Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Più di una semplice commedia sentimentale, un tentativo di delineare, attraverso situazioni e reazioni emozionali diverse, le sfaccettature del cuore, quell'irrazionalità che domina su ognuno, che compone caratteri, umori, stati d'animo e personalità.
Cambia il genere cinematografico di riferimento, ma regista e sceneggiatore tornano a parlare di un gruppo più o meno ristretto di persone che si trovano ad affrontare il collasso della civiltà, si osservano le loro dinamiche interne, i loro conflitti, le loro posizioni.
Le immagini visionarie del pittore si fondono alla perfezione con l'espressione dell'inconscio del regista in un film che, apparentemente insensato, riesce a mantenere una sua coerenza interna senza trascurare il tessuto narrativo.
Colpisce la freschezza e la genuinità con la quale l'ultimo film di Luchetti affronta un periodo, quello degli ideologizzati anni '60, mai veramente pacificato nelle coscienze degli italiani e nel dibattito pubblico della penisola.
Realizzato durante il primo piano quinquennale di Stalin affrontando un tema analogo all'ejzenstejniano Il vecchio e il nuovo, Dovzhenko consegna alla storia un dramma epico sui primi tentativi di collettivizzazione dove l'attualità e gli aspetti propagandistici vengono assorbiti da quella che è definita la poesia della natura.
Il film di Forman fatica ad entrare a regime e, sul più bello, si perde in riflessioni socio-politiche ridondanti ed inattuali, descrivendo un '700 irreale ed enfatizzato, guardato con occhi dogmatici e privi di acume.
Un contraltare 'estivo' del recente Notte prima degli esami, che tenta, con poco successo, di mescolare la tematica socio-culturale con una fresca commedia generazionale. Obiettivo non pienamente centrato.
Un film poetico nelle sue forme più varie: dalla caduta dei piumini che segnano l'inizio della primavera alla danza nella nebbia dei ragazzi, dalle luci del transatlantico alla neve "inaspettata", alle parole dei protagonisti.
Insolito questo film sull'universo maschile, troppo spesso proposto in stereotipi meschini; qui vanno in scena paure e debolezze autentiche, rappresentate con la stessa illusoria semplicità del quotidiano.
Lungo tutto il film corre il brivido della morte: per chi non riesce più a vivere normalmente nonostante sia tornato sano, salvo e pluridecorato, per chi cerca la morte considerandola l'unica vera emozione della sua vita, per chi forse avrebbe preferito morire in Vietnam.
Gordon racconta così il proprio punto di vista sulla follia, sulla paura e sul desiderio, lasciando il giudizio sospeso, cercando in facili eccessi di messa in scena una soluzione che, come per il suo protagonista, è impossibile a trovare, forse perché inesistente.
In un panorama cinematografico sempre più spento e a corto di idee, questo film, che riporta sul grande schermo la spinosa tematica del sospetto, della diversità tra culture, e la relativa non accettazione del diverso, non passa di certo inosservato.
L'opera seconda del giovane regista inglese Christopher Smith ci trascina nei boschi della Transilvania al seguito di un gruppo eterogeneo di manager rampanti alle prese con problemi estranei alle "logiche aziendali".
Inutile stare a puntualizzare come e perché il film non sia nemmeno lontanamente assimilabile ai suoi modelli, e di come banalizzi gli aspetti psicologici privilegiando l'effetto (speciale o no) di bassa lega.
A 7 km da Gerusalemme un pubblicitario in cerca di sè stesso incontra uno strano personaggio, aderente in tutto alla descrizione evangelica di Gesù Cristo. Un ottimo spot, penserà all'inizio, ma poi...
Huerga si impantana in un caos di colori e rumori, ma quando si parla di eventi così tragici e di tali ingiustizie ingiustificabili si può forse perdonare qualche lacuna ed apprezzare comunque il tentativo.
Cast hollywoodiano e grande qualità su RaiUno. Dopo 'Pompei', Giulio Base conferma il suo talento di regista di film storico-drammatici.
Donnersmark costruisce un meccanismo perfetto che tiene alta la tensione dalla prima all'ultima sequenza e fa de Le vite degli altri un appassionante thriller dell'anima, a tratti scanzonato, a tratti disperato, ma ricco di speranza.
Svalvolati on the road si posiziona in un generico limbo del comico che riunisce sguardo nostalgico al passato, gag slapstick e un sottofondo omofobico, fil rouge che unisce molte delle pellicole che spopolano attualmente negli USA.
Nonostante alcuni elementi stimolanti, il film è nel complesso molto poco interessante ed ha l'enorme difetto di affrontare un tema narrativo già esaurito dalla grande produzione cinematografica al riguardo.
Tirard costruisce una commedia solida e fresca, ma, per troppo amore, ne diluisce eccessivamente i tempi narrativi e quelli comici, facendole perdere di precisione e incisività.
Benchè più vicino alle atmosfere degli esilaranti episodi televisivi, questo secondo film di Mr. Bean non riesce comunque a divertire se non negli ultimi venti minuti.
Un film moderno, girato con uno stile pulito che però, nella sua parte finale, ha il difetto di diventare improvvisamente un po' troppo artificioso.
Un film disperato e sincero che non ha pudore di mostrare l'ipocrisia né la lotta alla sopravvivenza, nel tentativo di scardinare le false certezze della società danese.
Il primo documentario di Sydney Pollack soffre di un atteggiamento un po' troppo celebrativo nei confronti di Gehry, dipinto come un genio assoluto e indiscutibile.
