Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Al diavolo i grandi temi e i grandi scopi; vivere o morire, o piuttosto ri-vivere attraverso la ricerca della morte. Ecco allora che la vendetta fa capolinea in 007, mettendo in scena un James Bond incapace di placare il suo desiderio di rivalsa.
La storia di Enzo (il mercante d'arte) e Fabio (l'ex militare e aspirante pugile) è vera, e non solo: l'Enzo e il Fabio del film sono gli stessi Enzo e Fabio della realtà, che reinterpretano sul grande schermo le tappe della loro relazione, fatta di incontro, convivenza e separazione.
Firmata da Roger Krumble, Just Friends - Solo amici è una commedia romantica che punta tutta la posta sul fascino personale dei protagonisti e su una forte componente slapstick.
Il film di Ridley Scott prova a coniugare azione e riflessione in un unico contenitore, costruendo una spy story che prova a fare i conti con la complessità del mondo moderno.
Il nuovo colpaccio della Disney dopo i successi discografici di High School Musical.
Solo qualche anno fa, a Serebrenica, fu perpetrata una strage senza paragoni nella storia contemporanea dell'Europa. Resolution 819, film di solida denuncia civile, con tutti i pro e i contro che questa motivazione comporta, scava a fondo di quegli anni in cerca della verità
Da un romanzo di Fabrizio De André e Cristiano Gennari, un deludente esempio di noir italiano, con una sceneggiatura carente e un clima forzatamente grottesco, inadeguato al tipo di storia narrata.
Di evidente derivazione teatrale, il film è un lamento sommesso per quell'arte che la gente di Napoli sembra aver dimenticato e che è costretta ad emigrare all'estero per potersi esprimere.
Un professore della città si ritrova in un piccolo borgo della Liguria, Zuccarello, dove trasmetterà a tutti gli abitanti la passione e la frenesia del mercato azionario.
Il cuore del film è ovviamente il tandem Ed Harris-Viggo Mortensen. L'attore/ regista dispiega tutto il suo fascino nell'incarnare il veterano disilluso e indurito che rivela una sorprendente vulnerabilità, e Mortensen si cala nei panni dell'ex militare armato di temibile doppietta con irresistibile aplomb.
Un horror quasi insostenibile, in cui oltre alla durezza della messa in scena, a colpire è la vera e propria ideologia della sofferenza e del martirio, fin troppo vicina alla nostra contemporaneità.
Sebbene rispettabile e anche ammirevole nelle sue intenzioni, non si possono non riconoscere a Good evidenti limiti nella narrazione e nella messa in scena.
E' sbagliato e superficiale definire Missing un film horror: sotto la patina della più classica ghost story, il film di Tsui è in realtà un intensissimo melodramma fantastico.
E' inquietante, è perverso, è folle, è fuori da ogni controllo il giustiziere cieco interpretato da Jackson, attore di una bravura imbarazzante qui in una delle sue migliori performance di sempre.
Il regista polacco costruisce una commedia nera per parlare dei temi che gli sono cari da sempre. Un cambiamento apparente per quella che è una pellicola imperfetta e sincera
Un'opera significativa e senza pretese su temi importanti, che emoziona per la solidarietà che anima i suoi personaggi.
Per la prima volta sul grande schermo Edward Norton e Colin Farrell, due poliziotti della stessa famiglia che agiscono sui lati opposti della barricata tormentati dai sensi di colpa e dal rispetto delle regole d'onore del mestiere.
Botelho conferma le tradizioni del cinema portoghese di prediligere una costruzione di senso globale alla forza della narrazione, donandoci un'opera complessa e sfaccettata.
L'aspetto più interessante è probabilmente quello formale: le soluzioni visive accattivanti e originali non si contano, a cominciare dai deliziosi titoli di testa, e particolarmente riuscita è l'integrazione tra i dialoghi e le liriche delle canzoni.
El artista si presenta come una riflessione sul concetto di arte, sulle sue limitazioni e implicazioni, sull'"inganno" che esso, sempre, sottende.
L'entusiasmo eccessivo del film in patria non è giustificato oltre i confini francesi e a fronte di macchiette e caricature, anche le emozioni restano deboli, nonostante un piacevole intrattenimento che rende comunque il film ampiamente apprezzabile.
Il film di Zhang Lu, non privo di fascino, non riesce tuttavia a restituire un quadro credibile di una comunità scossa per un evento di 30 anni prima, né a penetrare fino in fondo l'animo della sua protagonista.
Tre storie da un carcere italiano, per parlare dell'amore e della follia di voler amare dal di dietro delle sbarre di una cella.
Pur con tutti i suoi difetti, Quell'estate è un film che ha qualcosa da dire al proprio pubblico e lo fa attraverso una storia, non proponendo una facile morale.
Un gioco da ragazze, dietro le apparenze giovanilistiche, è un film complesso che sottende la necessità di uno sguardo adulto chiamato a metabolizzare lo spaccato sociale che emerge.
Un film fisico, carnale, in cui i corpi vengono prima di tutto il resto, e un'opera che stupisce per la sua capacità di entrare a fondo nei respiri di una donna, alla quale presta corpo e anima una Donatella Finocchiaro commovente per la sua bravura.
Cosa succede se la vita di uno studente qualsiasi, che punta a fare il magistrato, affonda tra alcol, droga, stupri e violenza? E' quello che prova a raccontare Il passato è una terra straniera, pellicola di Daniele Vicari.
E' Rai Fiction ad aver firmato con Ciao Ragazzi il primo progetto televisivo che affronta la vita e l'opera di una delle figure chiave del ventesimo secondo: Albert Einstein.
