Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Tanto erotismo e poca parodia per il film di David Leland, un calderone piccante pieno di scenette che lasciano poco spazio all'immaginazione.
Film prolisso, banale e facilone, The Air I Breathe illude con un discreto inizio, salvo poi crollare precipitosamente ben prima della metà.
Aleksey German jr. gira in un campo dove non sono ammessi i colori, dove il cielo è sempre grigio e minaccioso e a predominare è il bianco, quasi a voler scolorire i contorni per sottolineare una situazione che impedisce le differenze.
Pranzo di Ferragosto è un minuscolo gioiello di comicità, un revival a tinte forti che celebra la grande commedia all'italiana e che pone con grande onestà e senza pietismi uno guardo intelligente, schietto e pieno di tenerezza sulla vecchiaia.
L'intento di Puccini e la fanciulla non è tanto quello di realizzare l'ennesima pellicola autobiografica su un musicista, quanto la volontà di far luce sulle cause del suicidio della cameriera Doria Manfredi.
I tanti temi che Milk sembra destinato a toccare e le questioni messe in gioco vengono presto sciupate da una narrazione paradossalmente ostruita dal grande fascino delle immagini.
Bello e importante, il film usa un linguaggio cinematografico scarno e minimalista, con poche concessioni all'abbellimento, per narrare il dramma della tribù dei Guarani-Kiowà, uno dei tanti gruppi indios del Sudamerica a grave rischio di estinzione.
A quarant'anni dal '68, la Mostra celebra attraverso illustri testimonianze il ricordo di un'edizione della Mostra dove la rivolta e la ribellione hanno fatto da protagoniste.
Naderi gira in un digitale povero con una fotografia che tende alla sottrazione, spegnendo i colori e affidandosi alla luce naturale, per scavare un solco profondo attorno ai protagonisti.
La storia gioca troppo in fretta le sue carte migliori occupando il resto del tempo a sviluppare il contorno tirando in ballo faziose dinamiche belliche e improbabili romanticherie da attempato teleromanzo.
Miyazaki ha una capacità sbalorditiva nel creare universi fantastici eppure plausibili, riuscendo sempre a proporre personaggi indimenticabili.
Coraggioso, trasgressivo, eccessivo e a tratti disturbante, Vinyan è un viaggio intimista del regista e dei protagonisti in una dimensione che va oltre il cinema, in una cultura in cui la morte è considerata la continuazione naturale della vita.
Conflitti generazionali, amori contrastati, passioni travolgenti, sensi di colpa brucianti, nascita e morte, passato e presente si intrecciano e spesso viaggiano parallelamente nel film che segna il debutto alla regia di Guillermo Arriaga.
Ozpetek lavora con impegno e, a tratti, quella stessa passione che permeava le sue opere precedenti si fa tangibile, eppure più di una volta il meccanismo si inceppa.
Il film di Schroeder è curatissimo in ogni particolare scenografico, di una precisione quasi maniacale per quel che riguarda le ambientazioni, i costumi e i dettagli cerimoniali delle rappresentazioni delle geishe, e fino ad un certo punto anche molto coinvolgente.
Manie di protagonismo, crisi nervose, geniali picchi creativi misti a isteria, passione, impagabile ironia e un amore viscerale per il bello: Valentino si racconta in uno speciale documentario.
un film esagerato e fiero di esserlo, che fa salva la tradizione del genere senza lasciarsi tentare dalle nuove frontiere dell'horror.
Piacevole e (auto)ironico dramma contemporaneo sull'immigrazione, Machan apre un'importante finestra cinematografica sul sud est asiatico commuovendo per la sua semplicità e per l'estrema spontaneità di situazioni ed attori.
Con Achilles and the Tortoise ci si ritrova ad assistere a una sorta di biopic del Kitano artista, con una struttura narrativa più classica che comprende le tre fasi della vita in cui si traccia la parabola tragicomica di un "artista per forza".
