Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
La longevità della saga sta tutta in una serializzazione di tipo televisivo, attraverso la quale vengono rivisti in una nuova luce elementi che il pubblico considerava archiviati, incrementando soprattutto la possibilità di inserire nuovi personaggi con un background costruito a posteriori.
Un'opera visivamente impeccabile eppure grezza, che tenta di superare gli evidenti limiti di sceneggiatura con le sfumature e la forza che trasuda un ben orchestrato mix di corpi, suoni, musiche ed emozioni.
Il difficile confronto con la scuola, le scoperte dell'infanzia e l'occhio privilegiato sul mondo adulto, l'illuminazione della cultura sono resi con grande garbo e sensibilità e seducono anche grazie al fascino di un'atmosfera anni Settanta qui ovattata in una dimensione quasi onirica.
Una favola d'amore, dolore e denaro che strizza l'occhio a Bollywood. Danny Boyle adegua il linguaggio ai nostri tempi nel raccontare la disperazione dell'infanzia e le difficoltà del crescere, ma anche la gioia del successo.
McCarthy possiede la sensibilità giusta per raccontare l'altro e smascherare le squallide regole del vivere ordinato. Emozioni accennate in un film d'incontri che incanta per profondità e per la bravura dei protagonisti.
Come al solito Wim Wenders riesce a riunire insieme tanti nomi importanti della musica internazionale, come pochi altri al mondo sono in grado di fare.
A sorprendere nel film di Eimbke sono la grazia e la disarmante gentilezza con cui il regista racconta l'elaborazione di un lutto, attraverso una serie di tappe formative semplici ma mai banali, costruite come una serie di confronti con i personaggi.
Un film horror che è anche e soprattutto una mirabile storia di formazione, capace di illustrare l'evoluzione interiore e le difficoltà della crescita con una sensibilità assoluta.
Il giardino di limoni non è un film sulla guerra, ma è essenzialmente una storia sulle donne, sulla solidarietà femminile, sulla loro sensibilità, sul loro modo di riuscire a guadare 'oltre', ad apprezzare le sfumature e non solo i toni accesi.
Presentato Fuori Concorso nella kermesse torinese, ma già un anno prima al Sundance Film Festival di Robert Redford, l'opera prima di Wyatt è un film squisitamente di genere, una co-produzione anglo-irlandese concepita per le nuove generazioni di appassionati che accontenta però anche gli amanti dei grandi classici.
Fiction Rai in due puntate, Paolo VI - Il Papa nella tempesta rispolvera una figura controversa che molti sembrano aver dimenticato. La sua vita riflette la storia italiana tra gli anni '60 e '70, un periodo di grande fermento che il nuovo pontefice sembrerà cogliere prima di chiudersi improvvisamente alla modernità.
Helen sembra un film impossibile, nella sua rarefatta e ipnotica compostezza stilistica; in una lentezza eterea e sinuosa, che si libera con prepotenza dalla maniera, che a tratti ricorda Malick, altre volte il Van Sant di Elephant e Last Days.
Il regista John Moore converte il gioco della Remedy per il grande schermo, dando molto spazio all'atmosfera ed avvalendosi della fotografia glaciale di Jonathan Sela.
Apatow, Green, Rogen e soci sfornano un film che coniuga gli elementi della commedia goliardica e logorroica con azione e violenza grottesca.
Gelido, impeccabile e severo l'affresco storico-politico che Andrzej Wajda dipinge in questo Katyn senza lasciar trasparire la minima esitazione, senza retorica né divagazioni narrative.
A fare da ponte tra il Day 6 e il Day 7 della serie, arriva questo film TV che vede l'eroe interpretato da Kiefer Sutherland impegnato a cercare di salvare un gruppo di ragazzini africani braccati dai miliziani.
Il cinema di Kim Ki-duk trova una nuova dimensione onirica in questo Dream, una favola cupa d'amore e morte che insinua dubbi e instilla tormento nello spettatore.
Il nuovo film di Luca Lucini vive sul confine che passa tra dramma e commedia, raccontandoci in maniera delicata e garbata la difficile vita di un uomo che deve avere cura da solo della propria piccola bimba.
Quello che succede se Karate Kid si trasferisce nella luccicante e modaiola Florida e se, al posto delle discipline orientali, troviamo le ben più spettacolari ma vacue Arti Marziali Miste. Perfetto per la Mtv Generation.
La sgradevolezza del protagonista e la sua dissociazione dalla realtà fungono da riuscita metafora politica della coscienza di un Cile silente alla dittatura.
Non esiste nessun livello di complessità politica, e non solo, in W.: quello che ci viene illustrato è semplicemente una classica storia di ascesa e caduta americana, all'apparenza ruvida, superficiale e assolutoria nella sostanza.
Nonostante la sua forma canina, Bolt è molto umano nelle proprie reazioni: proprio come la nostra natura vuole, gli è difficile abbandonare le proprie convinzioni, ma sarà allo stesso tempo capace di trovare in se stesso, e nell'affetto dei suoi nuovi amici, le risorse per combattere per ciò a cui veramente tiene.
Un'anemica poesia d'amore adolescenziale con due protagonisti dalla bellezza accecante. Pur soffrendo di una scrittura approssimativa, Twilight saprà accontentare chi si nutre di romanticismo.
