Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Abbiamo intervistato David Dencik, il protagonista di 'A Soap', nel corso del Festival di Berlino 2006
Abbiamo incontrato Pernille Fischer Christensen, la giovanissima regista danese di 'A Soap', nelle lounge del palazzo della Berlinale.
Ironia, equilibrio e poesia in The Elementary Particles, il film ispirato al romanzo omonimo di Houellebecq, e presentato in anteprima al Festival di Berlino.
Se volete spiegazioni, statene lontani, ora e per sempre. Miike proceda in una maniera estranea al resto dei cineasti, riuscendo nel miracolo di non trasformare mai in maniera la particolarità del suo vedere.
Presentato nella sezione dei film in concorso al Festival di Berlino, il film di Michael Glawogger è un surreale e divertente intreccio in bilico tra dramma e black humour.
Non semplicemente un thriller dall'architettura narrativa complessa ed affascinante, Syriana è anche, e soprattutto, un film politico, un film di denuncia, un film scandalo.
A Soap, film di debutto di Pernille Fischer Christensen, è costruita come la soap opera che la protagonista ama guardare, ma risulta un esperimento solo parzialmente riuscito.
Un film che, a dispetto di un tema importante come l'autismo, manca di profondità e coraggio, ma si limita a essere un prodotto piacevole e nulla di più.
Seconda giornata dal livello altalenante a Berlino, in attesa della giornata di domani, in cui si contano numerosi titoli di grande interesse (il director's cut di The New World, il nuovo delirio di Takashi Miike, Jordan e Michel Gondry).
Bagno di folla e di domande per il divo Hollywoodiano, che si conferma tra i più amati dal pubblico internazionale e una delle star più attese di questa edizione del festival.
C'è un quesito fondamentale che aleggia attorno a entrambi gli episodi di questa horror action: perché vampiri e licantropi, invece di usare i loro poteri, la loro forza sovrumana, preferiscono massacrarsi a colpi di armi automatiche?
Apre i battenti l'edizione 2006 del festival di Berlino con una giornata interlocutoria, come ogni primo giorno di un grande festival esige. Una manciata di film divisi nell'arco di tutta la giornata a coprire tutte le numerose sezioni del programma.
A Berlino il cast di Snow Cake apre le danze di questa nuova edizione della Berlinale.
Ha sicuramente una sua specifica importanza, questo esordio alla regia di Tommy Lee Jones, e non solo per la qualità intrinseca dell'opera: "Le tre sepolture", infatti, riassume in sé decenni di cinema americano, restando comunque ancorato alla realtà per temi ed estetica.
Transamerica non è un film sul transessualismo e non è un film sull'omosessualità. E' la storia di due outsider che ambiscono ciò a cui tutti aspiriamo, coinvolti in un viaggio che li renderà completi e pronti a conquistarsi il proprio pezzo di felicità.
Il film di Dunmore è teatrale, dal primo momento all'ultimo, è esplicito in ogni suo attimo, e questa carica rischia di appesantire le sequenze, che talvolta sono farraginose e poco scorrevoli.
Il regista e le due attrici hanno risposto alle domande della stampa italiana sul dramma ambientato a Shangai
North Country procede su una strada già battuta da mille altri titoli ma lo fa con rigore e decoro almeno per la prima ora: la regia della Caro non manca di sensibilità ed è supportata dall'eccellente cast.
Un film che vorrebbe essere umanamente toccante e offrire riflessioni sulla nostra storia bellica ma che scivola via senza lasciare traccia - tranne forse un po' di amarezza in chi si aspettava qualcosa di diverso.
Una appassionata inchiesta, solida e documentata, che ripercorre in modo serrato le battaglie dei giudici Falcone e Borsellino, vittime della mafia nel 1992.
Si apre il 2006 con la promessa di regalarci un nuovo film di un Eastwood ormai maturo. Riviviamo perciò il completamento della sua maturità, compiutasi con lo splendido 'Million Dollar Baby'
Incontriamo il coraggioso regista e due dei produttori di uno dei primissimi documentari sulla mafia distribuiti sul grande schermo in Italia. Per l'occasione è presente anche Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia.
Malone avrebbe potuto premere ancora di più il pedale del terrore e dello splatter, mostrato assai poco, ma quasi sempre suggerito, non senza un certo gusto per le belle immagini, la pellicola mantiene alto il livello della suspence fino alla fine e qualche sobbalzo dalla sedia ce lo fa fare
Una sezione in fermento vorticoso, quella denominata Panorama, a Berlino 2006. Ricca, varia, spiazzante e dalle molteplici identità per un edizione che conta numerosi titoli di grande interesse.
Il giovane attore californiano racconta la sua esperienza con Sam Mendes per 'Jarhead', in uscita il 17 febbraio
Non poteva certo mancare la messa in scena di una casa stregata in questo polittico di racconti dell'orrore. Peccato che le buone premesse di questo episodio vengano spesso facilmente a dissolversi nei circa cinquanta minuti di durata del film
Il suo è un cinema denso di intimismo, e così come nell'uomo Kitano convivono diverse anime apparentemente dissonanti, è inutile sorprendersi di altrettanta varietà nelle sue pellicole.
L'amore e l'attrazione nel film di Harper sono dati, non richiedono didascalie eccessive, né ginnastiche corporali. Usciamo, incontriamo qualcuno ed improvvisamente la nostra vita muta, qualunque sia la direzione di questo cambiamento.
