Ennesimo capitolo della serie Venerdì 13 proposto in un film che, per quanto non eccelso, si fa vedere per alcune trovate della sceneggiatura piuttosto interessanti. Sicuramente godibile per i fans del genere.
Edizione sottotono quella della Mgm per il film di Truffaut, penalizzata dall'assoluta assenza di extra
Adattamento dell'omonimo romanzo, il film è la storia estrema del morboso rapporto tra madre e figlio che si perdono nella squallida notte di un'isola delle Canarie.
Coralità e ricerca dell'amore e dell'accettazione sono i temi perseguiti abilmente da Intermission, gradedevole black comedy inglese dal ricercato equilibrio narrativo, diretta dall'esordiente John Crowley, regista proveniente dal teatro, come lo sceneggiatore Mark O' Rowe.
Un thriller-horror convenzionale, piatto, sostanzialmente senza idee: un inizio tutt'altro che esaltante per la puntuale "invasione" horror estiva nelle sale della penisola.
Tre pellicole del registra britannico, raccolte in un'edizione indecorosa, appetibile solo per il valore artistico dei film e il prezzo conveniente.
Uzak è un bellissimo film del cinema contemporaneo che con esso ha poco da spartire. È una storia semplice su due persone cresciute nei propri involucri e divenute incapaci di relazionarsi con gli altri.
Il viaggio di Ulisse, idealmente un percorso unico verso un'ipotetica meta, è diviso in singoli quadri con una vita propria, non necessariamente concatenati l'uno con l'altro, ma la discontinuità non influisce sui tempi comici del film.
Nonostante qualche divertente e significativa gag, a lungo andare tutti questi corpi nudi, tra giovani, vecchi e flaccidi, stancano lo spettatore, ammorbato da una vicenda terribilmente monotona.
L'intreccio gira come un orologio, tanto che la critica ha definito il film "se non il migliore dei due fratelli, sicuramente il più armonioso e compatto".
Un evento fondamentale per la storia degli Stati Uniti, nel racconto di un regista che vuole emozionare, correndo sul pericoloso filo della retorica.
Hanno conquistato prima l'America e poi il resto del mondo grazie ad uno stile personale ed originalissimo, a una passione per i classici hollywoodiani che sfiora l'ossessione e a un cinema rarefatto, intellettuale e citazionista.
Una storia d'amore e dissoluzione sullo sfondo di due solitudini che si scontrano.
Tra avvenimenti grotteschi, divagazioni prive di senso diegetico, infrazione di molteplici convenzioni narrative, i Coen ci immergono chirurgicamente all'interno di un mondo assurdo, meschino e crudele, dominato dall'opacità.
Un'edizione buona per quanto riguarda gli extra, ma che non fa gridare al miracolo sul fronte video, mentre l'audio si assesta su buoni livelli.
I fratelli Coen continuano a rendere omaggio al cinema americano con cui sono cresciuti, senza perdere di vista il loro personalissimo stile e la loro vena più graffiante.
Una struggente storia d'amore e solitudine, in cui a dominare è un malsano romanticismo incredibilmente tetro: peccato che a lungo andare i dialoghi, oltre a risultare ridicoli, comincino a narcotizzare lo spettatore.
Bellissima edizione in un cofanetto con doppio dvd del film di Pitof che si fa apprezzare per una qualità tecnica audio/video di assoluto rilievo. Di ottima qualità anche i contenuti speciali.
Si chiude il sipario. Il pubblico si alza in piedi, applaude gli attori ma invoca lo scrittore che ha concepito quella meravigliosa pièce teatrale. È nato un autore colto e raffinato: si chiama Barton Fink.
Un film che pecca forse di eccessiva esuberanza macchiettistica, ma considerati i risultati esilaranti, si fa fatica a considerarlo in difetto.
Un film esile e di facile consumo, di cui ci si dimentica in fretta, che nonostante la produzione inglese richiama purtroppo l'inconsistenza di tante commedie hollywoodiane recenti.
Tutto il film è permeato da un sottile black humor, che esprime lo stile di vita di un mondo lontano dal nostro, in cui i valori della religione e della tradizione hanno una grande importanza.
A cinquant'anni dalla sua realizzazione, I sette samurai è oltre la storia del cinema; capolavoro imitato e insuperato, archetipo narrativo e filmico che ancora oggi conquista, esalta, commuove.
"Ho il mantello della notte per nascondermi ai loro occhi, ma se tu non mi ami, lascia pure che mi trovino qui. Preferirei che la mia vita finisse per il loro odio che prorogare la morte senza il tuo amore" (Romeo)
Il film è spesso scontato e sentimentale, ma ridere al cinema non è di questi tempi una cosa facile.
