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Un film 'diverso' e, forse, un precursore dimenticato, in cui, al contrario di quanto accade in tanti 'thriller all'italiana', non ci sono scene violente e tutto il dramma si svolge per lo più a livello psicologico.
Pur essendo riuscita in ciò che poche trilogie possono vantare, ovvero un secondo episodio migliore del primo, la saga dell'uomo ragno cala rovinosamente nel terzo atto.
La verbosità del film toglie efficacia alle immagine, perché finisce con lo srotolarsi in una filosofia sempre più spicciola che logora la bontà del discorso.
E' un bisogno di svegliare o risvegliare il proprio corpo, travestito da languido amore tardo-adolescenziale, quello messo in scena in Cardiofitness, una storia raccontata da un punto di vista femminile che non vuole rinunciare al miraggio del grande amore.
La presentazione romana di Cardiofitness, una love story tratta dall'omonimo romanzo di Alessandra Montrucchio.
Inizieranno lunedì 4 giugno le riprese dell'ultimo lavoro di Pieraccioni, Una moglie bellissima. Il regista fiorentino ha incontrato la stampa, a Roma, svelando di tutto e di più sulla sua prossima commedia.
Splendide ambientazioni e begli interpreti per l'ennesimo horror di stagione, girato tra le spiagge di Ubatuba e le caverne sommerse di Lencois, il film rielabora il concetto di viaggio, traducendolo da visita di piacere a percorso emotivo e quindi, crescita personale.
Tutti gli elementi del cinema di Kusturica ritornano anche in questa pellicola e questo causa l'emergere di situazioni forse già viste, ma non per questo meno divertenti o avvincenti.
La pellicola con cui Leone riuscì a plasmare e rivoluzionare il western, mostrandoci un mondo dominato dalla legge del più forte, dove la violenza è all'ordine del giorno e gli eroi sono assassini come gli altri.
Il giornalista è intervenuto all'incontro romano per la poresentazione del film inchiesta sull'attentato al World Trade Center del 2001.
Architetture interne ed esterne, fisiche ed interiori che si fanno esplicita ma non per questo banale metafora di quanto stia accadendo nella società cinese, con le sue perdite d'identità, la sua tensione al futuro che è spesso lacerante per il passato e per l'intimo.
Una sorta di riflessione morale sui nostri tempi e sulla nostra società, spesso molto divertente e folle, ed anche molto più visivo e vario dei precedenti 'Il declino dell'impero americano' e 'Le invasioni barbariche'.
George Clooney guida la truppa di 'Ocean's Thirteen' alla 60ma edizione del Festival di Cannes.
'The History Boys' per le sue qualità, la brillantezza e vivacità dei dialoghi e la freschezza con cui affronta la storia e i temi che racconta, rappresenta un ottimo spaccato di un periodo e di un ambiente.
'Secret Sunshine' è un film bellissimo, che sa essere duro e delicato allo stesso tempo, muovendosi con grazia tra commedia, romanticismo e melodramma
'Smiley Face' rimarrà probabilmente un caso isolato e misterioso nella filmografia di Araki: non c'è traccia infatti dei temi cari al regista, ma solo una lunga sequenza di momenti divertenti.
Il film, disegnato con uno stile minimalista ed elegante ma non per questo povero di dettagli, ha come punto di forza soprattutto una sceneggiatura divertente e di grande intelligenza ed originalità.
Girato in digitale, il film di Marco Carlucci prova a fare il punto della situazione disperata dell'Italia politica, ma finisce col naufragare in uno sterile qualunquismo che nel finale diventa addirittura autocelebrativo.
Il regista è arrivato sulla Croisette con l'amico Robert Rodriguez, il produttore Harvey Weinstein, Kurt Russell e le belle protagoniste del film.
Il cielo di Hollywood non è fatto solo di stelle lucenti che dominano incontrastate, ma anche di bagliori improvvisi, che stanno alle loro spalle: stelle di una bellezza mitica che, pur restando spesso in ombra, quando sono chiamate in causa brillano tantissimo.
Non manca nulla in questo epilogo pirotecnico: dal duello sull'albero maestro agli arrembaggi con le sartie, passando per la regina dei pirati e la dea del mare, ogni dettaglio mira a soddisfare gli appassionati del genere e qualunque sognatore.
L'alta qualità media dei film in concorso rende i pronostici molto più complessi, perché non passa un giorno in cui effettivamente non si aggiunga qualche film alla lista dei potenziali contendenti.
Mathieu Amalric, tanto vitale nei flahback e nelle sequenze immaginifiche quanto immobile e inespressivo per il resto del film, regala una performance non troppo dissimile da quella di Javier Bardem di Mare dentro e altrettanto potente.
Dopo L'alba dei morti dementi, Edgar Wright torna con una nuova pelllicola che promette di farci ridere di gusto.
