Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un film in alcuni tratti un po' presuntuoso che lascia però negli occhi un gusto forte che sa di provocazione e libertà, rappresentando alla perfezione l'istrionismo e la passionalità del suo autore celebrandone la voglia di divertirsi e di rimettersi in discussione dopo tanti anni di carriera passati a rispettare regole e dettami.
Non ci sono sbronze da smaltire, matrimoni o addii al celibato da festeggiare, niente pezzi del puzzle da rimettere insieme il giorno dopo: il terzo capitolo di una notte da leoni porta alla conclusione la saga e rinuncia allo schema narrativo che ne aveva decretato il successo, virando verso una commedia dallo stile più convenzionale.
A lungo andare tutti i personaggi, come le situazioni ipotizzate, perdono gran parte della loro efficacia, mixati vorticosamente in un insieme di eventi e stacchi temporali capaci solo di togliere continuità alla narrazione e di bloccare ripetutamente il ritmo comico.
Nell'era della bulimia teleculinaria, in cui si concepisce la gastronomia come un duello tra cuochi all'ultima ricetta, 'Slow Food Story' ci ricorda che il mondo è pieno di persone che hanno uno sguardo proiettato verso la salute del pianeta e che tentano di promuovere la cultura del cibo sano e sostenibile.
Il film, concentrato sull'attività di un piccolo gruppo teatrale di Varsavia costretto a mettere da parte le proprie ambizioni interpretative dopo l'invasione tedesca, costruisce un vero e proprio gioco di specchi in cui all'artista è offerto il compito, come ricordava Edoardo De Filippo, di 'vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male'.
Non sappiamo se questa scelta proseguirà anche con le successive opere del regista, ma di certo con questo film Lav Diaz apporta delle modifiche significative al suo stile e alla sua poetica che non possono non lasciare il segno: non solo la buona fotografia ed alcuni movimenti di macchina molto ricercati e riusciti, ma sono soprattutto la compattezza della sceneggiatura e la tensione narrativa a rendere questa un'opera meno sperimentale, più chiara e potente nel suo messaggio.
Sono i riferimenti al doloroso passato del Sudafrica l'elemento più interessante di una sceneggiatura con troppe sottotrame e personaggi secondari, a cui probabilmente avrebbe giovato una maggiore semplicità dell'intreccio a favore di un maggiore approfondimento del background dei personaggi principali.
Ancora una volta Polanski parte dal teatro e lo trasforma in grande cinema, mostrando una visione ed una capacità tecnica che non si affievolisce col passare degli anni, indice di un purissimo talento.
Una volta portati a conoscenza delle condizioni di vita e lavoro degli intellettuali e dei creativi sottoposti alla censura del regime in Iran, non possiamo più chiudere gli occhi.
In un periodo in cui il vampiro fa tendenza, un regista non propriamente commerciale come Jarmusch prova a tornare alle origini filosofiche della figura del vampiro, a rendere il senso di malinconia e di solitudine che sono proprie della vita eterna. Una sensazione di profonda angoscia e dolente bellezza pervade il film, ma non mancano i momenti divertenti e un gran numero di citazioni colte e raffinate.
Melodramma classico tanto per forma che contenuti, James Gray con The Immigrant racconta una storia semplice, forse non particolarmente originale, affascinato dalla possibilità di portare sul grande schermo elementi della sua storia familiare, oltre che alcune tematiche proprie del suo cinema.
Vedendo la protagonista Rina Takeda menar fendenti e modellare il temibile riso assassino con due dita, chi oserà ancora parlare di sesso debole?
Stephen Frears sceglie di raccontare non il campione Muhammad Ali ma piuttosto il caso che si scatenò intorno alla sua decisione di obiettare in base alle sue credenze musulmane. Un soggetto potenzialmente formidabile, svilito da una sceneggiatura poco coraggiosa.
La Gebbe è abile nel colpire lo spettatore allo stomaco con una messa in scena curata, riuscendo nell'intento di trasmettere e far provare la sofferenza del suo protagonista.
Una storia di amicizia al femminile, intensa seppur raccontata con stile rarefatto, con sguardi, gesti, lunghi silenzi.
