Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Il film più provocatorio di Joe Dante. Una satira feroce che non risparmia nessuno: politici, giornalisti, organizzazioni umanitarie, militari, minoranze etniche, lobbisti.
Delude decisamente il secondo episodio di The Matrix che a dispetto delle cifre da record spese e dell'alto contenuto tecnico appare come un film debole e senz'anima.
Delude non poco l'ultimo capitolo delle avventure di Picard e soci, mortificato da una sceneggiatura deludente e da una formula stanca arrivata ormai al capolinea.
Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes 1993. Uno dei film più acclamati di Ken Loach.
Dillo con parole mie è il settimo film di Daniele Luchetti, che firma una commedia leggera leggera, del tutto diversa da quelle pellicole impegnate a cui il regista ci aveva abituato in passato.
Bloody Sunday è un vero e proprio colpo nello stomaco, nel cuore e nella coscienza di ogni spettatore.
Ken Loach abbandona momentaneamente la sua lucida analisi della società inglese e gira un film, ugualmente importante ed etico, teso a raccontare una delle pagine più buie della storia moderna.
Il club dei trentanove è una appassionante storia di spie e fughe rocambolesche che rappresenta uno dei lavori più importanti e meglio riusciti del periodo inglese di Alfred Hitchcock.
Basta ormai accendere il televisore a qualsiasi ora del giorno per rendersi conto di come quasi tutti gli spettacoli siano basati esclusivamente sui vizi privati di gente comune.
Per il suo esordio americano, Ken Loach sceglie di rappresentare la dura realtà degli immigrati messicani negli USA; il suo sguardo è quello di sempre, spietatamente realistico e coerentemente, orgogliosamente militante.
Un altro fanta-apocalittico film che non fa niente per meritare l'appellativo che porta...
Questo film si inserisce nel quadro di una generale "rinascita" dell'horror hongkonghese degli ultimi anni, ispirandosi anche alle più recenti ghost story cinematografiche occidentali.
Tratto da una storia vera. Sicuramente il film più duro ed arrabbiato di Ken Loach.
Primo film, prodotto, nel 1969, dalla Kestrel Productions, Kes è considerato, ancora oggi, uno dei film più importanti e significativi del cinema indipendente britannico.
Ken Loach racconta una storia di amore e di impegno politico con la consueta essenzialità di stile e la consueta partecipazione civile.
Dopo due opere girate fuori dall'Inghilterra, tese ad indagare il dramma di due guerre combattute in nome della libertà, Ken Loach ritorna nei quartieri periferici di Glasgow per affrontare temi a lui cari come il disagio sociale e l'isolamento della classe operaia che abita nei sobborghi.
Era difficile, dopo un successo mondiale come Halloween, realizzare un' opera all'altezza del predecessore, e Carpenter è un uomo a cui piace stupire il pubblico e disorientarlo con scelte che possono apparire anche discutibili.
Cult movie degli anni '80, pellicola che creò un'icona, opera di punta di una tendenza alla contaminazione dei generi che ebbe in Carpenter uno dei suoi maggiori esponenti: "1997: Fuga da New York" è tutto questo e molto più.
Sorprende non poco il fatto che Francois Truffaut, avverso da sempre ad un genere come la fantascienza, decida nel 1966 di girare un film tratto da un libro cardine del genere, l'omonimo romanzo di Ray Bradbury.
Buon horror a basso costo per gli amanti del genere questo My little Eye, claustrofobico e sinistro, si fa notare per l'uso semi-sperimentale della tecnologia digitale.
Buon thriller processuale a tinte spionistiche, nella migliore tradizione del genere e con il ritorno della coppia Ashley Judd & Morgan Freeman.
La nuova prova americana di Jackie Chan non si discosta molto dalle precedenti: il divertimento a tratti c'è, la pellicola scorre ma i tempi di "Police Story" sembrano lontani.
Blade Runner ha rappresentato una rivoluzione per il moderno cinema di fantascienza. Invece di avventure spaziali sprizzanti spirito dei pionieri, questa pellicola ci offre un mondo degradato, dove la poesia combatte per rimanere in vita.
Dal regista di Memento, un film più convenzionale del precedente, ma sorretto da una sceneggiatura solida e da tre ottime prove d'attori.
Il nuovo episodio degli X-men, i mutanti nati con poteri speciali, è sempre diretto dal regista Bryan Singer, ma risulta ancora più divertente e trascinante del primo capitolo.
