Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un seguito che mantiene la stessa scoppiettante creatività del primo capitolo e non mancherà di conquistare e divertire il pubblico di giovanissimi, anche grazie al maggior spazio dato agli adorabili Minion.
Nonostante le numerose ingenuità della messa in scena e la faciloneria di certe soluzioni di sceneggiatura Black Star riesce, grazie alla sua genuinità e alla piacevole colonna sonora dei Bufalo Kill, a conquistare la simpatia di chi guarda e a mettere in risalto la schiettezza e l'entusiasmo del suo autore.
Se a Tommy Lee Jones bastano una manciata di secondi per bucare lo schermo, Matthew Fox costruisce il suo personaggio tassello dopo tassello con una recitazione intensa, ma misurata.
A poca distanza dall'uscita di The Conjuring, torna James Wan, nuovo maestro dell'horror contemporaneo, con il secondo capitolo di Insidious: ancora una casa infestata e possessioni demoniache, secondo le regole più classiche dell'horror sovrannaturale.
Il film è una commedia dalla carica eversiva piuttosto blanda, che si poggia completamente sulle spalle di un gruppo di protagonisti dalle personalità molto definite, pedine si muovono in una Milano ricolma di opportunità, ma solo per quelli che le sanno cogliere al volo.
Per narrare la vicenda del serial killer Robert Christian Hansen, Scott Walker confeziona un thriller classico nella forma e lineare nell'andamento.
Hirschbiegel non conosce il suo personaggio e non nutre per lui particolare passione. Il disinteresse si avverte in ogni singola inquadratura e, così facendo, consegna al cinema non una narrazione priva di giudizio ma una sorta di compito mal riuscito, svolto per puro dovere
Utilizzando l'elemento esterno come variabile inaspettata, Pablo Giorgelli costruisce un racconto fatto di attese, sospensioni e punti di vista soggettivi in cui due esseri umani iniziano a raccontarsi, mettendosi in gioco in un 'dialogo' basato sulle rispettive diffidenze e su di un dolore comune che non ha bisogno di essere svelato completamente per mostrare il peso e l'impatto esercitato sulle loro esistenze.
Luchetti è riuscito a non rimirarsi nello specchio infido dell'autobiografia, non ha proiettato i suoi spettri, né demonizzato gli aguzzini, limitandosi coerentemente a mostrare una parte della sua vita, con affetto ma senza indulgenze.
Avvalendosi di un gruppo di attori, tutti molto credibili, la Holland sembra voler utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, a partire da una fotografia molto bella, per arrivare al cuore del telespettatore e ci riesce quasi sempre.
Con una perfomance in bilico tra il patetico e il maniacale, Simon Pegg ci regala un personaggio che travalica la semplice macchietta lasciando trasparire umanità e complessità.
Per il suo esordio alla regia, Graziano Salvadori sceglie di puntare il dito sulle discriminazioni sessuali all'interno della realtà di provincia; ma il tutto si rivela eccessivamente confuso, con una sceneggiatura episodica e indecisa sul tono da adottare.
Con un afflato un po' troppo edificante, il francese Pascal Plisson ci conduce in giro per il mondo - tra Africa, Asia e Sud America - mostrandoci le difficoltà quotidiane di alcuni tenaci bambini nel lungo tragitto che li separa dalle rispettive scuole.
Il film pretende di essere realistico, di saper raccontare il mondo dei ventenni, senza avere però un briciolo di autenticità e l'ipotetica 'verità' si scolorisce nel ritratto monodimensionale di una gioventù che cerca disperatamente una famiglia.
Dopo Attacco al potere, un nuovo film mette in scena l'assalto alla residenza del Presidente degli Stati Uniti. Ma, stavolta, grazie alla regia di Roland Emmerich e al duo Jamie Foxx-Channing Tatum, ci si prende meno sul serio e ci si diverte di più.
Dopo il successo de Il truffacuori, Pascal Chaumeil ripropone ancora una commedia romantica che ricalca la storia del precedente, sul modello delle più classiche commedie sentimentali americane: finti innamoramenti, matrimoni, messe in scena, scherzi del destino.
La Scherson possiede un'asciuttezza stilistica che ben si sposa con la prosa di Bolaño, così essenziale e pungente, ma qualcosa nella messa in scena sfugge di mano.
