Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
I flashback risultano estremamente affascinanti, sia per la ricostruzione dettagliata dell'ambiente e dell'epoca che ci offrono, sia perché restituiscono con commovente veridicità lo spaccato di vita di un attore che lotta per liberarsi dallo stereotipo di star per famiglie.
La macchina da presa di Haroun segue il viaggio di Atim restando sempre ad altezza di ragazzo, gira con sobrietà attorno alle sue emozioni e mette a nudo i sentimenti che lo controllano.
Stone pare essersi addolcito tanto da incentrare la narrazione esclusivamente sul dramma umano di persone che si trovano a un passo dalla morte avendo messo la propria vita a rischio per salvarne altre.
Se il film di Miller si concentrava sulla cronaca degli eventi che ispirarono lo scrittore, McGrath si adopera in una ricerca più intimistica dei caratteri del personaggio.
Un documentario di quelli che appassionano, sconvolgono e commuovono, ma senza nessuno strillo, nessun sensazionalismo, nessuna tesi precostituita.
Nonostante le sue imperfezioni, 'Le seduttrici' risulta comunque superiore all'altro recente adattamento da Wilde, 'L'importanza di chiamarsi Ernest', e ci lascia la speranza che in futuro l'autore possa approdare sul grande schermo con un film degno della sua opera.
Alexander Hacke e Fatih Akin immergono lo spettatore in un universo dall'indubbio fascino, in cui la musica rappresenta il "termometro" per valutare umori e contraddizioni di una società in continua evoluzione.
E' satira graffiante, quella che Jason Reitman (figlio d'arte del più noto Ivan) propone in questo Thank you for smoking: al centro del film ci sono i guasti di una società che basa sull'apparenza gran parte dei suoi parametri valutativi.
Un loop spiazzante, voluto e cercato per fornire sostanza a un racconto d'amore che si dipana vorticosamente su molteplici di piani, fino ad un incredibile finale.
La sensazione principale che segue alla visione di 'The Black Dahlia' è quella di una successione di pezzi di bravura, un'unione di strepitosi talenti, che sembrano però amalgamarsi con difficoltà.
L'uomo di città che desidera tornare alla natura e 'giocare' al buon selvaggio si scontra invece con una natura impervia e implacabile (dalla quale è quasi impossibile fuggire quando lo desideri) e con la brutalità insita dell'uomo.
Il cinema italiano comincia questa nuova stagione da dove si era interrotto, dalla scuola finita e dalle estati dei primi baci, ma si mettono finalmente da parte i "favolosi anni '80" per tornare ai giorni nostri.
Un insieme di lacrimevoli microstorie da romanzetti rosa, racconti posticci di speranza, disillusione e piccoli e grandi soprusi, tutti spacciati per prodotti di una guerra che si è lasciata dietro una lunga scia di miseria e sogni infranti.
Il film del canadese Jean-Marc Vallée non è solo un altro film sull'omosessualità: il regista non "bara", non cerca un coinvolgimento facile, ma al contrario mette in scena un autentico romanzo di formazione, sottolineando i conflitti (interni ed esterni), le paure e i disincanti di un adolescente degli anni '70.
Sceneggiato dal giovane talento Jason Smilovic, il film si snoda per 110' minuti fra flash back ed eventi in tempo reale con snellezza sorprendente.
Quello che fa la differenza in 'Cars' è la capacità di dare un'anima ai protagonisti, di rendere vive e credibili le auto umanizzate, donar loro delle personalità sviluppate e definite.
E' un uccello! E' un aereo! No, è il film che resuscita l'Uomo d'Acciaio dopo decenni di silenzio. La pellicola gira più veloce di un proiettile ma senza scavalcare con il proverbiale balzo gli altri comic-movies in circolazione...
Nessuna grande innovazione se non il merito di raccontare uno spicchio di verità con le parole semplici della strada.
I Mutanti dell'universo Marvel approdano sul grande schermo grazie a Bryan Singer. Che ne tratteggia a caldo i superpoteri e le X-umane debolezze, in un moderno affresco a tinte apocalittiche.
Uno pseudo-horror fatto male stilisticamente e pasticciato narrativamente. E come se non bastasse affetto da una congenita mediocrità recitativa...
Un dramma sobrio e asciutto, mai urlato, ma piuttosto suggerito sottovoce dall'uso della macchina a mano che va a indagare il volto intenso dello straordinario Ryan Gosling
'Little Miss Sunshine' è una vera rivelazione, una commedia esilarante che dipinge con abile cinismo e una giusta dose di follia la middle class americana
Un poliziotto dai modi spicci e un imbranato rappresentante di commercio si trovano loro malgrado costretti a collaborare in una pericolosa indagine. Film senza guizzi né pretese che fallisce sia sul versante comico che su quello dell'azione.
Operazione rischiosa quella di Maurizio Sciarra che, per il suo ultimo lavoro, sceglie di rivolgersi alla grande letteratura e di adattare il drammatico racconto di Lev Tolstoj Sonata a Kreutzer
La regista Hilary Brougheralla sua opera seconda, affronta un tema tutto femminile, quello della maternità e dell'aborto, con apprezzabile lucidità.
