Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Da Borat a Bruno: i ricordi più esilaranti di Sacha Baron Cohen condivisi al Giffoni Film Festival con giornalisti e giurati.
Quello di James Ponsoldt è uno sguardo delicato, immediato, privo di artifici, proprio per questo capace di emozionare.
Pur mitigato dall'aplomb britannico, l'approccio solare del film ci coinvolge senza vergogna, così la tragedia di una coppia di anziani signori davanti ad un inevitabile distacco diventa occasione per demolire i muri dell'indifferenza.
Wolverine: l'immortale conferma che gli X-Men in gruppo risultano molto più efficaci su grande schermo, ma resta un film che può piacere ai fan del personaggio Marvel che ritroveranno almeno un paio di sequenze ad alto tasso d'adrenalina che sanno rendergli giustizia.
Pixar ha dato vita ad un prodotto divertente e toccante ed è riuscita a creare un'opera originale, senza privarla della continuità narrativa con il precedente capitolo; in poche parole, una delizia per gli occhi e per il cuore.
Riportando con assoluta fedeltà la grafica originale del fumetto e la forte caratterizzazione dei personaggi, Zep non dimentica certo un elemento fondamentale come quello del duplice sguardo con cui raccontare le idiosincrasie degli adulti attraverso l'interpretazione a volte fin troppo fantasiosa dei più giovani.
Una storia vera ambientata a Miami a metà degli anni 90 nel mondo del fitness, un fatto di cronaca dai risvolti comici ma soprattutto tragici: la sconfinata ottusità dei palestrati protagonisti, senza etica né morale, mette a nudo la degenerazione dell'idea del Sogno Americano.
L'Alex Cross di Patterson torna sul grande schermo con il volto di Tyler Perry in un prequel che calca meno la mano sull'approfondimento dei personaggi e sulla costruzione della tensione concentrandosi più su un'impostazione da action thriller vecchio stile.
Seth Rogen e lo sceneggiatore Evan Goldberg chiamano a raccolta il gruppo di Suxbad e Strafumati per una parodia sulla fine del mondo: tutti gli attori interpretano sé stessi, anzi un versione del peggio di loro stessi. Scorrettissimo e delirante, tra turpiloqui, egoismo, eccessi e battute geniali, non c'è limite al peggio per guadagnarsi il Paradiso.
Tra i ripescaggi della stagione calda, arriva in sala questo esordio nel lungometraggio di Sid Bennet: la tecnica del found footage viene usata per raccontare un ipotetico risveglio dei rettili preistorici, documentato da una squadra di esploratori.
Ecco un prodotto medio non disprezzabile, molto divertente in certi punti e che sa riservare la giusta quantità di sorprese agli inguaribili romantici.
Pochi giorni dopo l'uscita di Multiplex, Stefano Calvagna porta sullo schermo un'altra pellicola: un revenge movie secco e tematicamente forte, girato nel 2011 e rimasto nel cassetto per ben due anni.
Inseguimenti, abusi di farmaci e sparatorie per tre anziani criminali che si riuniscono per una notte di eccessi e confronti. Situazioni divertenti e tenerezza per una crime comedy tutto sommato piacevole, con tre veterani nei ruoli principali.
Oltre ad essere il titolo di una delle più belle canzoni di Gilberto Gil, Viramundo è un film di grande valore sociale, un must imperdibile per gli amanti della musica, un'opera ricca di spiritualità e bellezza, che ti entra dentro e non ti abbandona più.
Un quartetto di maghi rapinatori di banche braccato dall'FBI in un gioco di prestigio e illusione nel quale spettatori e protagonisti non sono mai sicuri di chi sia un passo avanti ed uno indietro. Grandi premesse e grande cast per un film che parte col botto ma si incarta poi nello sviluppo e alla fine non convince del tutto.
Nonostante l'efficacia di una tematica da svolgere in una immaginaria linea di mezzo tra percezione reale e irreale, Giorgio Molteni non riesce a sposare questi due elementi con naturalezza imponendo, anzi, una continua interruzione narrativa
Giocando con la memoria cinefila e televisiva, Del Toro realizza un blockbuster apocalittico imponente, spettacolare, ma intrinsecamente ludico e giocoso nell'approccio.
