Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Nonostante i limiti di budget, Caro non ha voluto rinunciare alla fantascienza, ostinato com'è a venerare il fantastico, succube della sua fervida immaginazione che trova radici lontane nel suo passato di fumettista.
Un thriller nel quale l'ossessione amorosa di una guardia giurata per una bella impiegata della società per cui lavora si trasforma in qualcosa di malato e sadico. Con tanto di venature che si rifanno alla lontana a certe tendenze torture-porn tanto di moda negli ultimi tempi.
Il film di Nolan è totalmente impregnato di quell'atmosfera dark che fa di Batman il comic più cinematografico in assoluto, ma che da sempre viene distillata in modo guardingo e alterno negli adattamenti cinematografici.
Lo score strumentale composto da Harry Gregson-Williams con in una traccia la presenza di Alanis Morissette.
Slayer, Helmet e tanto Nu Metal nelle tracce scelte per accompagnare il terzo capitolo di Saw.
Una delle migliori opere di Danny Elfman per lo score del fortunato Edward Scissorhands.
Jarvis Cocker dei Pulp arricchisce lo score di Patrick Doyle per il quarto capitolo della saga di Harry Potter.
Dario Piana affronta l'argomento morte e resurrezione attraverso quest'avventura fantastica e molto dark ispirata sostanzialmente all'indimenticabile 'Ricomincio da capo'.
Un thriller decisamente torbido che gioca con ossessioni assai radicate nell'immaginario a stelle e strisce: gli omicidi seriali, la detection spinta oltre i confini stabiliti dalla legge, l'investigatore che usa metodi poco ortodossi per torchiare i criminali, alla cui mentalità finisce per accostarsi pericolosamente.
Un medio prodotto di intrattrenimento, che ben soddisfa la voglia di globalizzazione del cinema hollywoodiano più recente, nonostante una sceneggiatura spesso poco attenta nell'approfondire personaggi e situazioni.
Riecco Del Toro affacciarsi a Hollywood con Red e la sua banda impegnata a spalleggiare il Dipartimento per la Ricerca Paranormale e la Difesa, nello scontro con l'invisibile regno fantastico, ritornato alla carica contro il genere umano.
Il male non muore mai e Fenton è ritornato, scegliendo la notte del ballo degli studenti dell'ultimo anno per conquistare Donna, facendo carneficina di chiunque provi a impedirglielo.
Djamel Bensalah si premura di sottolineare la matrice favolistica del racconto e di elaborare allegorie che risultino comprensibili anche agli spettatori più giovani, cui è chiaramente indirizzata la pellicola.
Sentimenti contrapposti che forniscono la sintesi emotiva di un film che si vorrebbe poter disprezzare per la vena ricattatoria e l'ansia da parabola morale, ma che non si fa abbandonare e sorprende per l'intensità e l'accuratezza della suspance messa in scena.
Presentata al RomaFictionFest la miniserie Iron Road, un dramma sentimentale ambientato nel 1800 tra Cina e Canada. Tra gli interpreti il grande Peter O'Toole, Sam Neill, Sun Li, Luke MacFarlane e Tony Leung Ka-Fai.
Ballet Shoes deve molto al suo cast ed alla freschezza con cui le tre attrici più giovani hanno dipinto i propri personaggi, a cominciare da una Emma Watson in forma anche lontana dal ruolo che l'ha resa famosa in Harry Potter.
Tra lampi di gelido umorismo e dirompenti malinconie, è l'impronta di un Belgio quasi irriconoscibile a sedimentarsi nello sguardo dello spettatore, distolto così da rotte a lui più familiari.
La pellicola di Michael Haneke conserva ancora tutta la sua attualità e l'intelligenza nel metterla in scena, un percorso glaciale che stuzzica chi guarda lo schermo, pilota le sue reazioni, e poi se ne fa improvvisamente beffa senza pietà.
Nato dalla voglia di Elisabeth Shue di raccontare la storia della propria adolescenza, Il mio sogno più grande si configura come un dramma lieve, mancante di quella profondità necessaria a renderlo un buon film
Originale nella confezione, musicalmente ineccepibile e narrativamente solido, Wanted mette in mostra tutte le grandi doti 'rocambolesche' del cineasta di origine russa ed il talento 'bad' di attori dal carisma straordinario.
Una commedia solida, che si avvale intelligentemente in modo funzionale dell'alto budget che aveva a disposizione, e che risulta divertente e godibile per un pubblico di ogni ordine e tipo.
La leggenda di Hokuto ripropone le atmosfere ed i disegni degli originali anni '80, non modificandone lo stile nè le tecniche di realizzazione. Vantaggio per i fan della serie, svantaggio per tutti quelli che si aspettavano forse qualcosa di nuovo da questo ritorno.
Più remake che sequel per un horror piuttosto convenzionale che però ha il merito di essere superiore all'originale/ predecessore.
Attori diretti "alla maniera" del cinema muto, accelerazioni dell'immagine ad hoc, cartelli a sancire ed esplicare gli snodi narrativi più importanti. C'è tutto nel film di De Heer, che parla dell'oggi con il linguaggio di ieri.
Il film prova a scavare nel colossale ego di un protagonista decisamente pieno di sé, facendone uscire fuori le contraddizioni e tentando parimenti di mettere a fuoco, attraverso i cliché della commedia brillante, i meccanismi interni di un'impresa di successo.
