Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Le speranze del cinema italiano passano per il talento di un nome nuovo, Stefano Pasetto, che, dopo una serie di corti e documentari, debutta al lungometraggio con questo Tartarughe sul dorso, opera prima di rara bellezza.
Stage Beauty offre anche alcuni spunti di riflessione interessanti sulla recitazione, sulla sua connaturata artificiosità, sulla natura illusoria e profondamente codificata della verità scenica, sul lavoro dell'attore sul suo corpo come strumento di una tecnica.
Film complesso, ambiguo ed avvincente, Old Boy rientra in quell'esiguo numero di pellicole moderne che lasciano decisamente il segno, fornendo l'ennesima conferma del talento del quarantunenne regista coreano.
Il film, un'opera leggera e spensierata, non è certo per chi cerca opere pregne di significato, ma è comunque divertente da vedere, perché utilizza al meglio i clichè della commedia romantica senza però tralasciare momenti di originalità.
Opera godibile per gli appassionati del genere, Legend appare in realtà la meno riuscita tra le pellicole dirette da Ridley Scott.
Quella che precede il celebre finale è una storia decisamente piacevole, narrata con buon ritmo anche se senza troppa sostanza.
Non mancano le caratteristiche necessarie per realizzare un filmone epico al passo con i tempi, ma la sceneggiatura debole e interpretazioni poco convincenti ne fanno uno spettacolo poco entusiasmante e spesso noioso.
Il risultato più interessante di quest'operazione è un'Osaka ritratta come una metropoli labirintica, esotica e misteriosa, sospesa tra il buio inquietante di vicoli e parcheggi coperti e le stordenti luminescenze al neon che la accendono.
Ottimo esordio alla regia per Gu Changwei, in passato apprezzato direttore della fotografia, con una pellicola elegante e intensa.
Autentica sorpresa della selezione del Far East 2005, Someone Special è una commedia romantica coreana assolutamente deliziosa con una regia equilibrata e coinvolgente, una sceneggiatura decisamente riuscita e dei momenti di autentico divertimento alternati a parentesi di intensa riflessione.
Un curioso e riuscito esempio di cinema "borderline" giapponese, che unisce alla saturazione visiva una sceneggiatura che affronta con intelligenza alcuni temi chiave della società nipponica contemporanea.
Il film ha indubbiamentre una sua densità contenutistica, nonché un certo fascino visivo ipnotico. Allo stesso tempo, però, soffre di una sorta di profondità che si intuisce ma non si coglie, generando una sensazione di scoramento ineluttabile
Niente di nuovo e interessante se non quella vena romantica che, rilassati sul divano con qualche genere di conforto, ci risulta inoffensivamente gradevole.
Pur avendo il pregio di non crogiolarsi nella retorica il film di Munzi si sofferma solo sulla superficie del fenomeno dell'immigrazione nel nostro paese, senza approfondire le tematiche trattate.
Gilda è una figura totalizzante, ribelle, sexy, sfuggente, volitiva, al tempo stesso nobile e meschina. Tutto intorno a lei può risplendere della sua luce, tutto può esserne oscurato. L'onesta regia di John Duigan attinge a piene mani al talento e al carisma della sua diva, spendendo tutto ciò che di lei c'è da spendere.
'Cellular' è il solito, ingenuo e rassicurante intrattenimento americano. La cosa più sovversiva e kitch del film è la sequenza dei titoli di coda in cui i credits compaiono sui cellulari usati dai protagonisti come se fossero sms.
Una commedia divertente, in particolare nella prima parte, dove il ritmo è più elevato e si assiste più piacevolmente allo sviluppo della trama, incentrata suun intreccio amoroso tra i quattro protagonisti.
Uno splendido esempio di sceneggiatura sbagliata: i personaggi sono inconsistenti, lo sviluppo degli eventi è così insulso da far rabbrividire, così come ridicola è la risoluzione dei conflitti.
Non convince questa nuova commedia di To, lavoro "alimentare" girato contemporaneamente ai più personali "Breaking News" e "Throw Down": nonostante la simpatia di Andy Lau e Sammi Cheng, lo script risulta debole e la regia stanca e poco incisiva.
Le sequenze aeree iniziali del C-119 in volo sopra il deserto sono di una bellezza da levare il fiato, ma non ripagano da sole del prezzo del biglietto.
Per la prima volta Kim Ki-duk sceglie esplicitamente di indicare la frattura interna al proprio paese come causa principale del malessere che consuma i suoi personaggi e della conseguente brutalità che da esso ha origine.
Opera seconda di Kim Ki-duk, fonde motivi autobiografici - l'amore per la pittura e l'arte in primis - e stile istintivo.
La pellicola più complessa e più crudele di Kim, per alcuni la migliore prima del poetico Ferro 3: Bad Guy mescola realtà e sogno, passato e presente, odio e amore, scatenando nell'animo dello spettatore una miriade di quesiti che per lo più resteranno irrisolti.
Riadattando una novella di Stefan Zweig già portata sullo schermo da Max Ophuls, la regista Xu Jinglei firma un film personale e sentito, che fa dell'ossessione dell'amore e della diversa percezione di esso da parte di chi lo vive il suo motivo principale.
Una commedia nera atipica, narrata quasi come un thriller, che esplora temi con l'ossessione dell'amore e la crudeltà come ideale prosecuzione della passione da un punto di vista insolito e originale.
Mantenendo immutato lo stile giocoso e frizzante del suo precedente titolo, Ritthikrai firma quindi un film di azione vorticoso pieno di superstar locali (su tutti il divo del cinema d'arti marziali Dan Choopong) e campioni dello sport dal bugdet record di 1.250.000 dollari americani; in realtà una cifra decisamente bassa in confronto a quello che vedrete sullo schermo sotto il profilo della spettacolarità.
