Recensione La maledizione della prima luna (2003)

Pirati e navi fantasma, isole caraibiche e dobloni d'oro... Film d'avventura? Commedia? Parco a tema? Cosa è realmente il nuovo film del regista di The Ring?

I pirati delle tenebre

Il fascino dei pirati, tema classico delle storie d'avventura, una sontuosa produzione Buena Vista, un cast molto ricco, tanti effetti speciali, il grande successo del precedente film del regista Gore Verbinski, The Ring: tanti ingredienti che hanno fatto di questo La maledizione della prima luna uno dei film più attesi di questo inizio di stagione cinematografica.

Un successo annunciato, forse, che potrebbe, però, deludere o quantomeno spiazzare lo spettatore medio, che si troverà di fronte a un film più complesso di quello che potrebbe apparire a livello superficiale.
Innanzitutto il genere: che tipo di film ha messo insieme Verbinski? Ci sarebbero i presupposti per considerarlo un film d'avventura, ma il tono da commedia, che serpeggia per tutto il lavoro, è ben marcato e mai un semplice contorno. Lo stesso vale per le concessioni a trovate macabre e cupe, solo a tratti mitigate dall'ironia.
La stessa origine del film, il suo soggetto, dovrebbe far capire che ci troviamo davanti a un prodotto anomalo e sfuggente: l'idea di partenza è un'attrazione del parco tematico della Disney, adattata per lo schermo da Ted Elliott e Terry Rossio, veterani dell'animazione, già responsabili di Shrek, Il pianeta del tesoro e che attendiamo con curiosità per il prossimo Shrek 2. La mano dei due sceneggiatori si nota nelle trovate e nelle atmosfere che spesso assumono un'aria e un'enfasi da film d'animazione, a tratti cadendo un po' di tono e cercando, purtroppo, la facile ironia.

Spiazzante. Soprattutto in una fase iniziale in cui gli spettatori, e forse gli stessi autori, faticano a metabolizzare un film che ricorda troppo da vicino il ritmo e l'atmosfera del parco dei divertimenti da cui discende. Una volta ambientati, però, autori e pubblico possono lasciarsi travolgere da un film coinvolgente, spensierato e divertente.
Volutamente eccessivo, La maledizione della prima luna è anche splendidamente interpretato, con un Johnny Depp che fa da perno per l'intero sviluppo della narrazione, perfettamente integrato, con la sua folle, eccessiva interpretazione, negli ingranaggi messi in funzione da Verbinski. Più rockstar che pirata, Depp calamita l'attenzione dello spettatore con le sue continue smorfie e le folli movenze, tenendo il palco da grande frontman riuscendo a non rubare la scena ai suoi colleghi, rimandendo al servizio della storia.
Al suo fianco non sfigurano, quindi, Geoffrey Rush , Orlando Bloom e una bellissima Keira Knightley, a suo agio anche nei panni di una signora d'altri tempi, a loro volta circondati da un cast ricco di nomi più o meno noti.

Dal punto di vista tecnico, il film si mantiene su ottimi standard qualitativi: montaggio e musica vanno di pari passo, segnando il tempo della storia, mentre visivamente le scelte di Verbinski sono ben seguite da un'ottima fotografia e delle scenografie ricche e curate, che richiamano l'irreale finzione di un mondo fantasioso e, forse, dell'attrazione turistica che le ha ispirate. Gli stessi effetti speciali, e il trucco elaborato, non puntano a un assoluto realismo, e gli scheletri a tratti conservano movenze da animatronic.

Non ci troviamo davanti a un film perfetto, ma decisamente un film efficace, che, dopo qualche difficoltà iniziale, fa il suo dovere, ovvero quello di intrattenere lo spettatore.
E Verbinski va oltre il mero compitino che ci si aspetterebbe da un regista alle prime armi (non dimentichiamoci che si tratta solo del suo quinto film, secondo di un certo livello), divertendosi nel gioco delle citazioni, come aveva già fatto nel remake di Ringu, attingendo e riproducendo in questo caso gli stereotipi del film avventurosi, ma stravolgendoli nella sua personale, folle visione: pappagalli parlanti, navi fantasma, grotte colme di tesori e l'immancabile Rhum, arricchiti da una ciurma di scheletri che ricorda un po' L'armata delle tenebre di Sam Raimi e che assale i villaggi con la selvaggia irruenza degli orchetti di Peter Jackson.

Il successo del film ha fatto sì che già si parli di un possibile secondo episodio, per quella che ha tutte le caratteristiche adatta per diventare l'ennesima serie sfornata dalla fabbrica hollywood.

Un'ultima nota doverosa su Orlando Bloom, il Legolas de Il Signore degli anelli, che, dispiace dirlo, è più bravo con l'arco che con la spada...

Movieplayer.it

4.0/5