Un autore di rilievo che ha seguito un proprio, originale percorso narrativo sul grande schermo, senza curarsi troppo dei giudizi della critica e dell'opinione pubblica: parliamo di Tinto Brass di cui oggi, spentosi all'età di 93 anni, rievochiamo i migliori film. All'anagrafe Giovanni, milanese classe 1933 e veneziano d'adozione. Un nomignolo in omaggio al Tintoretto e che delineava un'importante vocazione artistica già nel giovane Giovanni che è, oltretutto, nipote del pittore e collezionista goriziano Italico Brass.
Laureato in Giurisprudenza, verso fine anni '50 Tinto Brass mise in pratica la passione per il cinema trascorrendo un periodo come archivista alla Cinémathèque Française, per fare poi ritorno in Italia e diventare aiuto regista di Alberto Cavalcanti e, in particolare, di Roberto Rossellini. Da qui l'inizio di una carriera da regista e sceneggiatore - oltre che da attore, in qualche occasione - che ha toccato la satira di costume, il western, il dramma, lo sfondo storico e, infine, le varie gradazioni dell'erotismo. Ricordiamo quindi insieme, in questo articolo, tutti i migliori film di Tinto Brass.
Il disco volante (1964)
In un paesino veneto, un brigadiere dei Carabinieri viene incaricato di svolgere delle indagini sull'arrivo di un disco volante extraterrestre, interrogando dei testimoni che avrebbero addirittura visto lo sbarco degli alieni. Vittoria, una contadina vedova e con tantissimi figli a carico, riesce a impadronirsi di un marziano per poi rivenderlo al padrone: la madre di costui però lo elimina, gettando discredito sulla donna e rinchiudendo il figlio in manicomio. La vicenda coinvolgerà anche altri personaggi, prima che l'indifferenza generale faccia cadere tutto nel dimenticatoio.
Scritto da Antonio Sonego, Il disco volante seguì l'esordio di Chi lavora è perduto (1963), del documentario Ça ira, il fiume della rivolta e i due episodi de La mia signora (1964), nel quale diressero anche Luigi Comencini e Mauro Bolognini. Il veneto Sonego e il veneto d'acquisizione Brass dipinsero un ritratto della provincia del Nord Est, conservatrice e bigotta, che si mostra conformista ma si rivela, dietro l'immagine pubblica, profondamente ipocrita. Cast straordinario con Alberto Sordi in quattro ruoli contemporaneamente: un parroco, il brigadiere, un conte e un classico borghese. Con lui Silvana Mangano, Monica Vitti e Eleonora Rossi Drago.
Yankee (1966)
Concho è a capo di una banda di criminali che rapina e uccide al confine tra Messico e Stati Uniti. Un giorno arriva al villaggio Yankee, un abile pistolero straniero a caccia di Concho e dei suoi uomini, sui quali pendono grosse taglie che, ottenute, rappresenterebbero una possibilità per arricchirsi. Yankee propone proprio a Concho di diventare soci e di dividere poi il ricavato, ma il bandito rifiuta e tenta anzi di eliminare il pistolero. Riuscito a salvarsi, Yankee porterà comunque avanti il suo piano...
Scritto da Tinto Brass con Alberto Silvestri, Yankee si inserì nel panorama del western all'italiana che imperversava magnificamente, con un incredibile successo di pubblico, nella seconda metà degli anni '60, sulla scia dei film di Sergio Leone, Duccio Tessari, Sergio Corbucci e di altri autori. Yankee mantiene le caratteristiche più classiche - violenza, sparatorie, duelli - con una interessante sperimentazione narrativa soprattutto nell'interazione tra protagonista e antagonista.
Salon Kitty (1975)
Kitty Kellermann (Ingrid Thulin) è la tenutaria di un'elegante casa d'appuntamento di Berlino. Quando nel 1939 scoppia la guerra, il tenente delle SS Wallemberg (Helmut Berger) costringe Kitty a cambiare domicilio e ad assumere un gruppo di prostitute, che siano comprovate alla fedeltà nazista, le quali dovranno sedurre militari tedeschi di rilievo, concedersi e, infine, ottenere da loro compromettenti confessioni. Ciò che faranno dire agli uomini sarà registrato da apparecchi posti nei sotterranei del palazzo. Ma il piano potrebbe saltare quando Margherita (Teresa Ann Savoy), una borghese ribelle della quale Wallemberg è attratto, vedrà impiccare - a causa di una di quelle confessioni - un capitano pilota di cui lei si era innamorata.