Tra citazioni, gag e bellone in bikini si consuma il solito copione dei fratelli Vanzina, una commedia balneare che che strizza l'occhio alla grande commedia all'italiana di Risi e Comencini.
L'uscita in poche sale del film girato da Gianluca Rossi e Daniele Giometto è già un piccolo successo, anche considerando le ormai croniche difficoltà, a livello distributivo, di coloro che in Italia tentano l'impervia strada della satira politica.
In un fantomatico magazzino, chiuso dall'esterno e circondato dal deserto, si svegliano, uno dopo l'altro cinque uomini, rimasti senza memoria a causa dell'esposizione a sostanze tossiche.
Tra aneddoti da college movie e picaresche virate verso il pulp, lo script di Adam "Tex" Davis affoga la noia di provincia in una ricerca sistematica del "politicamente scorretto", non disdegnando poi quei toni goliardici che ridimensionano opportunamente la portata degli avvenimenti narrati.
Il film riesce ad esporre con molto acume, senza rinunciare mai all'ironia, una questione tanto urgente; una delle tante che vedono contrapporsi le frange più oscurantiste e reazionarie di marca clerico-fascista alle rinnovate esigenze di una parte della società italiana.
Al centro delle vicende le tribolazioni emotive di una donna fragile e affascinante, sposatasi con l'aristocratico magnate Brooks Baekeland e ossessionata dall'inadeguatezza della sua classe sociale
Tanta psichedelia ed una nomination all'Oscar come Best Original Music per la colonna sonora del Willy Wonka del 1971.
Nu Metal ed Industrial Rock sugli scudi per il quarto capitolo di Saw.
Pochi colpi di genio nello score di Batman Begins nonostante il lavoro a quattro mani svolto da Hans Zimmer e James Newton Howard.
Le orchestrazioni architettate da John Williams compongono lo score del terzo capitolo della saga di Harry Potter.
Hans Zimmer firma una colonna sonora ricca di fascino e di mistero per la trasposizione cinematografica del best seller di Dan Brown.
Sotto il profilo spettacolare, questo nuovo Hulk risulta un film più che dignitoso, che, lungi dall'essere perfetto, sa intrattenere con un buon ritmo, nonostante alcune fisiologiche sequenze di stanca.
Frustrazioni del corpo e della mente che esplodono all'improvviso e mettono in moto meccanismi assai più profondi, radicati nella società, nella superstizione e nella cultura, tenuti sopiti per secoli dalla calma apparente di luoghi avulsi dal progresso e dai ritmi metropolitani.
Non mancano i balli sensuali, le belle ragazze, i locali alla moda, la bella musica, le inquadrature ammiccanti e i buoni sentimenti, ma quando dietro ad un progetto c'è lo zampino di Jennifer Lopez l'esistenza di tutti questi ingredienti trova una sostanziale giustificazione.
Oggettiva metafora dei tragici eventi dell'11 settembre 2001 - da notare gli orari degli 'attacchi' che compaiono nelle prime scene del film - il nuovo atteso lavoro di M. Night Shyamalan finirà nuovamente per dividere pubblico e critica.
Un film indipendente che scompagina le linee guida che definiscono tragico e comico per miscelare lacrime e risate in un racconto leggero e al tempo stesso profondo sull'intollerenza verso la diversità.
Pitzianti si muove su un doppio registro, quello della spensieratezza e dell'amarezza più profonda, come un giovane di fronte all'ineluttabilità degli eventi si troverebbe a reagire.
Stilisticamente il film di Munzi è davvero impeccabile: sempre asciutto, ma ricco di suggestioni e con una bella armonia tra musica e immagini, capace di dotare di senso anche location apparentemente anonime.
Ma il film diretto da Christian Charles si accende, tanto da tenere vispa l'attenzione, grazie a quelle trovate di sceneggiatura (non più di un paio, in realtà) che sconvolgono l'assetto di partenza con la loro morale cinica e beffarda.
Machado costruisce un film crudo e malinconico, sfruttando il topos narrativo del triangolo d'amore per narrare una storia ai confini tra favelas e città, in un Brasile moderno, eppure ancora antichissimo.
Narrato da McNamara con piglio compiaciuto, pretestuoso e a tratti trash, Bratz trova la facile chiave dell'esteriorità e della vittoria facile per raccontare quattro ragazzine moderne, frastornate dall'apparire e dall'avere ma totalmente disinteressate all'essere.
Questo bizzarro piccolo film sfiora a tratti il surreale, soprattutto per la serie incredibile di sventure che la protagonista è costretta ad affrontare, e mostra qualche forzatura a livello di sceneggiatura, ma è dotato a tratti di una sagacia e di una delicatezza fuori dal comune.
L'enigmaticità del prototipo, le ellissi narrative e la voluta incompiutezza della vicenda messa in scena da Miike lasciano il posto ad una narrazione verbosa quanto scontata in ogni suo snodo, in cui le zone d'ombra lasciate dall'originale vengono accuratamente colmate.
La commistione tra montaggio concitato e adrenalinico e uso abbondante della macchina a mano permette al film di preservare il suo taglio impegnato pur non rinunciando a un'estetica accattivante.
La pellicola non riesce a fare lo stesso salto di qualità del romanzo da cui è tratta, e si mantiene sui binari della codificazione impostata dall'autore del libro nel suo incipit.