Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Maurizio Sciarra torna a Locarno per presentare il suo ultimo lavoro, Quale amore, girato in Svizzera e liberamente tratto da La sonata a Kreutzer di Tolstoj.
Il film di Roberta Torre è un viaggio allucinatorio in un universo estetizzante che si materializza sul grande schermo ricordando, a tratti, le atmosfere morbose dell'ultimo Kubrick o di alcuni noir asiatici.
Horror decisamente sbrigativo dalla trama esilissima, dopo un energico inizio, Il collezionista di occhi prosegue come un treno nell'esibizione della lunga galleria di violenze efferate e sanguinosi omicidi.
Nickname: enigmista è un college/horror dignitoso, che ha però il difetto di mostrare cose già viste un centinaio di volte, e di non farlo in una forma migliore di tanti altri.
Abbiamo voluto approfittare delle settimane più torride dell'anno per scegliere i nostri dieci film dell'anno e chiedere ai nostri lettori più irriducibili di giocare con noi, dando il loro giudizio sull'annata cinematografica appena chiusasi.
La stagione si chiude e noi vi presentiamo, com'è ormai consuetudine ogni anno, i dieci film più amati dalla redazione di Movieplayer.it.
L'idea di un secondo capitolo della saga lascia perplessi, e incappa nel rischio di disperdere un cult nel situazionismo e nelle facili gag degli anni '90
Le nostre riflessioni sui dieci film più fortunati al botteghino nella stagione appena trascorsa.
Adam Sandler ha colpito ancora. Qui in veste di produttore, continua a diffondere commedie di dubbio gusto che ben poche risate strappano al pubblico rassegnato.
Il montaggio circolare, sapientemente sincopato, alleggerisce due ore di pellicola snocciolate fra operazioni rocambolesche e colpi di fucile.
L'innegabile bellezza delle immagini domina su tutti gli altri elementi fagocitando l'attenzione dello spettatore ma, alla lunga, l'estetica da videoclip del montaggio nelle visioni, i colori desaturati e i debordanti flashback fiaccano la tensione.
Con 'Time', cambiando registro e riplasmandosi nella forma, il cinema di Kim Ki-duk ha mantenuto quella radicalità di contenuti che lo rende oggi così necessario.
Visivamente maestoso, tecnicamente ineccepibile, 'Ghost in the Shell 2 - L'attacco dei cyborg' è ricco anche dal punto di vista dei contenuti, così come ci si aspetterebbe da un'opera ispirata al lavoro di Shirow, che della complessità, oltre che dell'abilità grafica, ha fatto il suo marchio di fabbrica
Dopo mesi di anticipazioni, conferme e desolanti smentite è stata finalmente svelata la composizione della selezione ufficiale della 63. Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia
'Stick it' non brilla certo per analisi psicologica o per profondità nell'affrontare i temi che ne sono alla base, ma in definitiva non è totalmente da buttare per come li integra con leggerezza in una trama non originale ma godibile.
Il cinema di Mann è una struttura impressionante di segni, e Miami Vice, che non è un remake della serie omonima, un viaggio a meta perduta nei territori di un umanesimo in cui un mezzo sorriso vale quanto cento battute.
Non sorretti da una sceneggiatura davvero esile, con "The Eye 3" i fratelli Pang non riescono a perseguire fino in fondo i loro intenti, creando un ibrido di horror e commedia che finisce per deludere su entrambi i versanti.
Annapolis, più che un film drammatico, è uno statico action-movie di formazione, che, a dispetto di una trama solida e lineare, ha la pretesa voler spiegazioni esaurienti per ogni singola piegolina del tessuto narrativo
'5 bambini & lui' riesce a donare quel senso di stupore e magia tipico delle favole, e quindi possiamo considerare il risultato complessivo sufficiente, e soprattutto divertente per il pubblico giovane.
I ragazzi sono carini e accattivanti, e la sceneggiatura non manca di humour, citazioni e eco alleniane. Ma questo non basta a salvarci dalla noia.
Un horror-soft che non esprime tutte le potenzialità che si intravedono in embrione, affidandosi a una brava attrice e agli stereotipi del genere
Il film è un intelligente mix tra una commedia, mai demenziale, e il racconto di cronaca di uno dei misteri più intriganti degli ultimi anni.
La pellicola di Adam Shankman si incanala nel sottogenere tipicamente americano "commedia con famiglia numerosa al seguito".
Un film che, per titolo e confezione, si presenta molto linearmente, ma che nasconde un'inaspettata ricchezza di contenuto e di narrazione a partire dal mondo del teppismo da stadio
Il punto di forza del film sono i due protagonisti e l'alchimia che si è venuta a creare tra loro durante le riprese di questo film, liberamente ispirato ad una storia realmente accaduta.
