Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
La grande interprete madrilena è stata chiamata a tenere una lezione di cinema dedicata alla scena spagnola.
Dopo anni di esperienze in campo cinematografico, il regista Davide Marengo si affaccia al lungometraggio. Dirige un film di genere, innovativo e divertente. Nelle sale dall'11 Maggio.
Un interessante gioco di suspense tra una tensione reclamata poi subito fatta cadere. Purtroppo però la catena d'ansia per gli eventi dura meno di mezzora, poi i misteri non svelati non tengono più col fiato sospeso.
Acclamato e celebrato dai media, il cast tecnico non delude quanto a capacità registiche e puntualità nei dettagli ma fa un clamoroso scivolone sui contenuti.
Una commistione piacevole di ingredienti, che va ad alimentare una corrente, o meglio una tendenza che, fortuna nostra, ultimamente si mostra senza remore. Dopo anni di assuefazione a pellicole italiane omologate, finalmente si sperimenta.
La parodia rock e la perizia musicale lasciano spazio all'ingrediente più importante della pellicola, che è l'inesausta verve comica che emerge gag dopo gag.
Jack Black è i suoi personaggi. In ognuno di loro troviamo la sua genuinità, che lo rende molto vicino a noi, e la sua esplosiva anima rock, brutalmente coinvolgente.
Il film riflette con incredibile potenza visiva il disagio esistenziale della società borghese italiana approfondendo l'aspetto dell'incomunicabilità e dell'alienazione dei protagonisti.
Abbiamo incontrato il regista di Re-Animator, celebrato nell'edizione appena chiusasi del Joe D'Amato Horror Fetival.
Non è un wuxia, il nuovo film di Zhang, nonostante il grande impatto delle scene d'azione: è piuttosto la descrizione ambientale ad assurgere a elemento primario della narrazione, sorretta da una costruzione visiva davvero stupefacente.
Holly Golightly è matta, ma è una matta autentica, in grado di affascinare qualunque spettatore con i suoi gesti naif e folli e con una bellezza che renderà Audrey Hepburn una vera e propria icona di tutti i tempi.
Martyn Burke porta sullo schermo non solo l' avvento del personal computer e della fondazione della Microsoft e della Apple, ma le speranze, i dubbi, e le incertezze di un mondo in trasformazione.
Il film si affida all'empatia dello spettatore, che si trova a vivere a stretto contatto con i detenuti, grazie ad una regia impeccabile, che mantiene la macchina da presa a distanza ravvicinata aumentando il disagio e la claustrofobia.
L'autore del romanzo da cui è tratta la pellicola di Adrian Caetano ha incontrato la stampa romana per la presentazione del film.
Un film di grande intensità che esplora, in maniera drammaticamente realistica, la vita di un'artista che, prima di tutto, era un uomo che non ha mai compreso se stesso.
"Quattro Minuti" per dimostrare una vita, per redimersi, per esprimere tutta la propria rabbia mettendoci tutta la gioia della liberazione, senza manette ai polsi per quattro minuti di pianoforte.
Aumentano i budget e gli incassi dunque, gli investimenti si impennano ma solo in direzione di sicure strade battute (salvo rare eccezioni); quest'anno mancavano quelle piccole perle che avevano conquistato i cuori di molti spettatori negli anni passati.
Sfruttando il linguaggio a lui più noto del mondo televisivo, della pubblicità e dei videoclip, il regista accompagna lo spettatore all'interno di un racconto che analizza umanità e problematiche sociali.
La regista Mika Ninagawa, al suo esordio cinematografico, è una fotografa dotata di uno straordinario gusto cromatico e compositivo riconoscibilissimi nel film; altrettanto evidente è però la sua inesperienza e l'ingenuità nel maneggiare il mezzo cinematografico.
Tra voli onirici e immagini di concreta crudeltà, Reggiani fotografa con piglio brillante la stagione calda di un'infanzia, targata anni '70 ma senza alcun segno di riconoscimento che ne limiti l'atemporalità, l'universalità.
Finanziato attraverso un azionariato popolare, arriva in sala il nuovo film di Vittorio Moroni, che tratteggia un documentario sulla vita di un bengalese in Italia, tra mille difficoltà e gioie, emancipato eppur figlio delle proprie radici e della propria tradizione.
Tutti quelli che erano i punti di forza dei primi due film (e del secondo capitolo soprattutto) sono qui assenti o rovesciati; Spider-Man 3 è prolisso e confuso, ma soprattutto superficiale nel descrivere una storia e dei personaggi.
Evidente lo sforzo del regista, che prova a tutti i costi ad essere originale e imprevedibile. Unica pecca, si lascia prendere troppo la mano, e i buoni propositi purtroppo restano tali.
Siamo di fronte ad un film onesto, da guardare se si cerca un intrattenimento leggero.Un prodotto che mantiene quello che promette: qualche risata e una storiella dal ritmo frizzantino, niente di più, niente di meno.
Un chien andalou può esser visto più volte, ma non per questo necessariamente compreso. Il regista ci invita (o meglio, ci costringe) a porci in maniera diversa davanti al suo modo di fare cinema: ciò che l' occhio vede non sempre arriva alla mente, ma ciò che parte dall' inconscio sì, anche se per strade più tortuose.
