Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Il film riesce, utilizzando il registro della commedia, a raccontare le enormi mancanze dell'istituzione scolastica e di quella familiare e soprattutto l'allarmante abuso di psicofarmaci che progressivamente si stanno imponendo anche nella fascia adolescenziale.
Le vite delle sexy cittadine mutano accanto ai loro uomini, non sono più le trentenni che passano da un Cosmopolitan ad un letto ogni sera diverso. Non senza rimpianti, i tempi della loro spensierata singletudine sono finiti per far spazio all'amore.
Un remake in cui il classico meccanismo del gatto che rincorre il topo si trasforma nella catarsi di un nuovo surreale e invincibile supercattivo che gioca a nascondino con la sexy-eroina di turno poco vestita, una sorta di Lara Croft dell'assolato deserto texano.
Alexandra è ad un tempo una donna semplice e umanissima e un simbolo della Madre Russia e della prospettiva femminile sul martirio e l'insensatezza della guerra.
Il film di Paul Weiland non regala all'innumerevole schiera di marriage-comedy alcuna nota innovativa, ma è un'occasione per vedere Patrick Dempsey nei panni del donnaiolo che finalmente paga le sue colpe soffrendo le pene d'amore.
La presunta innocenza della vita nomade e pastorizia, fatta di valori solidali, compromessi con la natura e rigida divisione sociale del lavoro, è raccontata attraverso la sapiente modulazione dei registri narrativi, sempre in bilico tra accenti da commedia nera e un solido documentarismo.
Cantet ha fatto un'avventura dello spirito che ha la forza spaventosa di un poliziesco e la lucidità abbagliante di una nuova e tutt'altro che ecclesiastica parabola biblica.
Sorrentino imprime un ritmo indemoniato e sceglie la strada dell'eccesso senza compromessi, come a voler comunicare l'irrappresentabilità convenzionale di un uomo dai troppi misteri e dalle troppe sfaccettature.
In un'edizione di Cannes che ha visto brillare due pellicole del nostro Paese, bisogna dire che l'Italia non ha portato altrettanta fortuna a Wim Wenders, considerato che il suo Palermo Shooting è stato tra i film più maltrattati dell'intero Festival.
L'idea di un documentario che potesse raccontare il mito Maradona, è buona e se un regista come Kusturica ci lavora per circa tre anni, sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di interessante. Purtoppo l'impressione finale è negativa: l'opera sembra monca, incompleta, portata a termine a fatica e riempita di immagini e sequenze che inappropriate o sono ripetute all'infinito.
La nascita della comunità di Nomadelfia e la vita del suo indimenticato fondatore e benefattore Don Zeno Saltini protagoniste della miniserie in due puntate che chiude la stagione fiction di Raiuno. Protagonista nei panni del sacerdote un commovente Giulio Scarpati.
Due aspetti delle battaglie di una delle più grandi personalità del ventesimo secolo, due momenti diversi della vita di un vero e proprio mito che rivive in modo assolutamente naturale nell'interpretazione straordinaria di Benicio Del Toro.
Alla regista non interessa capire se Polanski fosse realmente colpevole, ma quali furono motivi a spingerlo alla fuga e quindi ad una sorta di esilio volontario da quello che era diventato il suo paese d'adozione dal punto di vista personale e lavorativo.
Se non stupisce infatti il piglio narrativo da Nouvelle Vague e il formalismo ricercato del film, a irritare fortemente è la banalità mascherata da profondità in cui il film annega irreversibilmente.
Sebastian Gutierrez si cimenta per la terza volta dietro la macchina da presa stavolta nel vano tentativo di gettare le basi di un nuovo genere a metà tra il noir metropolitano e l'horror gotico.
Il cinema di Eastwood ha del miracoloso. Non si tratta più di lodarne l'evidente asciuttezza, il grande classicismo, o la lucidità analitica, quanto il suo prodursi quasi silente e irreversibile.
L'interesse storico del regista italiano si arricchisce della dimensione metacinematografica per raccontare le figure di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, coppia nella vita e star del cinema dei 'telefoni bianchi'.
Il film di Claudio Serughetti va a inserirsi in un filone particolarmente prolifico ultimamente nel cinema italiano, che però non ha mai offerto nulla di realmente godibile: il metacinema.
Dopo la spigolosa crime story We Own the Night, James Grey torna con un dramma sentimentale che vanta ottime performance attoriali.
Dal dramma della perdita del lavoro, alle rigidità dei ruoli sociali, fino alle incolmabili distante generazionali, in termini di cultura e obiettivi, emerge un ritratto nerissimo di una società troppo distante dai suoi individui.
Corredato da momenti di genuina emotività ed un bel commento sonoro interpretato da archi, in questo contrasto c'è tutto il film di Zhang-ke e, come vorrebbe intendere, tutta la Cina di oggi.
Arnaud Desplechin affida la ricca sceneggiatura di quest'opera ad un cast di superstar transalpine che include tra i tanti Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni (madre e figlia nella realtà, suocera e nuora nel film) e il bravissimo Mathieu Amalric.
All'archeologo di Spielberg, Lucas e Ford tocca l'ardua missione di accontentare fan di vecchia data e allo stesso tempo la necessità di conquistare il pubblico dei giovanissimi.
Come possa il concorso di Cannes presentare nel 2008 un film come 'Serbis' è mistero apparentemente insolvibile. Trova legittimità allora la triste realtà che un cinema del genere colpisca ancora i selezionatori, grazie a un'esibita assenza di professionalità e all'utilizzo del tipico campionario autoriale.
Accanto alle composizioni originali di Andrea Guerra troviamo Skin, Buffalo Springfield, Chemical Brothers e Chet Baker.