Nonostante l'indubbio interesse per il tema affrontato, non convince a pieno quest'ultimo film dell'ottimo regista canadese di origine armena Atom Egoyan, troppo slegato e contorto per lasciare il segno.
Una commedia sentimentale che seppur prevedibile e convenzionale ha il pregio di non eccedere in eccessivi romanticismi ma di puntare sull'ironia e l'equivoco.
Sfolgorante ascesa e repentina discesa del brillante conduttore radiofonico e sorridente attore televisivo Bob Crane.
Tra i moltissimi interessanti registi asiatici Kitano si mostra Autore in senso pieno di un cinema molto personale ed affascinante.
Il film narra la storia incredibile ma vera di Chuck Barris, autore e presentatore della tv spazzatura di giorno, killer per la CIA di notte. Un uomo con 33 morti e milioni di telespettatori rovinati sulla coscienza. Un uomo, come dice lui stesso, condannato all'inferno.
Con l'Acchiappasogni e questo Ghost Ship, l'horror americano cerca di reagire all'invasione di idee orientali che rischia di schiacciarlo.
Per il suo lungometraggio d'esordio, datato 1979, Hayao Miyazaki riprende i personaggi di una delle più note serie televisive dell'animazione giapponese, serie a cui lui stesso collaborò.
Mononoke Hime è il vertice della produzione artistica di Miyazaki, come compattezza, coerenza d'intenti e di visione, e sintesi delle tematiche dell'autore.
La recensione de Il mio vicino Totoro, il film che rappresenta una pausa di riflessione dai temi seri per il maestro Miyazaki, che realizza un piccolo gioiello in quanto a delicatezza e semplicità.
Stralunato viaggio nel mondo delle corse, poco realistico e ricco di effetti speciali
Dopo il successo di Amélie, per Audrey Tautou era inevitabile il rischio di restare intrappolata nel delizioso personaggio che l'aveva messa in evidenza. M'ama non m'ama e' il film adatto per liberarsi di questo pericolo?
Il secondo lungometraggio di Hayao Miyazaki, datato 1984, è il primo a portare il marchio dello Studio Ghibli, ed è anche il primo in cui molte delle tematiche predilette dal regista vengono fuori in modo chiaro.
Soderbergh non si nasconde dietro false dichiarazioni di intenti e confeziona una pellicola assolutamente vuota dal punto di vista di contenuti filosofici e morali, ma che diverte e avvince come le pellicole di un tempo.
Profondo, duro e intenso, l'ultima fatica di Spike Lee mostra ancora una volta il suo indubbio talento.
Soderbergh si cimenta con uno dei classici del cinema di fantascienza: il Solaris di Tarkovsky, capolavoro arrivato al suo trentesimo anniversario.
A Cinisi, Palermo, si consuma la storia vera di Peppino Impastato ribellatosi al padre mafioso e alla cultura del silenzio. I cento passi sono quelli che separano la casa di Peppino da quella del boss Badalamenti, suo zio.
Questa è la storia di Antonio e Willy, due uomini resi perdenti dalle circostanze che scelgono di essere inutili, o meglio dannosi, per quella società che li ha emarginati.
C'è più coraggio nell'inseguire un sogno, o nel rimanere nella realtà? E' questo il dilemma che Qui non è il paradiso mette in scena con estremo realismo.
La città incantata è la perfetta sintesi delle tematiche di Hayao Miyazaki ed è l'opera che gli ha donato il meritato successo in occidente.
L'ultimo film di Cristina Comencini è un delicato ed appassionato ritratto dei rapporti tra amore ed erotismo, unione fisica e spirituale.
Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Sundance Festival 2002, Steven Shainberg firma il suo secondo, morboso, lungometraggio.
Non sono molti, oggi, i registi che riescono a realizzare film personali pur dovendo necessariamente incassare. Di "Shaolin soccer", lo spettatore distratto ricorderà solo le spettacolari scene di gioco, ma la pellicola ha ben altri meriti.
Tratto dal romanzo omonimo di Ira Levin, Rosemary's baby è senza dubbio il capolavoro di Roman Polanski, un concentrato in tinte cupissime di discesa nella suspance hitchockiana e surrealismo nero quasi bunueliano.
Mondi diversi e lontani tra di loro si sfiorano, senza mai incontrarsi veramente, com'è nella tradizione dei film francesi.
In tempi di voyeurismo sfrenato che divora voracemente ogni sorta di manifestazione umana, prediligendo le più banali, senza interrogarsi troppo sul significato, questo bel film-documento ridona dignità allo sguardo dello spettatore.