Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Nel tentativo di tenere contemporaneamente più di una direzione, il film finisce col perdere la bussola e gli innumerevoli spunti si mescolano senza criterio.
Si è svolta a Firenze la terza edizione del festival dedicato al cinema coreano, in gran parte dedicata alla figura di Kim Ki-Duk.
Lumet sovverte i cliché della fiction legale per raccontare storie trascinanti in cui il buon senso e l'umanità finiscono per trionfare, stimolando allo stesso tempo una riflessione illuminante e durissima sistema giudiziario americano.
Il film rappresenta una corsa alla ricerca della propria identità; è infatti questa la meta che i protagonisti della pellicola inseguono affannosamente: identità sessuale ed identità di ruolo all'interno dei legami familiari.
All'anteprima nazionale del film La radio, proiettato alla rassegna-cineforum Sguardi di cinema italiano Davide Sordella ci ha parlato del lavoro di regista e del suo primo lungometraggio.
Questo film, torbido come il vecchio vino conservato in cantina, spigoloso e fastidioso come un sassolino nella scarpa ma anche sensuale come una bianca sciarpa di seta, è una pellicola sorprendente.
I soldati di Ridley Scott popolano i teatri delle operazioni a solo ed esclusivo uso dell'occhio che li osserva e non hanno che i loro occhi per rimanere vivi. Per continuare a popolare l'universo di immagini che sembra essere rimasto il solo dotato di realtà.
Il western di Jim Jarmusch è rappresentato dal silenzio e da un'atmosfera onirica di contemplazione in un viaggio fra il dantesco e l'on the road negli inferi della vita, rappresentati come una foresta fitta, scura e interminabile.
Di Spanglish rimangono impressi nella memoria questi momenti belli e commoventi, e ci si dimentica con soddisfazione dei tanti altri difetti da cui sono circondati.
Belgio, anni '30. Elisa ha due figli ed è in attesa di un terzo. Gilles, suo marito, sembra amarla intensamente, ma Victorine, sorella di Elisa, si insinua nella loro vita, lentamente. E' un gioco di sguardi, di corpi e di passione. Un altro capolavoro di Fredric Fonteyne.
È proprio attraverso lo speciale punto di vista di un'anima pura e geniale come Moschino che scopriamo, con maggior lucidità, la verità su un'epoca di splendori e bassezze, dove l'arte di Tiziano e di Ariosto è messa impietosamente a confronto con la fame divorante dei briganti della foresta, dei popolani e anche dei cittadini di Ferrara.
Nonostante il fuorviante titolo italiano, siamo di fronte a una commedia intelligente, che punta principalmente sulla scrittura e sugli attori per raccontare una storia femminile di abbandono, scontri e incomprensioni vista dall'ottica di un uomo.
Ritorna nella sale una delle figure più celebri di un cinema popolare che più di venti anni fa seppe ritagliarsi uno spazio non trascurabile nei gusti del pubblico italiano.
Sebbene i dialoghi siano molto serrati e la sceneggiatura si svolga con ritmo brillante e apprezzabile varietà di situazioni, il plot è poco più di un pretesto per presentare in azione una gustosa parata di macchiette.
Ritorna nella sale uno dei personaggi più celebri della stagione d'oro del cinema italiano di genere. A battezzarne la rinascita tutto il cast tecnico ed artistico.
La pellicola di Andrea Bolognini affronta in maniera professionale una libera interpretazione del romanzo di Dostoevskij 'Delitto e Castigo'.
Abbiamo incontrato regista e cast dell'atteso film tratto da un romanzo di Clive Cussler, in questo momento in cima al box office USA.
Mondovino è un film politico, a volte troppo; Viaggiando dagli Stati Uniti alla Francia, passando per l'Italia, il Brasile e l'Argentina, Nossiter parte da una singola questione per affrontare un versante molto ampio di discussione.
Se MTV è nei primi 8 canali memorizzati sul vostro televisore, questa compilation farà certamente al caso vostro, altrimenti un consiglio: state alla larga e procuratevi il nuovo dei Queens Of The Stone Age!
Gli elementi del ridicolo e del paradosso, oltre a delle gustose citazioni del cinema di Corman e Buñuel, sono ben congeniati e permettono alla pellicola di avere una causticità e un respiro grottesco inusuale nelle commedie che sbancano dall'altra parte dell'oceano.
Blow è una non riuscitissima analisi romanzata della vita di un ragazzetto della provincia americana che in breve tempo riesce a fare il "salto di qualità" da spacciatore della spiaggia a braccio destro di Pablo Escobar
Tecnicamente molto meno ineccepibile dei classici a cui si ispira, il film azzecca alcuni buoni momenti ma si trascina un pò stancamente nella retorica del genere, incapace di affrancarsi da un incipit troppo esplosivo che costringe il film a vivere esclusivamente sulla sfera dell'azione.
Un viaggio entusiasmante in cui al sublime naturale si uniscono la sapienza di una tradizione documentaristica antica e uno sforzo produttivo fuori dal comune.
Boyle mette il proprio estro al servizio di una storia che vuole incontrare il gusto di grandi e piccoli, ma prigioniero di questa favola moderna nel quale ha scelto di cacciarsi incontra il limite più grande proprio nel suo virtuosismo.
Partendo da un spunto anche relativamente interessante - la legittimità di chiamare in causa il gigante dei fast food per i problemi di salute legati all'obesità - Spurlock confeziona un documentario incentrato su una tesi disarmante nella sua ovvietà.
