Recensione El Custodio (2006)

Rodrigo Moreno riesce, soprattutto nella prima parte, a farci toccare con mano la vita della guardia del corpo, le sue infinite attese, i silenzi, i frammenti di conversazione carpiti nei brevi momenti in cui la sua vita entra a far parte di quella piu importante e densa di cui si trova marginalmente a far parte.

La vita in attesa

Rubén è la guardia del corpo di un ministro e il suo incarico è di tenere il suo protetto sotto stretta sorveglianza. Qualunque cosa il ministro faccia, Rubén deve seguirlo, o attenderlo: ne è l'ombra, sempre presente, ma spesso non notata.
Vive ai margini di questa vita, spesso non la comprende captandone solo frammenti di conversazioni, brevi stralci di realtà, dettagli marginali.
Questo ne fa un solitario, che finisce per non essere protagonista neanche della sua stessa esistenza.

Rubén vive tra due mondi opposti, quello del ministro e il suo, intimo e privato. Due mondi e due approcci diverso dal punto di vista stilistico, silenzioso e monocromatico il primo, caotico e rumoroso il secondo.

Rodrigo Moreno, al suo primo film da regista riesce, soprattutto nella prima parte, a farci toccare con mano la vita della guardia del corpo, le sue infinite attese, i silenzi, i frammenti di conversazione carpiti nei brevi momenti in cui la sua vita entra a far parte di quella piu importante e densa di cui si trova marginalmente a far parte.
Minimale nella narrazione ed essenziale nelle scelte, El custodio è interpretato in modo efficace da Julio Chavez, ma in generale da tutto il cast, anche nei personaggi secondari.

La scelta finale funziona su schermo meno di quanto doveva essere sembrata su carta in fase di scrittura del film e lascia un senso di smarrimento e molti dubbi nello spettatore della pellicola.

Movieplayer.it

3.0/5