioni, e non basterà a convincere i cinefili e gli spettatori più anziani che potranno sorridere le citazioni ai beneamati classici, ma difficilmente apprezzeranno il film in sé.
Tragica e appassionata, la vita di Edith Piaf approda sul grande schermo nella biopic diretta da Olivier Dahan e interpretata da Marion Cotillard.
Un meccanismo che, pur ricordando un certo cinema americano degli anni '70, non perde mai di vista la sua rotta originaria, evitando, quindi, di scivolare miseramente nella trappola della macchietta e del sorriso strappato ad ogni costo.
Rispetto ai suoi precedenti lavori questa volta Minghella, alla sua prima sceneggiatura originale, punta marcatamente il dito su un tempo del racconto e su una storia molto attuali.
Che bisogno c'era di costruire un background per un personaggio che proprio dall'assenza di motivazioni traeva uno dei suoi principali motivi di fascino? Ma, pur mettendo da parte questo aspetto, bisogna dire che questo prequel è cinematograficamente ben poca cosa.