Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Alternando una puntuale ricostruzione storica a un abbondante uso di immagini di repertorio, John Rabe scorre rapido verso il drammatico finale riproponendo le tappe essenziali dell'opera del dirigente tedesco e dei suoi sforzi per proteggere il maggior numero possibile di cinesi dalle rappresaglie dei soldati del Sol Levante.
Una donna enigmatica e sfuggente - fragile, ma non pavida, sola, ma non arida, pietosa, ma non patetica, colpevole, ma non spezzata - è il cuore di The Reader, e la rivelazione sul suo passato è un duro colpo per il giovane eroe del film, oltre che, su scala più ampia, il trauma che ha colpito diverse generazioni del popolo tedesco.
Un tipico prodotto europeo festivaliero, caratterizzato da uno stile asciutto ed essenziale e da interpretazioni convincenti che permettono di sorvolare su alcuni limiti in fase di scrittura e su un plot dagli sviluppi facilmente prevedibili.
Delicato e grazioso, il film si snoda nella progressiva accettazione che segue lo stupore per la scoperta della "diversità" di Ricky, neonato metà pollo e metà angelo che si diverte a sconvolgere l'esistenza del nucleo familiare volandosene di qua e di là.
Nel film si gioca col terrificante sostrato caratteriale degli spietati assassini, portati per l'occasione a identificarsi con i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse.
In questo lungometraggio animato, popolato da una irresistibile galleria di scienziati pazzi e assistenti gobbi, sono evidenti i richiami a Frankenstein Junior, il capostipite di molte altre parodie dell'immaginario orrorifico sul grande schermo.
Terra Madre svela fin da subito la propria natura di opera politica e, come tale, persegue ostinatamente le proprie teorie selezionando singoli casi particolarmente significativi per poi estendere il discorso a una dimensione universale in cui si auspichi un ritorno alla natura e a una produzione alimentare sostenibile.
Tykwer si conferma regista dall'occhio fine che sa cogliere al meglio le geometrie degli spazi e il fascino degli ambienti, nonché un grande pennellatore di dettagli. Troppo spesso però il film si limita a uno spettacolo gelido dove la ricerca formale si fa più intrigante del contenuto, zeppo di fronzoli ma povero di idee forti.
Non possiamo negare che le avventure delle simpatiche scimmiette possano divertire il pubblico più giovane, target primario di 'Space Chimps', ma è anche vero che non possiamo chiudere gli occhi di fronte al contesto in cui il film arriva nelle sale ed al confronto con la concorrenza diretta, dal quale resta inevitabilmente sconfitto.
Sarà dall'incontro di due creature estranee ai rispettivi mondi, il topo Despereaux e il ratto Roscuro, che si accenderà la scintilla in grado di riportare armonia nel tormentato reame in cui persino le zuppe, per ordine di un sovrano sempre più scorbutico e triste, sono state bandite.
Anche in questo sequel gli appassionati delle più cupe atmosfere fantasy/horror troveranno pane per i loro denti, specie qualora abbiano in dotazione canini taglienti e affilati.
La storia di una tenera storia d'amore tra due personaggi un po' demodè che si svolge in una New York magica e avvolta dalla notte e dalla musica.
Eagle Eye è un onesto action thriller che abbandona scenari fantascientifici e ardite riflessioni filosofiche per concentrarsi su un'avventura ad alto tasso adrenalinico costellata da inseguimenti mozzafiato e rocambolesche scene d'azione che strizzano l'occhio ai classici del genere.
Le due ore di durata del nuovo film di Brizzi trascorrono agevolmente, il tempo di ridere a denti stretti della grande beffa dell'amore, per ricordarci che in una coppia, oltre l'Eden dei primi baci, bisogna sopravvivere alla faticosa tortura del quotidiano.
'Il primo respiro' è un documentario che indaga sul significato misterioso del parto, avvenimento unico nel suo eterno ripetersi, che cela aspetti e sfumature che la ragione umana non è in grado di possedere e spiegare nella loro complessità.
La Thomas fa della sua protagonista una donna solo apparentemente chiusa e dura, ma allo stesso fragile e tesissima, e lo fa con pochissimi dialoghi e tanti gesti quasi impercettibili ma che rendono la sua performance minimalista e indimenticabile, e il suo personaggio credibile fin dalla prima scena.
Operazione Valchiria, pur non convincendo appieno nella sua ricostruione storica, si struttura come un thriller solido ed appassionante, estremamente efficace nel suo potente dispiegarsi di fronte agli occhi dello spettatore.
