Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Liberatosi di quella pesantezza che aveva affogato nella storia e nella tragedia la sua precedente opera, Avati recupera la capacità di intrattenere senza strafare, potendo contare sul disimpegno di una rievocazione fine a sé stessa.
Lo spunto è nero, la commedia nerissima, la realizzazione abbagliante. I due registri francesi riempiono le falle aperte dalla limitatezza del budget con la loro inventiva e una propensione naturale a un umorismo irresistibile imbevuto di cinismo senza perdere di umanità, distillato anche dalle zone più oscure delle vite miserabili dei due protagonisti.
L'autore di Save The Last Dance e Step-Up ci consegna una nuova storia di danza e d'amore che ritaglia uno spazio per la speranza, specie tra i più giovani.
Con le musiche di Cecco Signa e dei Marlene Kuntz a fare da sostrato emotivo, il nuovo film di Davide Ferrario trasforma il carcere stesso nella scenografia di una possibile emancipazione.
Tantissime le citazioni cinefile, molte le battute e i personaggi divertenti che prendono spunto dal cinema del passato e dall'attualità politica, ma difficilmente tutto questo sarà compreso fino in fondo da quelli che dovrebbero essere i primi fruitori del prodotto e cioè i più piccoli.
A tratti struggente a tratti esilarante, Io & Marley è una deliziosa commedia sentimentale in cui tutti quelli che hanno un cane potranno rivedersi ed in cui tutti quelli che non ne hanno potranno notare qualche assurda velatura di surrealità, aspetto del tutto tollerabile quando si parla d'amore con toni così appassionati.
Le due star Netrebko e Villazón hanno fascino da vendere e un'alchimia di coppia sensazionale. Il passaggio dalla scena al set non è stato semplice, ma Dornhelm li ha saputi guidare nel calibrare l'esuberanza dei gesti e dell'espressività teatrali per adeguarsi alla più misurata recitazione cinematografica.
A differenza degli ultimi prodotti del genere che erano andati a ricostruire fatti reali legati proprio ai clamorosi arresti dei vertici dell'organizzazione mafiosa, Squadra Antimafia - Palermo oggi tratta stavolta di vicende puramente fittizie, che puntano molto sulla presa che un argomento simile riesce sempre a fare sui telespettatori e si avvalgono delle sue potenzialità sul lato action e thriller.
La miniserie di RaiUno è giocata sugli aspetti oscuri relativi al caso che appassionò l'Italia negli anni Venti, senza sbilanciarsi sulla possibile truffa messa in atto dall'uomo, ma andando invece a spiegare il difficile percorso di ricostruzione dell'identità che lo 'smemorato' intraprende.
Un film sull'Olocausto, ma anche sulla vita e sul teatro, che stempera una tematica dolorosa negli irrisolvibili conflitti tra l'espresso e l'inesprimibile
Il film di McGuigan mescola suggestioni diverse, riuscendo ad intrattenere grazie a una generale cura visiva e a un'ambientazione particolarmente azzeccata.
L'intento di Paola Columba, qui al suo debutto come regista, è chiaramente quello di sporcarsi le mani in una storia viscerale che mescola ai legami di sangue il richiamo della terra.
Adattando per il grande schermo un romanzo del ceco Michal Viewegh, Faenza decide di raccontare l'ossessiva morsa della gelosia in una società dominata dalle nuove tecnologie.
'Racconti incantati' è un discreto film per famiglie che può essere apprezzato sia per i voli di fantasia dei racconti del protagonista, sia per gli appassionati di Sandler, qui in una versione più contenuta.
Oldoini non sarà Dino Risi ma, forse aiutato dall'essere immerso in una società che ha ampiamente superato le più fosche aspettative del suo predecessore, crea un affresco disilluso e spietato dell'Italia contemporanea, che attraverso la dinamica narrazione ad episodi assume di volta in volta tinte comiche, quanto grottesche e inquietanti.
I più livelli di lettura di 'Scusate il disturbo' non devono sviare lo spettatore: si tratta di un film leggero e divertente, che cerca di rendere omaggio alla tradizione della nostra commedia all'italiana, che usa un linguaggio ed una storia semplici per raccontare o almeno accennare a qualcosa di più complesso e profondo.
Un affresco corale sulle eterne difficoltà dei rapporti di coppia, orchestrato da una regia un po' macchinosa ma sorretto da un cast di interpreti affiatati
Gli agganci con la realtà si fanno certamente più efficaci quando si fermano al piano politico e sociale, mentre la fabula arranca quando si cerca di ricamare intrighi sentimentali difficilmente comprensibili.