Il film di Roberta Torre è un viaggio allucinatorio in un universo estetizzante che si materializza sul grande schermo ricordando, a tratti, le atmosfere morbose dell'ultimo Kubrick o di alcuni noir asiatici.
Horror decisamente sbrigativo dalla trama esilissima, dopo un energico inizio, Il collezionista di occhi prosegue come un treno nell'esibizione della lunga galleria di violenze efferate e sanguinosi omicidi.
Nickname: enigmista è un college/horror dignitoso, che ha però il difetto di mostrare cose già viste un centinaio di volte, e di non farlo in una forma migliore di tanti altri.
L'idea di un secondo capitolo della saga lascia perplessi, e incappa nel rischio di disperdere un cult nel situazionismo e nelle facili gag degli anni '90
Adam Sandler ha colpito ancora. Qui in veste di produttore, continua a diffondere commedie di dubbio gusto che ben poche risate strappano al pubblico rassegnato.
Il montaggio circolare, sapientemente sincopato, alleggerisce due ore di pellicola snocciolate fra operazioni rocambolesche e colpi di fucile.
L'innegabile bellezza delle immagini domina su tutti gli altri elementi fagocitando l'attenzione dello spettatore ma, alla lunga, l'estetica da videoclip del montaggio nelle visioni, i colori desaturati e i debordanti flashback fiaccano la tensione.
Con 'Time', cambiando registro e riplasmandosi nella forma, il cinema di Kim Ki-duk ha mantenuto quella radicalità di contenuti che lo rende oggi così necessario.
Visivamente maestoso, tecnicamente ineccepibile, 'Ghost in the Shell 2 - L'attacco dei cyborg' è ricco anche dal punto di vista dei contenuti, così come ci si aspetterebbe da un'opera ispirata al lavoro di Shirow, che della complessità, oltre che dell'abilità grafica, ha fatto il suo marchio di fabbrica
'Stick it' non brilla certo per analisi psicologica o per profondità nell'affrontare i temi che ne sono alla base, ma in definitiva non è totalmente da buttare per come li integra con leggerezza in una trama non originale ma godibile.
Il cinema di Mann è una struttura impressionante di segni, e Miami Vice, che non è un remake della serie omonima, un viaggio a meta perduta nei territori di un umanesimo in cui un mezzo sorriso vale quanto cento battute.
Non sorretti da una sceneggiatura davvero esile, con "The Eye 3" i fratelli Pang non riescono a perseguire fino in fondo i loro intenti, creando un ibrido di horror e commedia che finisce per deludere su entrambi i versanti.
Annapolis, più che un film drammatico, è uno statico action-movie di formazione, che, a dispetto di una trama solida e lineare, ha la pretesa voler spiegazioni esaurienti per ogni singola piegolina del tessuto narrativo
'5 bambini & lui' riesce a donare quel senso di stupore e magia tipico delle favole, e quindi possiamo considerare il risultato complessivo sufficiente, e soprattutto divertente per il pubblico giovane.
I ragazzi sono carini e accattivanti, e la sceneggiatura non manca di humour, citazioni e eco alleniane. Ma questo non basta a salvarci dalla noia.
Un horror-soft che non esprime tutte le potenzialità che si intravedono in embrione, affidandosi a una brava attrice e agli stereotipi del genere
Il film è un intelligente mix tra una commedia, mai demenziale, e il racconto di cronaca di uno dei misteri più intriganti degli ultimi anni.
La pellicola di Adam Shankman si incanala nel sottogenere tipicamente americano "commedia con famiglia numerosa al seguito".
Un film che, per titolo e confezione, si presenta molto linearmente, ma che nasconde un'inaspettata ricchezza di contenuto e di narrazione a partire dal mondo del teppismo da stadio
Il punto di forza del film sono i due protagonisti e l'alchimia che si è venuta a creare tra loro durante le riprese di questo film, liberamente ispirato ad una storia realmente accaduta.
Ispirato a un fumetto di quasi mezzo secolo orsono, questo "Spia + Spia" manca di una vera sceneggiatura: l'intreccio è talmente confuso da risultare difficile da seguire, oltre che irritante nella sua trascuratezza.
La prima impressione che si ha guardando la trasposizione ad opera di Joe Roth de 'Il colore del crimine', è di un una storia molto forte, profonda e ben scritta, che però stenta a trovare una sua adeguata rappresentazione sul grande schermo.
Nessuna pretesa, se non quella di spaventarsi almeno una volta; cosa che non riesce neppure con i colpi di scena, troppo studiati per essere sorprendenti.
Un film ad alto budget girato fra Tokyo e Los Angeles che ha rinverdito la serie del metallo pesante un po' appannata dal secondo episodio
La foruna di Lindsey Lohan e Chris Pine sta tutta in un bacio. Una commedia romantica rivolta soprattutto ai giovanissimi.