Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Con Ladykillers il cinema dei Coen naviga nelle mansuete acque della commedia leggera e bizzarra, acquisendone e sfruttandone le coordinate più longeve, divertendo quindi a più riprese, ma il tutto all'insegna di una certa ripetitività.
Dall'omonimo fumetto di Graton, approda nelle sale la trasposizione scritta da Luc Besson e diretta da Louis-Pascal Couvelaire. Ma la leggenda è senza adrenalina.
Un'interessante fotografia di un periodo della nazione tedesca di cui sappiamo molto poco, i anche il racconto di una passione che vince il dramma, famigliare e nazionale.
Un'operazione meritoria, il restauro e la distribuzione in sala di questo film, capolavoro del cinema muto e "summa" artistica degli stilemi del cinema di F.W. Murnau.
Japón è semplicemente l'implacabile svolgersi del giornate con l'obiettivo di porre fine a se stessi, per poi, improvvisamente, scorgere una porta socchiusa dal quale giunge un barlume di luce.
Kim Ki-duk parte da un universo isolato, chiuso in sé stesso ed autoreferenziale, per descrivere, con immagini di straordinaria forza e bellezza, il dolore ed i conflitti sempre presenti nell'animo umano.
"C'è un tempo e un luogo giusto perchè qualsiasi cosa abbia principio e fine" (Miranda)
Il film, delimitato temporalmente da due esplosioni, viene alleggerito da un tono ironico che il regista utilizza sapientemente per dimostrare che "tutto scorre"anche quando la morte è sempre in agguato.
Il regista, pur insistendo sul deprimente ambiente in cui le Clam Dandy vivono, non spinge sul pedale dell'acceleratore quando necessario, consegnandoci una pellicola continuamente farcita di sequenze che, troncate improvvisamente, preparano lo spettatore ad impressionanti conclusioni che in realtà non arrivano mai.
Una conferenza stampa breve ma ricca di motivi di interesse, quella in cui il regista Daniel Burman ha presentato il suo film, vincitore di due premi (l'Orso d'Argento per la miglior regia e quello per il migliore attore) all'ultimo festival di Berlino.
"Quello che mi interessava erano gli sforzi che faceva James Stewart per ricreare una donna, partendo dall' immagine di una morta" (Alfred Hitchcock nella celebre intervista-libro di François Truffaut IL CINEMA SECONDO HITCHCOCK)
Un film interessante, sicuramente coraggioso per il modo in cui affronta (per sottrazione, potremmo dire) temi non nuovi per il nostro cinema come la crisi di coppia e il tradimento.
In veste di attrice protagonista e co-produttrice del film, Gina Gershon è a Roma per presentare il film Prey for Rock & Roll.
A Roma per presentare Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, nelle sale italiane dal 4 giugno in oltre 700 copie, il regista Alfonso Cuaròn e il produttore David Heyman rispondo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa.
Oliver Stone nel 1991 ha trasposto in versione cinematografica la storia di una delle band più innovative degli anni a cavallo fra i '60 ed i '70.
E' musica calda, a volte gioiosa, sempre piacevolmente sensuale, in naturale contrasto con il titolo del film...
Un terzo episodio che riesce finalmente ad elevarsi a prodotto artistico, laddove i predecessori erano state semplici e lucrose operazioni di marketing.
Il regista iraniano Leone d'oro nel 2000 è stato a Roma per presentare la sua ultima fatica, osteggiata in patrai come tutto il cinema indipendente.
Divertente commedia degli anni '80 con una Diane Keaton in grande forma e basata sul tema della donna in carriera ma non solo...
Un esempio di commedia di spessore, che nonostante i difetti di sceneggiatura si rivela decisamente interessante per la sua urgenza di raccontare "piccole" storie in cui troviamo riflessi temi universali.
I discepoli del buio avrebbero forse gradito una scaletta più dark-oriented, ma questo disco tutto sommato non sfigura affatto accanto a classici del calibro di Pornography, Disintegration, Closer ed Unknown Pleasures.
Anche se a lungo andare la pellicola può risultare inutilmente fracassona, non si riduce ad essere esclusivamente, come c'era da aspettarsi, un interminabile assolo ad opera dell'ottimo e truccatissimo Mike Myers.
L'idea di accompagnare la pellicola con un soundtrack lo-fi ed un taglio noise ??" rock piuttosto obliquo/alternativo sostanzialmente naufraga davanti ad una serie di canzoni che non rappresentano il meglio del genere.
Panahi ci guida tra le trafficate e grigie vie di una gelida Tehran, dipingendo un quadro opprimente, drammatico ma anche sottilmente ironico dei paradossi e delle ingiustizie della società iraniana.
Il film regala un paio d'ore di convincente intrattenimento e veicola comunque un positivo messaggio "ambientalista", rispettando implicitamente le indubbie differenze tra verità o teorie scientifiche e finzione cinematografica.
La vita nella nuova Belgrado è piena di sorprese, aperta all'occidentalizzazione, ma conservando l'ironia della quotidianità.
Il capolavoro del surrealismo firmato da Luis Buñuel.
