Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Quello a cui assistiamo è un vero e proprio western ambientato nel deserto del New Mexico e nei villaggi-fantasma disseminati ai confini di esso.
Nonostante si sviluppi molto più lentamente rispetto ai canoni narrativi cinematografici moderni, il film è indubbiamente un'opera affascinante e non priva di un certo magnetismo, di atmosfere sinistre ed oniriche.
Alla fine Intervista con il vampiro, anche se intelligente e poeticamente doloroso, risulta essere tutt'altro che perfetto: a momenti folgoranti per ricchezza di invenzioni narrative e figurative si alternano pause in cui pesa la monotonia dell'estenuante esistenza dei vampiri.
Nonostante il naturale tradimento del testo, se Troy può vantare un certo valore questo va ricercato nei versi scritti da Omero quasi tremila anni fa. Le sue riflessioni sull'ambivalenza della guerra, sulla tragicità della storia umana, sulla passione e sulla memoria, resistono all'annacquamento imposto dalla produzione.
Probabilmente sottovalutato dalla critica per la convenzionalità dell'indagine sull'alterità tra culture, Witness evidenzia il parallelismo che avvicina Rachel e John, e sul quale Weir costruisce questo thriller anomalo ed interiore.
Il film è una continua citazione/celebrazione del genere Blaxploitation, compreso il soundtrack interamente composto da gioiellini di black music di gustosa fattura.
Il tema trattato poteva essere interessante, tuttavia i due registi riescono a rendere grottesca ogni situazione, trattandola in modo superficiale e a tratti al limite del ridicolo.
Il film di Walter Salles è una sorta di atipico road-movie, dove il viaggio non simboleggia la fuga dalla realtà o dal quotidiano, ma funge da formazione di una coscienza politica e civile.
Di non facile visione e di non immediato impatto, Arca Russa è un piccolo gioiello, raffinato e luminoso, che lascerà un segno.
Più che sulla presenza ossessiva del protagonista, La stanza del figlio si basa sull'assenza del figlio, ciò che è esterno alla rappresentazione in questo caso occupa appieno lo schermo.
Rispetto a Stoker, Coppola preferisce dare più rilevanza alla storia d'amore tra il conte Vlad e Mina, e confeziona un sensuale melodramma narrato con toni da favola dark.
Un'ottima sceneggiatura e due eccellenti interpretazioni fanno di questo Mi chiamano Radio una piccola sorpresa positiva.
Una commediola leggera e senza pretese che sfrutta lo sguardo languido e la fisicità buffa dell'attrice resa celebre dalla bizzarra interpretazione di Amélie Poulain.
Un documentario sulla musica del Brasile, sulla sua gente e sulle loro esistenze. Dichiarazione d'amore di un regista che ha deciso di andare a vivere nel paese "do Alegria".
Ligabue con Radiofreccia intende farci respirare l'atmosfera e le sensazioni di quegli anni, quando anche un gruppo di amici con pochi soldi poteva accendere una frequenza e diffondere le proprie idee ed i propri dischi preferiti.
Nonostante il successo, il disco svincolato dalla pellicola sta in piedi a fatica, se volete davvero delle buone raccolte in grado di farvi respirare l'atmosfera di quegli anni non potete fermarvi qui ma dovrete integrarlo con altri.
Una delle opere più importanti di Godard, da molti considerato il manifesto della Nouvelle Vague.
Il film è curiosamente affine per situazioni, confezione e strutturazione all'horror americano più che a quello orientale, le cui peculiarità più pregnanti sono al massimo citate o inserite nel plot sotto forma di suggestione visiva, o di vocabolario interiorizzato.
Un film "di denuncia" che adotta una stuttura narrativa insolita per il cinema italiano, mutuata da modelli d'oltreoceano: non tutto funziona alla perfezione nella sceneggiatura, ma il tentativo è comunque da premiare.
In tempi come questi, dove l'esagerazione e la plasticosità dei prodotti sembra essere diventata la regola, Autoreverse è una boccata d'aria fresca, un piccolo, semplice film da non perdere.
La volontà del regista è oltremodo chiara: ritrarre in modo allegorico e provocatorio gli amorali ed ipocriti codici di condotta delle elites aristocratiche, capaci di celare dietro una falsa spontaneità e naturalezza la reale mostruosità del proprio essere.
'Country of My Skull', presentato a Berlino e rititolato dalla Lucky Red per l'Italia 'In My Country', è uno dei pochissimi film sull'apartheid dopo la fine del regime nel 1994, con l'elezione del nuovo presidente Nelson Mandela.
'Un viaggio chiamato amore' è la storia di un impazzito e irrefrenabile ciclone d'amore, che travolge nel suo furore due vite già di per sé travagliate, due personaggi i cui nomi oggi spiccano nel panorama della letteratura italiana.
Terminata la visione di questo "Signora", la prima cosa che ci si chiede è cosa possa aver spinto un regista comunque esperto come Francesco Laudadio a girare una pellicola così sciatta, ridicola, imbarazzante ai limiti del trash involontario.
Non è mai carino scrivere male di un lavoro che è frutto dell'impegno di un variabile numero di persone ma trovare qualcosa di apprezzabile nel film di Duccio Forzano è un'ardua impresa.
