Recensione Tracks - Attraverso il deserto (2013)

John Curran in Tracks segue le tappe del viaggio lungo il deserto della Davidson con sguardo attento, curando sia l'aspetto intimo e personale della giovane donna, sia l'affascinante ma spietato ambiente in cui si muove.

La signora dei cammelli

Alice Springs, 1975: una giovane donna decide di intraprendere un lungo ed impossibile viaggio lungo il deserto australiano e si dà da fare per mettere insieme il necessario per compierlo. Il suo nome è Robyn Davidson, brillante e con una grande forza d'animo, ed il risultato della sua esperienza messa in pratica nel 1977 fu raccontato da National Geographic e successivamente, nel 1981, pubblicato in un libro dal titolo Tracce che espande il contenuto dell'articolo originale. Testo dal quale è tratto il film di John Curran presentato in concorso a Venezia 2013 con Mia Wasikowska ad incarnare la fredda e risoluta protagonista.
Fu proprio la Davidson a proporre Mia per il ruolo, dopo averla vista in In Treatment, ritenendola adatta per rendere su grande schermo le sfumature della sua versione più giovane, quella che con quattro cammelli (Bubs, Dookie, Zeleika, più il cucciolo Golia) ed il fidato cane Diggity, oltre allo sporadico supporto del fotografo Rick Smolan e dell'aborigeno Mister Eddy, ha intrapreso questa incredibile avventura.


Un ruolo che la giovane attrice veste con efficacia: la determinazione, la forza, ma soprattutto quel senso di distacco dal mondo e quella incapacità, o mancanza di volontà, di avvicinarsi al prossimo.
Con il ruolo della protagonista ben inquadrato, tutto è più semplice per il regista che in Tracks segue le tappe di questo viaggio nel deserto con sguardo attento, curando sia l'aspetto intimo e personale della giovane donna, i ricordi del suo passato e le ripercussioni che ancora hanno su di lei, sia l'affascinante ma spietato ambiente in cui si muove.
Se qualche incertezza c'è, è riscontrabile nel primo segmento del film, quello che racconta rapidamente la parte preliminare del viaggio, il periodo in cui la Davidson ha lavorato per imparare a trattare con i cammelli ed allo stesso tempo procurarsi gli esemplari necessari per accompagnarla nella sua impresa.
Curran sbriga rapidamente questa formalità ed i diversi passaggi di quel periodo risultano frammentari e frettolosi, ma il film riprende compattezza non appena la piccola carovana si mette in viaggio.

È anche un altro il merito del regista che sa descrivere le avversità dei 2700 chilometri di deserto, ma non cede alla tentazione di lasciarsi andare ad inquadrature ad effetto, lasciando che la natura selvaggia che accompagna la protagonista non prenda il sopravvento e rischi di mettere fuori fuoco il fulcro della storia: il percorso, fisico ed interiore, della donna e niente altro.
Si stenta inizialmente a provare empatia per la Davidson cinematografica e la sua avventura, ma è presto chiaro che si tratta di un effetto voluto ed ottenuto grazie alla bravura della protagonista nel riprodurre l'atteggiamento distaccato della donna. Lo si capisce quando ci si trova di colpo coinvolti, attratti dal personaggio come il fotografo interpretato da Adam Driver, quando il viaggio la porta ad affrontare, e forse pian piano superare, gli spettri del suo passato.

Movieplayer.it

3.0/5