Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Nonostante le sue quattro ore di durata ed alcune lungaggini, At Berkeley riesce a non annoiare e coinvolgere lo spettatore su una delle realtà dell'istruzione superiore americana.
A vent'anni dalla morte di Federico Fellini, e a dieci dall'ultimo film girato, Gente di Roma, Scola torna dietro alla macchina da presa per ritrovare la memoria di una storia comune e riavvicinarsi ad un amico.
In Pine Ridge l'umanità meravigliosa degli indiani d'America incontra un luogo surreale, quasi paradossale, in cui l'arretratezza culturale e sociale si fondono con alcuni tra i paesaggi naturalistici più straordinari di tutti gli State.s
Mokri traduce il discorso sul tempo in una struttura narrativa circolare, in cui il pallino del gioco finisce di volta in volta a tutti i personaggi; una soluzione geniale in termini di messa in scena, ma anche di drammatizzazione.
Che il processo di emancipazione sia arrivato realmente a compimento non possiamo saperlo, ma la prima opera dedicata a Femen ci lascia con parecchi dubbi a causa della scelta volontaria della sua autrice di rimescolare più volte le carte in tavola.
Liberando i suoi personaggi da conflittualità culturali, Segre lascia che l'ambiente circostante faccia da contro canto, imponendo difficoltà naturali e il confronto con un territorio sconosciuto che non è disposto a fare sconti
Il regista ed ex documentarista ha presentato al Lido, nella sezione Orizzonti, il suo secondo lungometraggio di fiction: la storia dell'amicizia tra un bambino orfano di padre e un immigrato. Insieme agli interpreti, nell'incontro stampa, Segre ha spiegato genesi e motivi ispiratori del film.
Quello di Wajda è un ritratto interessante, che alterna le battaglie e l'impegno politico di Walesa all'aspetto più umano ed intimo del leader di Solidarnosc.
Il tuffo nel passato evocato dal bianco e nero è funzionale alla volontà di Philippe Garrel di raccontare la storia d'amore del padre trentenne, già separato dalla madre, per un'altra donna.
Narrato in quattro atti, L'Armée du salut è il racconto di un frammentario viaggio alla ricerca di identità che non segue né logiche né sequenzialità temporali ma narra in maniera del tutto poetica e romantica una vita fatta di dolori, di odori, di colori e di desideri, di passioni e di abbandoni.
Juno Mak, attore e star del pop hongkonghese, esordisce alla regia con un film che omaggia la tradizione del Geung Si ('vampiri volanti') locale, contaminandolo con forti elementi del filone del J-Horror.
La celebre tangenziale di Roma diviene oggetto di un suggestivo documentario firmato da Gianfranco Rosi, ospite del concorso veneziano.
Nonostante le incoraggianti premesse e i tentativi del regista di rendere il film più moderno con movimenti di macchina nervosi e l'utilizzo della camera a mano, Une promesse è un film vecchio in partenza, un vero e proprio melò tanto nella forma che nei contenuti che non riesca ad offrire nulla che non sia già stato visto decine e decine di volte.
Il film non racconta Roma, i drammi sociali che si consumano ai margini della grande città, sebbene se ne intravedano i risultati, ma mette in luce le persone che la animano, con una narrazione piacevole e non fredda.
Il nuovo film di Tsai Ming-Liang conferma tematiche e stilemi del suo autore, senza tuttavia dar mai l'impressione di scivolare nella maniera: al contrario, colpisce la sua lucida rappresentazione di una famiglia sui generis, condannata a restare ai margini, e dello spietato contesto sociale in cui questa si muove.
Giocando con lo spettatore e mantenendosi per tutto il tempo sul confine tra realtà e immaginazione, la Odell ci regala un'opera d'esordio caustica, strana, innovativa, costruita in maniera del tutto inusuale che indaga sui meccanismi psicologici ed i pericoli che si celano dietro al bullismo e al rifiuto.
Capitan Harlock 3D è un'opera visivamente imponente che avrebbe necessitato di maggior compattezza narrativa, ma resta l'occasione per offrire un personaggio mitico ad una nuova generazione di spettatori.
Con la sua delicatezza, Still Life riesce ad essere il ritratto di un uomo ed una efficace riflessione sulla mortalità e l'importanza di condividere la propria vita.
