Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
E' visivamente accattivante e ricco di inventiva, quest'esordio di Flavio Moretti nel lungometraggio: purtroppo, però, il film manca di una vera sceneggiatura e soffre della presenza di attori poco convincenti e fuori parte.
Forse uno sguardo un po' più cinico e meno compiaciuto nei confronti di chi gestisce il sottobosco pornografico non avrebbe guastato, ma l'importante è che Greenfieldsia stato in grado di mettere in scena personaggi che, grazie ad un certo realismo, riescono a fare affezionare gli spettatori.
Un film che non funziona, nonostante le lodevoli intenzioni di girare un teso thriller psicologico centrato sull'illusorietà dell'apparenza anche più radicata e sulle sfaccettature più variegate dell'esistenza.
E' difficile racchiudere in una definizione precisa "Doppelganger", nuovo lavoro di Kiyoshi Kurosawa, film che potrebbe aprire al regista le porte di un riconoscimento più ampio portandolo finalmente fuori dal suo status di autore di culto.
La fantascienza italiana nasce e muore qui. Perché gli alieni, ad un certo punto, si accontenteranno di planare sul pianeta Terra invece che in un altrove sconosciuto. Un altrove sconosciuto che Mario Bava ha sempre raccontato magnificamente nel corso della sua avventura cinematografica.
Una strega torna dal passato per vendicarsi. Un regista italiano di buone speranze giunge, finalmente, al suo esordio cinematografico, con un classico che fa gettare la maschera al cinema italiano d'epoca.
È nato un genere cinematografico a sé stante: il thriller alla Ashley Judd. Ma se in precedenza si era comportata degnamente, il suo lavoro su 'La tela dell'assassino' non le fa onore.
Puglielli, alla sua opera seconda, dopo avere cercato di affrontare la filosofia teoretica e la metafisica, senza troppa convinzione, si insinua in un genere che in parte gli risulta congeniale.
Nel giro di ventiquattro ore, le storie di queste anime sole e inquiete si sfiorano e si intrecciano. Per tutti ci sarà l'occasione di donare e ricevere amore, di dare una svolta alla propria esistenza; per alcuni sarà vero miracolo, per altri un'occasione per ritrovare la speranza.
Exils è un film fisico, profuma di sudore, indaga ogni centimetro di pelle e sottolinea con gioia la sensualità della carne, ma è anche un film spirituale, conduce per mano oltre la superficie delle cose, in un luogo invisibile dove tutti dovremo far tappa prima o poi per diventare veramente padroni di noi stessi.
Kelly fa centro con un esordio sorprendente che oltre la ricchezza tematica e stilistica messa in campo, si dimostra in grado di racconare e metaforizzare il reale con talento e intelligenza.
Lo score è poco vario e molto essenziale, ma si applica meravigliosamente alla sua funzione, che è quella di commentare le immagini più suggestive e surreali della pellicola. Le canzoni fanno il resto.
Specchio delle mie brame, quante case ci sono ancora da infestare? Linda Blair e David Hasselhoff appassionatamente insieme contro una malvagia strega, che sembra piuttosto la caricatura di una diva hollywoodiana caduta in disgrazia...
Per il suo personalissimo ritorno al fatidico Bates Motel, Gus Van Sant ci propone un restyling del capolavoro hitchcockiano, aggiungendo un po' di "protesi" qua e là...
Babbo bastardo non è solo un insolito film di Natale, ma soprattutto è una commedia divertentissima proprio per la sua maleducazione e la sua irriverenza.
Il fatto di avere al timone l'unico e assoluto creatore di questo universo immaginifico mette (forse) al sicuro l'opera dal disdegno degli appassionati integralisti ma non è certo garanzia di qualità.
Per questo suo esordio nel lungometraggio, lo statunitense Joshua Marston sceglie un tono duro e realistico, ma tuttavia non privo di momenti di dolcezza, di "aperture" a un senso di fiducia che sopravvive nonostante il degrado rappresentato.
