Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Contromano nell'autostrada della rivoluzione digitale, la Disney sforna un prodotto dal sapore d'altri tempi, arricchito da ottima animazione a mano e con i bambini come target principale.
In una battuta del film la protagonista rivela a se stessa: «Hai appena scoperto che tutta la tua vita è stata un sogno e solo ora ti sei svegliata...».
La visione di un film come questo è talmente impegnativa da farsi a volte scoraggiante, ma il cinema di Angelopoulos è un'esperienza che un amante della Settima Arte si porta con sé, nel suo bagaglio di spettatore, per sempre.
Un Macbeth ancor più tragico di quello shakespeariano, perché più innocente, e vittima di un meccanismo ciclico a cui nessuno può sfuggire.
Un sanguinoso, indigesto polpettone trash per un'ora e mezza di noia, teste che volano con disinvoltura, banalità gratuite e tanto sangue.
Girata avvalendosi dell'articolo 8, l'opera prima del regista italiano usa nella maniera migliore il piccolo budget a disposizione puntando molto sulla suggestività dei panorami e su una certa apprezzabile originalità. Ne esce un film di ampio respiro che alterna idee e temi interessanti a momenti meno azzeccati.
Con questo film, Costner si conferma un ottimo regista, al momento unico erede di quel cinema carico di classicità, emozione, etica ma al tempo stesso anche modernità che vede in Clint Eastwood il suo re incontrastato.
Cavalcando la moda del sempreverde genere horror, questo secondo episodio qualitativamente si attesta sul livello del precedente. Siamo in altre parole di fronte ad un medio, onesto film horror senza pretese, ma nel complesso godibile.
Uscito sul finire degli anni '70, poco prima dell'esplosione gore che nel decennio successivo avrebbe definitivamente cambiato volto al genere, questo piccolo film a basso costo divenne in breve un vero e proprio cult dell'horror. Quali sono i motivi di questo successo?
Un'opera davvero ambiziosa, forse troppo, quella del regista palermitano Roberto Andò, giunto al suo secondo film dopo una lunga esperienza teatrale.
Identificandosi nel personaggio di Edward, Tim Burton ha dato vita ad una storia che è una grande e bellissima metafora della narrazione e della narrazione cinematografica in particolare.
Come nei suoi film più riusciti, Verdone cerca di riscoprire la sua vena malinconica, quasi crepuscolare, anche se nell'occasione non ci riesce fino in fondo.
Dagli esordienti Eric Bress e J. Mackye Gruber, un medio prodotto di intrattenimento, cha lascia l'amaro in bocca per il sostanziale spreco di un'idea affascinante.
Per il suo sesto lungometraggio, Silvio Soldini torna alla commedia, radunando in gran parte lo stesso cast di quel "Pane e tulipani" che, nel 2000, lo impose all'attenzione del pubblico internazionale.
Notevole esordio per il film della Colagrande, salutato con calore all'ultima Mostra di Venezia.
Un documento duro e scabro che denuncia una piaga sempre più diffusa nel mondo del lavoro: il mobbing.
Peter Webber, documentarista all'esordio cinematografico, dipinge una pellicola visivamente magnifica incarnando l'essenza del Maestro fiammingo Johannes Vermeer.
Il giovane regista James Cox ha voluto ripercorrere i giorni della strage avvenuta in Wonderland Avenue nel luglio del 1981, che hanno coinvolto il famoso pornodivo John Holmes.
La ragazza delle balene è diventato un piccolo evento cinematografico, forse perché parla di temi molto sentiti come l'emarginazione, il pregiudizio, il rapporto tra adulti ed adolescenti o forse soltanto perché è un buon film, che combina bene leggenda e mondo reale.
David Zucker, veterano del genere parodistico demenziale, prende in mano le redini della serie Scary Movie: basterà la sua esperienza a dare una svolta positiva all'evoluzione del filone?
L'ultimo avvilente lavoro di Vanzina, collage di storielle in salsa di stupidità.
L'ultima fatica del talentuoso regista de "L'imbalsamatore" non è un film sull'anoressia, ma la torbida cronaca di un amore malato.
Il tocco del regista inglese non ha perso la sua composta, luminosa eleganza, ma con questa pellicola ha guadagnato molto in equilibrio e abilità narrativa...
Con questo film, datato 1964, Mario Bava codifica definitivamente quello che sarà un filone estremamente prolifico per il cinema italiano degli anni a venire: il cosidetto "giallo" all'italiana.