Quello che più turba veramente di questo Twentynine Palms è l'idea che sottende, per la quale la presunta presa d'atto della crisi di rappresentazione del cinema debba risolversi nel minimalismo, nella provocazione, nella non interpretazione, in dialoghi privi di senso e di interesse e nel volutamente dilettantistico uso della presa diretta.
Bocchi, che ha vissuto in prima persona il conflitto jugoslavo, si impegna a trasferire in una fiction le esperienze dei suoi documentari mantenendo una visione mai schierata, per lasciare allo spettatore il diritto di dare un giudizio su ciò che vede.
Marcelo Piñeyro confeziona un film emozionante e sincero, e soprattutto non convenzionale, sulle tragedie dell'Argentina post-golpe.
Il regista Sommers delude nel tentativo di coniugare in una sola pellicola i famigerati mostri della Universal Pictures.
Quentin Tarantino in persona indossa le cuffie e seleziona una manciata di belle old songs che rifioriscono grazie all'inserimento nel contesto cinematografico.
Il film di Martone ha il pregio di raccontare con garbo ed autenticità una storia a tinte forti in cui sarebbe stato facile scivolare nel feuilleton.
Un racconto intelligente e meno leggero di quanto possa sembrare: film-conversazione, basato solo su due personaggi che confessano, in un'intervista, la nascita e la fine della loro storia d'amore.
Ci troviamo di fronte ad uno dei pilastri del western all'italiana e soprattutto dinanzi ad un film con movimenti di macchina davvero rivoluzionari per l'epoca.
'Elizabeth' è un film che combina in maniera singolare e potente realismo e inventiva visuale, eleganza pittorica e dettagli raccapriccianti; ma l'elemento chiave per il successo di una simile pellicola non poteva essere che l'interpretazione della protagonista.
Il film di Bille Woodruff, che esordisce nel lungometraggio, non sarà probabilmente il riferimento musicale del primo decennio del 2000, ma senza presunzione alcuna arriva ben oltre gli obiettivi prestabiliti.
Michael Schorr, esordiente regista, s'ispira dichiaratamente al cinema nordico dai toni asciutti, dialoghi essenziali, umorismo freddo e raffinato. Può ritenersi orgoglioso della sua opera prima.
Il film, seppur assolutamente non sgradevole, soffre di continuo senso del già visto e manca probabilmente di una regia personale e di un po' di coraggio nelle scelte narrative.
E' evidente lo sforzo di caricare simbolicamente la natura che circonda Stella, dandole una valenza quasi taumaturgica, e di fare del tramonto, elemento naturale mutuato da un'intervista con la donna violentata che ha ispirato il film, una metafora di crisi e di salvezza.
Leviamoci subito il dente quindi: la Theron è più che convincente. Si trasforma in una disperata donna di strada e sceglie con coraggio e talento di affidare il grosso della sua interpretazione al linguaggio del corpo.
Il regista Ron Howard torna anche sui nostri schermi con un film a metà tra l'avventura e il western, sorretto da un buon cast e una storia che manca di vera profondità ma possiede un discreto ritmo.
Un disco roccioso, come le impervie montagne che l'impavido Tom Cruise non teme di affrontare.
Un piccolo gioiellino, la dimostrazione che anche un film a basso budget può toccare le corde dell'anima e farle vibrare lievemente come quelle di un'arpa
Fame chimica è un piccolo film che riproduce una realtà che sta di fianco a coloro che vivono nelle metropoli, lasciando comprendere che talvolta anche quando si hanno vent'anni, si può essere già "vecchi" e fuori dal giro.
Il film si configura come un interessante documento sull'affermazione di una nuova identità ludica e sul nuovo costume glamour generato dagli anni '80 nei locali più di tendenza di New York.
Un film banale ma delizioso per una colonna sonora imbarazzante ma che piacerà a coloro che dalla musica pretendono esclusivamente momenti di disimpegno.
Fino alla fine del mondo continueremo ad amare questo cinema e questo modo di fare musica; complimenti a Wim Wenders, maestro non solo davanti la cinepresa ma anche nell'assemblare una memorabile colonna sonora.
Giocato tutto sulle allucinazioni ossessive ed intriganti dell'interprete femminile Daliah Lavi, il film è sostanzialmente un horror psicologico piuttosto oltraggioso per tematiche,ben orchestrato e ricco di notevoli raffinatezze
Fate come noi è strutturato in due episodi, tratti da due racconti scritti dallo stesso Apolloni, che raccontano due "giornate particolari" della Capitale. Una Roma due volte bella, due volte eloquente, due volte funesta e due volte incantevole, diventa il luogo dove vivono due fate, Giustina e Livia.
Il film ha l'encomiabile pregio di affrontare un tema così difficile rinunciando ad ogni manicheismo o enfatismo melodrammatico di maniera. Per ottenere questo risultato la Bollain si affida totalmente alle straordinarie interpretazioni di tutto il cast, protagonisti in primis, intensi, credibili ed asciutti come raramente si vede in pellicole di questo genere.
Trainspotting è un bel compendio musicale per "viaggiare" indisturbati; un disco da consigliare vivamente a chi segue costantemente le evoluzioni della club-culture ma non disdegna i grandi classici, specie se strafatti e maledetti.