Il documentario annaspa nel voler evitare la volgarità della spettacolarizzazione della morte, ma tutte le sue immagini e le interviste raccolte non riescono mai a raccontare la verità della condizione dei protagonisti, la disperazione o i vuoti che conducono ad un simile gesto.
Una commedia spensierata che non fa ridere praticamente mai né riesce a far riflettere sull'importanza di concedersi una seconda chance.
Il regista de La sconosciuta ha tenuto una lezione sul cinema appliacto alla pubblicità a Bagheria.
Tratto dal best-seller Ken Kesey, è un film sulla libertà, un'allegoria sulla nostra civiltà e sull'essere umano. Temi fortissimi che Milos Forman tratta con grande ironia e drammaticità allo stesso tempo.
Regista e interpreti hanno incontrato la stampa in occasione della fastosa prima italiana del terzo episodio del franchise dell'Uomo-ragno.
Caruso, regista televisivo al quarto exploit cinematografico, centra totalmente i suoi obiettivi con una teen comedy ricca di suspense. Raro esempio di cinema d'intrattenimento semplice e ben girato.
Con Sunshine Danny Boyle compila un bignami di tutte le regole essenziali per un vero film di fantascienza, lontano dall'esibizione tecnologica e più vicino al sogno.
Il film di Lamberto Bava intreccia i generi, passando dal sentimentale al thriller per finire sull'horror, ma è affetto da una generale debolezza d'insieme che rende il risultato piuttosto piatto.
L'opera prima di Sofia Coppola affronta un tema molto profondo come l'adolescenza, vista nella sua dimensione verginale, delle prime esperienze, della voglia di libertà e della curiosità sul sesso e su tutte le sue sfumature.
Il direttore Felica Laudadio e il Presidente della regione Lazio Piero Marrazzo hanno presentato l'evento che si svolgerà a luglio.
La difettosa gestione dei due diversi piani narrativi (libro e realtà) è uno dei limiti più evidenti del film di Schumacher, disomogeneo e incapace di organizzare gli eventi e le svolte della trama in una struttura coerente.
Così il maestro dell'horror italiano definisce il suo ultimo film, ispirato al più celebre 'Ghost'. L'abbiamo incontrato a Roma, in compagnia di Laura Harring.
Studiare certi congegni narrativi può condurre a periodi storici assai diversi, ma accomunati dall'innato bisogno umano di essere depistati, spiazzati, sorpresi. Il thriller rappresenta una delle moderne e più popolari manifestazioni di tale universale necessità.
Il documentario di Daniele Vicari abbandona i luoghi comuni sul bel paese proponendo un'indagine lucida e ben documentata sulla situazione lavorativa dell'Italia contemporanea.
Attraverso Sciuscià assistiamo ad un percorso di formazione, alla documentazione di una classe sociale formata da bambini lavoratori, troppo giovani e inesperti di fronte alle responsabilità di un'Italia proiettata verso la liberazione e verso un futuro migliore.
Se vi è piaciuto Hot Movie, questo è il film che fa per voi. Goliardico e caciarone, segue pedissequamente la struttura e lo stile del predecessore.
Il film si poggia soprattutto sulla fisicità di Wahlberg, se si riesce nella faticosa impresa di sospendere l'incredulità sa risultare perfino godibile, grazie anche a qualche battuta davvero brillante nel suo cinismo.
Regista, sceneggiatore e cast presentano a Roma la disimpegnata commedia 'Voce del verbo amore'.
Il dilemma dell'uomo moderno è scandito a viva voce in poche, interminabili sequenze; la regia che si avvale quasi continuamente di camera fissa fa il resto, inchiodando ogni concetto, senza possibilità d'equivoco.
De Niro torna dietro la macchina da presa, regalando al pubblico un film complesso, dal tema spinoso, frutto di lunghi anni di ricerche e studi sui servizi segreti americani. Nelle sale italiane dal 20 Aprile.
Più di una semplice commedia sentimentale, un tentativo di delineare, attraverso situazioni e reazioni emozionali diverse, le sfaccettature del cuore, quell'irrazionalità che domina su ognuno, che compone caratteri, umori, stati d'animo e personalità.
Cambia il genere cinematografico di riferimento, ma regista e sceneggiatore tornano a parlare di un gruppo più o meno ristretto di persone che si trovano ad affrontare il collasso della civiltà, si osservano le loro dinamiche interne, i loro conflitti, le loro posizioni.
Le immagini visionarie del pittore si fondono alla perfezione con l'espressione dell'inconscio del regista in un film che, apparentemente insensato, riesce a mantenere una sua coerenza interna senza trascurare il tessuto narrativo.
Colpisce la freschezza e la genuinità con la quale l'ultimo film di Luchetti affronta un periodo, quello degli ideologizzati anni '60, mai veramente pacificato nelle coscienze degli italiani e nel dibattito pubblico della penisola.
Incontro con il regista ed il cast di 'Mio fratello è figlio unico', ultimo, riuscito, lavoro di Daniele Lucchetti.