Anderson scava nella follìa umana senza annoiare mai lo spettatore e, con ritmi lenti, ma altamente coinvolgenti, ci trasporta, grazie ad indizi che fanno scattare la molla della curiosità, verso un epilogo a sorpresa che risulta in parte prevedibile.
Si procede per sovraesposizione effettistica, battute lapidarie, situazioni grottesche e modulazioni del climax sfruttando le potenzialità autogenerative del cinema in termini di presa sull'immaginario, parallelamente alla forza del marketing.
Jean Dominique acquista Radio Haiti Inter e diventa la voce del paese, difendendo gli ideali e inseguendo la democrazia. Nella sua vita affronta momenti difficili, esili, "oscuramenti", ma anche quando tutto sembra finire, le sue parole sono destinate alla storia.
Un film uguale e diverso al tempo stesso rispetto al suo predecessore, così come uguali e diversi al tempo stesso siamo tutti noi rispetto all'implacabile (tra)scorrere del tempo.
Per una volta il titolo italiano si dimostra più indovinato dell'originale, ma la parte dolente è che il film non mantiene quanto promesso dallo slogan: 'Una commedia leggermente drammatica'.
Con questa sua ultima (per poco) opera, Hideo Nakata si cimenta con il melodramma: genere difficile, ma che non propriamente "nuovo" per il regista, che con "Dark Water" aveva già creato una sorta di melò-horror.
Lo sguardo freddo sui personaggi preclude ogni coinvolgimento nei loro confronti, saccheggiando dal nostro animo la compassione, il sentimento che dovrebbe muovere le emozioni e renderci partecipi di sofferenze qui neppure immaginabili.
Il suo essere un gran calderone ricco d'ingredienti che pur singolarmente succulenti e discretamente amalgamati non vengono mai rielaborati, rende Sky Captain un film che non riesce a risultare non solo superiore ma nemmeno eguale alla somma dei suoi componenti.
Quel senso di angoscia che Friedkin era riuscito a trasmettere qui viene completamente dimenticato, in quanto tutto sembra essere volto al puro intrattenimento e Padre Merrin sembra un Indiana Jones dal passato tormentato.
Giochi di potere, controlli mentali, lavaggi del cervello: la materia sulla quale Demme ha potuto lavorare è certamente succulenta, e in effetti il regista riesce a calare bene sulla vicenda un'ossessiva cappa di complotto, condita da una stile cupo ed elegante.
La rapida ascesa e caduta di un talentuoso giovane, che, per l'arrivismo ha tradito la "nobile arte". Il giornalismo. Tratto da una storia realmente accaduta.
Barratier è bravo, grazie a una sceneggiatura asciutta e mai pomposa, a tenersi quasi sempre alla larga da facili sentimentalismi.
Un discreto noir spionistico, privo di particolari fronzoli e con il pregio dell'essenzialità narrativa, combinata ad un buon gusto per le inquadrature e a una soddisfacente scrittura dei personaggi.
Mike Leigh pennella un film praticamente perfetto, ambientato nella Londra del dopoguerra, e punta l'attenzione sull'aborto, su chi lo subisce e su chi lo pratica, e sulla decisiva differenza dei ceti sociali nei quali determinati fatti possono essere gestiti.
Nemmeno il destino emerge nel panorama cinematografico italiano per la forza estetica e visiva con cui coglie il privato dei suoi personaggi, facendo filtrare la denuncia attraverso la soggettività dei loro scollamenti emotivi.
Tra i tanti momenti demenziali ed esilaranti, la qualità di diverse gag non è ad altissimi livelli, a causa soprattutto della mancanza di buon gusto.
Witt pesta a fondo corsa sul pedale dell'azione, del frastuono e della velocità, rinunciando in buona parte a quelle atmosfere più vicine all'horror contemporaneo che avevano caratterizzato il film originale.