Il regista di Mery per sempre torna al cinema civile erede di Rosi e la sua partecipazione emotiva alla vicenda diventa valore aggiunto che accalora la traduzione su grande schermo di questa storia di speranza dall'epilogo infelice nella nostra Italia da bruciare.
L'unico motivo che potrebbe spingere due persone oneste a comportarsi da delinquenti è la consapevolezza di non avere più altra scelta. E sebbene il film proponga tanti spunti divertenti, invita anche a riflettere sulle contraddizioni della società moderna e della vita di provincia, sempre più piegata alle speculazioni e al malaffare.
L'opera prima del regista Mirko Locatelli ha l'enorme pregio di fotografare una monotonia che appartiene effettivamente al nostro quotidiano riconsegnando allo spettatore un universo fatto di piccoli gesti apparentemente privi di senso, lunghi tragitti in motorino, noiose lezioni tra i banchi di scuola, scaramucce tra ragazzi e pomeriggi dediti allo sport con l'intento di scavare a fondo nell'irrequietudine e nell'incapacità di relazionarsi col prossimo che molti hanno sperimentato nel corso dell'adolescenza.
Un prodotto televisivo più che valido, sia dal punto di vista del contenuto che da quello della realizzazione tecnica, che non lascerà insoddisfatti nemmeno gli amanti di un certo cinema storico dal sapore epico.
Sempre affascinato da un racconto in perenne movimento, il regista Tony Gilroy prova a coniugare il pathos di una intricata vicenda di spionaggio industriale con il romanticismo di una storia d'amore da tenere nascosta.
Jean-François Richet impressiona per la maturità e l'eleganza con cui gestisce la regia di questo poliziesco tagliato a metà che racconta senza sconti la figura del criminale Jacques Mesrine, sporcandola nel sangue e nelle colpe di una vita trascorsa, con fierezza, al di là della legge.
Il messaggio è quello che la normalità è possibile, anche per chi si trova in una situazione disperata, e che la vita va presa a morsi, perché solo così c'è speranza di svincolarsi dall'isolamento e lasciare entrare l'amore.
La tv italiana prova a uscire dal microcosmo soffocante delle sue storie di quotidiana sopravvivenza e si mette sulle tracce dei fermenti sociali che stanno mutando faccia all'Europa.
Eastwood si conferma regista del sogno americano, o meglio dello svelamento del suo carattere ingannevole e tuttavia dell'impossibilità di rinunciarvi: del suo cinema autenticamente "morale" questo film rappresenta un altro, fondamentale tassello.
Facile immaginare come certe situazioni da commedia degli equivoci, affidate a Salvatore Ficarra e Valentino Picone, generino gag a ripetizione, con un padrino e altri mafiosi da operetta a rendere loro la vita difficile, mentre un nucleo di bravi ma confusionari poliziotti tenta di sbrogliare la matassa.
Due Partite è una storia scritta per il palcoscenico ed interpretata da tutte le otto attrici con un impianto platealmente teatrale, difficile da digerire per il pubblico moderno ma capace di accontentare quelli che del teatro amano gli spazi e i tempi ristretti.
Il film si rivela godibile nei passaggi più ironici, mentre la messa in scena risulta corretta seppur scolastica, e l'utilizzo della camera a mano con fotografia patinata indirizza l'attenzione su un altro livello, che si interseca con quello principale, la critica cioè al trash televisivo.
Oggi il cinema non può prescindere da opere come Watchmen, che ridanno senso alle dimensioni dello schermo cinematografico, proponendo discorsi dall'inaspettata profondità, espressi attraverso una messa in scena spettacolare che rispolvera la meraviglia del cinema delle origini.
In occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Puccini, la RAI dedica un film in due puntate al compositore, puntando l'attenzione sugli aspetti più intimi e personali della sua vita, quelli in cui, ancora lontano dalla notorietà, si interrogava dolorosamente sul proprio vero talento.
In questa appassionante pellicola Veronica D'Agostino incarna una figura di donna da ricordare con enorme rispetto, quella Rita Atria che all'epoca dei maxi processi contro la mafia si presentò quale testimone chiave, dissociandosi dall'ambiente in cui lei stessa era cresciuta, per poi suicidarsi pochi giorni dopo l'assassinio di Borsellino.