Per costruire un nuovo intreccio privo delle situazioni comiche nate dal primo incontro tra umani e le buffe creature all'ombra dell'Empire State Building, il team di sceneggiatori ha strutturato un sottotesto in cui temi universali come l'appartenenza famigliare e l'interferenza dell'ambiente in cui si è cresciuti danno vita a dei risvolti inaspettati
Satira anti-borghese, ripetuti colpi di scena e sangue a palate nel film diretto dal giovane Adam Wingard (nato nel 1982) che dimostra come l'horror possa essere ancora un genere vitale e spiazzante.
Il film di Ron Howard, per raccontare la rivalità e l'amicizia tra Niki Lauda e James Hunt, si concentra sulla drammatica stagione del 1976: il risultato è un film dalla regia molto classica, che enfatizza la dimensione mitica del confronto tra i due piloti.
Michel Gondry porta sullo schermo il romanzo di culto La schiuma dei giorni di Boris Vian, un'opera tra le più acclamate della letteratura francese, che con la sua complessità di linguaggio e di contenuti, fornisce al regista il materiale per tornare ad un progetto che gli consente di dare sfogo alla sua creatività.
L'intento del documentario di Markus Imhoof non è accusatorio. Dopo aver identificato l'origine della misteriosa moria di api, il regista non punta il dito su una causa o sull'altra, ma cerca di contrapporvi modelli positivi che forniscano una risoluzione al dramma.
Seguendo in perfetto ordine cronologico l'opera letteraria di Riordan, il regista Thor Freudenthal porta sul grande schermo una nuova avventura di Percy Jackson in cui la mitologia, ancora una volta, si modernizza e commercializza ad uso e consumo del pubblico più giovane.
Un detective e uno sceriffo del vecchio West impegnati a fronteggiare le forze del male, in un film a tutto action nel quale trovano spazio anche elementi caratteristici di altri generi e nel quale l'aldilà dei protagonisti sembra più 'virtuale' che soprannaturale.
Il principale elemento significante diviene l'immagine, la ricerca di bellezza si fa ossessione contenutistica e il destino dei congiurati veneziani assume una valenza universale tra gli splendori di palazzi e monumenti.
Il regista Robert Luketic, traendo spunto da un romanzo di Joseph Finder, dirige con Il potere dei soldi un thriller finanziario, che affonda il suo sguardo nel lato nascosto, e predatorio, del capitalismo americano.
Premiato con l'Oscar per il documentario Watermarks, Yaron Zilberman debutta alla regia con un film che vuole essere un'esaltazione del gruppo e della musica come ideale supremo.
Nel suo documentario, Ken Loach mette a confronto le riforme sociali attuate in Gran Bretagna dopo il 1945, il più avanzato esperimento riformista nella storia europea, col disastro a cui, successivamente, avrebbe portato la politica economica di Margaret Thatcher.
Un sonoro magistrale, una fotografia che parla da sola e panoramiche che tolgono il respiro tutte racchiuse in un film unico nel suo genere che regala momenti di grande intensità.
A otto anni dal primo Wolf Creek, Greg McLean confeziona un sequel che riprende le caratteristiche di base del prototipo, conferendo al suo folle serial killer una caratterizzazione politica ancora più spinta.
Nel rifare un classico degli anni Novanta come Gli spietati, il regista nippo-coreano Lee Sang-il sceglie di trasportarne ambienti e personaggi nel contesto del Giappone di inizio era Meiji: confezionando un remake corretto, ma che poco aggiunge a una vicenda già narrata e metabolizzata.
Lo sguardo dell'autore è puntato sui volti e sui corpi delle attrici, attento a registrarne ogni singolo movimento e turbamento per restituire allo spettatore un coinvolgente percorso di formazione emotiva con sprazzi di bizzarra comicità e di sentimentalismo a vivacizzarne i toni
Almat Galym è incredibilmente convincente nel ruolo di questo piccolo grande uomo che scopre suo malgrado una delle grandi verità della vita, che i cosiddetti adulti sono in realtà dei "bambini" più disonesti e inaffidabili, spesso incapaci di farsi carico dei propri debiti e delle proprie responsabilità.
