Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Il film di Peter Landesman, giornalista al suo esordio dietro la macchina da presa, è un racconto corale che si propone di indagare l'impatto di un evento drammatico, come l'omicidio Kennedy, su alcuni personaggi che rimasero dietro le quinte degli eventi.
L'opera di Deshe ha dalla sua l'impatto e la forza di una storia che ha bisogno di poco per sconvolgere lo spettatore; l'autore ne sfrutta i momenti salienti, ma non riesce a mantenere la stessa tensione per tutta la lunga durata del film, concedendosi qualche pausa di troppo dopo un inizio molto convincente e un finale all'insegna della libertà e della speranza.
A quarant'anni dalla morte, facciamo il punto sul rapporto tra l'opera letteraria di Tolkien e il cinema; già spiazzato, negli anni '60, dal successo e dall'impatto culturale dei suoi romanzi, avrebbe mai potuto immaginare il suo futuro da proficuo soggettista per alcuni tra i maggiori blockbuster degli albori del nuovo millennio?
Il regista ha presentato al Lido il suo film d'esordio, che affronta uno snodo cruciale della storia americana, come l'omicidio Kennedy, dal punto di vista di alcuni personaggi poco noti, che tuttavia vissero i fatti in prima persona.
Per chi era in cerca di un vero film "scandalo" per questa Mostra del Cinema di Venezia numero 70, questo secondo lungometraggio del regista greco è certamente un'opera disturbante che parla di violenza e abusi e che mostra forse anche più del dovuto, ma che prosegue, sia dal punto di vista stilistico che tematico, il lavoro di quella new wave ellenica capitanata da Giorgos Lanthimos.
Presentato alle Giornate degli Autori, l'esordio alla regia di John Krokidas affida all'ex maghetto Daniel Radcliffe il ruolo dell'autore di L'urlo per un film che celebra la nascita della Beat Generation.
L'esordiente John Krokidas racconta la nascita della Beat Generation, mettendo al centro della scena un giovane Allen Ginsberg interpretato da Daniel Radcliffe. Ma, dal protagonista alle scelte stilistiche, tutto appare troppo conformista.
Quello di Si alza il vento è un Miyazaki mai così realistico, meno gioioso e creativo, più ancorato ad una realtà che con grande tristezza si trascina verso l'inevitabile. Nonostante i sogni.
Più che raccontare una storia, Palo Alto crea un'atmosfera, accosta situazioni che forniscono uno spaccato della gioventù americana. Il tutto senza morbosità né giudizi morali di sorta.
L'attore americano e Gia Coppola, nipote di Francis Ford Coppola, ci raccontano la scelta di portare al cinema i racconti parzialmente biografici contenuti nella raccolta In stato di ebrezza.
Tutto il fascino della Giordania contemporanea in un divertente film in cui nulla è come appare, in cui emerge continuamente il conflitto tra i valori della cultura araba tradizionale e quelli del mondo contemporaneo.
La regista francese ci racconta una storia dolorosa, ma aperta all'ottimismo; una storia che purtroppo non può sorvolare su certi momenti angoscianti e che ci pone più di un interrogativo, senza però azzardare giudizi.
La principale preoccupazione di James Franco è quella di restituire l'atmosfera polverosa del Tennessee, la durezza del territorio, che si ripercuote nella ferocia intrinseca dei suoi abitanti, e quel ruvido distacco che caratterizza l'intera opera di Cormac McCarth.y
Un film in perfetto equilibrio tra il drammatico e l'ironico che si ispira ad una storia vera ma consegna alla storia del cinema una coppia di protagonisti perfettamente assortiti e dalla chimica e tempi comici davvero esemplare.
Con uno stile scarno ma ricco di sostanza, l'esordiente Vivian Qu fa una ricognizione sulla vita di una metropoli in bilico tra tradizione e modernità, e sulla perdurante tendenza al controllo di un regime ancora preda delle sue contraddizioni.
Piccola patria è un'analisi attenta di un microcosmo, che si nutre della sua stessa asettica freddezza e finisce per risultate fredda a sua volta.