Sensibilità ecologica, personaggi deliziosi nelle loro imperfezioni, una regia briosa e alcuni tocchi visivi di buon livello contribuiscono a fare di questo lavoro un interessante e godibile prodotto adatto ai bambini, ma non solo.
Non è certo il classico rassicurante date movie, né un film in cui il pubblico più giovane potrà avvicinarsi con facilità: ma è una commedia insolita e intelligente, oltre che ricca di battute esilaranti e di situazioni in cui tante coppie "navigate" potranno rispecchiarsi con autoironia.
Quando un film scatena interrogativi morali e tiene agganciati dalla prima all'ultima scena gli spettatori è sicuramente un film riuscito. E' il caso del thriller The East, che metterà in crisi la coscienza della protagonista e anche la vostra...
Seppur poco bilanciato ed inutilmente prolisso, il nuovo sodalizio tra Johnny Depp e Verbinski finisce per essere un action ironico che, se ben accolto dal pubblico mondiale, potrebbe dar vita ad un nuovo franchise di successo di casa Disney.
Spezzando il continuum temporale, l'alternanza cronologica degli eventi, Woods cattura l'inquietudine della protagonista, che emerge dal quadro d'insieme senza mai essere rappresentata in maniera piana.
E' un'opera estremamente dolente, quella che il cineasta croato Arsen A. Ostojic realizza ispirandosi a una storia vera e lavorando su diversi piani narrativi.
Stefano Calvagna fa il suo esordio nel thriller/horror, trasfigurando un luogo "sociale" per eccellenza come un moderno multisala. Il risultato è quello di un gradevole ed efficace intrattenimento di genere.
Il film di Guillaume Nicloux dosa con sapienza scene forti e momenti più intimi e riflessivi, rileggendo a suo modo un'opera letteraria meno celebre di altre, ma a suo modo essenziale.
Constantina Voulgaris segue la sua affascinante eroina Maria Georgiadou per raccontare un'infelicità personale che riflette la sofferenza di un'intera nazione.
Amore Carne è una composizione di immagini e pensieri, capaci di trasformarsi in arte senza averne la presunzione e di utilizzare un linguaggio privo di intermediazioni in cui i termini morte e AIDS non si nascondono certo dietro dei sinonimi più raffinati e, soprattutto, meno evocativi.
Tra cinque minuti in scena è un piccolo toccante film italiano capace di esplorare con sorrisi e delicatezza argomenti come la malattia e la vecchiaia considerati tabù per il cinema narrando al contempo con straordinaria poesia le difficoltà di fare arte oggi in Italia.
Compatto, solido, senza sbavature, il film di Piazza e Grassadonia è un'opera in cui gli stilemi del noir vengono trasformati in qualcosa di diverso; tutta la pesantezza e la rigidezza di un genere dal codice d'acciaio si sublimano in una storia essenziale, profondamente umana, commovente.
Con il suo ritmo frenetico e grazie al carisma del protagonista Brad Pitt, il World War Z di Forster si inserisce con dignità tra i blockbuster dell'estate, americana ed italiana.
A Nick Murphy non interessa alimentare la suspence o il mistero perché peferisce focalizzarsi sulle reazioni dei suoi protagonisti, scandagliarne il dramma interiore, mostrarne la lacerazione per aver infranto le regole e il parossistico timore di essere scoperti.
Un messaggio duro e provocatorio di fronte al quale rischiamo di trovarci, come Amin, senza certezze e senza convinzioni: ma The Attack non cerca giustificazione per la violenza; soltanto la ferma condanna dell'indifferenza che la genera.
Un commedia super popolare da un regista eclettico con alcuni dei volti più noti tra i comici francesi che hanno fatto gol al botteghino in Francia. Pellicola sin troppo leggera e senza pretese, protagonista il calcio che da sempre garantisce entusiasmi e infiamma il pubblico.
Da suggestioni integrali alla poetica di Risi, trasformate negli anni in elementi di uno stile riconoscibile, prende vita un film che, sotto le spoglie di un noir di genere tutto all'italiana, svela ancora una volta la passione per l'analisi sociale e politica del nostro paese.