Scritto da Tinto Brass con Ennio De Concini e Maria Pia Fusco, l'opera giunse dopo alcune pellicole d'autore del regista, fra le quali Col cuore in gola (1967), L'urlo (1968), Nerosubianco (1969), Dropout (1970) e La vacanza (1971). Questo film ha rappresentato, probabilmente, il passaggio definitivo all'approfondimento dell'erotismo nell'ambito cinematografico, pur senza mai perdere una significativa struttura narrativa: caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto i film di Brass, soprattutto negli anni centrali della carriera.
Salon Kitty, in particolare, mescola con abilità dramma ed eros con uno sfondo storico ricorrente nel cinema dell'autore, ovvero quello degli anni '30 e poi della Seconda Guerra Mondiale, qui visti soprattutto sul versante nazista, raffigurato nel suo sadismo e in un'innata ferocia. Da rimarcare l'attenzione a costumi e scenografie, elementi rilevanti nelle pellicole del Brass più datato.
Caligola (1979)
Decisamente meno ispirato e fortunato fu Caligola, redistribuito in seguito con il titolo Io, Caligola e in un'edizione da 134 minuti rispetto ai 156 iniziali. La storia tragica del folle imperatore romano in un turbinio di sesso, violenza e scabrosità. Un cast stellare, nel quale figuravano Malcolm McDowell (nel ruolo di Caligola), Peter O'Toole (il vecchio imperatore Tiberio), Teresa Ann Savoy, Adriana Asti, Leopoldo Trieste, John Steiner e Helen Mirren, in una delle sue prime opere.
Le divergenze tra produttori, sceneggiatori e Brass portarono all'esclusione del regista in fase di post produzione e a lunghe controversie, non ultime quelle legali che bloccarono quasi del tutto la distribuzione dell'opera, al montaggio finale del tutto stravolta nel suo senso iniziale, per quanto forse l'intero progetto avesse più di una contraddizione.
La chiave (1983)
Venezia, epoca fascista e poco prima dell'entrata in guerra. Un anziano professore inglese, Nino Rolfe, è il Direttore della Biennale d'Arte, ma non riesce a realizzarsi nella sua vita coniugale con la più giovane moglie Teresa. Quando l'uomo lascia nel suo studio la chiave che apre il cassetto dove tiene nascosto il diario che narra le sue lussuriose fantasie erotiche, Teresa inizia a leggerlo e a capire come appagare il marito. Così, anche lei comincia a scrivere un diario nel quale racconta, oltre alla sua sfrenata voglia sessuale, delle avventure erotiche che intrattiene con il fidanzato della figlia. Fra i due coniugi si stabilisce un dialogo ambiguo e perverso.
Da molti ritenuta l'opera più importante di Brass, La chiave ottenne un successo straordinario e consacrò ulteriormente Stefania Sandrelli nell'immaginario collettivo, con l'attrice che si mise in gioco in tutta la sua sfolgorante bellezza. Dopo la Berlino nazista di Salon Kitty, Brass racconta, in quest'occasione, la stessa epoca ma nella Venezia del ventennio fascista, mantenendo un interesse specifico per quel periodo controverso che l'autore visse in prima persona.
Miranda (1985)
Anni '50. Miranda è una procace e sfrontata locandiera del Ferrarese. La donna è in attesa del ritorno del marito, Gino, disperso in guerra. Nel frattempo, Miranda si concede uno svago dietro l'altro con diversi uomini: ha avventure con Berto, un autotrasportatore; con Carlo, ex fascista confinato che la tratta con i guanti bianchi; Norman, un tecnico, e infine Toni, il cameriere della locanda innamorato realmente di Miranda ma nella massima riservatezza...