Il vulcanico James Franco ci parla del rapporto viscerale con la letteratura e col romanzo di Cormac McCarty che ha ispirato il suo Child of God, film in concorso alla 70. Mostra del cinema.
Un film brillante, commovente, ma intriso di humor british. Il veterano Frears approda a Venezia con uno dei film più apprezzati del concorso grazie anche alla perfomance della grande Judi Dench.
Il terzo tempo racconta una storia semplice, ma lo fa con genuinità. Miscela bene i diversi temi della storia, lo sport, il sociale e l'inevitabile storia d'amore del protagonista, ma manca di quel tocco di originalità che potesse impedire la sensazione di già visto.
Alla Mostra del cinema di Venezia è il giorno del thriller in concorso diretto da Kelly Reichardt, incentrato sull'ecoterrorismo e interpretato dai due giovani attori insieme a Peter Saarsgard.
Aiutata dalle buone performance di tutti gli attori, in primis Ahu Türkpençe e Lale Başar nei rispettivi ruoli di Ferida e la madre, la regista/sceneggiatrice riesce a tratteggiare dei personaggi non banali e a donare a ciascuno di essi un percorso di crescita plausibile.
Il nuovo film di Kelly Reichardt, che conferma la sua predilezione per le ambientazioni rurali e i personaggi sradicati, affronta i temi dell'ecologia e dell'estremismo, facendoli poi sfumare in una più generale trattazione del senso di colpa.
Il regista svedese adatta per il grande schermo la graphic novel biografica scritta dalla moglie Coco e dà vita ad un film vitale e pieno di energia, una pellicola che grazie ad una scrittura leggera e divertita rappresenta l'adolescenza con autenticità e senza falsi sentimentalismi.
Coinvolgente dramma generazionale in cui non ci sono né vincitori né vinti, Class Enemy è un'opera che con un continuo cambio di prospettiva riesce a riflettere e ad indagare in maniera lucida sul rapporto tra adulti e adolescenti.
Sia nella gestione del racconto che nello stile, David Gordon Green si prende delle libertà dal canone sfoderando una vena che a tratti tende verso lo sperimentalismo. Segno, questo, di una maggior sicurezza nei propri mezzi espressivi.
Approda al Lido, fuori concorso, l'atteso film-scandalo di Paul Schrader scritto da Bret Easton Ellis: The Canyons vuole essere una ricognizione su ambiguità, macchinazioni e giochi di potere dell'ambiente hollywoodiano, che però scivola nel kitsch e annoia.
L'attore premio Oscar è la star della giornata di questa 70 Mostra in veste di protagonista della nuova pellicola di David Gordon Green.
Un pornodivo a Venezia. Merito della follia di Bret Easton Ellis, sceneggiatore dell'ultima fatica di Schrader che si è assicurato la presenza di James Deen come protagonista del suo morboso noir a fianco di Lindsay Lohan.
Philip Gröning decide di far esplodere la struttura narrativa frammentandola all'infinito e cancellando ogni riferimento temporale interno al racconto.
Costruita come una tela di ragno che si dipana dal centro per poi dilatarsi sempre di più, l'opera di Santiago Palavecino è un horror giocato sul confine tra vero e immaginario, laddove immaginario diventa sinonimo di pazzia.
John Curran in Tracks segue le tappe del viaggio lungo il deserto della Davidson con sguardo attento, curando sia l'aspetto intimo e personale della giovane donna, sia l'affascinante ma spietato ambiente in cui si muove.
Un film intenso, capace di regalare momenti di profonda commozione, un'opera adulta ed emotivamente trascinante che lascia parlare principalmente i volti, i gesti e i paesaggi lasciandoci nel cuore una sola grande certezza: le cose succedono, ma poi passano.
Un'esplosione di sicilianità verace, sanguigna, uno sguardo capace di riflettere criticamente sui luoghi comuni senza mai strumentalizzarli, consapevole di doversi astrarre per rivolgersi a un pubblico più ampio.
Il grande regista americano, in occasione del prestigioso riconoscimento tributatogli al Lido, ha parlato a ruota libera della sua carriera, del cinema di ieri e di oggi, della società e del ruolo dell'arte cinematografic in essa.