L'esordio di Wong Kar-Wai, in genere considerato un suo film "minore", non è in realtà un'opera da sottovalutare: un noir in cui l'attenzione del regista per le atmosfere notturne urbane e la sua disperata visione dei sentimenti sono già ben presenti.
Oltre alle riflessioni sulla solitudine come caratteristica intrinseca alla natura umana, in Happy Together si rende indimenticabile la struttura narrativa, un collage visivo che a volte è un rapido susseguirsi di immagini, ed a volte è un lento, sensuale prolungarsi di attimi: un percorso irreale e straniante, ma estremamente coinvolgente.
Un tranquillo paesino della bassa padana con il solito ubriacone e il solito scemo del villaggio. Un pittore di agonie che lascia uno strano indizio in un affresco chiesastico. Uno dei primi film girati da Pupi Avati è il trionfo dell'autarchia cinematografica e del cinema horror italiano.
Mentre il tempo passa, gli amanti del cinema continuano a vedere e a rivedere questo cult immortale. Come se fosse l'ultima volta...
Quello di Brad Anderson non è un film, bensì una condizione mentale. Un delirio psichico fagocitato dal Danvers Lunatic Asylum e recepito dai cinque protagonisti. E dallo spettatore, possibile paziente per una impossibile decima seduta.
Un prodotto furbo e senz'anima, che mira all'emozione d'accatto con una programmatica assenza di spessore, e che non rivela altro motivo di esistenza oltre alle prevedibilmente vivaci sequenze di ballo.
Si conclude l'odissea produttiva del nuovo film di Wong Kar-wai, che durante la sua lunghissima gestazione si è poco alla volta liberato dalla sua dipendenza con il precedente 'In the mood for love' per conquistare una dignità propria.
"...La posta era cinquantamila dollari più la vita di un uomo. Un uomo che non conoscevo. Solo che era sposato a una donna che non amava. E che io volevo ad ogni costo...". Alibi di ferro, polizze assicurative e architettura del delitto in un classico noir senza tempo.
Una lunga strada percorsa, al contrario degli itinerari consueti, da ovest ad est in cerca di fortuna. Gli splendidi paesaggi naturali degli States. I cavalli sostituiti dai chopper in un western urbano dove i cowboys sono i veri cattivi.
Un prodotto difficile,se non impossibile da giudicare con gli usuali strumenti della critica cinematografica, sospeso com'è nella zona liminale e sempre più frequentata del non cinema o del post-cinema se preferite.
Alcuni elementi della formula Shyamalan mostrano la corda, con il risultato di trasformare il film in un qualcosa di formalmente impeccabile ma di eccessivamente rarefatto nella descrizione delle atmosfere e degli stati d'animo dei protagonisti.
Secondo film di Agnes Jaoui, dopo Il gusto degli altri, Così fan tutti è una vivace e sofisticata commedia che tratteggia e riflette lucidamente alcuni aspetti particolarmente ipocriti e odiosi che caratterizzano la nostra vita di relazione.
Una commedia per tutti, comica e divertente ma che non scade nella volgarità e nell'eccesso grazie all'attore proveniente dal Saturday Night Live Show e ad ad una regia dinamica e ben strutturata.
Il film si appropria, superandoli, degli intellettualismi degli altri script kaufmaniani; allo humour, alle trovate sorprendenti e originali si accompagna una fortissima e genuina carica emotiva.
L'ennesima dimostrazione di come attraverso la chiave popolare e anti-intellettuale del genere, mescolante con un alto tasso di entertainment, si possano veicolare riflessioni non banali su temi intimi, profondi ed esistenziali.
Disseminato di esche narrative, alcune ingannevoli, altre più trasparenti per il palesamento della verità da parte dello spettatore, Nove regine è un perfetto meccanismo ad orologeria, costruito con sapienza e ritmo sulla struttura a specchio nella quale si riflettono i due protagonisti, Marcos e Juan, speculari per intenti e personalità.