E' un noir cupo, violento e pessimista, questo di Derek Yee: sullo sfondo del quartiere più popoloso di Hong Kong si consuma un dramma in cui ogni accenno di speranza è bandito, e in cui è la violenza urbana più brutale a dettare legge.
Un film pensato per il grande pubblico, interpretato da tre star e diretto dal re del botteghino cinese: nonostante l'impeccabile confezione, il film lascia l'amaro in bocca in quanto non "osa" abbastanza dal lato della sperimentazione, pur nell'interessante miscela di generi che propone.
Modificando continuamente il punto di vista, Larry Gross firma una sceneggiatura che consente al pubblico di identificarsi con ogni personaggio, amplificando le complesse correnti emozionali e i rapporti conflittuali.
Fidel Castro, da uomo di grande esperienza ed astuzia qual è, si dimostra un ottimo primo attore, riuscendo a catturare l'attenzione degli spettatori non soltanto grazie a discorsi di indubbio interesse, ma anche grazie ad una gestualità e ad una presenza scenica degna del più consumato interprete.
Il sogno di poter diventare invisibili è un po' il sogno di tutti. Nel capolavoro di James Whale si trasforma in un vero e proprio incubo. Ad occhi ben spalancati.
Essendo un film per famiglie, un paio d'ore divertenti per i bambini sono garantite. Coloro che già conoscono Vin Diesel, però, si annoieranno a morte perché il film non concede alcuna strizzatina d'occhio al pubblico adulto.
Una favola dei nostri giorni con una morale senza tempo, narrata semplicemente per farsi amare dai piccoli, ma ben cadenzata e sufficientemente sintetica per non annoiare i grandi.
Nel tentativo di tenere contemporaneamente più di una direzione, il film finisce col perdere la bussola e gli innumerevoli spunti si mescolano senza criterio.
Il film rappresenta una corsa alla ricerca della propria identità; è infatti questa la meta che i protagonisti della pellicola inseguono affannosamente: identità sessuale ed identità di ruolo all'interno dei legami familiari.
Questo film, torbido come il vecchio vino conservato in cantina, spigoloso e fastidioso come un sassolino nella scarpa ma anche sensuale come una bianca sciarpa di seta, è una pellicola sorprendente.
Il western di Jim Jarmusch è rappresentato dal silenzio e da un'atmosfera onirica di contemplazione in un viaggio fra il dantesco e l'on the road negli inferi della vita, rappresentati come una foresta fitta, scura e interminabile.
Di Spanglish rimangono impressi nella memoria questi momenti belli e commoventi, e ci si dimentica con soddisfazione dei tanti altri difetti da cui sono circondati.
Belgio, anni '30. Elisa ha due figli ed è in attesa di un terzo. Gilles, suo marito, sembra amarla intensamente, ma Victorine, sorella di Elisa, si insinua nella loro vita, lentamente. E' un gioco di sguardi, di corpi e di passione. Un altro capolavoro di Fredric Fonteyne.
È proprio attraverso lo speciale punto di vista di un'anima pura e geniale come Moschino che scopriamo, con maggior lucidità, la verità su un'epoca di splendori e bassezze, dove l'arte di Tiziano e di Ariosto è messa impietosamente a confronto con la fame divorante dei briganti della foresta, dei popolani e anche dei cittadini di Ferrara.
Nonostante il fuorviante titolo italiano, siamo di fronte a una commedia intelligente, che punta principalmente sulla scrittura e sugli attori per raccontare una storia femminile di abbandono, scontri e incomprensioni vista dall'ottica di un uomo.
Ritorna nella sale una delle figure più celebri di un cinema popolare che più di venti anni fa seppe ritagliarsi uno spazio non trascurabile nei gusti del pubblico italiano.
Sebbene i dialoghi siano molto serrati e la sceneggiatura si svolga con ritmo brillante e apprezzabile varietà di situazioni, il plot è poco più di un pretesto per presentare in azione una gustosa parata di macchiette.
La pellicola di Andrea Bolognini affronta in maniera professionale una libera interpretazione del romanzo di Dostoevskij 'Delitto e Castigo'.
Mondovino è un film politico, a volte troppo; Viaggiando dagli Stati Uniti alla Francia, passando per l'Italia, il Brasile e l'Argentina, Nossiter parte da una singola questione per affrontare un versante molto ampio di discussione.
Se MTV è nei primi 8 canali memorizzati sul vostro televisore, questa compilation farà certamente al caso vostro, altrimenti un consiglio: state alla larga e procuratevi il nuovo dei Queens Of The Stone Age!
Gli elementi del ridicolo e del paradosso, oltre a delle gustose citazioni del cinema di Corman e Buñuel, sono ben congeniati e permettono alla pellicola di avere una causticità e un respiro grottesco inusuale nelle commedie che sbancano dall'altra parte dell'oceano.
Blow è una non riuscitissima analisi romanzata della vita di un ragazzetto della provincia americana che in breve tempo riesce a fare il "salto di qualità" da spacciatore della spiaggia a braccio destro di Pablo Escobar
Tecnicamente molto meno ineccepibile dei classici a cui si ispira, il film azzecca alcuni buoni momenti ma si trascina un pò stancamente nella retorica del genere, incapace di affrancarsi da un incipit troppo esplosivo che costringe il film a vivere esclusivamente sulla sfera dell'azione.
Un viaggio entusiasmante in cui al sublime naturale si uniscono la sapienza di una tradizione documentaristica antica e uno sforzo produttivo fuori dal comune.