Il regista e la sua magnetica protagonista hanno incontrato la stampa accreditata al Lido, che ci raccontano come hanno ricreato l'incredibile avventura di Robyn Davidson nel deserto australiano.
A dispetto del suo tema, Gerontophilia è un film leggero, brillante nella sua seconda metà da road movie, che vuole essere più di ogni cosa una storia d'amore che tratteggia un rapporto non intrappolato nella gabbia delle convenzioni sociali.
Lavorando per sottrazione, L'arte della felicità sarebbe potuto essere un film di gran lunga più efficace ed emozionante. Così com'è resta un biglietto da visita per uno studio ancora giovane che lascia sperare di poter contribuire a far crescere il mondo dell'animazione nel nostro paese.
Prima opera italiana in lizza per il Leone d'Oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, una pellicola corrosiva su due donne che danno un nuovo senso al termine 'testardaggine'; 'Il cinema? Uno sconfinamento naturale, un salto fatto per raccontare di una comunità e di un Paese che non sa nemmeno cadere', ha raccontato la Dante in conferenza.
Il regista non vuole farne un film storico o politico, anzi la pellicola è essenziale non solo nel contestualizzare la sua storia, ma anche nello spazio che offre agli adulti, niente altro che imprevisti, positivi o negativi che siano, nel lungo viaggio, spesso senza una reale meta, di questi coraggiosi e piccoli perseguitati.
Dopo il dittico Shimizu/The Land of Hope, Sion Sono si concede una parentesi più ludica (e nostalgica del cinema che fu); anche qui, tuttavia, il suo stile iperrealistico, grottesco e a tratti inquietante, è sempre presente.
Il film si rivela fantasioso, a tratti parodistico a tratti sarcastico, nel prendere di mira molte delle idiosincrazie della moderna vita sentimentale.
Riflette sull'amore e sulla disperazione il film di Lazarov, che non incentra il racconto sull'orribile pratica del contrabbando dei bambini e delle adozioni illegali, bensì sul concetto di perdita di contatto con la realtà e con la rettitudine quando si tenta di manipolare la vita degli altri per rendere migliore la propria.
L'esordiente regista francese Jean Denizot trasforma un fatto di cronaca che fece molto scalpore Oltralpe in un tenerissimo racconto di formazione e nella storia di un indimenticabile primo amore.
Sarebbe impossibile citare tutti e settanta i cortometraggi a cui abbiamo assistito e d'altronde non tutti sarebbero comunque degni di menzione; c'è chi però ha voluto cogliere l'occasione per dire davvero la sua su un argomento spinoso come quello del futuro del cinema, ed è forse proprio qui che sono emersi gli aspetti più interessanti del film.
Due star in fuga nello spazio. Clooney e Bullock sono approdati al Lido insieme ad Alfonso Cuaron per parlarci della loro esperienza in assenza di gravità.
A sette anni dalla sua ultima regia, Alfonso Cuaròn torna con un progetto personale e affascinante, un thriller fantascientifico dalle forte implicazioni umane e psicologiche.
La sezione festeggia il suo decennale regalandosi una pre-apertura tutta italiana con il divertente western calcistico diretto da Paolo Zucca e interpretato da Stefano Accorsi e Geppi Cucciari, arrivati al Lido insieme al resto del cast.
Sulle note della splendida 'Vivere', canzone storica composta nel 1937 da Cesare Andrea Bixio, e cullato dalle musiche evocative composte da Andrea Guerra, il film di Zucca gioca col calcio e palleggia col cinema dimenticandone i dogmi e le regole ma esaltandone l'estro e la bellezza.
Dal nudo di Hedy Lamarr alle 'vergogne' di Fassbender, dai diavoli di Ken Russell al 'fantasma' di Joao Pedro Rodriguez, ripercorriamo i film che hanno segnato la Mostra del cinema di Venezia tra polemiche, scandali (veri o mancati) o fenomeni di costume.
Dopo i recenti successi e i riconoscimenti ottenuti dall'Academy, Boyle si dedica ad un progetto più piccolo e personale, la cui messa in scena è comunque coerente con lo stile elaborato dal regista in un ventennio di carriera.