Un onesto quanto scontato thriller dalla discreta ambientazione, condito da un inedito tocco umoristico, non sempre, probabilmente, volontario.
Incontrare Valeria Bruni Tedeschi è un'esperienza particolare, poiché è esattamente come nei suoi film.
Il film si trasforma spesso in un The Fast and the Furious senza humor, che può solamente accendere gli istinti velocisti di chi guarda.
Valeria Bruni Tedeschi ha desiderato raccontare il suo mondo, e lo ha fatto con ironia in una commedia personale che lascia spazio all'immaginazione.
Se nei primi momenti tutto quel virtuosismo tecnico poteva funzionare, a lungo andare, tra montaggio frammentato e musica hard-rock, risulta soltanto fastidioso e fracassone per il povero fruitore.
Gli ingredienti per una buona opera devitiana ci sono tutti, e il risultato è a dir poco esilarante.
Anche a più di trentacinque anni dalla sua realizzazione, il film di Schaffner non cede di un solo passo e si tiene stretta la palma di icona popolare
I Coen, questo i loro detrattori non potranno negarlo, con questo film, si sono definitivamente ritagliati uno spazio nel nuovo cinema indipendente americano, se a qualcuno Fargo non fosse sembrato sufficiente.
Universal propone il film nel montaggio originale voluto da Orson Welles. Peccato per lo scadente ridoppiaggio.
"La maggior parte di noi torna all'infanzia quando entriamo nei bassifondi dell'Asia. E ieri sera ti ho ossevato quando sei tornato alla tua infanzia, con tutti i suoi opposti stati d'animo: risate e pianto, follia e digusto, città gioco e città di paura" (Billy Kwan, Linda Hunt).
Con Ladykillers il cinema dei Coen naviga nelle mansuete acque della commedia leggera e bizzarra, acquisendone e sfruttandone le coordinate più longeve, divertendo quindi a più riprese, ma il tutto all'insegna di una certa ripetitività.
Dall'omonimo fumetto di Graton, approda nelle sale la trasposizione scritta da Luc Besson e diretta da Louis-Pascal Couvelaire. Ma la leggenda è senza adrenalina.
Un'interessante fotografia di un periodo della nazione tedesca di cui sappiamo molto poco, i anche il racconto di una passione che vince il dramma, famigliare e nazionale.
Un'operazione meritoria, il restauro e la distribuzione in sala di questo film, capolavoro del cinema muto e "summa" artistica degli stilemi del cinema di F.W. Murnau.
Japón è semplicemente l'implacabile svolgersi del giornate con l'obiettivo di porre fine a se stessi, per poi, improvvisamente, scorgere una porta socchiusa dal quale giunge un barlume di luce.
Discreta edizione per l'ultimo film di Truffaut, ma per il video si poteva fare meglio.
Un buon trattamento per il film di Hitchcock, nei limiti ovviamente concessi dall'età della pellicola.
Kim Ki-duk parte da un universo isolato, chiuso in sé stesso ed autoreferenziale, per descrivere, con immagini di straordinaria forza e bellezza, il dolore ed i conflitti sempre presenti nell'animo umano.
In attesa di una nuova edizione speciale, il classico del '62 è già disponibile in una dignitosa versione DVD a due dischi.
"C'è un tempo e un luogo giusto perchè qualsiasi cosa abbia principio e fine" (Miranda)
Il film, delimitato temporalmente da due esplosioni, viene alleggerito da un tono ironico che il regista utilizza sapientemente per dimostrare che "tutto scorre"anche quando la morte è sempre in agguato.
Edizione recente ma non adeguatamente curata da MGM soprattutto per quanto riguarda la qualità video e la dotazione di extra che sono praticamente inesistenti.
Il regista, pur insistendo sul deprimente ambiente in cui le Clam Dandy vivono, non spinge sul pedale dell'acceleratore quando necessario, consegnandoci una pellicola continuamente farcita di sequenze che, troncate improvvisamente, preparano lo spettatore ad impressionanti conclusioni che in realtà non arrivano mai.
Una conferenza stampa breve ma ricca di motivi di interesse, quella in cui il regista Daniel Burman ha presentato il suo film, vincitore di due premi (l'Orso d'Argento per la miglior regia e quello per il migliore attore) all'ultimo festival di Berlino.
"Quello che mi interessava erano gli sforzi che faceva James Stewart per ricreare una donna, partendo dall' immagine di una morta" (Alfred Hitchcock nella celebre intervista-libro di François Truffaut IL CINEMA SECONDO HITCHCOCK)