Thriller psicologico ed insieme dramma sentimentale con una profonda coscienza sociale, è un'opera formalmente affascinante che sfrutta la costruzione della tensione in maniera straordinaria sin dai primi minuti e che senza dare giudizi ci racconta le numerose metamorfosi dei rapporti d'amore.
Alla 70esima Mostra del Cinema, Patrice Leconte ha presentato il suo Une promesse. Accanto a lui, la star de Il trono di spade, la protagonista femminile e il veterano Rickman.
Presentato il secondo film italiano in concorso alla 70.ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, un'opera che parla del presente dell'Italia attraverso in personaggio candido e pieno di coraggio: "Il mio protagonista somiglia a Charlot, è solo ma possiede dignità e purezza", ha detto il regista in conferenza stampa.
David Pablos dosa i dialoghi riducendoli all'osso rendendo significanti i silenzi, lasciando che a comunicare siano sguardi, gesti, cenni. Il deserto messicano, fotografato da luci calde e tenui, si trasforma così in un luogo dell'anima.
Dopo 'Il primo uomo', manifesto della maturità di un autore tra i più vitali del nostro cinema, 'L'intrepido' rappresenta una flessione, il piccolo inciampo di un regista quasi spaesato nella storia che ha scelto di raccontare, nata da una pregevole intuizione, ma calibrata in maniera non perfetta.
Dovrebbe essere la verità storica l'obiettivo principale del regista, il desiderio di far luce sulle zone d'ombra di uno dei personaggi più influenti della storia contemporanea, eppure Morris lascia che sia Rumsfeld a monopolizzare il dialogo.
Dopo il Leone d'Oro vinto lo scorso anno con Pietà, Kim Ki-duk torna al Lido, stavolta fuori concorso, con un film spiazzante e sadicamente divertente, pur se troppo esile.
Questa è la storia di un vincitore nato che ha dovuto fare i conti con la sconfitta più grande, di un despota violento e prevaricatore, di un bugiardo così abituato a dire fandonie da crederci ciecamente, di un combattente, un sopravvissuto che ha saputo ispirare gli altri e che allo stesso tempo ha infranto gli stessi valori in cui credeva.
Non è un film per tutti questo Under the Skin, ma può anche rappresentare una visione affascinante e ipnotica, nonché piuttosto originale, per coloro che non sentono la necessità di un intreccio narrativo o di alcun tipo di spiegazione.
Il regista, tornato quest'anno al Lido dopo il Leone d'Oro della scorsa edizione, ha presentato il suo nuovo Moebius, che con la consueta furia iconoclasta fa una rappresentazione tutt'altro che conciliante dell'istituzione familiare.
Film corale ad episodi diretti da altrettanti registi e targato Farrelly. Movie 43 in originale, uscito quasi un anno fa negli Stati Uniti, arriva anche da noi ribattezzato Comic Movie, nella speranza di incuriosire ed attirare il pubblico richiamato dalla presenza di un cast stellare.
Ana Arabia è na pellicola visivamente fluida in cui il movimento funge da collante tra le singole storie rappresentando, a detta dello stesso regista, una grande metafora dell'intreccio ineluttabile dei destini di arabi ed ebrei.
Il nostro incontro con il regista e l'interprete della deliziosa commedia presentata in concorso alla Settimana della Critica, la storia di un cinico che si scopre umano grazie al suo nipote: 'Racconto un Friuli senza confini, con attori straordinari'.
In equilibrio tra reale e metafisico, giocata su primi piani, riflessi, sfocature e giochi di luce, l'opera di Pallaoro mette da parte i meccanismi narrativi tradizionali dirigendosi verso un'idea di cinema esteticamente minimalista
La bella attrice americana torna al Lido insieme al regista Jonathan Glazer per presentare la pellicola in concorso.
Il nostro incontro con il regista premio Oscar che nel suo documentario, presentato nelle proiezioni speciali Fuori Concorso, racconta la storia del ciclista americano, squalificato a vita per aver fatto uso di doping: 'Ho dovuto bilanciare il mio bisogno di credere ad un eroe e vedere le cose come sono', ci ha raccontato l'autore.
