Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Gitai ha presentato alla stampa romana il suo ultimo lavoro, un intenso road movie al femminile
Il regista presenta il suo film, tratto da uno dei romanzi più famosi e controversi della letteratura araba
Il film di Benadhj non convince perché manca di un pathos emotivo che travolga, resta ingrigito dal grigiore che racconta e non fa mai esplodere i suoi personaggi.
Bubble racconta di solitudine ed emarginazione, dell'instabilità mentale da esse alimentata, che cova dentro di noi e che si scatena a volte, per via di banalissimi detonatori esistenziali.
Per la 59ma edizione del Festival di Cannes saranno ventiquattro le pellicole presentate alla sala Debussy del Palazzo del Cinema, dal 1978 tradizionale teatro della sezione Un Certain Regard, l'interessante selezione parallela al concorso ufficiale in cui si incrociano gli sguardi di giovanissimi e più maturi cineasti provenienti da ogni angolo del pianeta.
In contrasto con una fotografia grigia e dalle luminosità naturali e con le vicende spesso drammatiche che interessano i protagonisti, 'Una cosa chiamata felicità' è un inno alla speranza mai morta.
Tra l'amore e la morte c'è di mezzo una guerra da combattere con un Napoleone d'assassinare. In fin dei conti si tratta di danzare con se stessi e con i malumori di coppia. Come sempre nel cinema di Woody Allen.
Il mondo è un'illusione creata dalle forme e dai colori che l'uomo manipola a sua immagine e somiglianza. E questa illusione non può essere riprodotta tecnologicamente se non distruggendo la stessa natura umana. Un moderno romanzo per immagini firmato Wim Wenders.
Un incontro con il regista di 'Two Sisters' e 'Bittersweet Life' nell'ambito del Samsung Korea Film Fest
La macchina da presa s'inchioda su cadaveri e ferite, anche solo suggerite, con la stessa accuratezza con la quale racconta dettagli architettonici e controluce da premi fotografici. Regia scarna su dialoghi essenziali, a evidenziare emozioni che travolgono il quotidiano e conducono a morte certa i protagonisti
Ichi the killer è un film complesso e di non facile digeribilità; la chiave ironica e il disturbante iperrealismo con cui ci viene raccontata questa storia regala un'indagine di estrema acutezza sulle possibili sfaccettature della natura umana.
Semplicità è una parola che si avverte quasi la necessità di ripetere continuamente parlando di questo film, espressione che non va però confusa con banalità o monotonia, che al contrario non sono accostabili al lavoro di Yamashita Nobuhiro.
Film garbato ma deciso allo stesso tempo, che coniuga ottimamente le tematiche e la sensibilità di un certo cinema extra-europeo con i tempi e i ritmi dei canoni del nostro occidente ormai assuefatto alla quasi sincopatura di sequenze e battute.
Libero De Rienzo, regista e sceneggiatore al suo esordio, insieme a Elio Germano e il resto del cast del film a Roma per presentare Sangue - La morte non esiste.
Sangue è un guazzabuglio di idee più o meno riuscite, un'opera scomoda su argomenti tabù che non trovano quasi mai voce nei circuiti tradizionali che ha il merito di parlare un linguaggio altro rispetto al solito.
'I tuoi, i miei e i nostri' è una commedia del tutto innocua, con un umorismo principalmente visivo e farsesco che suscita ben poche risate e raramente si eleva dalla piattezza del già visto.
Non ci sono colpi di genio nel film di Rossi Stuart, ma è un film sincero, spigoloso, non indulgente, emblematico di un certo malessere della nostra società, e, soprattutto, costruito su un perfetto equilibrio di toni che ci evita quei fastidiosi scivoloni nel dolore melodrammatico autocompiaciuto.
Un film che pur con alcuni evidenti problemi cinematografici, stupisce per la mescolanza di registri da commedia, dramma e giallo ma soprattutto per la sfrontatezza e l'efficacia con le quali mette in scena una storia che è (fin troppo) chiaramente metaforica di un paese che viene sconvolto dagli avvenimenti che sta vivendo.
Abrams ha realizzato un film fortemente personale, persino (da certi punti di vista) autoriale, e lì dove la sua mano ed il suo stile sono più evidenti ecco che il film vive i suoi momenti migliori.
Presentato a Viareggio l'Orso d'oro 2006, che sarà distribuito in Italia dall'Istituto Luce
Dopo la proiezione del classico 'La famiglia', Ettore Scola si concede agli addetti ai lavori per la sua lezione di cinema
Kim Rossi Stuart si presenta in gran forma alla conferenza stampa per la presentazione del suo toccante esorduio alla regia
Un incontro con il maestro dell'erotismo che rivela una grande cultura cinematografica e idee tutt'altro che scontate.
Si è chiusa sabato 29 aprile, in un Teatro Nuovo come sempre gremito in ogni sua parte, l'ottava edizione del Far East Film Festival, grande rassegna dedicata al cinema orientale con sede a Udine.
