Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Il film di Vinterberg e Trier si configura apparentemente come un romanzo di formazione, un tragico percorso di crescita di un gruppo di ragazzi che prendono coscienza, quasi per caso, delle contraddizioni e dei dolori del nostro tempo, mentre la politica e l'attualità si fondono con il loro dramma esistenziale.
Si cerca di restituire, con mezzi stilistici evocativi, una violenza vera, talvolta terrorizzata e, talaltra, raggelante, perché è un flusso che passa, in una ininterrotta relazione di scambio, tra il soggetto personaggio e il soggetto spettatore.
Documentario/denuncia/propaganda. C'è tutto (e niente) nell'ultima fatica cinematografica di Sabina Guzzanti
Meirelles sembra sentirsi con le spalle sufficientemente coperte da potersi concentare sullo stile visivo e sulla tecnica, non sembre rispettando le esigenze del copione.
Grandi applausi e soddisfazione generale nel cast di 'La bestia nel cuore', pellicola accolta con caloroso entusiasmo sia dalla critica che dal pubblico veneziano. Il cast quasi al completo si stringe intorno alla sua regista in conferenza stampa.
Il film si prende troppo sul serio e dopo un inizio equilibrato sprofonda nella più triste comicità involontaria. Allo spettatore non resta che chiedersi il perché di una scelta registica tanto inspiegabile da sfiorare il suicidio artistico.
Claustrofobico a livelli di guardia, cruento ed estremo come pochi horror contemporanei sanno essere, nonchè privo di sbavature nella messa in scena e nell'uso delle musiche, The Descent è un grande film di genere, tutto al femminile, a cui è davvero difficile trovare punti deboli.
Alternando bianco e nero al colore, rallentando le immagini e sovrapponendo didascalie tratte dai dialoghi, Patrice Chéreau si avvale con parsimonia di tecniche cinematografiche per arricchire l'impostazione teatrale del soggetto.
L'esordio registico di Shreiber non delude né come film a se stante né tanto meno come adattamento, i motivi sono probabilmente da rintracciarsi proprio nel personale e profondo attaccamento di questo neo-regista alla storia che racconta.
Quello che stupisce di più e che più irrita del film di Turturro è la sua falsità, la sua evidente artificiosità, il suo essere il prodotto di un regista che sentendosi profondamente intellettuale gioca a fare lo sboccato, lo sregolato ed il filmicamente anarchico.
Burton mette tutta la sua onnivora passione cinefila e il suo sguardo da eterno bambino, nel disegnare i luoghi e personaggi del suo film, dandoci in pasto alcuni dei momenti più spassosi che si siano visti da molto tempo a questa parte.
Sottratto di ogni orpello e enfasi drammaturgica, tanto da generare anche nel pubblico più aperto una sensazione erronea di esagerata distanza e di presunto estetismo, Everlasting Regret è in realtà un saggio di cinema che cattura per vie diverse ed impervie.
Scevro da qualsiasi reducismo, Garrel. Non gli interessano i proclami. Non spiega, non pontifica. Mostra. Gli basta pochissimo per restituire l'impatto e la drammaticità di un momento che segnerà milioni di persone.
Partendo dai generi, i film di Kubrick hanno sempre teso a manifestare, alla massima potenza, le virtù straordinarie del mezzo-Cinema: l'immagine più il movimento più la scrittura più la musica più il montaggio e più ancora, dentro un grumo inestricabile al cui interno nulla è più scindibile da nulla, nel miraggio d'una comunicazione ormai onnicomprensiva e massimamente performante.
The Killing narra dell'eterna storia dell'uomo e di quell'ironia che si chiama vita. Ovvero: dell'uomo che, per ironia, qual siano i suoi progetti e i suoi sogni, e di conseguenza il suo agire, finisce sempre col ritrovarsi di fronte all'imprevisto.
Si aprirà nell'ottobre prossimo una kermesse di cinema tutta romana. Tra polemiche, timori, aspettative, e qualche (azzardato?) paragone zoologico.
Venezia celebra e onora del Leone d'oro alla carriera il maestro indiscusso dell'animazione made in Japan - e non. Lo schivo Miyazaki, in conferenza stampa, ha parlato di tutta la sua straordinaria carriera.
Pur presentando vari spunti di rara genialità, l'ultima pellicola dell'inglese John Irvin, presentata al Festival di Venezia 2005 fuori concorso, resta un tentativo ammirevole ma non pienamente riuscito.
Dopo l'accoglienza estatica del suo film a Venezia, Tim Burton viene accolto da un'ovazione in conferenza stampa: un vero trionfo per di The Corpse Bride
Un risultato assolutamente godibile anche se manca un po' di forza, come se il regista avesse scelto di alleggerire volutamente il proprio stile in funzione dell'argomento fiabesco e del target di pubblico a cui si rivolge.
La bellezza di alcune sequenze fa perdonare un'eccessiva lunghezza, causata da alcuni rallentamenti di ritmo nella parte centrale del film.
Una sceneggiatura con buone potenzialità va in parte sprecata a causa della regia confusa e spesso fuori luogo di Iain Softley.
Il Leone d'oro alla carriera assegnato il 9 settembre da Marco Mueller, direttore della 62esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, al sessantaquattrenne autore di film come Il castello di Cagliostro e Nausicaaa della valle del vento rappresenta il giusto riconoscimento al contributo che Miyazaki ha dato non solo all'animazione, ma a tutto il cinema.
