Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
La rapida ascesa e caduta di un talentuoso giovane, che, per l'arrivismo ha tradito la "nobile arte". Il giornalismo. Tratto da una storia realmente accaduta.
Giochi di potere, controlli mentali, lavaggi del cervello: la materia sulla quale Demme ha potuto lavorare è certamente succulenta, e in effetti il regista riesce a calare bene sulla vicenda un'ossessiva cappa di complotto, condita da una stile cupo ed elegante.
Barratier è bravo, grazie a una sceneggiatura asciutta e mai pomposa, a tenersi quasi sempre alla larga da facili sentimentalismi.
Abbiamo incontrato l'attore italiano, reduce dall'esperienza americana di Alien Vs. Predator, in un cordiale incontro con la stampa.
Un discreto noir spionistico, privo di particolari fronzoli e con il pregio dell'essenzialità narrativa, combinata ad un buon gusto per le inquadrature e a una soddisfacente scrittura dei personaggi.
Se non è un horror, se non è un thriller, se non è un'allegoria, che cosa è dunque The Village? A questa domanda si vuol tentare di rispondere, facendo appello all'indulgenza del lettore verso quello che è solo un punto di vista fra tanti e non si propone di essere la definitiva chiave di lettura.
Shyamalan con The Village è entrato in un bosco sconosciuto suonando una campana diversa dal solito. E forse qualcosa di nuovo sta arrivando nel suo cinema...
Tra i tanti momenti demenziali ed esilaranti, la qualità di diverse gag non è ad altissimi livelli, a causa soprattutto della mancanza di buon gusto.
Nemmeno il destino emerge nel panorama cinematografico italiano per la forza estetica e visiva con cui coglie il privato dei suoi personaggi, facendo filtrare la denuncia attraverso la soggettività dei loro scollamenti emotivi.
Mike Leigh pennella un film praticamente perfetto, ambientato nella Londra del dopoguerra, e punta l'attenzione sull'aborto, su chi lo subisce e su chi lo pratica, e sulla decisiva differenza dei ceti sociali nei quali determinati fatti possono essere gestiti.
Witt pesta a fondo corsa sul pedale dell'azione, del frastuono e della velocità, rinunciando in buona parte a quelle atmosfere più vicine all'horror contemporaneo che avevano caratterizzato il film originale.
L'esordio di Wong Kar-Wai, in genere considerato un suo film "minore", non è in realtà un'opera da sottovalutare: un noir in cui l'attenzione del regista per le atmosfere notturne urbane e la sua disperata visione dei sentimenti sono già ben presenti.
Oltre alle riflessioni sulla solitudine come caratteristica intrinseca alla natura umana, in Happy Together si rende indimenticabile la struttura narrativa, un collage visivo che a volte è un rapido susseguirsi di immagini, ed a volte è un lento, sensuale prolungarsi di attimi: un percorso irreale e straniante, ma estremamente coinvolgente.
Cronaca di un incontro con regista e cast del film 'Volevo solo dormirle addosso'.
Un tranquillo paesino della bassa padana con il solito ubriacone e il solito scemo del villaggio. Un pittore di agonie che lascia uno strano indizio in un affresco chiesastico. Uno dei primi film girati da Pupi Avati è il trionfo dell'autarchia cinematografica e del cinema horror italiano.
Mentre il tempo passa, gli amanti del cinema continuano a vedere e a rivedere questo cult immortale. Come se fosse l'ultima volta...
Quello di Brad Anderson non è un film, bensì una condizione mentale. Un delirio psichico fagocitato dal Danvers Lunatic Asylum e recepito dai cinque protagonisti. E dallo spettatore, possibile paziente per una impossibile decima seduta.
A loro modo anticipatori, quindi, di tutte le vicende finanziarie che hanno investito lo stivale tricolore negli ultimi due anni, i figli di Steno, che da sempre, come precisato da Carlo, si propongono di rileggere la commedia all'italiana rielaborando ed attualizzando argomenti che fecero grandi le opere del padre, Risi, Germi e Monicelli, senza mai dimenticarsi di far divertire il pubblico.
A Roma con una delle coppie più celebri del panorama cinematografico per presentare il loro nuovo film insieme.
Un prodotto furbo e senz'anima, che mira all'emozione d'accatto con una programmatica assenza di spessore, e che non rivela altro motivo di esistenza oltre alle prevedibilmente vivaci sequenze di ballo.
Si conclude l'odissea produttiva del nuovo film di Wong Kar-wai, che durante la sua lunghissima gestazione si è poco alla volta liberato dalla sua dipendenza con il precedente 'In the mood for love' per conquistare una dignità propria.
"...La posta era cinquantamila dollari più la vita di un uomo. Un uomo che non conoscevo. Solo che era sposato a una donna che non amava. E che io volevo ad ogni costo...". Alibi di ferro, polizze assicurative e architettura del delitto in un classico noir senza tempo.
Una lunga strada percorsa, al contrario degli itinerari consueti, da ovest ad est in cerca di fortuna. Gli splendidi paesaggi naturali degli States. I cavalli sostituiti dai chopper in un western urbano dove i cowboys sono i veri cattivi.
Tanto tempo fa in una galassia neanche troppo lontana uscì un film che, insieme ai suoi due sequel, rivoluzionò per sempre il concetto di cinema. Da quel momento in poi il pianeta Hollywood non fu più lo stesso...
Un prodotto difficile,se non impossibile da giudicare con gli usuali strumenti della critica cinematografica, sospeso com'è nella zona liminale e sempre più frequentata del non cinema o del post-cinema se preferite.