Una commedia bizzarra ed ottimista che, attraverso la disarmante semplicità dei suoi protagonisti, racconta la durezza di un'umanità alla deriva, abbandonata nella sua emarginata condizione, che sopravvive senza lavoro ed assistenza.
Una drammatica storia sull'intreccio di destini ed identità tra due uomini così diversi da esser complementari. Tagliato sul talento dei protagonisti, il film ci regala due intensi ritratti di esistenze deluse, di anime in solitudine.
Un'escursione dentro la bottiglia che evita il moralismo facile: un dramma sociale in tutta la sua crudezza che Wilder racconta, come al solito, in maniera magistrale.
Pontormo ha una regia d'attesa, sguardo mai partecipe, se non per i primi piani dei personaggi che oscurano gli ambienti e i luoghi rinascimentali, e per le carrellate sugli affreschi, protagonisti allo stesso modo degli attori.
"Gli anni spezzati è la storia di due ragazzi sulla strada dell'avventura, che attraversano i continenti e gli oceani, scalano le piramidi e passano atttraverso i deserti dell'Egitto fino al loro appuntamento con il destino a Gallipoli" (Peter Weir, Cineforum, n.215, 1982).
Nuova versione di un classico del cinema horror ambientata ai giorni nostri e che riesce a coniugare magistralmente le atmosfere del gotico classico con quelle della società moderna.
Se in altri film l'equilibrio tra estetica ed intrattenimento era perfetto, in questo film viene meno a causa di un'evidente mancanza di convinzione nel progetto da parte del regista, e il risultato è un sexy-thriller alla moda che non annoia e si lascia guardare, ma non è certamente tra i migliori di Mario Bava.
Il film racconta la difficile ed indigesta storia di una ragazza che rinuncia a se stessa, preferendo vivere da testimone silenziosa di una vita che le scorre davanti come un film di cui non è mai protagonista.
Un incontro breve, quello che ha seguito la proiezione stampa di "Signora", in cui il regista Francesco Laudadio ha cercato di spiegare ai giornalisti presenti la scelta di adottare un tono grottesco per la sua pellicola.
Un film dotato di un fascino indescrivibile, immortale come il tema che sviluppa, quello della ricerca della libertà e della felicità, pena la necessità di infrangere la natura delle cose e di superarla.
Sulla scia di Minority Report, Winterbottom ci regala un film, probabilmente troppo formale, ma sicuramente affascinante.
Eccezionale incrocio tra horror, road movie e western, Il buio si avvicina catapulta lo spettatore in un mondo cinematografico tutto nuovo, costruito con un ritmo vertiginoso ed una grande maestria nei movimenti di macchina che già preannunciano i picchi adrenalici di Point Break.
La pellicola si contraddistingue per una notevole eleganza nella regia, che alterna piani fissi a sapienti movimenti di macchina atti a costruire il regime di suspence che avvolge lo spettatore fin dal lento ingresso nel castello del vampiro.
Quello a cui assistiamo è un vero e proprio western ambientato nel deserto del New Mexico e nei villaggi-fantasma disseminati ai confini di esso.
Il binomio cinema-vampiri ha origini antichissime: dal primo Nosferatu di Murnau del 1922 al recente Van Helsing di Sommers, pare proprio che i signori delle tenebre abbiano trovato nel grande schermo una dimora talmente confortevole da non volerla più abbandonare.
Nonostante si sviluppi molto più lentamente rispetto ai canoni narrativi cinematografici moderni, il film è indubbiamente un'opera affascinante e non priva di un certo magnetismo, di atmosfere sinistre ed oniriche.
Alla fine Intervista con il vampiro, anche se intelligente e poeticamente doloroso, risulta essere tutt'altro che perfetto: a momenti folgoranti per ricchezza di invenzioni narrative e figurative si alternano pause in cui pesa la monotonia dell'estenuante esistenza dei vampiri.
Nonostante il naturale tradimento del testo, se Troy può vantare un certo valore questo va ricercato nei versi scritti da Omero quasi tremila anni fa. Le sue riflessioni sull'ambivalenza della guerra, sulla tragicità della storia umana, sulla passione e sulla memoria, resistono all'annacquamento imposto dalla produzione.
Probabilmente sottovalutato dalla critica per la convenzionalità dell'indagine sull'alterità tra culture, Witness evidenzia il parallelismo che avvicina Rachel e John, e sul quale Weir costruisce questo thriller anomalo ed interiore.
Il film è una continua citazione/celebrazione del genere Blaxploitation, compreso il soundtrack interamente composto da gioiellini di black music di gustosa fattura.
Il tema trattato poteva essere interessante, tuttavia i due registi riescono a rendere grottesca ogni situazione, trattandola in modo superficiale e a tratti al limite del ridicolo.
Il film di Walter Salles è una sorta di atipico road-movie, dove il viaggio non simboleggia la fuga dalla realtà o dal quotidiano, ma funge da formazione di una coscienza politica e civile.
Di non facile visione e di non immediato impatto, Arca Russa è un piccolo gioiello, raffinato e luminoso, che lascerà un segno.