Con il regista, la diva e il (per l'occasione) produttore c'è anche la vera Mariane Pearl, dalla cui storia è tratto il film che sta ottenendo recensioni per lo più positive.
Il rischio è che forse questa volta Tarantino abbia realizzato una pellicola con un target troppo ristretto e selettivo, e che gli storici detrattori possano sfruttare questa opportunità per rinforzare le proprie convinzioni.
Lontanissimo dalle atmosfere malsane o maledette dei precedenti film di Ferrara, 'Go Go Tales' è una gradevole commedia, ben costruita e fotografata.
Il regista ha presentato sulla Croisette il suo nuovo documentario, che gli è valso una causa giudiziaria da parte del Governo degli Stati Uniti.
Winterbottom continua a dimostrarsi regista di grande polso e capacità tecniche, ma anche estremamente furbo nella scelta di argomenti che gli garantiscano una facile presa su pubblico e critica internazionale.
L'utilizzo di un montaggio non lineare e soprattutto un uso originale di musiche ed effetti sonori rendono questo film uno sguardo affascinante ed ipnotizzante, ma anche e soprattutto pessimista, sul mondo degli adolescenti di oggi.
Nonostante numerosi aspetti interessanti e pur non mancando sequenze di grande impatto visivo, il film è privo di quel senso di generale compiutezza delle (migliori) opere precedenti del talentuoso regista coreano.
I due registi minnesotani in conferenza stampa, accanto ai protagonisti della loro ultima, acclamata pellicola, Javier Bardem e a Josh Brolin.
A rendere speciale questo film, o quantomeno a renderlo degno di un trattamento speciale, è la presenza di DiCaprio che, da ecologista convinto, ha fortemente creduto in questo progetto.
Che ci troviamo di fronte ad un Coen autentico lo si capisce da subito, dal voiceover che ricorda l'incipit di 'Lebowski', ma soprattutto dalla straordinaria caratterizzazione dei personaggi che appare evidente fin dalla prima sequenza.
Non mancano un po' di retorica e anche molta furbizia e superficialità, ma questo è il Michael Moore che ormai abbiamo imparato a conoscere, ed in Sicko è sicuramente al suo meglio.
Privo di elementi di reale interesse o di una benchè minima originalità, il film di Assayas punta tutto sui due attori protagonisti e sulle loro scene bollenti, ottenendo più volte il ridicolo involontario.
Un piacevole pasticcio, incoerente e illogico, ma che in realtà non è altro che una sorta di sperimentazione a cui si sono prestati registi di altissimo livello.
Il regista è intervenuto in conferenza stampa in compagnia degli interpreti del film Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo e Chloe Sevigny.
Ripreso quasi esclusivamente con camera a mano, il film riesce a rendere benissimo gli stati d'animo delle protagoniste, trasformando anche le sequenze più semplici e gli avvenimenti più banali in un esempio perfetto del crescendo di tensione.
Fincher sceglie di dirigere un film che è per metà thriller e per metà cinema reportage, dilatandone notevolmente la durata (circa due ore e tre quarti di visione): la scommessa è vinta sul piano registico, meno sul piano puramente narrativo.
I due attori e il regista hanno presentato in conferenza stampa il film che ha aperto i lavori del 60° Festival di Cannes.
Tecnicamente esemplare in ogni suo aspetto, il film sopperisce alla semplicità della storia e delle situazioni con l'originalità (e potenza visiva) di alcune inquadrature, con una colonna sonora molto curata e con solidissime interpretazioni.
Il romanticismo un po' scontato è ampiamente compensato dall'originale assurdità dei vari episodi, piccole storie d'ordinaria follia, umani tentativi di uscire dal triste anonimato con prove che sfidano ogni limite di salute mentale.
Opera piccola dalle buone idee che pecca però d'inesperienza, caricata com'è di troppi discorsi accesi e poi risolti con troppa fretta o eccessiva prevedibilità.
La più grande fuga di segreti nella storia dell'FBI diventa un thriller psicologico che mette sulla graticola le due spie e ne rivela tutte le fragilità, impegnati come sono in giochi forse troppo grandi per due semplici uomini.
Al via domani un'edizione del Festival di Cannes più scintillante che mai, per celebrare i sessant'anni della kermesse cinematografica più seguita al mondo.
Anziché accrescere il pathos, i tentativi dei protagonisti di sfuggire a morte certa innescano una vertigine di noia che distoglie il pubblico fiaccandolo al punto da suscitare ilarità all'ennesima forzatura della sceneggiatura.
L'attore e produttore ha incontrato la stampa romana ai Musei Capitolini per la presentazione di 'Io, l'altro', in uscita
Uno degli autentici protagonisti della vicenda cui è ispirato il film (in uscita il 18 maggio) ha incontrato la stampa romana.
Dopo Sesso & potere Levinson attenua i toni e vira alla commedia per dare maggior risalto al triste momento d'incertezza storica.