La bravura di Olmi sta nel dare a questo suo deciso attacco antiecclesiastico i toni delicati di una storia semplice, assestando al momento giusto delle energiche stoccate che mettono in ginocchio il proprio bersaglio.
Lì dove sembrava impossibile che l'immagine potesse riscattare il potere evocativo e sobrio della parola, ci ha messo lo zampino (e soprattutto la fantasia) Neil Burger.
Un film non indimenticabile che narra tonfi e trionfi del calciatore più chiecchierato della storia; consigliato solo ai simpatizzanti di Maradona.
La Red Road è una strada della periferia di Glasgow in cui i destini di un uomo e di una donna torneranno ad incontrarsi, generando nuovo dolore ma riscattando definitivamente un passato difficile
Sevérine è una donna-bambina che confonde continuamente la propria esistenza nei due diversi piani nei quali il film si dipana; quello della realtà e quello del sogno.
Violento e spaventoso sin dal primo fotogramma, il film, pur nascendo da uno spunto innovativo, soffre di una sceneggiatura che ripercorre tutti i luoghi comuni dell'horror giovanile.
Un linguaggio semplice, un messaggio profondo, per il tema della perdita che non diventa mai banale e che regala lacrime di sincera commozione di fronte all'infanzia interrotta.
Anche di fronte ad un prodotto non troppo riuscito, Bisogna apprezzare la voglia di non "imitarsi" a tutti i costi e il tentativo di rinnovarsi - anche se un po' maldestro - dei fratelli Taviani.
E' l'avvincente favola in 3D del topolino dei dentini da latte, che fino a oggi non era conosciuta se non attraverso il racconto dei nostri genitori. Avvincente e geniale l'animazione e ottima la colonna sonora.
La scelta di non mostrare si dimostra la carta vincente poiché libera la fantasia dello spettatore in un dedalo di ombre che crescono e si moltiplicano fino all'epilogo.
Liscio è una deliziosa commedia dolce-amara sul rapporto filiale e sulla realtà sociale d'oggi: circostanze e situazioni d'ordinaria vita vissuta, filtrate attraverso il racconto di un bambino più maturo della sua età.
Eddie Murphy continua a darsi al trasformismo: questa volta si triplica sullo schermo ma si dimentica che ogni tanto un po' di trama non guasta.
Il film di Ramis non è abbastanza caustico da poter essere considerato una black comedy e neanche avvincente e teso come un thriller che si rispetti, ma resta poco coraggiosamente in bilico tra i due generi, senza provare a sorprendere lo spettatore.
Il film riesce a combinare in maniera equilibrata diversi generi cinematografici e diversi registri. Se nella prima parte infatti è il realismo a predominare sul fantastico, nella seconda sono gli effetti speciali che giocano un ruolo determinante.
Il film rappresenta un'efficace operazione di restyling delle avventure di Asterix e Obelix, che ne attualizza temi e contenuti nel rispetto della storica fisionomia dei personaggi e dello spirito originario del fumetto.
Film potenzialmente molto interessante, che sfrutta un'idea geniale nella sua perversità, Death of a President risulta validissimo sotto il profilo tecnico, ma francamente inutile nel messaggio che vuol far passare.
Le inquadrature fisse traducono in immagini la sensazione che i personaggi si trovino in un ambiente che non riescono ad abbandonare se non uscendone fisicamente e la sensazione di freddo e nettezza che si respira ad ogni scena, congela i sentimenti ad una dimensione disperata.
Con riferimenti lla comicità di Caruso e della premiata ditta Franchi ??" Ingrassia, Ficarra & Picone hanno saputo dar vita ad un'onesta pellicola slapstick vecchia scuola, incentrata sul gioco degli equivoci e sull'ambiguità degli eventi.
Leo è Dante e la voce off il nostro Virgilio; il mezzo è in questo caso un treno che qui agisce come metafora dell'immaginario filmico, infatti non a caso lo scorrere delle rotaie è sia richiamo della ripetitività del cinema, sia dello scorrere funambolico della pellicola qui ideale specchio d'acqua che ci collega all'inferno.
Più che una visione dell'universo femminile una visione femminile dell'universo, ma nella maniera più ruffiana e banale possibile.
Ho voglia di te è un film estremamente furbo nel voler apparire a tutti i costi perfetto, che offre qualche momento godibile, senza però mai concedere buon cinema, che riflette sull'amore oggi, ma lo spiega con la piattezza delle frasi ad effetto.
Saw 3 conferma che la saga sembra far tesoro della "morale" incarnata dal suo villain: la sopravvivenza dipende da quando in profondità si è pronti a scavare in sé stessi, (ri)conoscersi ed a rinnovarsi partendo dal proprio passato.
I vari piani di lettura riescono a coesistere grazie allo stile del regista che, come sempre, appare garbato e sognante, con un senso dello humour velatamente sopra le righe e, in questo caso, con un azzardato gusto per l'autocitazione.
Alternando live action, animatronica, animazione computerizzata e animali veri supervisionati dagli addestratori, il film si rivolge in particolar modo a un pubblico di bambini, anche in virtù di una morale esplicita ed esibita che verte su messaggi quali amicizia, speranza, tolleranza e solidarietà.
Dopo 15 anni di assenza, Dito Montiel torna nella grande mela, a riscoprire affetti che credeva di aver perduto per sempre, e lo racconta in questa opera prima, frizzante e sincera.