Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un ibrido enigmatico ed affascinante, un techno-thiller ricco di misticismo, un giallo d'azione oscuro ed ipnotico zeppo di scene spettacolari che non fa altro che consolidare l'identità autoriale di un regista che ha scelto di travalicare i confini classici del cinema francese
Una collezione di musiche spagnole per il nuovo blockbuster di Woody Allen
L'interiorizzazione del dolore e l'agire che ne scaturisce, in Riunione di famiglia, è molto più misurato, per certi versi consolatorio rispetto a quanto visto in Festen. Si perde un pò di quella dura freschezza che era infusa nel film che portò Vinterberg a tentare la fortuna all'estero.
Un film fatto di fatto di elementi semplici, quotidiani, di cui abbiamo però dimenticato il vero valore: i silenzi, gli sguardi, il camminare insieme, e anche dal punto di vista tecnico è rispettata questa essenzialità, grazie a movimenti di macchina garbati e una fotografia che restituisce con grande naturalezza i passaggi di luce che segnano lo sfumare delle ore del giorno.
Si presenta così il personaggio di Albakiara con la kappa, versione aggiornata della teenager di un tempo, persa ormai in un mondo privo di valori, futile, effimero, popolato di figure grottesche nella loro ostentata ignoranza, votato quasi esclusivamente all'esigenza di apparire.
A cavallo tra la fiction e il finto documentario, JCVD è un curioso esercizio di stile all'interno del quale recita Jean-Claude Van Damme in quanto attore, ma anche in quanto personaggio, offrendoci una spietata quanto gustosa autocritica.
Dopo il successo di Ricky Bobby, sia il regista Adam McKay che la coppia Ferrell-Reilly si cimentano nella versione familiare di Scemo e più Scemo.
Aspettando il sole è un film corale, girato come se ne vedono pochi dalle nostre parti, che ci racconta in modo grottesco e ai limiti del surreale di tante piccole storie che si sfiorano nella provincia italiana dei primi anni '80.
Un film complesso e semplice allo stesso tempo. Complesso perchè affronta le mille sfaccettature della psicologia umana, semplice nel suo ritornare sempre e comunque al tema dell'incomunicabilità e della distanza.
Death Race è un b-movie con tutte le caratteristiche del caso: sangue, adrenalina, bolidi che sfrecciano, belle donne. Oltre a questo, però, offre alcuni spunti di riflessione sul mondo in cui viviamo.
Questo accumularsi e sovrapporsi di temi e situazioni non è affatto segno di una scrittura poco attenta o magari confusa: al contrario, la forza e l'innovazione di WALL·E sta anche in questa continua eccentricità, nel bonario rifiuto di seguire uno ed un solo filo conduttore.
Poco cambia nella forma e nella sostanza rispetto al passato ma stavolta Salemme ha puntato molto furbescamente su un co-protagonista d'eccezione che risponde al nome di Sergio Rubini.
Sotto la sua superficie di film fieramente di genere, declinata con uno stile squisitamente fifties, The Mist è una spietata ricognizione dell'incapacità contemporanea degli individui di funzionare come società organizzata e democratica.
Disaster movie è sì caratterizzato da una comicità pressoché incomprensibile nel vecchio continente, ma è anche latore di qualche spunto che varrebbe la pena approfondire.
Ritornano i giovani performer protagonisti del fortunato franchise di Kenny Ortega con Zac Efron e Vanessa Anne Hudgens. Scopriamo la soundtrack del terzo episodio.
Le avventure del celebre avventuriero della Mancha dal punto di vista della cavalcatura del suo scudiero, il ciuchino Rucio.
Le canzoni degli Abba per il musical basato sui più grandi successi del celebre quartetto svedese.
Un ibrido americaneggiante capace di 'frullare' insieme l'azione di una puntata di 24, la tensione de L'Esorcista e i risvolti intimisti e psicologici in stile Shyamalan.
Coco Chanel si assesta su livelli decisamente convincenti e restituisce l'energia vitale della protagonista, sempre indipendente dal giudizio altrui ed innovativa nelle proprie creazioni.
La chiave interpretativa di Miracolo a Sant'Anna sta proprio nel flashback contenuto nel cuore del film e ambientato nella Louisiana degli anni '40, là dove il regista pone la sua firma indelebile denunciando polemicamente la realtà dell'epoca che vedeva i soldati neri trattati alla stregua di animali e cacciati sul retro dei locali mentre i prigionieri tedeschi venivano serviti con ogni riguardo.
L'avventurosa storia dell'Uomo Ragno made in Italy (ma solo per finta), che in breve tempo è diventato un cult su Youtube.
Storia di un agente anti-terrorismo israeliano che si reinventa coiffeur, il film di Dennis Dugan attinge a piene mani nell'ormai sterminato repertorio del politically incorrect.
Di uomini non se ne vedono ma, come logica vuole, se ne parla parecchio: è proprio da una tragica quanto fortuita scoperta riguardante un esponente del genere maschile che avranno origine le piccole e grandi vicende di un affiatato gruppetto di amiche.
Se la cava benone Violante Placido, qui al suo primo importante ruolo da protagonista assoluta in una fiction tv, riuscendo a coniugare con personalità le due facce della stessa donna.
Il distributore italiano punta molto sulla linea politica anti-bushiana della Lange e del suo ultimo film, ma a piace vederlo come una gradevole commedia, che alterna momenti riusciti a qualche caduta di stile.
