Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
L'ultimo avvilente lavoro di Vanzina, collage di storielle in salsa di stupidità.
L'ultima fatica del talentuoso regista de "L'imbalsamatore" non è un film sull'anoressia, ma la torbida cronaca di un amore malato.
Il tocco del regista inglese non ha perso la sua composta, luminosa eleganza, ma con questa pellicola ha guadagnato molto in equilibrio e abilità narrativa...
Con questo film, datato 1964, Mario Bava codifica definitivamente quello che sarà un filone estremamente prolifico per il cinema italiano degli anni a venire: il cosidetto "giallo" all'italiana.
Un nuovo esempio di cinema moderno che cerca di rimediare all'ormai proverbiale e preoccupante mancanza di idee con degli esperimenti più o meno originali, ma il risultato è a dir poco trascurabile.
Si arriva stancamente verso la fine-inizio, con la sensazione che di irreversibile c'è solo la noia provocata e mentre si comincia a riflettere su quali argomentazioni utilizzare per scoraggiare altri curiosi ad evitare la visione di questo finto film-shock, giunge la morale conclusiva, racchiusa in una frase: "Il tempo distrugge tutto".
Un film di denuncia, che sbatte in faccia all'Europa intera la verità su qualcosa che è durato per troppo tempo.
Una riflessione a tutto tondo sul concetto di violenza e di emarginazione socio-culturale (mascherata con grande talento da thriller-movie), che non può lasciare indifferenti.
Una chiacchierata con uno dei protagonisti del film d'esordio di Luca Vendruscolo, che ci parla del suo lavoro e della situazione attuale del cinema italiano.
"Piovono mucche" è il primo film di Luca Vendruscolo, sintesi di un confronto con l'handicap e le sue variopinte sfaccettature e di una breve quanto intensa esperienza di vita realmente vissuta.
Un film che tocca sovente vertici di bellezza assoluta, senza mai concedere una tregua allo spettatore e mantenendo intatto quel senso del tragico, che pesa più di una montagna sulle spalle.
Un'analisi romantica del rock più genuino, quello lontano dal glamour e dall'attenzione dei media.
... la colonna di macchine dei ricercatori, passata la frontiera fra Svezia e Norvegia, cambia senso di marcia. Così incominciano le inversioni del film.
Nonostante l'idea di base possa essere apprezzabile, il film non è tra i migliori di Argento: le luci bianche di 'Tenebre' annullano l'oscurità da fiaba di 'Suspiria', Argento prende un'altra direzione e molto lentamente, ma inesorabilmente si avvia al suo declino artistico.
Cold Creek Manor si inserisce nella nuova, disarmante moda dei film di tensione holliwoodiani: l'horror/thriller light, l'horror/thriller che non spaventa.
Nonostante la bravura di Diane Keaton sia riuscita a regalare a questa commedia un Golden Globe e una nomination agli Oscar, il film delude per la sua irritante prevedibilità.
Ogni scena ha una precisa funzione all'interno di un affresco di eventi dove, se ne crolla una parte, crolla tutta la volta. La coesione della trama è la virtù del film. Oltre ad essere eccezionalmente accattivante.
La pellicola di Sheridan ribolle in continua fermentazione grazie ai colpi di scena, magistralmente piazzati là dove la trama rischierebbe altrimenti di scadere nel retorico, nel banale o semplicemente nel "già visto".
Un grande della fantascienza letteraria e il suo rapporto - estremamente fruttuoso -con il grande schermo.
In 'The elephant man', Lynch ci mostra l'orrore e la mostruosità in tutta la sua crudezza, per poi squarciare il velo dell'apparenza e mostrarci la natura nascosta di un animo gentile e delicato.
La Beckinsale si muove con grazia felina nel buio, uccide licantropi a tonnellate ma non impressiona, nel film dell'esordiente Wiseman.
Nove personaggi in cerca di redenzione alle prese con i rispettivi sensi di colpa.
"Dio ride quando ci vede fare progetti", in questa frase risiede la chiave interpretativa del film.
In "De reditu" non ci sono eroi, non ci sono grandiose imprese, non c'è la Roma tutta fasto e grandiosità che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Ci sono piuttosto scogli, spiagge, boschi, tanto mare e pietre
Per la prima volta in cinquant'anni di amicizia e carriera, due straordinari attori si incontrano e si scontrano su un set cinematografico e regalano ad un thriller da poche pretese dei momenti memorabili.
