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Vivace incontro con la stampa per la presentazione del nuovo film di Marco Tullio Giordana, in uscita il 12 maggio, tre giorni prima della sua presentazione in concorso a Cannes.
I tempi lunghi, la musica scarna, i fiumi di birra e alcool, strutturano un film sincopato, con un climax ascendente di tensione che segue le regole chabroliane.
Il regista David Carreras si inserisce con questo "Hypnos" nel solco della nuova, fortunata stagione del thriller/horror spagnolo: il risultato, purtroppo, è la riproposizione di quelli che già sono diventati cliché, unita a uno script debole e a una regia scolastica e senza personalità.
A visione terminata, resta da chiedersi che senso avesse produrre questo seguito, interrogarsi inutilmente sul perchè si continuino a produrre opere di così basso livello e tale piattezza.
Scott è un accentratore nel suo approccio alla regia: un autore che ha una chiara, limpida visione dell'opera che sta realizzando, che ha la capacità tecnica di intervenire e controllare molti aspetti del prodotto creativo e cerca quindi di dare la sua impronta di autore estensivamente a tutta l'opera.
Non è tanto l'alternanza, a volte poco bilanciata, di elementi drammatici ed ironici a dare un senso di incompiutezza al lavoro, ma le diverse cadute di stile e l'insicurezza nel mettere in scena alcune situazioni che avrebbe richiesto una mano più ferma ed esperta.
Nell'ambito della presentazione viareggina della commedia firmata dal duo Miniero/Genovese, il cast si è concesso in conferenza stampa alla platea dei cronisti.
Il regista coreano è stato a Roma per la presentazione alla stampa della sua acclamata pellicola, e ha risposto alle donade dei cronisti.
Oscillando tra il dramma familiare e il giallo psicologico, il film non riesce a trovare una propria identità e finisce col risultare una parodia del cinema thriller di quarta serie.
Il regista e la protagonista ci parlano di questa piccola opera prima che brilla per originalità, ponendosi decisamente sopra la media dei film italiani visti recentemente al cinema.
Le speranze del cinema italiano passano per il talento di un nome nuovo, Stefano Pasetto, che, dopo una serie di corti e documentari, debutta al lungometraggio con questo Tartarughe sul dorso, opera prima di rara bellezza.
Stage Beauty offre anche alcuni spunti di riflessione interessanti sulla recitazione, sulla sua connaturata artificiosità, sulla natura illusoria e profondamente codificata della verità scenica, sul lavoro dell'attore sul suo corpo come strumento di una tecnica.
Un'edizione, questa del 2005 del Far East di Udine, in cui la quantità delle proposte ha superato complessivamente la qualità, complice il chiudersi su sé stesse di alcune realtà come quella coreana: nonostante questo, gli ottimi film non sono mancati, e l'organizzazione è stata come sempre impeccabile.
Film complesso, ambiguo ed avvincente, Old Boy rientra in quell'esiguo numero di pellicole moderne che lasciano decisamente il segno, fornendo l'ennesima conferma del talento del quarantunenne regista coreano.
Il film, un'opera leggera e spensierata, non è certo per chi cerca opere pregne di significato, ma è comunque divertente da vedere, perché utilizza al meglio i clichè della commedia romantica senza però tralasciare momenti di originalità.
Durante la recente edizione di Europacinema, la regista scendinava ha partecipato ad un interssantissimo incontro nell'ambito delle 'Lezioni di cinema' viareggine.
Opera godibile per gli appassionati del genere, Legend appare in realtà la meno riuscita tra le pellicole dirette da Ridley Scott.
Quella che precede il celebre finale è una storia decisamente piacevole, narrata con buon ritmo anche se senza troppa sostanza.
Non mancano le caratteristiche necessarie per realizzare un filmone epico al passo con i tempi, ma la sceneggiatura debole e interpretazioni poco convincenti ne fanno uno spettacolo poco entusiasmante e spesso noioso.
Il risultato più interessante di quest'operazione è un'Osaka ritratta come una metropoli labirintica, esotica e misteriosa, sospesa tra il buio inquietante di vicoli e parcheggi coperti e le stordenti luminescenze al neon che la accendono.
Il regista Angelo Longoni, accompagnato dai due protagonisti, Laura Morante e Alessio Boni, ci parla del suo nuovo film.
Ottimo esordio alla regia per Gu Changwei, in passato apprezzato direttore della fotografia, con una pellicola elegante e intensa.
Autentica sorpresa della selezione del Far East 2005, Someone Special è una commedia romantica coreana assolutamente deliziosa con una regia equilibrata e coinvolgente, una sceneggiatura decisamente riuscita e dei momenti di autentico divertimento alternati a parentesi di intensa riflessione.
Un curioso e riuscito esempio di cinema "borderline" giapponese, che unisce alla saturazione visiva una sceneggiatura che affronta con intelligenza alcuni temi chiave della società nipponica contemporanea.
Il film ha indubbiamentre una sua densità contenutistica, nonché un certo fascino visivo ipnotico. Allo stesso tempo, però, soffre di una sorta di profondità che si intuisce ma non si coglie, generando una sensazione di scoramento ineluttabile
A ventiquattro ore dalla conclusione della giornata che il Far East ha dedicato al cinema horror, l'evento, seppur apparentemente rappresentativo, e con dei paletti, solo dello stato d'arte dell'horror orientale, ci fornisce lo spunto per un'istantanea riflessione sul genere, per quanto breve e solo accennata.