Film ambiguo e discutibile, a volte esasperante e di difficile metabolizzazione, ma anche un film che non lascia certo indifferenti.
Romance and Cigarettes riceve un'accoglienza calorosa, e John Turturro si concede ai cronisti in compagnia dei suoi pigmalioni, Joel e Ethan Coen.
L'ultima complessa opera di Abel Ferrara è stata presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il regista si presenta davanti alla stampa pronto a dar vita ad una discussione profonda ed onesta sui temi toccati dal suo film: fede e religione.
Terry Gilliam presenta a Venezia la sua versione dei fratelli Grimm, circondato dal suo variopinto cast, dai 'fratelli' Damon e Ledger alla splendida strega Monica Bellucci.
Dopo un buon inizio, abbastanza divertente ed equilibrato, Crowe perde il controllo narrativo abissando la pellicola con interminabili lungaggini, banalità evitabili e virando progressivamente sui toni melensi ed artificiosi.
Un film di grande impatto, sobrio e commovente allo stesso tempo, un'autobiografia appassionata del pugile del New Jersey Jim Braddock, eroe proletario dell'America della Grande Depressione.
La definitiva conferma che il panorama del cinema contemporaneo mondiale, può contare su Park Chan-Wook, come su un autore di indiscutibile potenza e talento cinematografico
Il regista di Vanilla Sky presenta al lido l'ultima creatura, Elizabethtown; lo accompagna buona parte del cast.
Girare un film a budget e tempo ridottissimi: questa l'impresa in cui è riuscito Vladan Nikolic con il suo 'Love', secondo lungometraggio che riporta ancora una volta sul grande schermo la tematica dell'immigrazione.
La regia si mantiene classica, poco invasiva, gli eleganti movimenti di macchina e la fotografia evidenziano l'assoluta bellezza di quella che è la vera protagonista della pellicola, la città di Venezia.
Il regista ha presentato al Lido l'atteso kolossal e ha risposto alle domande dei cronisti attorniato dalle belle protagonista del film.
La regista catalana Isabel Coixet, a seguito dell'ultimo "La mia vita senza me", firma un altro film dalle tinte profondamente tragiche, un film incentrato sul suono della verità e dunque sul silenzio, quel silenzio fatto di costrizione, di vergogna, di dolore.
Risultato alquanto discutibile per un film a tratti brillante ma che lascia un senso di incompiutezza.
Il regista si tira fuori da un momento controverso della sua carriera, allontanandosi dalle tentazioni più spettacolari e firma un un melò intenso e crudele dalle poche sbavature e dal commovente respiro classico.
Interessante commistione tra due generi usualmente molto lontani, come l'horror e il film giudiziario, il film presenta numerosi limiti nella scrittura e non si fa mancare qualche momento di stanca.
Takeshi Kitano approda al Lido col suo film sorpresa tra gli applausi degli addetti ai lavori e l'accoglienza entusiasta di Marco Muller.
Un documentario apertamente, orgogliosamente schierato, necessario per gettare luce su un personaggio, e su una pagina di storia, tristemente "rimossi" dalle nostre coscienze.
I diversi episodi, sette in tutto, narrano storie di miseria, fame, dolore e malattia, ma anche di speranza e nostalgia dell'infanzia, ogni regista col proprio stile.
Un film adrenalico, ma inconcludente, che lascia ben poco nello spettatore, ma che può risultare interessante per gli appassionati del genere.
Privo di qualsivoglia lavoro sulla tensione e sulla psicologia dei personaggi e assolutamente insufficiente nella gestione degli snodi narrativi, il film si perde sin dall'inizio nella ridondante rappresentazione delle battaglie.
Sulla scia del recente "Starsky & Hutch", un'altra serie di culto degli anni '70-'80 viene riadattata per il grande schermo: il risultato, anche in questo caso, è decisamente modesto.
Clooney ci regala, infatti, una pellicola rigorosa ed elegante, lucida e compatta, raffinatissima nella confezione e magnificamente recitata da un ottimo cast.
2 single a nozze procede per accumulo di gag più o meno divertenti evidenziando gravi debolezze nella narrazione oltre a interminabili lungaggini, decisamente snervanti.
Sarà solo con gli anni Sessanta che, in Italia, come un po' in tutto il mondo, tornerà a dir la sua un cinema incapace di contentarsi dell'analisi; un cinema talmente presuntuoso da voler aggredire la realtà tutta d'un fiato, fino ad azzardarsi, in molti casi, a indicare le vie della sovversione.
Nell'appartamento ricolmo di veli, specchi e scenografie barocche, quasi fosse un tempio fuori dal mondo e ??" quindi ??" fuori dalla giurisdizione del Potere (d'altra parte, l'indirizzo della casa è «via del Tempio n° 1»), si consuma non solo e non tanto l'omicidio di una donna quanto, piuttosto, la scissione psicotica del Potere.
Girato dalla Robinson con dinamismo e buon ritmo, "Herbie il supermaggiolino" ha il suo limite più grande nella stretta aderenza al genere/filone a cui appartiene
Fatta eccezione per un paio di sequenze che riescono a tenere in tensione lo spettatore, l'impronta che il regista decide di dare al film è quella del thriller d'azione, enfatizzando l'aspetto spettacolare e chiassoso.