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Il film funziona, nonostante dei momenti di stanca piuttosto obiettivi, quando illustra il disagio psicologico del personaggio nella sua quotidianità e nella gestione dei rapporti sociali piuttosto che quando ambisce a spiegare il perché di questa dissociazione.
Francis Lawrence, talentuoso e prolifico regista di videoclip, al suo debutto cinematografico sceglie la via del pastiche, una contaminazione di generi e stili che fa di Constantine un lavoro totalmente privo di identità, di quel tocco personale che lo renda unico ed appassionante.
Abbiamo incontrato a Roma il regista di The Assassination, in occasione della presentazione alla stampa del suo film.
Un film forse non facilissimo, che tuttavia ripagherà lo spettatore che si farà lo sforzo di entrare in sintonia questa moderna parabola spirituale con grandi emozioni e la consolante, potente affermazione del valore della solidarietà umana.
La 55° edizione della Berlinale, partita in sordina a causa della mancanza di film di grande richiamo per il pubblico, si è fatta notare comunque un programma valido e variegato, nonchè per l'impeccabile organizzazione.
E' una delle uscite più attese dell'intero 2005, e minaccia di essere uno dei più grandi comic movie mai realizzati. Per sapere se manterrà le promesse dovremo aspettare il giorno 1 aprile, quando il film debutterà nelle sale americane.
Con delicatezza, il film di Rothemund commuove ed emoziona, Sophie Scholl è ritratta come una ragazzina coraggiosa, ma la sua disarmante semplicità ed il suo sorriso fanno volare il cuore dello spettatore più in alto dei suoi volantini bianchi.
Le voci italiane del nuovo lavoro in computer-grafica della Dreamworks si ritrovano a Roma per presentare alla stampa 'Shark Tale', le avventure sottomarine del pesciolino Oscar e del suo amico squalo Lenny.
Incontro a Roma con regista e cast per la presentazione di 'Cuore sacro', il nuovo intenso lavoro del papà de 'Le fate ignoranti'.
In un film quasi senza sbavature, ben scritto ed interpretato, l'autrice non rinuncia ad inserire spunti di riflessione sulle difficoltà del passaggio all'età adulta.
Più di un sorriso ci accompagna nel seguire la vita di questa piccolissima comunità, l'innocente scoperta del mondo esterno, il sorgere di domande su di esso, e la sensazione che resta al termine della visione è di sognante dolcezza.
Solnze è'un film ermetico ed opprimente dai colori plumbei e dall'estremo rigore stilistico; in piena e rinnovata aderenza con le radici teoriche e narrative del cinema sovietico delle oigini.
Due vite, due solitudini, due outsider il cui incontro cambierà completamente la vita di ognuno: un film sorretto da un equilibrio magico, che affronta senza retorica un tema difficile come quello dell'handicap.
Il cast di Hitch ??" Lui sì che le capisce le donne a Berlino in una vivace conferenza stampa.
Superata la prima metà del film, il regista sembra fare una scelta ben precisa, ovvero quella di non osare mai e non tentare mai di andare oltre gli aspetti più superficiali della sua storia .
Seppur di non facile fruizione, il film rappresenta una scommessa vinta, un prodotto originale quanto emozionante, che coniuga tecnica documentaristica e narrazione teatrale per dare nuova vita a una delle personalità più note e amate della storia del sol levante.
Dopo l'incantevole inizio, il film sembra subire una brusca frenata, diventando a tratti inutilmente prolisso e indugiando in alcuni personaggi e intermezzi non del tutto riusciti, che distolgono l'attenzione dai plot principali, rendendo frammentaria e disomogenea l'opera nel suo complesso.
Una conferenza abbastanza animata e interessante per un film che non ha troppo entusiasmato la stampa presente al 55. Festival di Berlino.
E' la storia di Million Dollar Baby ed il modo in cui è raccontata a far sì che questo sia un grandissimo film; una storia forte della sua classicità (e quindi della sua universalità), ma proprio tanto classica poteva correre il rischio di risultare scontata se non raccontata nella giusta maniera.
Tra tentazioni hard-core, siparietti da musical decisamente stranianti per contenuti e significati ed ossessioni formali, Tsai Ming-Liang ci proietta all'interno di un contesto piuttosto avaro di significati e di riflessioni instaurando la forte sensazione della gratuità.
Una pellicola piatta e poco interessante sia nei temi che sul versante tecnico.
Asia Argento presenta finalmente in Italia Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, il film tratto dal best seller autobiografico di J.T. Leroy, forte del discreto successo ottenuto lo scorso anno ai festival di Cannes e Toronto.
La forza devastante del film risiede nell'incanto disincantato rielaborato con tenera semplicità dalla nostra Asia. Un road movie, un'odissea allucinata a stelle e strisce in fiamme, un viaggio interminabile attraverso il Tennessee, lungo le sue strade spoglie, dentro i suoi motel decrepiti.
Nonostante la struttura narrativa del film abbia qualche legame con il genere horror, il film di Chan in realtà si sviluppa in modo da offrire allo spettatore un'inquietante riflessione sulle torture che si autoinfligge chi non riesce ad accettare serenamente e con sicurezza gli anni che passano.
Il regista e i due protagonisti del film erano a Berlino per raccontare Hotel Rwanda; con loro l'uomo che ha vissuto la drammatica vicenda durante i mesi del genocidio ruandese.