Ispirato a un fumetto di quasi mezzo secolo orsono, questo "Spia + Spia" manca di una vera sceneggiatura: l'intreccio è talmente confuso da risultare difficile da seguire, oltre che irritante nella sua trascuratezza.
La prima impressione che si ha guardando la trasposizione ad opera di Joe Roth de 'Il colore del crimine', è di un una storia molto forte, profonda e ben scritta, che però stenta a trovare una sua adeguata rappresentazione sul grande schermo.
Nessuna pretesa, se non quella di spaventarsi almeno una volta; cosa che non riesce neppure con i colpi di scena, troppo studiati per essere sorprendenti.
Un film ad alto budget girato fra Tokyo e Los Angeles che ha rinverdito la serie del metallo pesante un po' appannata dal secondo episodio
La foruna di Lindsey Lohan e Chris Pine sta tutta in un bacio. Una commedia romantica rivolta soprattutto ai giovanissimi.
In 'The Great Raid', il regista John Dahl concede ben poco all'aspetto visivo/spettacolare dell'azione, mettendo in piedi un film asciutto e preciso nella riproduzione della realtà.
Kyashan è un prodotto dignitoso e senza dubbio interessante, eccessivo e confuso per alcuni aspetti, ma riuscito per molti altri.
La regia, sostanzialmente priva di personalità, si allinea alle necessità della pellicola e, soprattutto, al servizio delle gag che abbondano dall'inizio alla fine.
La storia di Tetsuya Azuma appare per la prima volta in Giappone nel 1973 in una serie televisiva di 35 puntate.
Dalla grande passione di Christophe Gans per Silent Hill è scaturita la più bella trasposizione su grande schermo di un videogame. Che fa ben sperare per eventuali future operazioni dello stesso tipo.
Il regista ha preso probabilmente troppo sul serio sé stesso ed il suo film, si è fatto cogliere dall'ansia di dimostrare, ha varcato il confine che separa una positiva ostentazione dalla pedanteria
Gunn gioca col genere e le più svariate citazioni abbattendo su una placida provincia americana tutto lo spirito dissacratore e indipendente del cinema con cui ha iniziato e quello degli anni Ottanta che l'ha cresciuto.
Uno splendido film di un esordiente ventiseienne, che mescola con sapienza e solidità la miglior tradizione del noir francese e il classicismo della scuola russa
Nonostante il film sia carico di tutti gli archetipi della ghost story orientale è diretto dai giovani registi thailandesi Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom con mano sicura ed eleganza, e si sviluppa come un thriller intriso di spaventosi risvolti soprannaturali.
Il connubio tra cinema politico e fantastico è potenzialmente intrigante sulla carta quanto sfilacciato nei risultati. Ne esce fuori un film in fin dei conti piuttosto banale e indeciso tra due strade
Il punto di forza del film di West è sicuramente la scenografia di John Gary Steele, che offre un suggestivo scenario da incubo prima ancora che l'incubo inizi.
Non basta la funzionante alchimia tra la Hayek e la Cruz per poter reggere l'intero peso di un film poco originale ed imperfetto.
Uomini come statue e monumenti, mescolati in testimonianze viventi, con ironici fermo-immagine che li rendono documenti di loro stessi. Un ritratto della società industriale, dimenticata dietro pile di libri e megabyte. Da vedere assolutamente.
Inseritasi nel solco delle parodie alla Scary Movie, questa commediola romantica (?) brilla per la sua pochezza e per l'incredibile senso di noia trasmesso nonostante l'ora e mezza scarsa di durata.
Il secondo capitolo della 'trilogia del lutto' di Ozon è un poetico e doloroso epilogo raccontato senza eccessi, ma con intensità e ricchezza di sfumature narrative.
'Il Custode', nonostante i grossi difetti che ne affliggono soprattutto il finale, resta un prodotto nel complesso interessante per il suo tentativo di allontanarsi dalle recenti tendenze del genere horror.
Un film che desidera esplorare il genere romantic comedy in tutte le sue sfaccettature, che si fa amare per la leggerezza del tocco ma ha la presunzione di mantenere con il metronomo i ritmi comici fino alla fine.
Un film che vorrebbe essere una riflessione sulla crisi di coppia e sul sospetto come elemento perturbatore di una relazione, ma finisce per trasformarsi, suo malgrado, in un Vanilla Sky in versione autoriale e irrisolta.
Keanu Reeves e Sandra Bullock in una commedia romantica dal sapore paranormale che stenta a decollare.
The Sentinel è un film che parla ancora un linguaggio fatto di uomini duri e puri, eroi retorici intrappolati in un cinema dal senso dello spettacolo ridicolo, incauto e pacchiano; un po' triste e dal fiato cortissimo.