Coscarelli sa mantenere viva l'attenzione per tutta la durata del suo mediometraggio e costruisce una vicenda che più che sul lato horrorifico colpisce su quello psicologico e metatestuale. L'impatto con quel determinato tipo di scene che prevedono eccessi di violenza, crudeltà e spargimenti di sangue sono limitati.
L'IFFR (International Film Festival Rotterdam) è turbinoso, è graticolare, è a domino infinito. Il catalogo ha quasi 500 pagine, i film ??" tra corti e lunghi e video e documentari e retrospettive e omaggi - sono centinaia, le repliche, per fortuna, si sommano a loop.
Sono ventisei i film che tra pochi giorni rappresenteranno il piatto forte della 56° edizione del Festival Internazionale di Berlino, di cui diciannove ufficialmente concorrerano al concorso ufficiale con in lizza l'ambito Orso d'oro 2006. Analizziamo la situazione più nel dettaglio.
Poca originalità, qualche incoerenza, sprazzi di noia, ma soprattutto niente horror: sicuramente migliore come regista che come sceneggiatore, Garris cerca inutilmente di imprimere vivacità a un prodotto che, più che aromatico come il cioccolato, sembra avere il sapore inconsistente dell'acqua.
Azzeccato ritorno sullo schermo di Claudio Bisio, che insieme ad un intraprendente esordio di Sigon alla regia e alla straordinaria (in tutti i sensi) partecipazione di Ernest Borgnine, confeziona uno spaghetti-noir incisivo e gradevole
Incontro con una coppia insolita e vulcanica: Claudio Bisio ed Ernest Borgnine presentano 'La cura del Gorilla', nuovo film del cabarettista di Zelig
Il regista polacco ci racconta cosa l'ha spinto a voler realizzare questo film e coglie l'occasione per esprimere tutta la sua preoccupazione verso un mondo sempre più dominato dal cinismo.
Dietro una trama ingarbugliata e priva di fascino, si nasconde una riflessione, più o meno lucida, ma troppo spesso risolta con uno sterile scambio di battute, su tutta una serie di temi che vanno dalla disillusione degli ideali alla religione come moda, dal cinismo degli sgambetti politici al diritto all'eutanasia.
Nel suo secondo film della quadrilogia del viaggio, il regista accumula esperienza, affinando la regia, acuendo ed enfatizzando i sentimenti, che appaiono più marcati rispetto al precedente Marrakech Express
"Non bastano tutti cammelli del deserto per comprarti un amico" Con questa frase che già in sé rivela il significato e l'essenza stessa del film, si apre Marrakech Express, il primo lungometraggio della quadrilogia del viaggio di Gabriele Salvatores
Film-scandalo di Cannes 2005, questa seconda opera del messicano Carlos Reygadas si contraddistingue per la pura e programmatica volontà di provocare: questo intento toglie forza alla narrazione, e rende il film niente più che un vuoto esercizio di stile.
Interessantissima variazione sul tema "coppia borghese in crisi con arrivo di incomodo terzo estraneo a metterli mette di fronte alla loro essenza", The Door in the Floor mette in scena la rappresentazione, vissuta e messa in scena dagli stessi protagonisti, di un'indefinibile malattia dei sentimenti.
'Bambi II', a dispetto del titolo originale, non è un seguito del lungometraggio del 1942, ma un'estensione dello stesso: non c'è un'evoluzione della storia, ma un ampliamento di alcune situazioni.
Semplice ed entusiasta, come nella migliore tradizione dei giovani registi horror americani, con Eli Roth l'impressione è che non esista la barriera tra intervistatore e intervistato.
Volendo perdonare le pecche della sceneggiatura, resta intatto il genio di Jane Austen, e il fascino di una storia d'amore che non ha bisogno di manipolare i sentimenti dello spettatore per coinvolgere perché ha autenticità, intelligenza e spessore da vendere.
Lontano da oramai troppo tempo dagli schermi delle nostre sale, con Cigarette Burns John Carpenter ha regalato un piccolo gioiello a quanti erano in crisi d'astinenza dal suo cinema.
Bertrand Blier mette in scena una prorompente e disinibita Monica Bellucci, in una commedia dolceamara alquanto insolita per i canoni del cinema francese.
L'infanzia e i pericoli che la minacciano rappresentano un'ossessione per il regista spagnolo Jaume Balaguerò che, come dimostrano anche le sue due precedenti pellicole, ha intrapreso un percorso di esplorazione delle molteplici forme attraverso cui il male si può scatenare contro di essa.
Perché portare ancora una volta al cinema la pagina più vergognosa della Storia recente? Ce lo spiegano lo stesso regista, il protagonista Marcell Nagy ed un commosso Ennio Morricone, autore della colonna sonora
Una delle testimonianze più significative del risveglio cinematografico spagnolo, con la sua originalità sia dal punto di vista registico che da quello della storia in sé, che promuove l'esordiente Balaguerò come un regista da tenere d'occhio.
Jim Carrey continua ad alternare pellicole più autoriali e di spessore ad altre in cui prevale il gusto scanzonato ed anarchico degli esordi: qui il soggetto viene da un vecchio film del 1977, ma il risultato è invero piuttosto anonimo.
Sotto il sole delle Bahamas, le avventure di quattro amici alla ricerca di tesori sommersi che finiscono per ritrovarsi alle prese con pericolosi trafficanti di droga. Un film balneare che insegue la complessità ma trova solo confusione.