Ritorna Richard B. Riddick a sette anni dal deludente The Chronicles of Riddick, seguito del fenomeno Pitch Black, con Vin Diesel che tenta di rilanciare la saga, con un sequel che è piuttosto un reboot, sempre diretto da David Twhoy. Il film cerca in tutti i modi di recuperare lo spirito da B-movie dell'originale, al punto tale a tratti di sembrare una sorta di remake, meno riuscito e molto più trash.
Provenendo dal documentario, lo stile di Sepúlveda non può che essere estremamente realistico come dimostrano la splendida fotografia di Inti Brione, la totale assenza di colonna sonora e l'interessante e funzionale utilizzo dei suoni ambientali; ma è molto interessante anche la scelta delle interpreti, ovvero l'accostare due attrici professioniste quali Catalina Saavedra e Francisca Gavilán alla vera nipote delle tre sorelle raccontate nel film, Digna Quispe.
Dopo una prima parte che incuriosisce ed instilla accenni di ansia, The Sacrament non riesce a concretizzare questi presupposti e creare la necessaria dose di tensione.
Nell'accogliere in Sicilia la famiglia dell'artista, Salvo Cuccia ricostruisce a trent'anni di distanza il viaggio ed il concerto di Frank Zappa a Palermo del luglio del 1982.
Location gigantesche come il Madison Square Garden, un pubblico delirante pronto a recitare a memoria le parole di What Makes You Beautiful ed una macchina organizzativa degna di rock band storiche come i Rolling Stones prendono forma sullo schermo a ritmo del teen pop.
Il nuovo lavoro di Daniele Gaglianone, ancora più ambizioso dei precedenti, si muove tra il dramma sociale, la docufiction e le riflessioni meta-cinematografiche, con una complessa genesi che ne ha determinato in gran parte le peculiarità.
Oleotto sfrutta una struttura molto solida, con situazioni consuete, proponendole però in maniera nuova e mai banale e grazie ad una sceneggiatura puntuale e senza sbavature. Il risultato è una commedia autentica e divertente.
Terry Gilliam fa sfoggio del suo ricchissimo coté visivo, nonché della sua sfrenata immaginazione, per narrare una favola ambientata in un futuro che esaspera ed estremizza molti aspetti della società moderna.
Dopo gli applausi della stampa accreditata alla fine della proiezione di Tom at the Farm, abbiamo incontrato l'enfant prodige canadese, sempre più convincente come regista, sceneggiatore e interprete.
Locke è uno struggente dramma familiare ed insieme un thriller psicologico di grande fascino visivo e drammaturgico, un film psichedelico nel look, avvincente nella narrazione, incentrato su un unico personaggio in carne ed ossa.
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il secondo film da regista dello sceneggiatore de 'La promessa dell'assassino' e de 'Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno', un teso thriller girato in tempo reale con, all'interno di un'auto in viaggio sull'autostrada, uno strepitoso Tom Hardy.
L'ex Monty Python porta in concorso a Venezia un'opera di fantascienza declinata secondo la sua singolare poetica e dedicata al 'disconnessione' sociale dell'era che viviamo; ad affiancarlo in conferenza stampa ci sono Mélanie Thierry e David Thewlis.
Prima ancora che un film politico, un vero e proprio thriller che sfrutta lo stereotipo della spia doppiogiochista senza aggiungere nulla di particolarmente originale al genere, ma che comunque può avvalersi della buon tecnica del regista esordiente Yuval Adler e di almeno un paio di scene, tra cui una impressionante e tesissima caccia all'uomo, di grande effetto.
E' durato oltre due anni il progetto dei due autori che hanno esaminato oltre trecento ore di materiale da archivi di tutto il mondo, firmando un film-saggio di grande coesione, interamente dedicato al grande regista di Parma, quest'anno presidente di giuria a Venezia.
Il film di Peter Landesman, giornalista al suo esordio dietro la macchina da presa, è un racconto corale che si propone di indagare l'impatto di un evento drammatico, come l'omicidio Kennedy, su alcuni personaggi che rimasero dietro le quinte degli eventi.
L'opera di Deshe ha dalla sua l'impatto e la forza di una storia che ha bisogno di poco per sconvolgere lo spettatore; l'autore ne sfrutta i momenti salienti, ma non riesce a mantenere la stessa tensione per tutta la lunga durata del film, concedendosi qualche pausa di troppo dopo un inizio molto convincente e un finale all'insegna della libertà e della speranza.