Prince &the Revolution, 'Parade': e Prince si tinse di bianco e di nero.
In attesa dell'imminente arrivo nelle nostre sale della divertente commedia spagnola 'Crimen Perfecto' abbiamo avuto modo di incontrare il regista Alex de la Iglesia e gli ottimi interpreti Guillermo Toledo e Monica Cervera.
Dieci anni dopo aver sconvolto la vita di Jim Carrey, la Maschera torna in un film più infantile, con un protagonista inadatto e un'"umorismo" a tratti imbarazzante: un film, comunque lo si voglia vedere, che si caratterizza per la sua inutilità
Beppe Cino si allontana dalle coordinate del neorealismo lungo le quali si muoveva il suo maestro Rossellini, per tentare una strada più poetica e visionaria.
Un film decisamente soddisfacente che si caratterizza per la ricchezza e molteplicità di tematiche e di riflessioni affrontate e per la continua oscillazione tra diverse derive stilistiche e narrative, più o meno degnamente riproposte in un canovaccio visivo tipicamente post-moderno.
La febbre è un film coraggioso sulla normalità oggi in Italia, con tutte le implicazioni negative che questo sottintende, ma è anche la storia di un amore che ammala e apre le porte alla felicità.
Emozioni e risate, comicità naturale che si confonde con la poesia, sono gli elementi vincenti di una sceneggiatura che tratta problemi importanti senza però renderli indigesti.
Ad una diffusa superficialità nella narrazione e nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, corrisponde però un'attenzione sul piano visivo che porta alla creazione di un universo selvaggio e suggestivo.
La regia si adegua al tema giovanile (e giovanilistico) della trama: Rubini dirige con ritmo vivace e con sguardo appassionato, la macchina da presa scivola rapida tra i vicoli e sorvola le assolate campagne pugliesi a fotografare i suoi protagonisti.
La regia di Lumet è trascinante e semplicemente geniale nel comporre le inquadrature sui giurati: li avvolge in fluidi piani sequenza, li scruta dagli angoli della stanza, li appaia e li separa, e poi passa ai dettagli, e li rivela.
Dirigendo il sequel del 'The Ring' americano, Nakata prova a mediare tra la sua visione autoriale dell'horror e le esigenze dell'industria della paura hollywoodiana: pur non mancando i buoni momenti, il risultato delude, principalmente a causa di una sceneggiatura confusa e incerta sulla strada da prendere.
Lungi dal credere che scrivere un film sull'amore sia il veicolo per trovare finanziatori che lo producano perché sanno di correre meno rischi al box office, è curioso con quale frequenza la parola stessa venga scelta ed usata nei titoli.
Produzione dedicata sostanzialmente ad un pubblico di giovanissimi, il film si caratterizza per un generale, buon livello tecnico, ma anche per la mancanza di qualsiasi tentativo di andare oltre il target scelto.
A solo un anno di distanza dal commovente Big Fish, Tim Burton è atteso sugli schermi con due nuovi lavori: La fabbrica di cioccolato e The Corpse Bride.
Peccato che un cast così preparato e sopra le aspettative, debba sacrificarsi ad una regia scarna, piatta e inesistente, dove l'abuso del primo piano sembra esistere in virtù di zoom dalla platea, ma non restituisce forse il clima del palcoscenico.
Non c'è la verve "favolosa" di Shrek o l'allure anni '40 de Gli incredibili, ma c'è la vita, il mondo, fatto a bulloni. Ogni elemento del nostro quotidiano è trasformato in metallo in movimento.
Tra dati di cronaca, teorie extradimensionali e introspezione psicologica, Mark Pellington ha creato un film in cui i tre elementi distintivi citati combaciano alla perfezione.
Se la ricerca del significato della morte si combina tragicamente con le predizioni d'inevitabili catastrofi, per il giornalista John Klein non resta che capire chi sia quella strana creatura che ha fatto visita alla moglie nell'attimo più tragico delle loro vite...
"Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...": è da questi elementi che Cristo offre in sacrificio per noi che Mel Gibson legge la sua Passione. Esaltandone il significato più profondo.
Un film adulto, robusto, a suo modo anomalo, in grado di liberare lo spettatore dalla frustrante e costante sensazione del déjà-vu e dall'ozioso gioco della ricerca del killer.
Un incontro con il simpatico musicista, che debutta nel mondo del doppiaggio con la pellicola targata Blue Sky/ Fox.
Naomi Klein e Avi Lewis parlano del loro ultimo lavoro The Take, della nuova stagione del cinema documentario e dell'esperienza argentina delle occupazioni operaie delle fabbriche.
Cliniche, scuole, cantieri navali, industrie alimentari, realtà diverse con diverse esigenze, ma unite dallo stesso fermo convincimento: attraverso l'eliminazione degli sprechi e la riduzione del profitto è possibile continuare a produrre, anche all'interno di un sistema capitalista.
Un film improntato al massimo della stilizzazione visiva, dove i media visivi di riferimento sono - oltre ovviamente ad un certo cinema d'azione ma anche western, come ben testimoniato dal tema dell'assedio - fumetto da un lato e videogame dall'altro.
Quello che però va riconosciuto al regista Brad Silberling è di aver cercato in tutti i modi e di essere perlomeno parzialmente riuscito a riportare sul grande schermo lo spirito particolarissimo alla base dei romanzi di Lemony Snicket.