Danny Elfman compone il soundtrack di uno dei lungometraggi più riusciti di Tim Burton.
Una sorta di greatest hits con il meglio di tutti i Rocky per festeggiare il ritorno di Sylvester Stallone nei panni del più celebre dei suoi per4sonaggi.
Il Premio Oscar Hans Zimmer in una delle sue migliori opere degli ultimi anni.
Ne 'Il bambino della domenica', il pugilato è un appassionante pretesto per raccontare la storia di un uomo e di un bambino che fanno a pugni con il mondo.
The Chaser dimostra come sia ancora possibile scrivere e girare un thriller che funzioni perfettamente, disattendendo costantemente le aspettative dello spettatore, senza però perdere mai di vista il valore del suo intrattenimento.
La città catalana è filmata con uno sguardo da turista e non da attento conoscitore come accadeva per Manhattan - e personaggi e situazioni sono nuovi per Allen: dal ménage à trois che tanto assomiglia ad un casto sogno adolescianziale al ritratto di artisti spagnoli tutti fuoco e passione.
Non solo Scamarcio e Moccia, anche Tiziano Ferro si conferma idolo di una generazione con l'hit Sere Nere, gran protagonista della pellicola.
McQueen abbraccia il calvario di Sands solo dopo esser passato attraverso tre personaggi. E lo fa azzerando le parole, con un cinema duro e frontale che rifiuta ogni didascalismo, ma si permette anche aperture di una potenza evocativa ragguardevole, non risparmiando nulla in termini di violenza espositiva e di realismo.
Un prodotto facilmente inseribile nella fortunata collana di commedie giovanili dedicate al mondo della scuola, che nel grazioso Notte prima degli esami di Fausto Brizzi ha trovato una sorta di film capo genere.
Il cinema sudamericano vive da diversi anni un periodo particolarmente felice, e ne è ennesima dimostrazione anche questo Leonera , un dramma dalla struttura e dai temi classici ma che non si fa dimenticare facilmente merito soprattutto dell'interepretazione di Martina Gusman.
Gondry soprattutto riesce, molto più che nelle sue ultime due opere, a equilibrare il suo febbrile istinto grafico e astratto con una storia molto semplice e lineare, lontana da vacui intellettualismi.
Il disegno qui non è un mero esercizio di stile o un vezzo, ma l'unico mezzo possibile per ricostruire gli eventi così come sono narrati da coloro che effettivamente erano presenti in battaglia senza uscire dal campo documentaristico ed entrare in quello più rischioso della fiction.
Dagli autori di Scary Movie arriva Superhero - Il più dotato fra i supereroi, parodia sul mondo dei supereroi cinematografici che si accanisce contro il povero Spiderman, ma anche contro Tom Cruise, gli X-Men, Batman e sui Fantastici 4.
Se tecnicamente 'Underdog' risulta ben confezionato, con i modelli e le animazioni dei personaggi virtuali ben realizzate e ben integrate con il girato, purtroppo non riesce a riprodurre lo spirito da cartone animato classico che un film del genere avrebbe richiesto per poter funzionare al meglio.
Il titolo rappresenta l'incertezza nel futuro, nella durata dei rapporti e degli amori. Una ossimorica verità sulla difficoltà di affidarsi ai propri sentimenti e un richiamo alla vigliacca via di fuga spesso imboccata per sviare dalla propria strada.
Dreamworks Animation sembra finalmente trovare un degno successore della serie di Shrek, dopo tentativi comunque di successo ma non del tutto convincenti con Shark Tale, Madagascar e La gang del bosco.
La dark comedy incontra il thriller gotico e si immerge nelle suggestive atmosfere del borgo medievale meglio conservato d'Europa. Colin Farrell, Brendan Gleeson e Ralph Fiennes protagonisti di una killer-story politicamente scorretta destinata a diventare cult.
Una insperatamente fedele trasposizione del romanzo di Saramago per una pellicola che a volte risulta troppo poco cinematografica e non sempre coerente stilisticamente e narrativamente.
Un film che non aggiunge molto all'infinito campionario di famiglie americane disastrate e alla ricerca di un nuovo equilibrio affettivo, ma che sa toccare le corde giuste con semplicità e mestiere.
Non c'è davvero spazio per un barlume di luce nel film di Matteo Garrone. Scelta voluta e inequivocabile, perché Gomorra va oltre il racconto delle trame camorriste per esplicitare l'esigenza e la volontà per il cinema di riappropriarsi di una contemporaneità su cui c'è davvero poco da ridere.
Un thriller metropolitano dotato di buon ritmo, con qualche spunto lodevole nei confronti più aspri tra i personaggi, ma che non aggiunge molto ad un filone di cui sembra ripercorrere le tappe obbligate, senza lo smalto del recente passato.
Tanti successi per la pellicola di Luis Prieto che vede il ritorno di Riccardo Scamarcio nei panni di Step.
Sospetti, complotti, passioni, tradimenti e un misterioso omicidio sconvolgono la tranquilla vita di una cittadina della provincia pugliese. Storie incrociate di mogli e mariti in crisi nella nuova fiction di Canale 5 'Mogli a pezzi', che unisce la commedia sentimentale a tinte forti, tanto humor nero e un pizzico di suspance. Da lunedì 12 maggio in prima serata.
Commedia buffa e strampalata che punta su due icone dello star system: la Diaz è una broker nevrotica e maniaca della perfezione e Kutcher un donnaiolo fannullone appena licenziato dall'azienda di suo padre.
Si rimane storditi dall'avveniristico uso del virtuale: immagini riprese con speciali obiettivi a 360 gradi ricomposte al computer, effetti mai visti prima che sono riusciti a riprodurre l'altà velocità delle macchine da corsa con una verosimiglianza sbalorditiva.