La storia di una ragazza con una compulsiva passione per lo shopping potrebbe sembrare nient'altro che un prodotto figlio dei nostri tempi, in cui il denaro e gli oggetti sono gli unici valori ammissibili. Invece Rebecca è tutt'altro che stupida e conformista, e ci insegna che a volte persino tra scarpe e borse in saldo si nasconde un po' di saggezza.
Il sequel di Impy e il mistero dell'isola magica conferma che anche i cartoni vogliono almeno "quindici minuti di popolarità". Una fiaba ecologica e pedagogica si rimette così al passo coi tempi e strizza l'occhio al più malizioso tra i più piccoli.
Sullo schermo si tracciano fili invisibili che legano i personaggi, e si testimonia la loro fragilità, attraverso il ricamo di parole e silenzi che pretendono l'orecchio teso e la strada che da al cuore completamente sgombra.
Il regista tedesco conferma con 'In the Name of the King' la sua tendenza a lavorare su adattamenti dal mondo dei videogiochi, come già successo di frequente nella sua carriera, per esempio con Alone in the Dark e Bloodrayne.
Horror-thriller demoniaco per teenager, Il mai nato segna il ritorno dietro la macchina da presa di David S. Goyer, un mago nella creazione di mondi paralleli oscuri e funesti, sceneggiatore degli ultimi due Batman, de Il corvo 2, di Dark City e della trilogia di Blade.
Si vorrebbe riabilitare una figura da sempre tacciata di astuta perfidia, ma ci si impantana in un discorso fragilmente formulato sul dovere di dare a Iago quel che è di Iago, per far sì che la frustrazione non si traduca in scorrette macchinazioni.
Il film di Gansel dimostra che la società odierna è ben lontana dall'aver rigettato i dogmi fondativi della dittatura, ma che anzi è convinta a sottostarvi in modo facile e banale. E che negare la spinta dell'uomo verso la volontà di sopraffare altri uomini è profondamente sbagliato e ancor di più pericoloso, perchè ci rende incapaci di riconoscere il problema perfino se lo abbiamo sotto gli occhi.
Un trionfo di pop e R&B da classifica, perfetto per adolescenti col pallino dello shopping.
Sole e tragicamente private dei loro compagni, Ray e Lila sono quasi virili nei loro bruschi modi e nei loro silenzi, ma sono madri sopra ogni altra cosa. Ed è la maternità il cuore di una pellicola che, girata con mezzi estremamente limitati, riesce a raccontare questo bizzarro legame con elementi di dramma, thriller e persino action.
'Hotel Bau' è il gradevole esordio alla regia di Thor Freudenthal, che riesce a mettere insieme un film vivace e divertente che, pur non imponendosi come un capolavoro del genere per ragazzi, ha dalla sua il saper rappresentare un buon passatempo per tutta la famiglia.
E' un racconto composto, scavato nei canoni di una narrazione classica e una messa in scena retro, con una ricostruzione storica che sa restituire il sapore di un'epoca ormai lontana.
Il regista Iain Softley dirige un film che ambisce a unire una riflessione sulla pagina stampata, sulla sua fruizione e il suo rapporto col cinema, con le esigenze narrative proprie del genere fantasy.
Qualche limite sotto il profilo audio per l'edizione Blu-Ray del capolavoro assoluto di Scorsese. Ottimo invece il video che rievoca la visione in pellicola. Ricchi gi extra ma analoghi all'edizione DVD Top Edition a due dischi.
Il cuore del film è tutto nella comicità fisica (se non addirittura slapstick) di Steve Martin che è al centro di quasi ogni sequenza del film ed autore di un paio di scene che non possono non strappare un sorriso anche agli spettatori più seriosi.
Ad ogni angolo del film si trova l'occasione di sbeffeggiare, criticare, o insultare sottilmente, ma sempre con aria spensierata, coltivando l'ambizione di una slapstick comedy impegnata, una favola moderna che riflette sulle differenze che intervengono tra il ricco Ovest e le tasche vuote di chi vive ai margini del mondo.
La polvere del tempo è una pellicola potente e a tratti volutamente incomprensibile, un'opera criptica e mastodontica difficile non solo da giudicare, ma anche da far propria durante la visione proprio perché ostinatamente appartenente a un cinema d'autore i cui stilemi si stanno ormai disperdendo nella produzione contemporanea
Il film di Chen Kaige si propone come potente affresco che sfrutta la forma del biopic per narrare cinquant'anni di storia cinese a partire dall'inizio del ventesimo secolo, quando il piccolo Mei muove i primi passi nel mondo dell'arte drammatica e del canto, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e con essa dell'occupazione giapponese della Cina.