Con il suo primo lungometraggio Ruairi Robinson, candidato agli Oscar per il miglior cortometraggio con Fifty Percent Grey, oltre a lanciarsi avventurosamente alla conquista del pianeta rosso, non mostra altre prospettive originali impegnandosi per lo più a ricalcare uno stile fantascientifico/horror ampiamente sperimentato
Tratto da una delle opere più note del drammaturgo e scrittore tedesco Heinrich von Kleist, il film di Arnaud des Pallières affronta il suo glorioso soggetto senza risorse e senza ispirazione.
Dopo il successo planetario della saga de L'era glaciale, Chris Wedge cambia temi e registro: Epic è un prodotto dal taglio più classico e fiabesco, supportato da un eccellente comparto visivo e da un buon uso della stereoscopia.
Con Nebraska Payne costruisce il suo film più riuscito, un malinconico road movie esaltato dall'abilità dei suoi interpreti, su tutti un Bruce Dern in stato di grazia.
La parte migliore de La jaula de oro è decisamente quella iniziale, grazie all'irresitibile spontaneità dei giovanissimi attori non professionisti Brandon López, Karen Martínez e Rodolfo Dominguez
Valori come il rispetto delle tradizioni, la saggezza insita nella memoria degli anziani, i legami familiari emergono a più riprese attingendo a una matrice mistica orientale e segnando la netta differenza rispetto all'approccio razionalista occidentale.
Adèle Exarchopoulos, diciannove anni, dimentica l'estraneo che la spia, dimentica di stare recitando, scompare nella sua omonima, assorbe, va in estasi, soffre, singhiozza, e cambia e cresce di fronte a noi. Il risultato è la vita, o meglio, i primi due capitoli della vita, raccontati in tre ore. Da un vero maestro.
Utilizzando un linguaggio classico ed essenziale, il regista fissa la telecamera e lascia che a compiere il miracolo della narrazione e della suggestione sia lo stesso regista cileno. Così, alla tenera età di ottantaquattro anni lo psicomago dimostra di avere ancora le qualità per rendere tangibile anche quello che al momento è privo di forma.
Avrebbe potuto fare lo stesso film, Chandor, senza Robert Redford? Probabilmente sì, ma il fatto di trovarci di fronte a un volto di cui conosciamo ogni ombra, a un uomo universalmente ammirato, a un divo che è anche una grande persona, aiuta certamente gli intenti di un film così immediato e antiretorico.
Interessante esordio della giovane cineasta Chloè Robichaud che dirige con stile e asciutto e delicato una pellicola affascinante, e scrive un personaggio femminile di grande spessore affidandosi alla promettente Sophie Desmarais.
Due sono gli spunti narrativi alla base del film di Mahamat-Saleh Haroun: il traffico illegale di carburante, che in Ciad è causa di gravi incidenti tra i contrabbandieri e le forze dell'ordine, e la vita di Souleymane Démé, ballerino e musicista nonostante un problema fisico che avrebbe costretto tanti alla solitudine e alla vergogna.
Il nuovo film di Refn in concorso a Cannes 2013 sovverte le aspettative e spiazza, ma presenta aspetti che lo rendono comunque interessante.
Wakolda è un film piccolo come la sua protagonista, ma come lei ha tanto da comunicare e lo fa con grazia ed eleganza.
Acuta riflessione sulla maternità, sullo spirito di sacrificio e sul ruolo che un genitore deve avere (o non avere) nello sviluppo dei figli, l'anime di Mamoru Hosoda lascia trasparire una grande maturità nella costruzione della storia.
Scegliendo uno stile pulito e classico, Bakhtiari ha evitato virtuosismi tecnici e, facendo un passo indietro come autore, si è trasformato in osservatore e testimone di una nuova tragedia umana.
Un ritratto lusinghiero e interessante di Sir Jackie Stewart nel bel documentario di Frank Simon e Roman Polanski, che non sembra risentire dei quarant'anni trascorsi dalle riprese.