Un grande film, di quelli che all'uscita dalla sala ti lasciano quella strana sensazione di appagamento, quella rara consapevolezza di aver assistito a qualcosa di più di un semplice spettacolo, a qualcosa che va oltre la messa in scena e la recitazione.
Il "duello" con Frost è decisamente spettacolarizzato nonché inserito nell'ottica e nella struttura del thriller: il risultato è che la serrata pièce teatrale di Peter Morgan si trasforma in una pellicola solida e coinvolgente, che, più che indagare sullo scandalo del Watergate, ci induce a riflettere sul rapporto tra i media e il potere e sull'importanza della componente di showmanship nel giornalismo televisivo.
Sebbene parta come una favola da mondo incantato, il film si trasforma ben presto in un vero e proprio horror della contemporaneità, rivelando la tortura del quotidiano e lasciandosi andare anche a una critica sottile verso questo mondo moderno perennemente in corsa, ma vicino al precipitare.
L'adattamento americano di REC ne è sostanzialmente la copia carbone. Scelta "eticamente" contestabile ma con una sua logica commerciale. Eppure nonostante l'assoluta similitudine il film americano manca di mordente ritmo e suspance.
Mar Nero si rivela una scommessa vinta con successo, a dimostrazione del fatto che un cinema italiano di qualità è possibile se si è capaci di assorbire con leggerezza e umiltà la lezione del passato scrollandosi, però, di dosso la sudditanza verso i maestri.
A metà strada tra un cinepanettone e un cinico manuale d'amore nei confronti dello Stivale, Giovanni Veronesi confeziona il suo patriottico prontuario dell'italiano imperfetto raccontando le vicissitudini di quattro italiani all'estero.
Nonostante i suoi limiti, 'Il respiro del Diavolo' resta una produzione godibile per gli amanti della tensione e per gli estimatori di Josh Holloway, che non faranno fatica a ritrovare il ben noto ed amato Sawyer anche in questo ruolo per il grande schermo.
Il cinema ha sempre fornito la stessa immagine degli ebrei in tempi di guerra sottolineando quella abominevole persecuzione alla quale sono stati condannati per anni. E non sono certo mancati quei titoli che ci hanno messo al corrente dell'animo buono dell'eroe di turno che col proprio coraggio ha sottratto tante vite umane allafuria nazista. Mai nessuno si era però mescolato con coloro che scelsero di ribellarsi.
Il film di Van Sant va a farsi voce e guida di una comunità, quella omosessuale, ancora lontana dalla conquista di diritti fondamentali, attraverso il canto di uno dei suoi eroi. Pur trattenendosi nel ricamo visivo della pellicola, il regista rende comunque di notevole impatto il narrato, assicurando grande importanza ad ogni singolo evento di cui dà conto, della vita di Harvey Milk.
Un atipico, romantico epos che attraversa decenni di mode, icone, atmosfere ed eventi della storia e della cultura occidentale con enorme sfarzo e incredibile perizia tecnica fino ad accompagnare i suoi eroi ai giorni nostri.
Il film di Winick non scontenterà le aspettative di chi cerca un prodotto fresco, divertente e smaliziato, e che per quanto permesso dal genere di appartenenza riesce anche a far riflettere sul significato reale della parola amicizia, e a sdrammatizzare sulle piccole, grandi ossessioni delle donne.
Divertente e strampalata nella prima parte, più classica e convenzionale nella seconda, la commedia di Gordon diverte e conquista pur non brillando per originalità.
Tra fughe mozzafiato e cadute vertiginose, ogni sequenza di 'Viaggio al centro della Terra 3D' viene esaltata da un incredibile senso di profondità ed è pensata per uscire dai ristretti confini dello schermo cinematografico e raggiungere lo spettatore in sala, ed in questo il film è più che riuscito.
Con in mente i grandi classici del cinema, partendo da Via col vento e finendo con Titanic, il regista realizza un'epopea d'amore e d'avventura a cavallo tra i magnifici paesaggi dell'outback australiano, il deserto e le impolverate campagne in cui è nato e cresciuto.
Quello di Monico e Muccino è un progetto ambizioso, il cui risultato è a tratti piacevole, grazie ad una caratterizzazione dei personaggi ben calibrata e ad una scelta degli interpreti azzeccatissima.
Imago Mortis è una storia di fantasmi, un po' favola nera e un po' thriller, un racconto fuori dal tempo che avvolge lo spettatore in una dimensione magica e lo proietta in un incubo ad occhi aperti, un'avventura agghiacciante che va al di la di ogni immaginazione...