L'umorismo si tramuta in qualche occasione in parodia, l'azione e il ritmo raggiungono picchi impensabili, torna qualche fantasiosa venatura horror e il calderone di effetti speciali e ambientazioni si fa ancor più variegato.
De Niro e Pacino godono nel recitare, godono nello 'sfidarsi', lo si percepisce ad ogni inquadratura. Hanno gioito nel condividere la scena e hanno fatto molta attenzione a non cedere l'uno il passo all'altro, neanche per un istante.
L'ambiguità è sicuramente tra le cause principali della parziale illeggibilità dell'opera di Emily Tang Xiaobai e, insieme al ritmo fiacco, l'elemento che ha fatto storcere il naso a molti a Venezia.
Una storia che poteva risultare scontata ed all'insegna del già visto, ma che, al contrario, si riscatta proprio grazie all'originalità dell'autrice almeno dal punto di vista figurativo e dello scavo nei personaggi.
Si rafforza il connubio fra il compositore Andrea Guerra ed il regista Ferzan Ozpetek.
Il regista de L'appartamento spagnolo torna nella capitale francese con un affresco corale, splendidamente interpretato ma vittima di troppi cliché.
Una storia in cui ognuno dei protagonisti deve per forza di cose crescere, abbandonare il proprio piccolo mondo, incentrato su sterili bisogni primari, e imparare ad assumersi le responsabilità che comporta l'essere membro di una società civile.
Un piccolo film indipendente a metà tra la commedia sentimentale e il dramma etnico di denuncia sociale, un racconto commovente e colorato, intriso di quel pungente sarcasmo capace di far più riflettere che sorridere.
Ci si aspetta di più da un'idea, che almeno sulla carta si dimostra accattivante, ma in assenza di una struttura narrativa convincente, e di altri elementi fondamentali, l'idea stessa si spegne prima dei titoli di coda.
Passaggi indubbiamente forti illuminano il racconto e immagini concrete scavano sotto la nostra pelle, ma la sensazione guardando il nuovo film dei fratelli Dardenne è quella di trovarci di fronte a un'opera di transizione.
E' rimasto poco dell'universo di Star Wars in questo film animato: narrativamente siamo vicini alla nuova trilogia, con una scrittura ulteriormente semplificata e resa adatta a un pubblico di giovanissimi.
Davvero sorprendente la prestazione del comico di Seattle, Rainn Wilson, capace di alternare battute taglienti a riuscitissime gag di natura più fisica, sfoderando poi alla batteria un campionario davvero accattivante di movenze ritmate e stralunata mimica facciale.
Nuri Bilge Ceylan opera una decisa, ma coerente svolta nel suo cinema. La narrazione si fa più complessa, alle impressioni si sostituisce una storia forte, per un potente dramma familiare premiato per la regia al Festival di Cannes.
Un prodotto concepito per i più piccoli, lontano anni luce dalla vivacità di colore e dal tratto degli ultramoderni kolossal animati di Hollywood.
Partendo dal bestseller scandalo di Zhou Wei Hui, il regista tedesco Berengar Pfahl confeziona un prodotto patinato e modaiolo, in cui a dominare è lo splendido corpo di Bai Ling.
Almeno per la prima parte della pellicola la regia di Peter Berg ha la stessa verve del suo eroe e sa mettere l'elevato budget della pellicola al servizio della costruzione di un personaggio impudente, incontenibile e spigoloso.
Il Maestro dell'animazione a cui dobbiamo capolavori come Ghost in the Shell ingigantisce, come altri suoi colleghi nipponici in direzioni differenti, i limiti del cinema disegnato e non tanto verso una sempre più estrema elaborazione grafica.
The Wrestler non è una pellicola celebrativa dedicata a uno sport, ma un ritratto di un uomo sconfitto dalla vita che cerca una possibilità di riscatto provando a fare l'unica cosa che gli riesce.
la profondità tematica e l'ampio respiro che il regista imprime alla narrazione non bastano a far dimenticare i difetti del film, primo tra tutti il desiderio di colmare ogni lacuna con un ampio didascalismo.
La scelta di sposare un tema forte come quello bellico con uno stile visivo potente e un montaggio palpitante fanno si che la Bigelow realizzi una pellicola che deflagra di fronte allo sguardo attonito dello spettatore.
Faticoso e rarefatto ma in grado di offrire momenti di grande cinema nonostante i suoi 140 minuti di narrazione, Gabbla si presenta allo spettatore come un'esperienza estenuante, quasi ipnotizzante.
Esplode finalmente il cinema, che con L'autre, in concorso a Venezia 65, regala alcune tra le immagini e le suggestioni più potenti vissute quest'anno in Mostra.
Quello di Demme è un realismo che tende a immergere lo spettatore nell'universo dei personaggi, in ciò che provano e negli intrecci che li collegano in un racconto corale che trova in Robert Altman un maestro prezioso a cui ispirarsi.
Nuit de chien è un'opera profondamente e coraggiosamente fuori da ogni canone tradizionale, spiazzante ed enfatica, disperata e criptica sull'(auto)distruzione del genere umano, un racconto oscuro e paranoico costruito intorno all'uomo e ai suoi conflitti.
Divertente e a tratti geniale, il film colleziona una serie di quadretti esilaranti, che ritraggono con sapienza le relazioni interpersonali.