Un film intenso e disperato che gioca sull'incrocio di destini segnati da solitudine ed emarginazione, conducendoci fra le pieghe di un mondo livido e ferito.
Il rutilante circo del porno secondo Paul Thomas Anderson.
Alle ore 12 del 30 gennaio 2004 si è svolta presso l'Hotel Hassler di Roma la conferenza stampa del film Big Fish, in presenza del regista Tim Burton.
Il regista sembra aver costruito un buon rapporto con i suoi giovani protagonisti, e sembra anche aver dato al film un taglio più personale e originale di quanto non avesse fatto Columbus.
Jackson è ancora il bambino incantato di un tempo, e noi siamo pronti ad essere, essere deliziati con nuove fantasie, sbalorditi con prodigiosi effetti speciali, appassionati con intrecci inediti, abbindolati con astuti trabocchetti.
Il terzo film di Peter Jackson chiude definitivamente una precisa fase della carriera del regista, e, parlando più in generale, rappresenta la fine di un determinato filone del cinema horror.
Sospesi nel tempo rappresenta l'ultima opera di Peter Jackson prima di approdare all'epica Tolkieniana e, sotto alcuni aspetti, il film più completo della sua intera filmografia.
Jackson codiresse insieme a Costa Botes nel 1995 un documentario destinato a turlupinare l'intera Nuova Zelanda su di un pioniere del cinema in realtà mai esistito.
Un gioiello di rara bellezza che, in tempi non sospetti, già gridava al mondo le doti visionarie e sorprendenti di un giovane, grande regista.
Manca più di un anno all'uscita delle sale dell'ultima parte della saga di Guerre Stellari, ma già le le prime voci cominciano a diffondersi
Il secondo film di un Peter Jackson ancora lontanissimo dai fasti tolkieniani è un'opera folle, coraggiosa e assolutamente fuori dagli schemi: una sorta di omaggio-parodia-decostruzione del Muppet Show virato in salsa "adulta" e splatter.
Solo una mente meravigliosa poteva ispirare un film di straordinario impatto visivo ed emozionale come "A beautiful mind".
Un altro "cult-movie" da aggiungere alla collezione di Mr. Scott: chapeau!
Margarethe Von Trotta si ispira alla vicenda storica realmente accaduta nella Germania nazista che vide migliaia di donne ariane sostare giorno e notte davanti al palazzo in Rosenstrasse dove erano imprigionati i mariti ebrei, in attesa di essere deportati nei campi di sterminio.
I magnifici anni Sessanta ripiombano fra noi, ed è la seconda volta nell'arco di poco tempo che gli studios americani si lasciano prendere da operazioni nostalgiche.
Il film non lascia di certo una traccia indelebile, ed è un peccato, perché alcuni temi forse avrebbero meritato maggior approfondimento.
Il film di Greenaway è un collage di immagini dissolte l'una dentro l'altra, scontornate, sovrapposte, replicate. Cornici, scritte e numeri sono personaggi effettivi all'interno di un meccanismo la cui rigorosa simmetria ne è il principio.
Rob Reiner, dopo il delizioso Harry ti presento Sally, ritorna alla commedia romantica. Peccato che i risultati non siano all'altezza dell'illustre predecessore.
Incontro romano con la regista tedesca che tutto il mondo sta applaudento per il suo toccante Rosenstrasse.
Una pellicola dal respiro così ampio, dalla grandiosità tanto amplificata da rendere per noi una vera e propria sfida l'affondargli dentro con la lama della critica.
Iñárritu, la Watts e la Gainsbourg parlano di '21 Grammi - il peso dell'anima' e dei personaggi del film.
Mai dal regista del patinatissimo Notting Hill ci si sarebbe aspettati un film come The mother, che più che rifarsi al cinema hollywoodiano sembra ispirarsi ai registi inglesi d'impegno, Mike Leigh in testa.
Non si deve pensare all'opera di Cameron come una fredda ricostruzione di un famoso incidente né limitarsi a definirla un disaster movie di pregevole fattura: ci troviamo davanti ad un film fatto soprattutto di reale e convincente umanità.
Venerdì 16 gennaio 2004, all'Hotel Excelsior di Roma, Kevin Costner ha risposto alle domande dei giornalisti italiani a proposito del suo ultimo film "Terra di confine".
Stephen Gaghan debutta dietro la macchina da presa con un thriller dai risvolti psicologici, piuttosto banale nelle sue linee guida, recitato discretamente e diretto in maniera un po' patinata ma dignitosa.