L'intrigo in cui il valente ma ingenuo Mike resta intrappolato in nome dell'avidità e dell'iniquità altrui è ben costruito cinematograficamente e la sceneggiatura si fonda su alcune buone idee che rendono il plot in buona parte ingegnoso, terso e coeso.
Rispetto ai connotati tetri del mondo post-11 settembre Uwe Boll ha intrapreso, con accanimento degno di un mastino, la strada della dissacrazione totale.
Tra furiose esplosioni di violenza, riti cannibalici, sfide tra cavalieri in pieno stile medievale, Doomsday finisce per documentare un geniale viaggio nel tempo a ritroso, giocando abilmente con le aspettative dello spettatore.
Petzold butta nel calderone sentimenti inespressi, complesse dinamiche matrimoniali, passioni improvvise, segreti inconfessabili, tradimenti e malesseri esistenziali di vario tipo senza preoccuparsi di focalizzare l'attenzione sui singoli elementi o di giustificare adeguatamente il background dei tormentati personaggi.
Pa-ra-da affianca attori professionisti (gli adulti) a debuttanti raccolti da strada e scuole (i bambini, naturalmente bravi) e sa convincere anche solo per la capacità di testimoniare un dolore credibile.
Spumeggiante, ironico, tagliente e 'nero' al punto giusto, il nuovo lavoro dei Coen è in perfetto equilibrio tra commedia e critica sociale, un mix irresistibile di battute e gag cucite addosso ad attori straordinari.
La New York notturna con immancabile sottofondo jazz fa da sfondo alla vicenda, accompagna i protagonisti in un ambiente perverso, ma che rivela anche una profonda solitudine che attanaglia uomini e donne in carriera che non possono permettersi complicazioni sentimentali, ma non riescono a rinunciare al contatto fisico attraverso il quale sfogare le proprie frustrazioni.
Il filo conduttore di The Ten sono, ovviamente, i dieci comandamenti liberamente rivisti e reinterpretati attraverso una serie di brevi sketch vagamente demenziali.
L'idea sfrontata che è alla base del film si esaurisce nel giro di pochi minuti, e i Denti di Lichtenstein non lasciano il segno nello spettatore e neanche tra le pellicole proposte in questi ultimi scampoli della stagione estiva.
Shrooms presenta una discreta fotografia e inquadrature interessanti e suggestive, riservando però scarsa attenzione all'approfondimento dei personaggi ed alla costruzione della tensione.
La voce fuori campo si limita a introdurre e a chiudere il documentario, lasciando così che siano le immagini a parlare e gli animali a raccontare sé stessi. Sullo schermo finiscono immortalati i rituali degli animali in tempo d'amore: i versi, i canti, i richiami, le danze quali strumenti di seduzione.
La struttura narrativa è semplice al limite dello stereotipo e le tematiche affrontate sono decisamente leggere, ma questo non significa che Segel e Stoller non sappiano dare umana risonanza alla sofferenza di un uomo che perde il suo principale punto di riferimento nella vita e a infondere vita e credibilità alle storie e alla personalità degli altri personaggi centrali.
Tropic Thunder demolisce con grande ironia il mito di Hollywood, i suoi divi viziati e stravaganti e il circo degli innumerevoli premi ormai insignificanti, oltre a fare un discorso davvero ispirato sul lavoro dell'attore.
Si è virato verso un confronto tra due generazioni di donne che contenesse al suo interno riflessioni più o meno plausibi sui passaggi fondamentali della vita: l'amore, i tradimenti, l'identità, l'incoscienza della gioventù e i conti da fare con l'età adulta.
Dichiaratamente disimpegnata, creata ad hoc per catturare gli appassionati del fantasy e degli effetti speciali, Outlander rappresenta il tipico esempio di pop corn movie tutto azione e spettacolo.