Un grandissimo buco nell'acqua dove vanno ad affogare rispettivamente un regista diacronicamente bravo nel realizzare thriller, un Gary Sinise costantemente a disagio nei panni dello psicologo di turno, e soprattutto un narrato che anziché definirsi per le sue tinte fantastiche ed introspettive si farà ricordare per la sua inconsistenza, questa sì memorabile.
Una storia di armi, di onore, di vendetta, in pieno stile classico e che segue quasi in pieno le caratteristiche del genere, ma che allo stesso tempo presenta interessanti digressioni sul tema.
Il film si dimostra una piacevole sorpresa, che tiene bene il ritmo e intrattiene lo spettatore senza annoiare e soprattutto con accenni a temi che danno un tocco di spessore in più alla solita commedia hollywoodiana.
Il regista capisce che il problema palestinese è troppo complesso per essere rappresentato al cinema da una sola angolazione e si accontenta quindi di rappresentare la realtà.
Una disumanizzazione rappresentata in modo calibrato e sobrio che raggiunge l'apice nel ritorno in patria del protagonista: uno strepitoso ragazzo rispondentente al none di Marcell Nagy.
Il film racconta gli ultimi mesi di vita di François Mitterand, storico presidente francese in carica per quasi 3 lustri
Risultando equilibrato nelle sue due diverse anime, quella puramente informativa e quella prettamente cinematografica, il film di Lu Chuan è sicuramente riuscito nel suo intento di rendere noti eventi di cui la nostra informazione poco si occupa, ma non trascura l'esigenza di spettacolarità ed emotività che uno spettatore cinematografico richiede.
Un film bellissimo e ricco di momenti di grande intensità e struggenza che ha il grande pregio di prendersi tutto il tempo necessario per raccontare la solitudine inconciliante di questa donna contrastata tra spinte vitali e momenti regressivi.
Protagonista e regista fanno tappa a Roma per presentare alla stampa Constantine, che vede Reeves in un altro ruolo fantastico dopo la trilogia di Matrix.
Dopo Eros, altri tre grandi registi contemporanei si riuniscono per realizzare un film ad episodi con un tema comune, ma anche questa volta il risultato è deludente.
Il maestro newyorkese trova un modo completamente nuovo e diverso per accostarsi a quella che è, forse, la storia più famosa di tutte, e questa scelta gli ha procurato non poche critiche, in particolare da parte dei vertici della chiesa cattolica.
Elegante, surreale, contornato di una vena di umorismo grottesco che lo colloca idealmente a metà tra Taxi Driver e Fuori Orario, Al di là della vita riflette ancora una volta il mondo della New York notturna e allucinata e dei suoi bassifondi, in particolare l'Hell's Kitchen popolato di esseri miserabili, ma anche di tanta umanità.
L'azienda del Paradiso contro l'azienda dell'Inferno. Modernissima sfida per salvare l'anima di un pugile dal trascorso violento combattuta da due angeli d'eccezione: la diabolica Penélope Cruz e la divina Victoria Abril
Film profondamente imperfetto, che emoziona poco e quando lo fa è in gran parte merito delle belle canzoni di Darin.
Il film non vuole affrontare discorsi retorici né vuole dare giudizi ma semplicemente offrire una visuale diversa (ma mai compiaciuta) di personaggi tristemente noti.
Ricca di momenti di assoluto divertimento, Childstar è una commedia sobria e caustica, dotata di un ottimo equilibrio e lontana da qualsiasi stucchevolezza e sentimentalismo
La storia ovviamente è tragicamente vera e questo rende quasi impossibile emettere un giudizio esclusivamente cinematografico, perché, oltre le questioni squisitamente tecniche, molto del valore del film risiede nell'importanza e l'interesse che sottendono l'evento raccontato.
Il film di Mackenzie sembra nato vecchio. E' questo il limite più evidente di una pellicola che per ambientazione, temi e narrazione non riesce mai a catturare lo spettatore sotto nessun aspetto.
Una commedia fresca ed intelligente, sorretta da un ottimo cast e da una eccellente sceneggiatura.
Il film non si può affidare ad una sceneggiatura particolarmente solida o ad una regia esaltante, e anche il cast, seppur variegato, non brilla mai se non quando in scena sono presenti i due "selvaggi", al loro esordio cinematografico.
Regista e protagonisti a Berlino per presentare Man to Man.
Anche la Berlinale, come tutte le kermesse dedicate alla settima arte, non è solo cinema, ma anche glamour: per questa 55esima edizione della Berlinale, è attesa, salvo forfait dell'ultimo minuto, una pioggia di stelle.
Il diario di una famiglia che si guarda allo specchio, che riflette su passato, presente e futuro di una realtà difficile da vivere, ma che va affrontata perché il dolore non se ne va via col silenzio.
Se Mordini ha un ottimo punto di partenza in questo suo bizzarro nucleo familiare e gli sa costruire attorno ambienti realistici, è la vicenda in cui coinvolge i suoi eccentrici personaggi che risulta poco credibile.
Nella sua smania di inventare, di arricchire la storia di trovate, di tocchi personali, di dettagli unici, Jeunet sembra perdere il controllo del progetto nel suo insieme.