Un nuovo esempio di cinema moderno che cerca di rimediare all'ormai proverbiale e preoccupante mancanza di idee con degli esperimenti più o meno originali, ma il risultato è a dir poco trascurabile.
Si arriva stancamente verso la fine-inizio, con la sensazione che di irreversibile c'è solo la noia provocata e mentre si comincia a riflettere su quali argomentazioni utilizzare per scoraggiare altri curiosi ad evitare la visione di questo finto film-shock, giunge la morale conclusiva, racchiusa in una frase: "Il tempo distrugge tutto".
Un film di denuncia, che sbatte in faccia all'Europa intera la verità su qualcosa che è durato per troppo tempo.
Una riflessione a tutto tondo sul concetto di violenza e di emarginazione socio-culturale (mascherata con grande talento da thriller-movie), che non può lasciare indifferenti.
"Piovono mucche" è il primo film di Luca Vendruscolo, sintesi di un confronto con l'handicap e le sue variopinte sfaccettature e di una breve quanto intensa esperienza di vita realmente vissuta.
Un film che tocca sovente vertici di bellezza assoluta, senza mai concedere una tregua allo spettatore e mantenendo intatto quel senso del tragico, che pesa più di una montagna sulle spalle.
Un'analisi romantica del rock più genuino, quello lontano dal glamour e dall'attenzione dei media.
... la colonna di macchine dei ricercatori, passata la frontiera fra Svezia e Norvegia, cambia senso di marcia. Così incominciano le inversioni del film.
Nonostante l'idea di base possa essere apprezzabile, il film non è tra i migliori di Argento: le luci bianche di 'Tenebre' annullano l'oscurità da fiaba di 'Suspiria', Argento prende un'altra direzione e molto lentamente, ma inesorabilmente si avvia al suo declino artistico.
Cold Creek Manor si inserisce nella nuova, disarmante moda dei film di tensione holliwoodiani: l'horror/thriller light, l'horror/thriller che non spaventa.
Nonostante la bravura di Diane Keaton sia riuscita a regalare a questa commedia un Golden Globe e una nomination agli Oscar, il film delude per la sua irritante prevedibilità.
La pellicola di Sheridan ribolle in continua fermentazione grazie ai colpi di scena, magistralmente piazzati là dove la trama rischierebbe altrimenti di scadere nel retorico, nel banale o semplicemente nel "già visto".
In 'The elephant man', Lynch ci mostra l'orrore e la mostruosità in tutta la sua crudezza, per poi squarciare il velo dell'apparenza e mostrarci la natura nascosta di un animo gentile e delicato.
La Beckinsale si muove con grazia felina nel buio, uccide licantropi a tonnellate ma non impressiona, nel film dell'esordiente Wiseman.
Nove personaggi in cerca di redenzione alle prese con i rispettivi sensi di colpa.
"Dio ride quando ci vede fare progetti", in questa frase risiede la chiave interpretativa del film.
In "De reditu" non ci sono eroi, non ci sono grandiose imprese, non c'è la Roma tutta fasto e grandiosità che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Ci sono piuttosto scogli, spiagge, boschi, tanto mare e pietre
Per la prima volta in cinquant'anni di amicizia e carriera, due straordinari attori si incontrano e si scontrano su un set cinematografico e regalano ad un thriller da poche pretese dei momenti memorabili.
Un film intenso e disperato che gioca sull'incrocio di destini segnati da solitudine ed emarginazione, conducendoci fra le pieghe di un mondo livido e ferito.
Il rutilante circo del porno secondo Paul Thomas Anderson.
Il terzo film di Peter Jackson chiude definitivamente una precisa fase della carriera del regista, e, parlando più in generale, rappresenta la fine di un determinato filone del cinema horror.
Sospesi nel tempo rappresenta l'ultima opera di Peter Jackson prima di approdare all'epica Tolkieniana e, sotto alcuni aspetti, il film più completo della sua intera filmografia.
Jackson codiresse insieme a Costa Botes nel 1995 un documentario destinato a turlupinare l'intera Nuova Zelanda su di un pioniere del cinema in realtà mai esistito.
Un gioiello di rara bellezza che, in tempi non sospetti, già gridava al mondo le doti visionarie e sorprendenti di un giovane, grande regista.
Il secondo film di un Peter Jackson ancora lontanissimo dai fasti tolkieniani è un'opera folle, coraggiosa e assolutamente fuori dagli schemi: una sorta di omaggio-parodia-decostruzione del Muppet Show virato in salsa "adulta" e splatter.
Solo una mente meravigliosa poteva ispirare un film di straordinario impatto visivo ed emozionale come "A beautiful mind".