Costantemente a metà strada tra le esigenze della sua poetica e quelle di un tradizionalismo hollywoodiano che mette a tacere fin troppi eccessi, il coreano Park Chan-wook non riesce a riprodurre sul volto dei suoi protagonisti le molte ombre di una vicenda famigliare divisa tra horror e thriller psicologico.
L'uomo d'acciaio non è un brutto film, ma è un'occasione sprecata per poter dire qualcosa di importante e su un personaggio storico del mondo dei comics, che, a differenza di altri super-colleghi, fatica a trovare la sua incarnazione definitiva sul grande schermo.
Il twist che fa luce su quanto realmente accaduto in quella casa, su Ryan, la sorella ed i genitori, è l'unico guizzo di una sceneggiatura che non riesce a sviluppare con efficacia un soggetto che attinge a tante storie di genere già viste sul grande schermo.
La versione di Davide Manuli della nota vicenda ottocentesca è nel segno dell'astrazione: un'isola deserta ripresa in uno sgranato bianco e nero, sei personaggi archetipici, un corpo estraneo e "neutro" eppure incredibilmente comunicativo.
Into Darkness conferma la capacità di Abrams di reimmaginare e reinterpretare un universo, accostandovisi con rispetto ma adattandolo ai gusti correnti. Con un villain d'eccezione, che dà vita e motivazioni nuove a uno dei personaggi classici della saga.
Commedia corale, romanzo di formazione, road movie, il regista attinge a diversi generi e dimostra di saperli maneggiare discretamente, riuscendo a rendere la partitura adatta al gruppo di giovani interpreti.
L'ottima sceneggiatura non si concentra unicamente sui due protagonisti, i quali acquistano tratti sempre più inquietanti man mano che la storia avanza, ma crea una vera e propria galleria di mostri.
Un film che manca di una solida struttura narrativa, ma che si lascia guardare più che altro grazia al fascino dei protagonisti, il sempreverde Bruce Willis ma anche la deliziosa Rebecca Hall.
Il documentario funziona perché prende gli snodi fondamentali della vita di Rodriguez e li trasforma in spettacolo cinematografico puro e per l'equilibrio con cui il regista è riuscito a bilanciare resoconto e rappresentazione, non perdendo mai di vista la centralità del protagonista.
The bay è un film che oltre ad intrattenere in maniera piuttosto convincente e priva di demagogia, regala anche qualche momento da brivido e, perché no, importanti spunti di riflessione sulla responsabilità individuale e sul concetto di comunità.
La corsa disperata di Jaden Smith per salvare papà Will sul pianeta Terra disabitato da 1000 anni, un pianeta ora ostile popolato da creature feroci e letali. Uno sci-fi movie solo nelle premesse, dove il fulcro è rappresentato dal conflitto e dall'evoluzione del rapporto tra padre e figlio.
In questo film collettivo, alcuni dei più noti registi del nostro panorama indipendente si sono confrontati coi racconti del maestro americano, sviluppandone le idee in direzioni personali e imprevedibili.
The Butterfly Room, terzo lungometraggio dell'italiano Jonathan Zarantonello, mette insieme un cast ricco di scream queen e di volti noti dell'horror di ieri e di oggi: ma il film, ben scritto e diretto, si rivela tutt'altro che un mero esercizio di citazionismo.
Elemento di forza del film è sicuramente la costruzione ben articolata di una sceneggiatura che, oltre a non perdere di vista particolari come ambientazione, figure secondarie e umorismo politicamente scorretto, definisce senza alcun timore il carattere di un personaggio apparentemente negativo.
Il nuovo film di Agnès Jaoui (coadiuvata come sempre, alla sceneggiatura, dal suo compagno Jean-Pierre Bacri) gioca con una trama di rimandi all'universo delle fiabe, mettendo in scena una commedia corale che sa affrontare con leggerezza temi di un certo spessore.
Sebbene formulaico nello sviluppo, il film fa assolutamente centro perché eccelle negli elementi fondanti del genere: il brio dello script e dei personaggi e la cura dei numeri musicali.