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L'aldilà, datato 1981, è probabilmente il film manifesto di Lucio Fulci e di un certo modo nostrano di interpretare i generi ??" l'horror su tutti ??" in un periodo storico che ha portato al nostro cinema una celebrità all'estero che oggi giorno, dopo un lungo ed ipocrita oscurantismo, tutti si affrettano a cavalcare e riscoprire.
Tratto dall'omonima opera del mangaka Santa Inoue, The Neighbor no. 13 è un horror-psicologico di notevole impatto visivo. Più che nel plot infatti, l'efficacia di questa pellicola risiede proprio nelle scelte registiche dell'esordiente Yasuo Inoue.
Un grande, stralunato ed emozionate affresco di un'umanità variegata e complessa, tanto più simile emotivamente e interiormente quanto più differenziata in apparenza da fattori come età, stato sociale o altro ancora
Xiaoshuai realizza il suo film più personale, raccontando una storia che nasce dalle sue esperienze e dai ricordi rimasti più vivi.
Un film ha il dovere parlare a tutti, non solo agli entusiasti di una saga letteraria. O almeno deve tentare di farlo. E Newell con Il calice di fuoco fallisce soprattutto in questo.
Mr. and Mrs. Smith è il tentativo ben riuscito di costruire un film romantico sullo sfondo, quasi un pretesto, di un film d'azione. La storia di due persone che combattono per essere una coppia, per raccontarsi ogni giorno una bugia di meno e scoprire i veri motivi per cui rimanere insieme.
Una commedia elegante e misurata, con un tocco leggerissimo, che soffre però di un'eccessiva convenzionalità di sceneggiatura che finisce per farle perdere credibilità.
Lo scopo dichiarato di Black è rendere omaggio ai romanzi pulp che leggeva da bambino, intento che traspare subito dalle immagini del film: ma l'umorismo sferzante tipico dello sceneggiatore/regista è, per il film, un valore aggiunto.
Broken Flowers non è il miglior film di Jarmush, ma è un'opera imperfetta ma emozionante, in grado di regalare momenti altissimi di cinema.
Un lungo faccia a faccia con il regista canadese, il cui ultimo lavoro, A History of Violence, uscirà in Italia tra poche settimane.
Dopo il successo di 'Saw - l'enigmista' è in arrivo il sequel diretto da Darren Lynn Bousman: ma 'Saw 2 - la soluzione dell'enigma' inizialmente doveva essere un altro film...
Il neorealismo si manifestò, nelle sue opere maggiori, nella qualità di un nuovo modo di intendere la comunicazione cinematografica, che facesse piazza pulita delle convenzioni che avevano dominato, per un ventennio, la produzione filmica dell'epoca fascista.
Tecnicamente nella media, inutilmente patinato a tratti, ma sempre privo di eleganza, visiva e narrativa, senza ironia, creatività e personalità, e cultimante in un colpo di scena surreale quanto prevedibile, dubitiamo che 'Il nascondiglio del diavolo' possa interessare anche gli appassionati del genere a cui appartiene.
Germania anno zero ha fatto da fondamenta al cinema moderno e, assieme, ha istituito la nozione di autore così come è stata intesa dalle generazioni artistiche del dopoguerra.
Un film che, sebbene inspiegabilmente sfortunato al botteghino d'oltreoceano, ha in realtà tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio classico del cinema d'azione e fantascientifico.
La Factory Besson prosegue imperterrita nel produrre titoli dalla caratterizzazione post-cinema per modalità narrativa ed intrattenitive, come a voler decretare una prematura fine del racconto per immagini tradizionali.
Laddove 'Gli Incredibili' aveva portato i benefici dell'animazione 3D ad una tecnica narrativa e visiva tradizionale, gli autori di 'Chicken Little' sono riusciti a trasmettere i lati negativi dell'animazione tradizionale al 3D.
I maestri del cinema horror al Torino Film Festival a testimoniare la vitalità del genere e della TV stelle e strisce.
Pochi film sanno ipnotizzarci e portarci a riflettere sul nostro stare nel mondo, su quello che è e quello che potrebbe essere; L'ignoto spazio profondo è uno di essi.
Il regista tedesco ha presentato a Roma, dove ha incontrato la stampa, la sua irriverente e irresistibile commedia che prende in giro la cultura ebraica.
Dani Levy, regista e autore della sceneggiatura, non possiede la raffinatezza e lo stile di Woody Allen, ma firma una commedia degli equivoci godibile e senza pause, pervasa da un leggero e spudorato senso autoironico.
Prima di Old Boy e delle altre pellicole che compongono l'ormai nota "trilogia della vendetta", Park Chan-Wook ha magistralmente diretto questo thriller giudiziario, adattamento del romanzo DMZ, di Park Sang-yun.
Tanti gli elementi discontinui che non fanno altro che accentuare la natura episodica e frammentata del film di Newell, non il peggiore né il migliore di quelli prodotti finora dalla franchise cinematografica.
La rocambolesca avventura del più scalcinato tra gli agenti di attrazioni del sottobosco newyorkese raccontata con eleganza e leggerezza.