Una chiara e raggelante rassegnazione sembra pervadere il film di Allouache: la fotografia solare e luminosa, i panorami suggestivi e mozzafiato, sono destinati inevitabilmente ad essere avvolti dall'oscurità, a mostrare la vera faccia di una società tormentata e sofferente.
Il personaggio di Malika è l'elemento più interessante del film, grazie anche alla freschezza e al carisma della bella e brava Chaimae Ben Acha, un personaggio che all'inizio sembra voler nascondere sotto il suo aspetto da maschiaccio fragilità e insicurezza, ma cha ha delle sorprese in serbo per lo spettatore.
Nonostante le sue quattro ore di durata ed alcune lungaggini, At Berkeley riesce a non annoiare e coinvolgere lo spettatore su una delle realtà dell'istruzione superiore americana.
A vent'anni dalla morte di Federico Fellini, e a dieci dall'ultimo film girato, Gente di Roma, Scola torna dietro alla macchina da presa per ritrovare la memoria di una storia comune e riavvicinarsi ad un amico.
In Pine Ridge l'umanità meravigliosa degli indiani d'America incontra un luogo surreale, quasi paradossale, in cui l'arretratezza culturale e sociale si fondono con alcuni tra i paesaggi naturalistici più straordinari di tutti gli State.s
Mokri traduce il discorso sul tempo in una struttura narrativa circolare, in cui il pallino del gioco finisce di volta in volta a tutti i personaggi; una soluzione geniale in termini di messa in scena, ma anche di drammatizzazione.
Che il processo di emancipazione sia arrivato realmente a compimento non possiamo saperlo, ma la prima opera dedicata a Femen ci lascia con parecchi dubbi a causa della scelta volontaria della sua autrice di rimescolare più volte le carte in tavola.
Liberando i suoi personaggi da conflittualità culturali, Segre lascia che l'ambiente circostante faccia da contro canto, imponendo difficoltà naturali e il confronto con un territorio sconosciuto che non è disposto a fare sconti
Quello di Wajda è un ritratto interessante, che alterna le battaglie e l'impegno politico di Walesa all'aspetto più umano ed intimo del leader di Solidarnosc.
Il tuffo nel passato evocato dal bianco e nero è funzionale alla volontà di Philippe Garrel di raccontare la storia d'amore del padre trentenne, già separato dalla madre, per un'altra donna.
Narrato in quattro atti, L'Armée du salut è il racconto di un frammentario viaggio alla ricerca di identità che non segue né logiche né sequenzialità temporali ma narra in maniera del tutto poetica e romantica una vita fatta di dolori, di odori, di colori e di desideri, di passioni e di abbandoni.
Juno Mak, attore e star del pop hongkonghese, esordisce alla regia con un film che omaggia la tradizione del Geung Si ('vampiri volanti') locale, contaminandolo con forti elementi del filone del J-Horror.
Nonostante le incoraggianti premesse e i tentativi del regista di rendere il film più moderno con movimenti di macchina nervosi e l'utilizzo della camera a mano, Une promesse è un film vecchio in partenza, un vero e proprio melò tanto nella forma che nei contenuti che non riesca ad offrire nulla che non sia già stato visto decine e decine di volte.
Il film non racconta Roma, i drammi sociali che si consumano ai margini della grande città, sebbene se ne intravedano i risultati, ma mette in luce le persone che la animano, con una narrazione piacevole e non fredda.
Il nuovo film di Tsai Ming-Liang conferma tematiche e stilemi del suo autore, senza tuttavia dar mai l'impressione di scivolare nella maniera: al contrario, colpisce la sua lucida rappresentazione di una famiglia sui generis, condannata a restare ai margini, e dello spietato contesto sociale in cui questa si muove.
Giocando con lo spettatore e mantenendosi per tutto il tempo sul confine tra realtà e immaginazione, la Odell ci regala un'opera d'esordio caustica, strana, innovativa, costruita in maniera del tutto inusuale che indaga sui meccanismi psicologici ed i pericoli che si celano dietro al bullismo e al rifiuto.
Capitan Harlock 3D è un'opera visivamente imponente che avrebbe necessitato di maggior compattezza narrativa, ma resta l'occasione per offrire un personaggio mitico ad una nuova generazione di spettatori.