L'esordio di Park Gwang-hyun ha vinto il Far East ed è stato un grande successo in patria: un risultato che premia l'afflato poetico e la grande carica emozionale che permeano il film, contemporaneamente credibile e fiabesco senza essere mai retorico.
L'appuntamento con l'horror del Far East Film conferma uno stato di impasse del genere nelle cinematografie asiatiche.
Un prodotto che si stacca da un concetto di cinema stagnante, in una stagione fortunata e vitale che sembra, incrociando le dita, dare nuova linfa alla nostra boccheggiante industria di celluloide.
Un'improbabile storia di riscatto umano e sociale dai bassifondi di Manhattan fino ai lucidi parquets delle sale da ballo. Curioso mix dalla trama classica ma dall'ambientazione e dallo stile particolari, che però stenta a decollare.
Un'originale e affascinante riflessione sulla fede e sula riflessione, ma è nell'humor nero graffiante e dissacrante che risiede la vera forza del film di Jensen.
Un boccheggiante ritratto di giovani che sognano di cambiare il mondo, anche se ormai sanno già di aver perduto.
Bassetti vorrebbe affondare nel sociale, porne in evidenza le contraddizioni, ma si limita a farci un giro in superficie, procedendo per coppie oppositive: ricchi/poveri, monologhi/silenzi, genitori sbagliati/figli ribelli, razzisti estremisti/tolleranti caritatevoli.
Un film visivamente bello , con due protagonisti belli, e una bella storia d'amore. Ma Arturo Bandini non abita qui.
Una linea retta e prevedibile, al di fuori degli schemi tradizionali, che non convince proprio per quel suo aspetto sperimentale che si compiace dell'utilizzo della macchina da presa allo scopo unico di non produrre emozioni.
Un thriller estremamente banale e prevedibile tanto nel soggetto quanto nello sviluppo, con situazioni che non potranno non evocare, anche negli spettatori meno attenti, sensazioni di deja vu.
Un incontro con la grande attrice italiana in occasione dell'edizione di Europacinema che celebra la sua carriera
La splendida attrice messicana ha presentato a Roma il film che uscirà venerdì 28 aprile per Moviemax
Superando l'ovvio sottotesto del rapporto tra tradizione e rinnovamento nella società cinese, il film di Jin Yaqin si regge su un equilibrio encomiabile e non scade mai nel patetico, quanto meno in un minimalismo eccessivo.
Nonostante la buona recitazione di tutti gli interpreti, la sostanziale coerenza narrativa e la regia attenta e sempre in equilibrio tra i vari registri affrontati, il film suona spesso manierato e poco autentico.
Con l'uscita di The Fog, ennesimo rifacimento di una pellicola che ha segnato la storia dell'horror anni '80, si impone una riflessione generale sul fenomeno dei remake, che negli ultimi anni ha raggiunto dimensioni prima inimmaginabili.
Tra i migliori film presenti nella Competition del Festival di Berlino 2006, 'Isabella' ha ottenuto un meritato Orso d'Argento per la miglior musica, ma non si è contraddistinto solo per la colonna sonora.
Un film che quindi si muove sul confine tra thriller e horror, attento a bilanciare le atmosfere e tecnicamente di buona fattura: la regia offre gli spaventi che ci si può aspettare nella prima parte, e tiene la tensione alta nella seconda.
Il film si avvale di una struttura molto classica, è supportato da una narrazione attenta e abilmente in grado di gestire i momenti di maggiore partecipazione emotiva.
Ben confezionato, ma freddo e poco coraggioso, 'Rischio a due' risulta una visione piacevole, nonostante non lasci molto allo spettatore.
Traffico bloccato, centinaia di fans in delirio, eppure fino all'ultimo momento la presenza del protagonista era in dubbio. Ma Tom non delude e si mostra disponibile come sempre.
Il cattivo uso del digitale rappresenta uno dei più gravi problemi del film, poichè la sensazione di "costruito" finisce per impedire anche una fruizione ottimale delle molte sequenze d'azione, dando la sensazione di assistere a un videogioco giocato da qualcun altro.
L'apertura del Far East Festival di Udine è dedicata a Takashi Miike, che ha presentato in anteprima assoluta il suo 'Imprint'.
I film da prendere in giro non mancano e anche l'esilissimo plot che viene creato ha una sua originalità; quello che viene a mancare sono proprio le occasioni per far ridere.
Byambasuren Davaa dipinge la storia con poesia e potenza visiva, avvalendosi di un'ottima fotografia che rende giustizia alle affascinanti pianure della Mongolia.
I presupposti per un successo annunciato ci sono tutti: i valori dell'amicizia e della famiglia, i problemi che coinvolgono l'ambiente, il rischio di estinzione di alcune specie, e tanta tanta ironia.
La regista si muove tra i giovanissimi ballerini con destrezza mentre esplode la danza ed è brava a coglierne i pensieri più intimi con una delicatezza esemplare