Un'ordinaria storia di follia, sia in senso narrativo che realizzativo, in un film un pò troppo ambizioso, che si rivela un lavoro sicuramente dignitoso ma al di sotto delle proprie possibilità.
L'esperienza delle riprese di Fratelli, primo lungometraggio di Paola Columba, girato in un piccolo angolo del Molise.
Il racconto di uno scorcio di vita di due amici aspiranti cantautori in quel di Cuba serve al regista-sceneggiatore per andare a fondo di alcune delle problematiche socio-politiche che condizionano pesantemente la vita dell'individuo nell'isola di Castro.
Il Torino Film Festival festeggia i suoi ventitre anni di vita perseverando nel solco di una tradizione che tiene in vita quella magia evocativa e quel potere immaginifico che il cinema continua a mantenere intatto.
Walk the Line è fiilm senz'altro dignitoso: discretamente girato e ben recitato, rimane però un prodotto sostanzialmente anonimo, la cui storia si mimetizza in mezzo a tante altre che sono state raccontate di recente e non.
Incontro con i cordiali e disponibili interpreti del garbato film su Cuba, e con il regista Benito Zambrano.
Alla conferenza stampa romana il regista, il cast femminile e la produttrice ci raccontano com'è nato il film e quanto gli adolescenti di oggi potranno ritrovarsi in un film che è stato vietato ai minori di 14 anni.
Un film facilmente dimenticabile, in evidente confusione tra l'esigenza (e l'urgenza) di mostrare e l'auto-divieto di non spingersi mai oltre un limite ben preciso per non turbare lo spettatore.
Una irriverente Holly Hunter e vaghi richiami al capolavoro dei fratelli Coen non riescono a salvare dalla mediocrità una dark comedy poco convincente.
Un horror che non fa mistero delle sue influenze, ma che è caratterizzato da una messa in scena di tutto rispetto e da un'efficace traduzione in immagini di un orrore tutto umano, e per questo tanto più disturbante.
Cannon dirige il film con mano sicura e rende comunque godibile la storia, costruendo un film fluido ed accessibile, a tratti coinvolgente ed emozionante nonostante l'eccessiva banalità di molte scelte nello sviluppo del plot.
La marcia dei pinguini è un film per famiglie genuinamente emozionante e divertente, con qualche immagine di una poesia e di una dolcezza davvero toccanti.
Il premio Oscar Robin Williams a Roma per presentare il suo ultimo film, la dark comedy The Big White, improvvisa un vero e proprio show con imitazioni, rap e un italiano irresistibile.
In una fattoria del Wyoming, quattro persone si ritrovano insieme a condividere rancori, paura e voglia di ricominciare. Attraverso la difficile via del perdono recupereranno la fiducia nel futuro.
Conferenza stampa romana per il biologo-regista, autore de La marcia dei pinguini, documentario naturalistico che ha ottenuto un successo inaspettato in tutto il mondo.
Le protagoniste del film In her shoes, ovvero le grintose, biondissime ed ironiche Cameron Diaz e Toni Colette, in compagnia del regista Curtis Hanson, si prestano a rispondere alle domande dei giornalisti, in un'ampia sala del lussuoso hotel Eden di Roma.
Niccol, regista affermato nonostante i suoi appena due film, delude nella messa in scena di un film che vuole strafare ma che non riesce a coinvolgere.
Dall'autore di 'Come due coccodrilli', una storia di rivelazioni e di dolori adolescenziali con un cast di giovanissimi.
Nella sua struttura di racconto, e nelle dinamiche messe in gioco, il film di D'Alatri si definisce, più o meno precisamente, nell'orizzonte della 'morfologia della fiaba', quella attorno a cui ha esercitato per lungo tempo la sua analisi Vladimir Propp.
Se l'intenzione è più che buona, in periodi di saturazione audio-visiva, i risultati sono altalenanti, per un film tutto al femminile: mai spiacevole, ma troppo lungo e sbilanciato sotto il profilo dell'attenzione stilistica.
Finalmente un rifacimento con idee di reinventare un discorso, però non per scardinarlo e soppiantarlo cinicamente, bensì per rinforzarlo e addirittura per aumentarne il valore, se possibile.
Se lo script ha anche la pecca di non riuscire a far emergere in maniera adeguata le psicologie dei personaggi, è la regia dell'esordiente Haggis a mostrare i maggiori limiti con delle scelte francamente opinabili.
L'indipendenza creativa e la sua visione artistica non compromissoria hanno fatto di Gilliam una figura difficile e controversa per gli standard di Hollywood, nonché un regista poco prolifico suo malgrado.
La fine del sogno americano celebrata alla maniera di Hunter Thompson consta di sballo totale, cocktails di mescalina, rhum ed etere e poco, pochissimo tempo da trascorrere mantenendosi lucidi.
Un potente incubo metropolitano costellato di frammenti onirici degni del miglior Fellini e abbondamente cosparso del più tipico humor inglese targato Monty Python.
Pupi Avati sceglie di scrivere e dirigere una storia delicata e malinconica con tocco leggero puntando, ancora una volta, su un cast che contiene qualche inaspettata e piacevole sorpresa.