Rigorosamente vietato agli adulti non accompagnati da bambini, il film si va a inserire in quel genere di commedie per famiglie dal respiro avventuroso-romantico e dal messaggio imbevuto di retorica che, almeno in teoria, eleva lo spirito e rassicura lo spettatore alla ricerca di buoni sentimenti.
Nel film di Jan Sverák vi è un protagonista silenzioso ma onnipresente, Praga, città antica e al tempo stesso soggetta a continui cambiamenti, non tanto nel sempre affascinante impianto urbanistico, quanto piuttosto nei ritmi di vita che si velocizzano a dismisura.
Se è vero che senza una guida sapiente il film avrebbe potuto molto facilmente scivolare nel clichè trasformandosi in un verboso e faticoso period drama senz'anima, bisogna anche riconoscere la misura in cui Revolutionary Road è Kate e Leo.
A due anni dal debutto americano con La ricerca della felicità, Gabriele Muccino torna dietro la macchina da presa e ci regala questo Sette Anime, una pellicola dotata di grande sensibilità emotiva ed altamente drammatica.
Il regista Vadim Perelman e lo sceneggiatore Emil Stern raccolgono lo spunto offerto dal romanzo di Laura Kasischke per raccontare, utilizzando in maniera un po' pretestuosa la risonanza emotiva dei massacri scolastici come quello del liceo di Columbine, il conflitto tra una giovane donna, i suoi desideri e il mondo che la circonda.
Tensione altissima e paranoia per l'esordio alla regia di Bryan Bertino, interpretato dalla splendida Liv Tyler e da Scott Speedman. Nonostante l'inevitabile confronto con pellicole come Funny Games, The Strangers si rivela un'efficace storia da brividi per iniziare il 2009 al cinema all'insegna della tensione.
Per la sua prima regia "in solitaria", Frank Miller manca sostanzialmente il bersaglio, con un film registicamente debole e dalla sceneggiatura esile.
Settimo lungometraggio per Aldo, Giovanni e Giacomo, il primo a episodi, il primo in cui i tre comici si travestono, adottano nomi di fantasia e si truccano in maniera irriconoscibile, il primo diretto da un regista 'esterno' e non più da loro tre al fianco di Massimo Venier.
Bill Murray, Tim Robbins, Harry Treadway e Saoirse Ronan si fronteggiano in un fantasy originale, che almeno a tratti riesce a comunicare il fascino della sua ambientazione sotterranea.
Nella 'favola' politicamente corretta di Garenq, che è anche autore della sceneggiatura, si parla di una coppia omosessuale che pare giunta al capolinea perché lui vuole un figlio, mentre l'altro non ne concepisce nemmeno l'idea.
Il fenomenale Jim Carrey sfodera in Yes Man una prestazione da urlo, arricchendo il personaggio potenzialmente esile di Carl Allen con tutte le armi migliori del suo repertorio.
La saga del leone Alex e dei suoi amici animali sembra aver perso la freschezza delle origini già al secondo episodio, riproponendo una formula vincente ma già digerita. L'intrattenimento offerto dalla combriccola di Madagascar 2 è però a tratti estremamente piacevole.
Ci si può forse innamorare solo a sedici anni? Forse quell'incoscienza e quei batticuore non torneranno davvero mai più, ma anche il pubblico maggiorenne si merita un po' di romanticismo, ed ecco arrivare, per soddisfare questo atavico bisogno, George C. Wolfe.
Nonostante gli interventi di edulcorazione operati in fase di adattamento, quello di Herbig rimane un film di sicura originalità, in bilico com'è tra la parodia e la commedia per famiglie che però non si fa mancare parecchie allusioni decisamente adulte.
La tragedia dell'Olocausto raccontata attraverso l'amicizia di due bambini, uno tedesco e uno ebreo, con uno stile rigoroso, che non rinuncia a una rappresentazione realistica dell'orrore nazista.
Cosa trova l'alieno interpretato da Keanu Reeves - divo che ha già all'attivo emblematiche figure Sci-Fi comeJohnny Mnemonic e Neo - ripercorrendo nel 2008 le tappe della sua missione diplomatica sulla Terra?
Anche tutta boccoli platino, labbra a caramella e seni a palloncino, la Faris è una comédienne naturale e gestisce meglio che può il materiale che ha a disposizione, non particolarmente coadiuvata dall'anonima regia.