Alcuni elementi della formula Shyamalan mostrano la corda, con il risultato di trasformare il film in un qualcosa di formalmente impeccabile ma di eccessivamente rarefatto nella descrizione delle atmosfere e degli stati d'animo dei protagonisti.
I due autori-attori raccontano l'esperienza della nuova produzione del loro ormai ultradecennale sodalizio artistico.
Un approfondito incontro con il regista Christian Johnston ci ha permesso di comprendere al meglio molti elementi del suo controverso film sull'Afghanistan post 11 settembre.
Secondo film di Agnes Jaoui, dopo Il gusto degli altri, Così fan tutti è una vivace e sofisticata commedia che tratteggia e riflette lucidamente alcuni aspetti particolarmente ipocriti e odiosi che caratterizzano la nostra vita di relazione.
Una commedia per tutti, comica e divertente ma che non scade nella volgarità e nell'eccesso grazie all'attore proveniente dal Saturday Night Live Show e ad ad una regia dinamica e ben strutturata.
L'ennesima dimostrazione di come attraverso la chiave popolare e anti-intellettuale del genere, mescolante con un alto tasso di entertainment, si possano veicolare riflessioni non banali su temi intimi, profondi ed esistenziali.
Il film si appropria, superandoli, degli intellettualismi degli altri script kaufmaniani; allo humour, alle trovate sorprendenti e originali si accompagna una fortissima e genuina carica emotiva.
Disseminato di esche narrative, alcune ingannevoli, altre più trasparenti per il palesamento della verità da parte dello spettatore, Nove regine è un perfetto meccanismo ad orologeria, costruito con sapienza e ritmo sulla struttura a specchio nella quale si riflettono i due protagonisti, Marcos e Juan, speculari per intenti e personalità.
Nella neonata Casa del Cinema, sita al centro di Roma, un gran numero di giornalisti ha accolto due ospiti molto attesi: si tratta di Wong Kar-Wai e Tony Leung, rispettivamente regista e protagonista di "2046".
Il 21 ottobre del 1984 scompariva, troppo prematuramente, a 52 anni, François Truffaut, una delle personalità più significative del paesaggio culturale del XX secolo, non solo per la sua attività di cineasta - e marginalmente di attore (Effetto notte e Incontri ravvicinati del terzo tipo) -, ma anche per il suo ruolo di critico cinematografico e di amante appassionato di libri e film.
Il film di Proyas si inserisce nel genere futuristico, più che in quello fantascientifico, in cui la realtà si evolve secondo pensieri utopistici, come avevano fatto scrittori come Orwell e Huxley, ricreando una società in cui si presume vivremo.
Jersey Girl potrebbe deludere i fans di Kevin Smith, abituati ad opere molto diverse, ma rimane comunque un'intelligente commedia che rappresenta tutt'altro che un passo indietro nella carriera del cineasta.
Un film manifesto che chiude la prima fase artistica del geniale regista americano; quella più anarchica e sperimentale, molto vicina alla Nouvelle Vague francese, per avvicinarlo ad un cinema ostentatamente cinefilo e "visivo".
Mire e ambizioni troppo alte, soprattutto quando si è alle prese con una sceneggiatura frutto di otto mani che assomiglia a un grande puzzle i cui pezzi sono tutti clamorosamente sbagliati.
Spike Lee confeziona un guazzabuglio dove mette tanta carne al fuoco, troppa, e viaggia tra politica, multinazionali disoneste, sesso, inseminazione artificiale, fosche operazioni di borsa e questioni razziali, regalando perfino una spruzzatina di Watergate.
La musica di Porter è quanto di più lontano dall'intrattenimento ci possa essere. Le sequenze musicali sono tanto piacevoli da nuocere leggermente alle parti dialogate del film.
La formula è simile a quella del Volume I: una parte di classici, una parte di brit, una parte di trance.
Mann regala ancora una volta sprazzi di inarrivabile tecnica in ogni fase del film: dai momenti di dialogo, nei quali pianta la sua camera sui volti nei personaggi quasi per sondarli e farne conoscere i posti più nascosti dell'anima, alle caotiche sparatorie girate in modo esplosivo.
Cappuccio è riuscito a coniugare questa amara e moderna condizione lavorativa con un'ironia pungente che a tratti diverte davvero molto.
Una storia di famiglia e di amicizia, attraverso gli anni '70 e '80, che inizia a Cleveland e si conclude a New York. Tratto dal romanzo omonimo del Premio Pulitzer Michael Cunningham.
Germania. Un uomo e una donna turchi, Cahit e Sibel, si incontrano in un ospedale psichiatrico dopo un tentativo di suicidio. Sibel, imprigionata dalla famiglia, chiede a Cahit, alcolizzato e drogato, di sposarla. Potrà nascere l'amore?
Distante anni luce dai film Disney, 'La profezia delle ranocchie' non ha sottotesti né doppie letture. L'intolleranza tra i popoli e le specie è la tematica principale della storia.
Per chi ama un rock innocuo fatto di intro di facile presa che lascino facilmente spazio a strofa orecchiabile, ritornello da stadio e bridge con attacco di chitarra, in pratica la struttura canonica easy rock.
Con questo secondo film, che segue di due anni il noir "As tears go by", Wong Kar-Wai cambia genere e registro, anticipando temi e soluzioni di regia che troveremo in molti dei suoi lavori successivi.
L'elegante portamento e la classe infinita della Ardant, la calibrata naturalezza recitativa di Depardieu e la sensualità forse un po' di maniera, ma convincente della Beart sono le migliori cose di un film eccessivamente didascalico.