Un film dall'impianto corale, con una regia che solo a prima vista può apparire timida e "teatrale": ma l'attenta direzione degli attori mostra in realtà una mano assolutamente, e squisitamente, cinematografica.
il film è girato con garbo, ben scritto e ottimamente interpretato da attori azzeccatissimi per i loro ruoli - Keira Knightley mette a frutto la sua bellezza da cigno e sostiene l'intero film con una crescente maturità, Ralph Fiennes è ideale nel ruolo del silenzioso e tormentato duca, e Hayley Atwell convince in un ruolo ambiguo e difficile.
Rigorosamente vietato agli adulti, la prima volta di High School Musical al cinema offre divertimento ed emozioni in una bolla di sapone. La vita reale resta fuori, i sogni si fabbricano ancora sul palco, tra numeri musicali trascinanti e nuove sfide da affrontare.
'Abbiamo stabilito una linea netta tra noi e il nostro nemico, è questa la nostra prima vittoria', diceva Mao Tse-tung in uno dei motti che furono fonte principale di ispirazione del movimento tedesco della RAF. A distanza di quasi trent'anni è proprio il vacillare di quella linea a generare i nodi irrisolti, le pieghe oscure nel presente, delle quali ci parla il film di Connie Walter
Parlami di me è fondamentalmente un ritratto di famiglia che lega il cinema al teatro e il teatro al musical puro, un'opera che unisce tre generazioni in maniera quasi impercettibile.
Otto nomi illustri del cinema mondiale insieme per raccontare gli obiettivi dell'ONU per ridurre fame, povertà e malattie nel mondo entro il 2015. Il cinema lascia spazio a un'asciutta illustrazione dell'iniziativa in otto episodi non sempre riusciti, ma che sanno smuovere le coscienze.
La banda Baader Meinhof merita di essere seguito dagli amanti del cinema europeo perchè perfetta dimostrazione della ormai evidente bravura della "meglio gioventù" tedesca.
Un duro e coerente romanzo di formazione, che dimostra come il cinema anglosassone, ed europeo più in generale, abbia ancora qualche storia interessante da raccontare.
La storia è apparentemente molto convenzionale e non dissimile da tante opere italiane che trattano i sentimenti e le crisi d'incomunicabilità di coppia post-trent'anni, ha in realtà dalla sua parte un paio di armi in più rispetto all'equivalente prodotto medio.
Rivive al cinema, grazie al fotografo Anton Corbijn al suo esordio dietro la macchina da presa, il mito di Ian Curtis, leader dei Joy Division, in un film intenso e illuminante che ci racconta la tragica vicenda di un genio scomparso prematuramente.
Un ibrido enigmatico ed affascinante, un techno-thiller ricco di misticismo, un giallo d'azione oscuro ed ipnotico zeppo di scene spettacolari che non fa altro che consolidare l'identità autoriale di un regista che ha scelto di travalicare i confini classici del cinema francese
Una collezione di musiche spagnole per il nuovo blockbuster di Woody Allen
L'interiorizzazione del dolore e l'agire che ne scaturisce, in Riunione di famiglia, è molto più misurato, per certi versi consolatorio rispetto a quanto visto in Festen. Si perde un pò di quella dura freschezza che era infusa nel film che portò Vinterberg a tentare la fortuna all'estero.
Un film fatto di fatto di elementi semplici, quotidiani, di cui abbiamo però dimenticato il vero valore: i silenzi, gli sguardi, il camminare insieme, e anche dal punto di vista tecnico è rispettata questa essenzialità, grazie a movimenti di macchina garbati e una fotografia che restituisce con grande naturalezza i passaggi di luce che segnano lo sfumare delle ore del giorno.
Si presenta così il personaggio di Albakiara con la kappa, versione aggiornata della teenager di un tempo, persa ormai in un mondo privo di valori, futile, effimero, popolato di figure grottesche nella loro ostentata ignoranza, votato quasi esclusivamente all'esigenza di apparire.
A cavallo tra la fiction e il finto documentario, JCVD è un curioso esercizio di stile all'interno del quale recita Jean-Claude Van Damme in quanto attore, ma anche in quanto personaggio, offrendoci una spietata quanto gustosa autocritica.
Dopo il successo di Ricky Bobby, sia il regista Adam McKay che la coppia Ferrell-Reilly si cimentano nella versione familiare di Scemo e più Scemo.
Aspettando il sole è un film corale, girato come se ne vedono pochi dalle nostre parti, che ci racconta in modo grottesco e ai limiti del surreale di tante piccole storie che si sfiorano nella provincia italiana dei primi anni '80.
Un film complesso e semplice allo stesso tempo. Complesso perchè affronta le mille sfaccettature della psicologia umana, semplice nel suo ritornare sempre e comunque al tema dell'incomunicabilità e della distanza.
Death Race è un b-movie con tutte le caratteristiche del caso: sangue, adrenalina, bolidi che sfrecciano, belle donne. Oltre a questo, però, offre alcuni spunti di riflessione sul mondo in cui viviamo.
Questo accumularsi e sovrapporsi di temi e situazioni non è affatto segno di una scrittura poco attenta o magari confusa: al contrario, la forza e l'innovazione di WALL·E sta anche in questa continua eccentricità, nel bonario rifiuto di seguire uno ed un solo filo conduttore.
Poco cambia nella forma e nella sostanza rispetto al passato ma stavolta Salemme ha puntato molto furbescamente su un co-protagonista d'eccezione che risponde al nome di Sergio Rubini.