Recensione Elizabeth (1998)

'Elizabeth' è un film che combina in maniera singolare e potente realismo e inventiva visuale, eleganza pittorica e dettagli raccapriccianti; ma l'elemento chiave per il successo di una simile pellicola non poteva essere che l'interpretazione della protagonista.

Ritratto di regina

Elisabetta I d'Inghilterra è un personaggio vieppiù significativo, storicamente e socialmente, perché donna: in quanto donna, anche una regina doveva essere guidata da un uomo, sottoposta al controllo di un maschio, che che fosse il suo paterno consigliere, il capo della sua confessione religiosa o, meglio ancora, un marito. Ma la figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena non volle adeguarsi: scelse di essere regina prima che donna, sacrificò l'amore e le altre "debolezze", e divenne il monarca più glorioso di ogni tempo.

Questo Elizabeth mette a fuoco proprio i primi anni del regno dell'ultima regina della dinastia Tudor, e le circostanze e gli intrighi di palazzo che la portarono a questa scelta estrema e dolorosa. Incontriamo Elizabeth poco più che fanciulla, ancora ingenua ma già fiera e cosciente del suo regale destino: la sorella Mary, seriamente ammalata, sta per lasciarle il trono, ma alla corte londinese la sovrana protestante non avrà amici - fatta eccezione per il suo amante Sir Robert Dudley e per il suo consigliere Sir William Cecil. Il potentissimo Norfolk, che ha tentato fino all'ultimo di far firmare alla morente Mary la condanna a morte della sorella, la avversa come può, e così tutti i nobili cattolici; il Papa, dal Vaticano, promette il regno dei cieli a chi la ucciderà perché Maria di Scozia possa succederle. La Francia e la Spagna minacciano guerra, ma promettono la pace in cambio della sua mano e della conseguente alleanza: Cecil caldeggia l'unione con il Duca d'Angiò, mentre Sir Robert la vorrebbe sposata al Re di Spagna, che non reclamerebbe il suo letto.

In tutto questo, la giovane Elizabeth, che sin dall'inizio dimostra una forza di carattere fuori dal comune, comincia ben presto a vedere le macchinazioni e gli individualismi che ognuno di questi schemi diplomatici nasconde, e capisce che l'unico modo per conservare la propria vita, la propria dignità e la possibilità di regnare nell'interesse del popolo britannico è quella di superare ogni scrupolo e "diventare vergine": al modo di Lady Macbeth, creatura del genio teatrale che pochi anni dopo sarebbe sorto all'onore delle cronache, Elizabeth è "unsexed", e il taglio dei lunghi capelli fulvi è il gesto simbolico che sancisce questa tremenda trasformazione.

Elizabeth è un film che combina in maniera singolare e potente realismo e inventiva visuale, eleganza pittorica e dettagli raccapriccianti; ma l'elemento chiave per il successo di una simile pellicola non poteva essere che l'interpretazione della protagonista. La performance di Cate Blanchett è pari al rango della donna di cui veste i panni: epica, poliedrica, raggelante. La splendida australiana si trasforma con Elizabeth da palpitante giovinetta innamorata a divina e spietata sovrana, conservando sempre quell'elemento di regalità, quello straordinario carisma che la Blanchett ha trasfuso in gran parte dei suoi ruoli successivi, dall'eroica giornalista Veronica Guerin all'elfo più bello e saggio della Terra di Mezzo tolkieniana.

In secondo piano rispetto alla Blanchett, ma altrettanto portentoso è il contributo di Geoffrey Rush nel ruolo di Francis Walsingham, brillante e truce leader protestante che gradualmente si sostituisce, come consigliere della regina, al più diplomatico Cecil (interpretato dall'intramontabile Sir Richard Attemborough).
Il bel Joseph Fiennes, che dà volto a Sir Robert, appare invece sottotono, soprattutto rispetto alla sua più famosa interpretazione dello stesso anno, quella del Bardo di Stratford upon Avon in Shakespeare in Love. Tra i personaggi di contorno, si fanno notare i francesi Fanny Ardant, una sensuale Marie di Guise, e il divertente Vincent Cassel nei panni (ambigui) del Duca d'Angiò.

Nel complesso, sebbene non manchino incongruenze cronologiche e piccole forzature, la pellicola di Shekhar Kapur offre un valido e interessante scorcio storico e soprattutto un convincente e conturbante ritratto di regina.

Movieplayer.it

4.0/5