Una pellicola 'utile' a sviscerare un contesto, quello della Gerusalemme israeliana, spesso affrontato solamente per i pur gravi macro-problemi che lo affliggono, di cui porta alla luce il variopinto e sofferto sottobosco che lo alimenta.
Boldi continua con l'epurazione: niente parolacce, niente volgarità gratuite e a malapena qualche apparizione femminile in abiti succinti. Spazio come sempre all'ambientazione glamour, al lusso e...ai volti noti della tv.
Un horror intelligente ed emozionante, in cui la sensibilità europea nel narrare le ghost story si integra con una visione fiabesca e sognante del genere.
Awake si fa guardare dagli amanti del genere thriller e per la curiosità di vedere all'opera l'inedita coppia formata da due star emergenti come Hayden Christensen e Jessica Alba.
David Arnold, Alicia Keys e Jack White sono i protagonisti dello score composto per il nuovo episodio delle avventure di James Bond.
Frontiers non è un film di valore assoluto poi così eccezionale quanto piuttosto l'ennesima importante dimostrazione di come la Francia abbia scelto di investire con mezzi ed entusiasmo in un genere da troppo tempo in involuzione ed abbandonato a se stesso.
Al diavolo i grandi temi e i grandi scopi; vivere o morire, o piuttosto ri-vivere attraverso la ricerca della morte. Ecco allora che la vendetta fa capolinea in 007, mettendo in scena un James Bond incapace di placare il suo desiderio di rivalsa.
La storia di Enzo (il mercante d'arte) e Fabio (l'ex militare e aspirante pugile) è vera, e non solo: l'Enzo e il Fabio del film sono gli stessi Enzo e Fabio della realtà, che reinterpretano sul grande schermo le tappe della loro relazione, fatta di incontro, convivenza e separazione.
Firmata da Roger Krumble, Just Friends - Solo amici è una commedia romantica che punta tutta la posta sul fascino personale dei protagonisti e su una forte componente slapstick.
Il film di Ridley Scott prova a coniugare azione e riflessione in un unico contenitore, costruendo una spy story che prova a fare i conti con la complessità del mondo moderno.
Il nuovo colpaccio della Disney dopo i successi discografici di High School Musical.
Solo qualche anno fa, a Serebrenica, fu perpetrata una strage senza paragoni nella storia contemporanea dell'Europa. Resolution 819, film di solida denuncia civile, con tutti i pro e i contro che questa motivazione comporta, scava a fondo di quegli anni in cerca della verità
Da un romanzo di Fabrizio De André e Cristiano Gennari, un deludente esempio di noir italiano, con una sceneggiatura carente e un clima forzatamente grottesco, inadeguato al tipo di storia narrata.
Di evidente derivazione teatrale, il film è un lamento sommesso per quell'arte che la gente di Napoli sembra aver dimenticato e che è costretta ad emigrare all'estero per potersi esprimere.
Un professore della città si ritrova in un piccolo borgo della Liguria, Zuccarello, dove trasmetterà a tutti gli abitanti la passione e la frenesia del mercato azionario.
Il cuore del film è ovviamente il tandem Ed Harris-Viggo Mortensen. L'attore/ regista dispiega tutto il suo fascino nell'incarnare il veterano disilluso e indurito che rivela una sorprendente vulnerabilità, e Mortensen si cala nei panni dell'ex militare armato di temibile doppietta con irresistibile aplomb.
Un horror quasi insostenibile, in cui oltre alla durezza della messa in scena, a colpire è la vera e propria ideologia della sofferenza e del martirio, fin troppo vicina alla nostra contemporaneità.
Sebbene rispettabile e anche ammirevole nelle sue intenzioni, non si possono non riconoscere a Good evidenti limiti nella narrazione e nella messa in scena.
E' sbagliato e superficiale definire Missing un film horror: sotto la patina della più classica ghost story, il film di Tsui è in realtà un intensissimo melodramma fantastico.
E' inquietante, è perverso, è folle, è fuori da ogni controllo il giustiziere cieco interpretato da Jackson, attore di una bravura imbarazzante qui in una delle sue migliori performance di sempre.
Il regista polacco costruisce una commedia nera per parlare dei temi che gli sono cari da sempre. Un cambiamento apparente per quella che è una pellicola imperfetta e sincera
Un'opera significativa e senza pretese su temi importanti, che emoziona per la solidarietà che anima i suoi personaggi.
Per la prima volta sul grande schermo Edward Norton e Colin Farrell, due poliziotti della stessa famiglia che agiscono sui lati opposti della barricata tormentati dai sensi di colpa e dal rispetto delle regole d'onore del mestiere.
Botelho conferma le tradizioni del cinema portoghese di prediligere una costruzione di senso globale alla forza della narrazione, donandoci un'opera complessa e sfaccettata.
L'aspetto più interessante è probabilmente quello formale: le soluzioni visive accattivanti e originali non si contano, a cominciare dai deliziosi titoli di testa, e particolarmente riuscita è l'integrazione tra i dialoghi e le liriche delle canzoni.
El artista si presenta come una riflessione sul concetto di arte, sulle sue limitazioni e implicazioni, sull'"inganno" che esso, sempre, sottende.
L'entusiasmo eccessivo del film in patria non è giustificato oltre i confini francesi e a fronte di macchiette e caricature, anche le emozioni restano deboli, nonostante un piacevole intrattenimento che rende comunque il film ampiamente apprezzabile.