Niente di nuovo e interessante se non quella vena romantica che, rilassati sul divano con qualche genere di conforto, ci risulta inoffensivamente gradevole.
Pur avendo il pregio di non crogiolarsi nella retorica il film di Munzi si sofferma solo sulla superficie del fenomeno dell'immigrazione nel nostro paese, senza approfondire le tematiche trattate.
Gilda è una figura totalizzante, ribelle, sexy, sfuggente, volitiva, al tempo stesso nobile e meschina. Tutto intorno a lei può risplendere della sua luce, tutto può esserne oscurato. L'onesta regia di John Duigan attinge a piene mani al talento e al carisma della sua diva, spendendo tutto ciò che di lei c'è da spendere.
'Cellular' è il solito, ingenuo e rassicurante intrattenimento americano. La cosa più sovversiva e kitch del film è la sequenza dei titoli di coda in cui i credits compaiono sui cellulari usati dai protagonisti come se fossero sms.
Una commedia divertente, in particolare nella prima parte, dove il ritmo è più elevato e si assiste più piacevolmente allo sviluppo della trama, incentrata suun intreccio amoroso tra i quattro protagonisti.
Uno splendido esempio di sceneggiatura sbagliata: i personaggi sono inconsistenti, lo sviluppo degli eventi è così insulso da far rabbrividire, così come ridicola è la risoluzione dei conflitti.
L'esordiente Carlo Ventura ci parla del suo primo film, accompagnato dai due nomi più noti del cast, Mariangela Melato ed Enrico Lucci, e da Enzo Gragnaniello, autore della colonna sonora.
Non convince questa nuova commedia di To, lavoro "alimentare" girato contemporaneamente ai più personali "Breaking News" e "Throw Down": nonostante la simpatia di Andy Lau e Sammi Cheng, lo script risulta debole e la regia stanca e poco incisiva.
Le sequenze aeree iniziali del C-119 in volo sopra il deserto sono di una bellezza da levare il fiato, ma non ripagano da sole del prezzo del biglietto.
Per la prima volta Kim Ki-duk sceglie esplicitamente di indicare la frattura interna al proprio paese come causa principale del malessere che consuma i suoi personaggi e della conseguente brutalità che da esso ha origine.
Opera seconda di Kim Ki-duk, fonde motivi autobiografici - l'amore per la pittura e l'arte in primis - e stile istintivo.
La pellicola più complessa e più crudele di Kim, per alcuni la migliore prima del poetico Ferro 3: Bad Guy mescola realtà e sogno, passato e presente, odio e amore, scatenando nell'animo dello spettatore una miriade di quesiti che per lo più resteranno irrisolti.
Riadattando una novella di Stefan Zweig già portata sullo schermo da Max Ophuls, la regista Xu Jinglei firma un film personale e sentito, che fa dell'ossessione dell'amore e della diversa percezione di esso da parte di chi lo vive il suo motivo principale.
Una commedia nera atipica, narrata quasi come un thriller, che esplora temi con l'ossessione dell'amore e la crudeltà come ideale prosecuzione della passione da un punto di vista insolito e originale.
Mantenendo immutato lo stile giocoso e frizzante del suo precedente titolo, Ritthikrai firma quindi un film di azione vorticoso pieno di superstar locali (su tutti il divo del cinema d'arti marziali Dan Choopong) e campioni dello sport dal bugdet record di 1.250.000 dollari americani; in realtà una cifra decisamente bassa in confronto a quello che vedrete sullo schermo sotto il profilo della spettacolarità.
E' un noir cupo, violento e pessimista, questo di Derek Yee: sullo sfondo del quartiere più popoloso di Hong Kong si consuma un dramma in cui ogni accenno di speranza è bandito, e in cui è la violenza urbana più brutale a dettare legge.
Un film pensato per il grande pubblico, interpretato da tre star e diretto dal re del botteghino cinese: nonostante l'impeccabile confezione, il film lascia l'amaro in bocca in quanto non "osa" abbastanza dal lato della sperimentazione, pur nell'interessante miscela di generi che propone.
Modificando continuamente il punto di vista, Larry Gross firma una sceneggiatura che consente al pubblico di identificarsi con ogni personaggio, amplificando le complesse correnti emozionali e i rapporti conflittuali.
Fidel Castro, da uomo di grande esperienza ed astuzia qual è, si dimostra un ottimo primo attore, riuscendo a catturare l'attenzione degli spettatori non soltanto grazie a discorsi di indubbio interesse, ma anche grazie ad una gestualità e ad una presenza scenica degna del più consumato interprete.
L'uomo invisibile di James Whale è un film che ha rivoluzionato per sempre l'impiego degli effetti speciali nel cinema del fantastico, con tecniche che ancora oggi dettano legge.
Il sogno di poter diventare invisibili è un po' il sogno di tutti. Nel capolavoro di James Whale si trasforma in un vero e proprio incubo. Ad occhi ben spalancati.
Essendo un film per famiglie, un paio d'ore divertenti per i bambini sono garantite. Coloro che già conoscono Vin Diesel, però, si annoieranno a morte perché il film non concede alcuna strizzatina d'occhio al pubblico adulto.
Una favola dei nostri giorni con una morale senza tempo, narrata semplicemente per farsi amare dai piccoli, ma ben cadenzata e sufficientemente sintetica per non annoiare i grandi.
In uscita il 6 maggio in oltre 700 sale italiane, Le crociate è stato presentato oggi alla stampa romana in presenza del regista Ridley Scott e della splendida interprete Eva Green.