Le esagerazioni della trama non sono soltanto pretesto per dialoghi al limite del ridicolo e scene d'azione talvolta pacchiane, sullo sfondo di una Parigi da cartolina o di periferie europee degradate. Vi è infatti, quale aggravante, una fastidiosa tendenza a enfatizzare la cattiveria di soggetti provenienti da determinate aree geografiche.
Pur cambiando ritmo ed atmosfere, dedicando più spazio all'azione e le battaglie, 'Il Principe Caspian' si mantiene sui livelli del suo predecessore, aggiungendo un secondo tassello solido alla serie de Le Cronache di Narnia.
Il secondo lungometraggio ideato dai creatori di una delle serie più celebri della storia del piccolo schermo non si presta di certo ad una lettura stratificata e polisemica, configurandosi invece come un thriller dai risvolti horror che occhieggia agli appassionati della serie.
Lezione 21, al di là della storia della Nona Sinfonia di Beethoven contiene una riflessione più ampia sulla genesi di un'opera d'arte, sulla senilità, sullo scorrere del tempo e, in definitiva, sulla morte.
Fin dall'incipit scoppiettante, Soffocare gioca a carte scoperte dichiarando immediatamente la direzione che ha intenzione di seguire e, di fatto, le premesse vengono tutte rispettate.
'Piacere Dave' è un giocattolo costruito ad uso e consumo del suo interprete principale, con una impostazione ed uno sviluppo tali da permettergli la più assoluta libertà di divertire e divertirsi.
Chaos Theory risulta un prodotto decisamente gradevole, seppur non privo di imperfezioni, che non teme di far leva sul sentimento dimostrando come il caos non sempre sia necessariamente negativo, ma che talvolta liberarsi di schemi e preconcetti può portarci a scoprire aspetti del reale di cui neppure si sospetterebbe l'esistenza.
Ai temi dell'omosessualità maschile e della distinzione sociale e religiosa si assommano il peso oppressivo del cattolicesimo, l'incomunicabilità familiare, la feroce satira sulla società nobiliare dell'epoca chiusa in un mondo di lussuosi privilegi che va scomparendo giorno dopo giorno.
La versione che Ryazanov ci offre del percorso umano e artistico di Hans Christan Andersen risente, sia in positivo che in negativo, di una concezione del cinema amabilmente inattuale, dai tratti per molti versi stantia, ma ancora capace di esercitare particolari suggestioni.
Il lavoro di Kevin Macdonald acquista spessore allorché il regista si pone sulle tracce del criminale nazista Klaus Barbie, il famigerato "macellaio di Lione", rivelando i retroscena più torbidi della sua fuga in Sudamerica.
'Ombre dal passato' può rappresentare una piacevole visione per gli amanti del genere, ma i richiami ai suoi predecessori sono così marcati da renderlo prevedibile in ogni sua scena.
Il regista, anche sceneggiatore assieme a Pier Francesco Corona, si è a lungo documentato sul fenomeno pedofilia, come testimoniano le fonti bibliografiche citate addirittura nei titoli di coda.
'The Love Guru' non si rivolge agli amanti delle commedie brillanti dall'umorismo ricercato o della comicità più raffinata, ma può soddisfare e divertire gli amanti delle parodie sfrenate e soprattutto l'ampio numero di fan di Mike Myers.
Gregory Hoblit gira un thriller che non ha il coraggio di essere horror e prova a scavare in profondità nell'animo del gatto e nelle motivazioni che muovono il topo, vale a dire nell'intimità del detective Diane Lane e nelle cause che portano un giovane a martoriare gente innocente.
'Grace Is Gone' non è altri che un saggio sui diversi stati psicologici del lutto: lo shock immediato, il successivo rifiuto, l'impotenza nel far fronte a un evento del genere.
La drammatica storia dell'assicuratore Jun-oh (il sempre bravo Jeong-min Hwang) risucchiato in una spirale di sospetti, menzogne e violenza che lo costringerà non solo a confrontarsi con il degrado e la follia umana ma anche a fare i conti col proprio passato.