Ispirato a La locandiera di Carlo Goldoni, Miranda pose Serena Grandi (nome d'arte di Serena Faggioli) come nuova icona della bellezza, con la sua figura morbida e sensuale. Per Brass fu piuttosto una virata decisa sul piano erotico che non convinse del tutto la critica, la quale accusò, forse davvero per la prima volta, il regista di ridurre il cinema a mera osservazione dal buco della serratura.
Paprika (1991)
Dopo Capriccio (1987) e Snack Bar Budapest (1988), con Paprika Brass proseguì sulla strada tracciata a metà anni '80, nonostante l'appoggio sempre minore dell'opinione pubblica. Il film lanciò stavolta le curve sinuose e la bellezza candida di Debora Caprioglio, attrice veneziana che avrebbe poi proseguito la sua carriera soprattutto fra televisione e teatro.
Ambientato nuovamente negli anni '50, il film racconta la storia della diciottenne Mimma, che lascia Pola per passare quindici giorni in una casa di tolleranza, diretta da Madame Colette. Una breve esperienza, immagina, per mettere da parte dei soldi e costruirsi un avvenire. Apprende subito le tecniche del mestiere e viene soprannominata Paprika, diventando il desiderio di tutti gli uomini che frequentano la casa. Dopo aver allontanato il fidanzato, Mimma conosce Franco, un ufficiale della Marina Mercantile. Per lui, sperando in un futuro migliore, continua per molto tempo la sua attività percorrendo la Penisola, dove viene accolta in numerosi luoghi di piacere e di lusso. Riuscirà a uscirne?
Così fan tutte (1992)
È addirittura Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, l'ispirazione dalla quale Tinto Brass partì per realizzare l'omonimo Così fan tutte, opera del 1992 che consacrò la bellezza ricercata di Claudia Koll (nome d'arte di Claudia Maria Rosaria Colacione), attrice romana di talento che dopo cinema, teatro e televisione (da ricordare la serie Linda e il brigadiere accanto a Nino Manfredi) ha decisamente cambiato vita negli ultimi anni, sconfessando in qualche maniera il ruolo che le diede popolarità.
Tra i migliori film di Tinto Brass, quest'opera è tra le più raffinate dell'autore, pur mantenendo una linea narrativa puramente erotica. Diana è sposata con Paolo, ma il rapporto coniugale sembra non bastare a soddisfare la sua sfrenata voglia sessuale. La ragazza lavora in un negozio d'abbigliamento femminile di Roma dove viene consigliata dall'audace collega Antonietta a infrangere il vincolo matrimoniale. Così, Diana inizia ad accettare il corteggiamento di un cugino veneziano e di uno stravagante francese. Quando, dopo le sfumate confessioni della moglie, Paolo comprende davvero di aver ricevuto i tradimenti, anche l'uomo inizia a guardarsi attorno, spingendo Diana oltre quanto potesse immaginare.
Senso '45 (2002)
L'uomo che guarda (1994), Fermo posta Tinto Brass (1995), Monella (1998) e Tra(sgre)dire (2000) rappresentano una conferma di una perdita di smalto nella cinematografia del regista veneziano. Un'ultima opera sulla quale soffermarsi è Senso '45, la quale prende spunto dalla novella di Camillo Boito già portata sullo schermo da Luchino Visconti nel 1954. Brass posizionò la narrazione nuovamente nella fase finale del periodo fascista.
Livia Mazzoni (Anna Galiena), moglie di un importante personaggio del Ministero fascista della Cultura popolare, sale sulla macchina di Ugo Oggiano, un avvocato suo spasimante e spia del marito. La donna sta per raggiungere a Venezia il suo amante tedesco, Helmut Schultz, ufficiale delle SS. Durante il viaggio ripercorre i momenti più importanti della sua vita, ultimo fra tutti il rapporto travolgente con Schultz che la sta trascinando in un vortice di perdizione.
I trascurabili Fallo! (2003) e Monamour (2005) chiudono il cerchio di una carriera controversa, ma certamente intrigante, di un autore che ha contribuito a creare un genere al quale il cinema italiano più popolare mai si era avvicinato, restando sul filo narrativo che racconta il piacere e sfiora continuamente lo scandalo.