E' un noir dallo svolgimento lento e calibrato, Bastards di Claire Denis, che si ancora soprattutto sulla performance silente ma generosa di Vincent Lindon.
Nonostante i temi trattati siano molto seri e adulti, quello che colpisce nel film è il tono lieve e autoironico che la regista decide di adottare nel descrivere alcuni personaggi e nel giocare con le proprie nevrosi.
La messa in scena scelta da Soderbergh non risparmia gli eccessi dei comportamenti e della vita dell'artista, efficacemente reso dalla performance di Michael Douglas.
Messa da parte qualsiasi pretesa di originalità, il film offre una messa in scena e una fotografia di altissimo livello, oltre ad una fantastica colonna sonora che riesce a mettere insieme il meglio degli anni Settanta.
Tratto da una delle più oscure e complesse opere letterarie di William Fallkner, As I Lay Dying è, dal punto di vista della trasposizione, molto interessante: Faulkner raccontava coscienze, James Franco le cerca scrutando ossessivamente i corpi.
Sono quelle incentrate sui due protagonisti le sequenze più divertenti di un film che è commedia almeno quanto si può considerare un poliziesco. Un riuscito ibrido a cui non manca anche una spruzzata di romanticismo e che funziona soprattutto grazie all'alchimia tra i due interpreti.
Miike dirige con Shield of Straw un action thriller piuttosto convenzionale che non mette in risalto le sue potenzialità come regista ed autore.
E' un film disorganico, opulento, frammentario e sfacciato, ma anche bello da ridurti in lacrime, questo omaggio alla Capitale firmato da Paolo Sorrentino.
il cinema della Barnard può sicuramente essere considerato come la terra dedicata agli umili e ai disperati, ma non al facile sensazionalismo veicolato attraverso un pietismo spesso fastidiosamente indotto.
James Toback e il suo partner in crime Alec Baldwin ci raccontano con ironia le contraddizioni e le frustrazioni del mercato cinematografico, con il festival di Cannes sullo sfondo e una pletora di volti noti.
Omar è un drama-thriller vitale, intelligente ed emozionante che inserisce alcuni classici topoi del gangster movie in un contesto assolutamente originale.
Accompagnate da un testo lirico e sofferto, le ricostruzioni di Rithy Panh raccontano con emozione un drammatico momento storico del suo paese e della vita dell'autore.
Il film punta su una struttura narrativa non lineare, che unisce le caratteristiche tipiche del poliziesco occidentale a lievissimi accenni del cinema di Bollywood.
In questo modo dalla sua esperienza di figlio di desaparecidos, Benjamin Avila da vita ad un'opera prima di intensa umanità che, lasciandosi alle spalle il terrore e la sofferenza dei suoi predecessori cinematografici, lascia comunque spazio alla forza dirompente della speranza.
L'opera d'esordio di Francesco Henderson Pepe si avventura nella coraggiosa e difficile esplorazione di luoghi, terreni e dell'anima, lasciandosi guidare unicamente dalla voglia di stupire a tutti i costi.
Alix jr. immerge i suoi personaggi in uno scenario manifestamente artificiale, tra fondali di cartone e sacchetti di plastica al posto dei corsi d'acqua, con tanto di effetti sonori posticci e bombardamenti "artigianali", e dispone dei suoi interpreti in maniera fortemente teatrale. L'effetto straniante è cercato, e serve a mettere le sofferenze umane in primo piano.
A dispetto di una messa in scena curata e la buona fotografia di Christopher Doyle, Bends non riesce a superare la freddezza con cui racconta i suoi personaggi ed approfondire le tematiche sociali che riguardano il background in cui si muovono.
Alex van Warmerdam costruisce un thriller sui generis che ha i suoi punti di forza in un umorismo nerissimo e su un'ambiguità di fondo che accompagna lo spettatore anche dopo il termine della pellicola.
Llewyn non avrà il carisma di un Drugo Lebowski, ma è un nuovo perfetto antieroe coeniano che si va ad aggiungere ad una lunga lista di personaggi memorabili, grazie anche alla performance di Oscar Isaac che si carica sulle spalle il peso di tutto il film, la cui vera protagonista è la musica.