Recensione ... e alla fine arriva Polly (2004)

Una classica commedia romantica a sfondo newyorkese unita ad uno spirito dissacrante sullo stile dei fratelli Farrelly. Ma il risultato è tristemente mediocre.

Polly wants a screenplay

Reuben Feffer è un perito di una grande compagnia d'assicurazione ed è specializzato nel calcolo dei rischi: lo fa per lavoro, lo fa per la sua stessa vita ed è così che quando sposa Lisa e compra la casa dei sogni è convinto che tutto stia andando proprio come nei suoi sogni più rosei. A sue spese scopre che non aveva proprio previsto ogni rischio, o almeno di certo non aveva previsto che la fresca mogliettina potesse abbandonarlo per un istruttore di immersioni subacquee il primo giorno del viaggio di nozze. Tornato a casa solo, umiliato e compatito da colleghi e amici, Reuben cerca di farsi forza e andare avanti con la vita: un'occasione gli capita quando incontra Polly, un'ex compagna delle scuole medie, spirito libero e imprevedibile. L'incontro di questi due caratteri così distanti darà inizio ad una serie pressochè infinita di scene imbarazzanti e divertenti, fino ad arrivare all'immancabile, quanto improbabile, happy-end finale.

John Hamburg, già sceneggiatore di film quali Ti presento i miei e Zoolander, decide di dirigere personalmente l'attore Ben Stiller, che aveva regalato ai suoi precedenti script un notevole successo di pubblico, e confeziona quella che a prima vista sembrerebbe essere una classica commedia romantica a sfondo newyorkese, ma che in realtà unisce (o cerca di unire) anche uno spirito dissacrante sullo stile dei fratelli Bobby Farrelly e Peter Farrelly. Il risultato è tristemente mediocre, soprattutto a causa di una sceneggiatura quasi inesistente che si limita a legare con scuse più o meno plausibili una gag all'altra, non cercando minimamente di creare quel minimo di tensione narrativa che possa far appassionare gli spettatori ai personaggi sullo schermo.

Le stesse battute e situazioni comiche non solo sono in alcuni casi poco funzionali alla trama, ma risentono di una completa mancanza di originalità: non c'è praticamente nulla che non sia già stato visto negli ultimi anni, ed è così che oltre ad avere un protagonista che sembra preso direttamente dalle altre commedie interpretate da Stiller, abbiamo anche una scena ambientata in un gabinetto come già succedeva in Scemo e più scemo, un animale (in questo caso un furetto cieco) poco fortunato come in Tutti pazzi per Mary e perfino una citazione pedissequa ad un episodio del telefilm Friends di cui Jennifer Aniston è protagonista da un decennio. E in quanto alle risate? Bè, per fortuna ogni tanto ci sono, ma sono "facili" e a troppo buon mercato, di quelle che uno potrebbe farsi assistendo alle disgrazie o alle defaillance altrui, di quelle, insomma, che subito dopo ti fanno riflettere e vergognare di te stesso.

L'aver scelto la volgarità gratuita (quella tanto cara alle commedie pecorecce di casa nostra) come principale vena comica di certo non aiuta il film ad elevarsi ad un gradino più alto: forse potrebbe aiutarlo negli incassi, ma ciò non toglie che rende in alcuni momenti anche imbarazzanti le pur discrete performance dei due protagonisti o quelle dellle figure di supporto come Alec Baldwin e il sempre bravo, ma qui senza dubbio sprecato, Philip Seymour Hoffman. In particolare Stiller e la Aniston dovrebbero stare attenti alla strada che stanno percorrendo: il primo con una lunga serie di commedie più o meno riuscite ma sempre più simili l'una all'altra, la seconda con un secondo successo stagionale al botteghino dopo gli straordinari incassi di Una settimana da Dio, rischiano di rimanere sempre più arenati in parti tutte uguali che finirebbero ben presto a star loro strette. Sarebbe forse il caso di cominciare a pensare bene alle sceneggiature da accettare, o perlomeno controllare che vi sia una sceneggiatura.

Movieplayer.it

2.0/5